Siamo schiavi di una montagna di debiti o di un castello di carte? 


Sorgente:      Siamo schiavi di una montagna di debiti o di un castello di carte? – Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane


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3986

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.
Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.
Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione…
Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.

3987

Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.
“Buongiorno”
“Buongiorno” rispose il guardiano.
“Che luogo è mai questo, tanto bello? “
“È il cielo”
“Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete! “
“Puoi entrare e bere a volontà”.
Il guardiano indicò la fontana.
“Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete”
“Mi dispiace molto”, disse il guardiano, “ma qui non è permesso l’entrata agli animali”.
L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.
Ringraziò il guardiano e proseguì.
Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi.

3988

All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.
“Buongiorno” disse il viandante.
L’uomo fece un cenno con il capo.
“Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete”.
“C’è una fonte fra quei massi”, disse l’uomo, indicando il luogo, e aggiunse: “Potete bere a volontà”. L’uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.
Il viandante andò a ringraziare.
“Tornate quando volete”, rispose l’uomo.

3989

“A proposito, come si chiama questo posto? “
“Cielo”
“Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là! “
“Quello non è il cielo, è l’inferno”.
Il viandante rimase perplesso.
“Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni! “
“Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici… “

– Paulo Coelho –

3990

 

 

 

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logica … mente


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di Piergiorgio Odifreddi, tratto dal suo ‘noto’ libro,
eccovi parte del capitolo
LA LOGICA COME IGIENE MENTALE

3821

“La logica è lo studio della ragione.
E poiché in questa società e in quest’epoca la ragione se la passa male. non stupisce che la logica sia misconosciuta e ignorata.
Della logica si infischiano, infatti, tutti coloro che dedicano la loro vita alla disseminazione delle superstizioni e delle menzogne: preti, maghi, politici, avvocati, pubblicitari, giornalisti…
Della logica invece fanno tesoro tutti coloro che, al contrario, si impegnano nella ricerca e nella diffusione di verità oggettive: primi fra tutti i matematici e gli scienziati, ma anche filosofi e gli artisti (quelli veri, ovvio).
La separazione fra Verità e Falsità è, per l’appunto, il primo contributo che la logica dà al pensiero: senza questa distinzione ogni affermazione varrebbe quanto qualunque altra.
E non avrebbe neppure senso discutere o argomentare.
E, infatti, una buona parte dei discorsi degli illogici non consiste di ragionamenti, ma di proclami e perorazioni: più che cercare di convincere esibendo fatti, essi intendono persuadere proclamando opinioni.
Qualcuno lo fa inconsciamente, ma molti si ispirano consciamente al piccolo motto di uno dei grandi ‘matti’ dell’Ottocento, il filosofo Nietzsche, secondo il quale *non ci sono fatti, ma solo opinioni*.
Per coloro che decidono di interessarsi dei fatti, invece che delle opinioni, il passo successivo è cercare di classificare questi fatti attraverso un’analisi logica del linguaggio: ad esempio, notando che la distinzione fra sostantivi, aggettivi e verbi corrisponde a una classificazione della nostra esperienza in oggetti, proprietà ed azioni.
Non conoscere la struttura del linguaggio, o fingere di non conoscerla, può diventare un comodo alibi per lanciarsi in quei discorsi senza senso che costituiscono una buona parte della ‘filosofia dell’essere’ (ce l’ha con Heidegger, ndr), anche, se non soprattutto, nostrana.
[…]

3984

L’igiene mentale alla quale si sottopongono coloro che usano quotidianamente la logica, permette loro di non cadere vittime delle illusioni del pensiero, dalle quali già la filosofia critica di Kant ci aveva messo in guardia.
E uno dei più meritori effetti della logica è appunto quello di smascherare le illusioni metafisiche per quello che sono: stregonerie giocate dal linguaggio con le menti di coloro che, non sapendolo tenere a freno, lo spronano a lanciarsi a briglie sciolte nei pantani della sragione.
Non ci sarebbe naturalmente niente di male, se le intemperanze del pensiero illogico rimanessero confinate nelle teste di coloro che vi indulgono.
Il fatto è che, invece, molti addirittura se ne gloriano e, orgogliosi della loro ottusa irrazionalità, pretendono di imporla al resto del mondo.
E spesso ci riescono, visto che in Italia sei milioni di persone consultano annualmente maghi, chiromanti e guaritori, generando un giro d’affari di svariati miliardi di €uro.
A farne le spese è in massima parte la povera gente (e/o la gente povera culturalmente ndr).
E queste cifre non tengono conto dell’altra faccia della medaglia dell’irrazionalismo: l’enorme mercato religioso, che va dalla scelta dell’otto per mille, alle offerte nei santuari che millantano miracoli da parte dei loro santi protettori.
[…]
Ma a fare le spese della mancanza di logica di una parte della popolazione siamo in realtà tutti noi: ad esempio, quando il Parlamento ci infligge una vergognosa legge. […]
Se la logica e la matematica prendessero il posto della religione, dell’astrologia (e della politica ‘politicante’ ndr) nelle scuole e in televisione, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta.
Che ciascuno di noi porti dunque il proprio contributo, grande o piccolo, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello spirito umano”.

§

Piergiorgio è uno scientista molto ‘radicale’, ma è intellettualmente onesto. Quindi, volgendo uno sguardo intorno a noi, sulla società in cui viviamo, come possiamo dargli torto?
Sarebbe illogico no?

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“La courbe de tes yeux” di Paul Eluard


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3983

La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
ruota un moto di danza e di dolcezza,
aureola di tempo, arca notturna e sicura
e se non so più quello che ho vissuto
è perchè non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.
Foglie di luce e spuma di rugiada
canne del vento, risa profumate,
ali che coprono il mondo di luce,

navi cariche di cielo e di mare,
caccia di suoni e fonti di colori,
profumi schiusi da una cova di aurore
sempre posata sulla paglia degli astri,
come il giorno vive di innocenza,
così il mondo vive dei tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.

3982

§

 

Impertinente ???


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3821

Quanti contributi vi ho proposto tratti dal libro di Piergiorgio Odifreddi    “Il Matematico Impertinente” (del 2005, cosa da mai dimenticare, per contestualizzare e poter valutare se con il tempo le cose siano migliorate oppure …) ???
Direi parecchi.
Allora forse è giunto il momento di riflettere un po’ proprio sull’impertinenza, o no?
Vediamo direttamente il ‘suo’ punto di vista.

Il Capitolo che vi propongo è appunto:
ELOGIO DELL’IMPERTINENZA

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3975

“Nel 1848, mentre un impertinente spettro si aggirava per l’Europa, il VOCABOLARIO DI PAROLE E MODI ERRATI dell’Ugolini dichiarava:
*Impertinente, per non appartenente, non può dubitarsi che non sia buona voce; ma siccome nell’uso comune si adopera impertinente per arrogante e insolente, conviene essere molto cauti nell’usarla nel primo significato*.
[…]
Quanto a me, considero l’impertinenza come un buon modo, e a volte l’unico possibile, di affrontare i problemi in maniera pertinente.
Soprattutto in campi come la politica e la religione, in un periodo storico che potremmo definire come l’era delle ‘tre B’: che non stanno a indicare, come nei tempi andati, il trio Bach, Beethoven e Brahms, bensì la triade Bush, Berlusconi e Benedetto XVI.

3976

Io sento l’impertinenza nei confronti loro e dei loro seguaci come un imperativo morale e civile, in entrambi i sensi dell’Ugolini.
Anzitutto, come non appartenenza a una visione del mondo ispirata dalla certezza che, per dirla nella lingua del nuovo papa, ‘Gott mit uns’ (Dio è con noi) meno che mai quando questa certezza genera mostri che credevamo ormai definitivamente scomparsi, dalle guerre imperialiste alle crociate integraliste.
E poi, per proclamare ad alta voce che certi presidenti e papi sono ‘nudi’: una doverosa arroganza nei confronti di coloro che vorrebbero imporre all’universo mondo moderno il loro provincialissimo capitalismo e il loro antiquato cristianesimo.
Naturalmente, sarebbe ingenuo pensare che gli eserciti che combattono per la maggior gloria di Dio o quelli che si mobilitano per il Dio Denaro possano essere seppelliti dalle risate e dai ragionamenti dei drappelli che militano per l’onore dello Spirito Umano: soprattutto quando i media pubblici e privati, se ancora la distinzione conserva qualche senso, li affogano sistematicamente e quotidianamente in sacri uragani di propaganda e profani tornado di pubblicità.

3979

Oltre che in politica e religione, che costituiscono una ‘mission impossible’ in cui essa è destinata a recitare la parte della voce che grida solitaria nel deserto, l’impertinenza ha un ruolo meno impossibile da svolgere nel campo della filosofia (e da chi è ‘ottimato’ a diffonderla, oggi ndr).
Ancora una volta io sento l’impertinenza nei confronti di chi pontifica e dei loro discepoli, come un imperativo logico e scientifico, in entrambi i sensi dell’Ugolini.

3977

Anzitutto, come non appartenenza alla filosofia intesa come un ‘sapere amatoriale’ che pontifica sulle cose prime e ultime, rimanendo tronfiamente ignaro di tutte le esistenti cose intermedie: in modo particolare quando questo ‘sapere’ finisce insipientemente in Gloria, come tutti i Salmi.
E poi, per ricordare, come disse Longanesi affilando le spade, che certa gente non capisce nulla, ma con grande autorità e competenza: una liberatoria insolenza nei confronti dei tromboni che nascondono dentro il sovrappieno del loro vocabolario il sottovuoto delle loro argomentazioni.

3978

(Ce l’aveva soprattutto con i ‘filosofeggianti’ Reale, Cacciari e Severino, che lui chiamava RCS e che potete vedere nelle foto, ndr)
Naturalmente, anche gli impertinenti hanno i loto modelli.
Quelli che io trovo più pertinenti sono Bertrand Russell e Noam Chomsky (ma va… ndr): non tanto per le loro posizioni politiche, religiose e filosofiche, sulle quali comunque spesso non discordo, quanto piuttosto per la loro metodologia, sulla quale sono invece sempre d’accordo.

3980Questa metodologia, che giustifica l’aggettivo nella espressione ‘matematico impertinente’, altro non è che il sostantivo che la regge: perché senza uno strumento di analisi come la matematica, dalle forme pure della logica a quelle applicate dalla scienza, l’impertinenza si ridurrebbe soltanto a un puro esercizio (o a una mancanza) di stile.”

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3981

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Pubblicità ProFesso ma ‘sugar free’


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3603

A seguito del bel contributo postato ieri dell’ottimo Noam riflettevo (purtroppo nei miei risvegli notturni) su un ulteriore aspetto della ‘propaganda’ travestita da ‘pubblicità’.
C’è una arci famosissima multinazionale che da decenni fattura vagonate di soldi vendendo in tutto il mondo una bibita dalla ricetta segreta (un vero veleno in bottiglia), penso che la conosciate tutti;
anche grazie all’aumento nell’utilizzo della rete ultimamente si è cominciata a spargere la voce che lo zucchero è un ‘killer’ pericoloso ed ecco che subito la Ditta (così attenta alla nostra salute) introduce nel mercato le ‘varianti’ dirette a coloro che hanno accesso a questa informazione (perché non saranno certo i media a pubblicizzarla): ecco allora che la “nuova strategia marketing globale ‘One Brand’(?)” fa comparire dal nulla le versioni ‘light’, ‘Zero’ e ‘Life’.
Ora mi sorge spontanea la domanda: sarà casuale questa concomitanza temporale?
Veramente, sotto sotto, me ne sorgerebbe pure un’altra: ma il prodotto sarà veramente diverso nelle tre varianti?
(ho sentito dire che la quantità di zucchero non sia poi tanto diversa, chissà se è vero …)
Comunque resta il fatto che appena cambia il consumatore il mercato subito si adegua per blandire le sue nuove convinzioni.

2581

Che dire di tutti i prodotti sulle cui confezioni ora campeggia (bello in grande) “senza olio di palma” ???
Perché prima non era scritto (o detto alla TV) mentre ora sentono la necessità di evidenziarlo?
Prima allora questo olio molto economico veniva utilizzato?
E se non veniva utilizzato (e chi ci crede?) perché dirlo solo ora?
E ancora, dopo altri decenni di silenzio totale, appena si comincia a sapere che il glutine fa male e che esistono molte persone che potrebbero essere intolleranti a questa sostanza, ecco fiorire una nuova produzione di (costosi) ‘articoli’ per celiaci, ‘senza glutine’.
Si potrebbe pensare che si tratta solo di ‘progresso’ della scienza e della tecnologia … ma queste strane coincidenze temporali non le spiego e quindi rimango scettico rispetto a questa giustificazione.

113

Rimango invece sempre convinto della assoluta assenza di buona fede (a cui lo stesso Noam ha accennato) da parte della pubblicità che non è altro che ‘miele per orsi’, ‘verme per il pesce’, ‘specchio per le allodole’ in cui il consumatore è l’animale (orso, pesce o allodola, fate voi) che immancabilmente finisce in ‘trappola’ …
La ‘ciliegina’ sulla torta della mia repulsione nei confronti della pubblicità riguarda poi il ‘costo’ di un determinato prodotto: quante volte avrete sentito dire che è in vendita a SOLI xxx euro ??? Fossero anche (auto/Suv) più di 20.000 (lo stipendio di un anno) ti dicono “a soli 20.000 euro” (ma li m…acci vostri !!!), anzi no, sono perfezionisti, …

“a soli 19.990 euro” !!!

Non vi sentite presi per il ‘kilo’    ???
Io sinceramente si …

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𝐖𝐎𝐖 … 𝐍𝐨𝐚𝐦


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𝐇𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 ‘𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞’ 𝐨𝐜𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞
𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐩𝐨𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢 …
(𝐛𝐲 𝐦𝐞)

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3602

In un libro-intervista di Noam Chomsky (un nome, una garanzia) del 2013 dal titolo SISTEMI DI POTERE (Conversazioni sulle nuove sfide globali) si possono leggere delle verità (per me) assolute.
Leggete un po’ cosa una mente semplicemente ‘lucida’ (anche se ottantacinquenne in quel momento) riesca a capire, molto prima che certe situazioni si verifichino effettivamente.

<< E lo fa attingendo a piene mani da quella cultura ‘filosofica’ che ben prima della modernità come noi la conosciamo, rifletteva ‘metafisicamente’ sui comportamenti umani e sulla organizzazione sociale che si andava prefigurando ad opera degli stessi ‘umani’ >>
(cit)

3969

DOMANDA: Howard Zinn ha affermato: *Esiste una debolezza strutturale nei governi, indipendentemente da quanto o loro eserciti siano imponenti, da quanto siano ricchi, dal controllo che esercitano sull’informazione, il loro potere dipende dall’obbedienza dei cittadini, dei soldati, dei funzionari pubblici, dei giornalisti, degli scrittori, degli insegnanti e degli artisti.
Quando costoro cominciano a nutrire il sospetto di essere stati ingannati (cioè quando smettono di stare ‘al soldo’ ndr), e revocano il loro appoggio, il governo perde la legittimità e il potere*.
CHOMSKY: E’ sostanzialmente giusto.
E, per inciso, senza nulla togliere a Howard, si tratta di un principio antico.

3328

Credo che la formulazione classica si trovi nei PRINCIPI PRIMI DEL GOVERNO di David Hume, laddove il filosofo afferma che *la forza sta sempre dalla parte dei governati*.
Che si tratti di una società militare, una società parzialmente libera, o di ciò che noi (non certo Hume) chiamiamo Stato totalitario, sono i governati che detengono il potere.
E i governanti devono industriarsi per impedire loro di usare quel potere.
La forza ha i suoi limiti, quindi i governanti sono costretti a ricorrere alla persuasione.
Devono trovare il modo per convincere il popolo ad accettare l’autorità.
Se non ci riescono, l’intera struttura crolla.
Quando la coercizione non funziona più bisogna ricorrere alla persuasione.
Nelle società ricche e sviluppate questa è diventata una forma d’arte.
Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che un secolo fa erano le società più libere, la ‘leadership’ (i Tories in Inghilterra e gli intellettuali negli Stati Uniti) si rese conto che si erano raggiunti i limiti della coercizione.
Il popolo aveva conquistato troppa libertà: partiti laburisti in Parlamento, sindacati, gruppi per i diritti delle donne.
Bisognava pertanto passare al controllo dei comportamenti e dell’opinione pubblica,
E’ questa l’origine dell’industria delle relazioni pubbliche.

2918

Fu Edward Bernays (che vi ricordo era, non a caso, un nipote di Freud ndr) il guru dell’industria delle pubbliche relazioni negli Stati Uniti, che peraltro era un progressista liberale (almeno nelle intenzioni ndr), a formulare la concezione classica, che per lui non era nuova:
*Poiché la nostra democrazia ha la vocazione di tracciare la via, deve essere governata da una minoranza intelligente che sa come irregimentare le masse per meglio guidarle*.
Occorre insomma persuadere o modificare i comportamenti degli individui affinché essi ci consegnino volontariamente il potere.
Chiunque sostiene tali idee fa parte della ‘minoranza intelligente’.
E lo strumento per raggiungere questo obiettivo è la propaganda, tale termine viene usato in modo esplicito al tempo, tanto è vero che Bernays intitolò il suo libro PROPAGANDA, appunto.
La parola ha assunto un’accezione negativa negli anni Trenta, ma prima veniva usata liberamente.

3971

Ora la si chiama pubblicità o pubbliche relazioni.
Sono questi i fondamenti dell’industria del controllo delle opinioni e dei comportamenti, che indice la gente al consumismo e all’isolamento.
A ciò sono destinate ingenti risorse.
Il ‘marketing’ è una forma di propaganda.
Se si credesse davvero nel mercato (invece ci credono solo gli ideologi), ma se, poniamo, le aziende credessero nel mercato, non farebbero marketing come lo fanno oggi.
Nei corsi di economia si insegna che il mercato si basa su consumatori informati che compiono scelte razionali.
Di contro, le aziende investono risorse enormi per forgiare consumatori omologati che compiono scelte irrazionali.
E’ evidente, basta guardare le pubblicità.
Se esistesse un sistema di mercato, la General Motors, tanto per fare un esempio, ideerebbe una pubblicità di trenta secondi per dire:
*Queste sono le caratteristiche delle auto che venderemo il prossimo anno*.
Ovviamente non la fa, perché vuole indebolire il mercato.
Allo stesso modo, i leaders politici ed economici vogliono indebolire la democrazia.
La democrazia, lo insegnano alle scuole medie, è costituita da elettori informati che operano scelte razionali, ma i partiti non la pensano di certo così.

3972Ecco perché hanno slogan, retorica, pubbliche relazioni, grandi eventi, ma mai nessuno che dica semplicemente:
*Questo è quello che farò. Votate per me*.
Dunque, la paura e l’avversione per il mercato e la democrazia hanno fondamentalmente le stesse radici.
Quindi, sì, il ragionamento è giusto: Hume è stato il primo a formularlo chiaramente, a quanto mi risulta.

3970

La gente detiene effettivamente il potere, ed è compito dei potenti e dei loro lacchè (preti, intellettuali, ecc.) cercare di emarginarla, sottraendole il potere.
Walter Lippmann, famoso e autorevole intellettuale del XX secolo, anch’egli un progressista, sosteneva che dobbiamo proteggere gli uomini di responsabilità, la minoranza intelligente, *dallo scalpiccio e dal fragore del gregge smarrito*.
E’ a questo che è votata l’immane industria delle pubbliche relazioni.”

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Alcune altre considerazioni personali.

Rapportare questo testo alla realtà odierna italica può suscitare solo qualche sorriso (compassionevole) pensando alla nostra ‘minoranza intelligente’ …
per quanto riguarda il discorso sulla propaganda forse neppure il buon Noam avrebbe osato immaginare la schiera di ‘zerbini’ schierati al soldo di un ‘bomba’ di provincia, che solo vederli ed udirli provoca maggiori eritemi di una allergia;
sul ‘popolo’ che dovrebbe detenere realmente il potere stenderei un velo pietosissimo.

Non limitandoci a circoscrivere i ragionamenti alla sola Italia direi che Noam ha descritto come stanno realmente le cose anche se questa è una consapevolezza limitata a pochi.

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3727

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𝐿𝑒 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑒 𝑠𝑖𝑛𝑓𝑜𝑛𝑖𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜


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Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo
con una idea: che siamo esseri immortali
caduti nelle tenebre, destinati a errare;
nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione.

Guardando l’orizzonte, un’aria di infinito mi commuove;
anche se a volte, le insidie di energie lunari,
specialmente al buio mi fanno vivere nell’apparente inutilità
nella totale confusione.

… Che siamo angeli caduti in terra dall’eterno
senza più memoria: per secoli, per secoli,
fino a completa guarigione.

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ℙ𝕖𝕣𝕤𝕠𝕟𝕒𝕝𝕚𝕥à 𝕖𝕞𝕡𝕚𝕣𝕚𝕔𝕒


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Il faut abandonner la personalitè pour retrouver votre “je”
Changer dame cheval et chevalier
Changer d’habit baton et penseé.
(retiens la nuit pour nous deux jusqu’à la fin du monde).

Quando non coincide più l’immagine che hai di te
Con quello che realmente sei
E cominci a detestare i processi meccanici e i tuoi comportamenti
E poi le pene che sorpassano la gioia di vivere
Coi dispiaceri che ci porta l’esistente
Ti viene voglia di cercare spazi sconosciuti
Per allenare la tua mente a nuovi stati di coscienza

Quand l’image que tu as de toi ne coincide plus avec ce que tu es réellement
Quand tu commences à hair les automatismes de ta facon d’agir
Et quand les chagrins prennent le pas sur la joie de vivre,
Avec les peines que nous apportent l’existence,
Et t vas chercher des espaces inconnus,
Pour une nouvelle conscience.

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Two Steps From Hell – Nero


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Ho in mente di aver già postato questo video e per questo motivo è da mezzora che controllo cercandolo sul blog  (ma non c’è l’ho con questo titolo) …
mo’ mi sono scocciato e per farla breve ho deciso di ripostarlo comunque   😉  

è da ieri che continuo ad ascoltarne la traccia audio in auto a tutto volume
e quando termina lo faccio ripartire, dura quasi quanto il mio tragitto;
a tutto volume è (mio gusto strettamente personale) coinvolgente,
mi spiace solo di non essere in grado di suonarlo personalmente …
(ad essere sincero è da quando che ho acceso il PC che ce l’ho in sottofondo eheheheheh), anche mentre sto scrivendo,

penso che ascoltarlo ad occhi chiusi (magari in cuffia), meglio se con un volume ‘adeguato’, sia spettacolare però …
però ad essere sincero anche le immagini del video mi piacciono molto   🙂   🙂   🙂  

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Una fede cerebrale ___ (parte seconda)


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la prima parte la trovate qui …

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3965

“La tradizione chimica del misticismo si perde nella notte dei tempi.
E la connessione fra droghe e religioni è troppo diffusa per essere casuale, come dimostrano i vari ‘cibi e nettari degli dèi’ della storia: il soma vedico, la manna ebraica, il loto omerico, il vino bacchico, la canapa indiana, il peyote messicano, la coca incaica, l’ayahuasca amazzonica, la ganja giamaicana, la kava fijiana…

3958

Non c’è comunque bisogno di andare troppo lontano, per vedere chimicamente Dio.
Basta il gas, come racconta William James in VOLONTA’ DI CREDERE.
O, ancora più semplicemente, bastano la vasca di deprivazione sensoriale, descritta da Richard Feynman in STA SCHERZANDO, MR. FEYNMAN!
O il deserto, come per Sant’Agostino.
O la cella (del carcere o del convento), come per San Giovanni della Croce.
O i digiuni e le veglie.
O le ‘trances’ indotte da danze, canti, mantra ossessivi.
O gli esercizi di respirazione guidata o forzata che accomunano le tecniche meditative più disparate dallo yoga allo zazen.

3959

Anche se, ovviamente, più i mezzi sono blandi, e maggiore diventa la difficoltà a raggiungere l’illuminazione.
Uno studio condotto sui monaci tibetani e suore cattoliche, descritto da Andrew Newberg e Eugene d’Aquili in DIO NEL CERVELLO, ha permesso di stabilire quale zona cerebrale venga attivata dalle meditazioni o dalle preghiere, e quale sia il meccanismo dell’illuminazione mistica.
Entrambe le tecniche producono una dissoluzione del senso del sé nella zona di sinistra, ma differiscono per gli effetti nella zona di destra.
Il blocco sensoriale provoca infatti anche una dissoluzione del senso dello spazio, che viene sperimentata come un’interconnessione olistica del sé con l’infinito o con il vuoto.
Il sovraccarico sensoriale assegna invece una valenza inusuale all’oggetto sul quale ci si concentra, che viene percepita come una comunione con esso: come dicono i mistici che meditano su immagini divine, *Deus factus sum* (Sono diventato Dio nda).

3960

Vari studi condotti su soggetti malati, descritti da Blakeslee e Ramachandran nel capitolo *Dio e il sistema limbico* di FANTASMI NEL CERVELLO, hanno permesso invece di inaugurare una tradizione elettrica del misticismo.
Si tratta sostanzialmente di stimolare artificialmente i lobi temporali, nei quali si situano le connessioni fra i centri sensoriali e l’amigdala, che è la parte del cervello preposta a dare significati EMOZIONALI agli avvenimenti esterni.
Stimoli inusuali ai lobi temporali possono provocare disfunzioni alla amigdala, con conseguente assegnazione di valenze cosmiche a oggetti e fatti anche banali: come dicono le UPANISHAD, di qualunque cosa *tat tvam asi* (tu sei quello).
Le stimolazioni dei lobi temporali può avvenire anche spontaneamente, ad esempio in crisi epilettiche.
E, ancora una volta, la connessione fra epilessia e religione è troppo diffusa per essere casuale.
Lo dimostrano, simmetricamente, sia le intense esperienze spirituali provate da molti epilettici durante gli attacchi, che l’epilessia di molti profeti e santi, da Paolo di Tarso a Maometto.

3961

Naturalmente, il paradosso fisiologico della religione sta proprio nella possibilità di interpretare questo fatti in maniere contrapposte.
Da un lato il credente rifiuterà di ridurre le proprie esperienze religiose a fattori elettrochimici, così come rifiutano una tale riduzione l’ansioso, il depresso e lo schizofrenico.
Dall’altro lato, il non credente si stupirà che il religioso, così come l’ansioso, il depresso e lo schizofrenico, ipostatizzino le proprie turbe psichiche attribuendole a cause metafisiche.

3962

Comunque sia, si conoscono da tempo farmaci psicodislettici, stimolanti dell’esperienza religiosa: ad esempio la mescalina e i funghi allucinogeni, descritti da Huxley in LE PORTE DELLA PERCEZIONE e da Castaneda nel ciclo di DON JUAN.
Farmaci inibitori, analoghi ad ansiolitici, antidepressivi e neurolettici, per ora invece non ci sono.
Ma c’è da scommettere che tra qualche tempo il medico arriverà a prescrivere una pillola al paziente che mostri sintomi religiosi.
E, magari, pillole diverse per religioni diverse…”

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Una fede cerebrale ___ (parte prima)


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Tratto da    IL MATEMATICO IMPERTINENTE    dell’ormai noto Piergiorgio
eccovi la prima parte del capitolo    UNA FEDE CEREBRALE

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3821

“Fin dal caso Galileo scienza e religione si sono opposte, e spesso scontrate, a causa delle contrastanti direzioni dei loro sguardi: verso questo mondo l’una, e verso l’altro mondo l’altra.
A causa dei suoi interessi, la religione è però costretta a convivere con un vero e proprio paradosso: il fatto cioè, che alla trascendenza l’uomo non può che guardare per mezzo della sua immanenza, filtrando e adattando ogni idea e immagine di Dio mediante la sua mente e il suo cervello.
E infatti i mistici di ogni tempo e luogo hanno sempre sottolineato l’ineffabilità della divinità, l’inadeguatezza di ogni sua descrizione e la falsità di ogni sua rappresentazione.
Non appena la scienza ha cominciato a interessarsi di mente e cervello, dunque, si è ritrovata a fare i conti con gli aspetti psicologici dapprima, e neurofisiologici poi, della religione.
Il primo fronte l’ha aperto la psicanalisi, i cui padri fondatori hanno dedicato all’argomento studi approfonditi e, per molti versi, sorprendenti: da L’AVVENIRE DI UN’ILLUSIONE e L’UOMO MOSE’ E LA RELIGIONE MONOTEISTA di Freud ai numerosi saggi raccolti in PSICOLOGIA E RELIGIONE di Jung.
Tra religione e psicanalisi esiste infatti un vero e proprio conflitto di interessi, che diventa plausibile non appena si nota che quest’ultima costituisce una versione secolarizzata del cristianesimo, in cui il paradiso terrestre è lo stato
pre-nevrotico, la caduta il trauma dell’infanzia, il peccato la nevrosi, il messia lo psicanalista e la grazia l’analisi.

3949

E dalla plausibilità si passa alla necessità quando si ricorda che la religione, sfrondata dalle sue convinzioni e circonvenzioni, si può appunto ridurre all’identificazione di Dio con l’inconscio, e della salvezza con la sua scoperta.
Questa identificazione è ben nota a tutti coloro che hanno occhi per vedere e orecchie per intendere.
Ad esempio, in Occidente, a William James, che nel classico LE VARIE FORME DELL’ESPERIENZA RELIGIOSA ipotizzava:
*Ciò con cui ci sentiamo connessi nell’esperienza religiosa è il prolungamento inconscio della nostra vita conscia*.
E in Oriente, a Daisetz Suzuki, che nell’altrettanto classico L’ESERCIZIO KOAN COME MEZZO PER REALIZZARE IL SATORI definiva:
*L’illuminazione Zen è la realizzazione dell’inconscio*.

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Per ottenere questa realizzazione la psicanalisi e lo Zen propongono di seguire la stessa via, già anticipata dal Taoismo: ‘agire senza agire’, cioè adattarsi al naturale fluire delle cose senza interferirvi artificialmente.
A seconda dei casi si parla di ‘associazioni libere’ o di ‘vuoto mentale’, ma benché i nomi cambino la sostanza rimane comunque la stessa: svincolare il pensiero dalle corazze dell’attenzione, e permettergli di seguire la sua vera vocazione.
Con la psicanalisi siamo però ancora a livello di pseudo-scienza: di un insieme di credenze, estremamente coerente ma estremamente inverificabile.
O, se si preferisce, di una storia di cui si può constatare la verosimiglianza ma non dimostrare la verità (né, soprattutto, la falsità).
Con le neuroscienze si sale invece al livello della scienza dura e pura, e si può studiare da un punto di vista oggettivo il sorprendente fatto che le esperienze religiose di tipo mistico possono essere indotte e riprodotte con i mezzi elettrochimici tipici dell’attività cerebrale.
Il che fa pensare, ovviamente, che esse siano più immanenti che trascendenti.
O, come dicono quelli che se ne intendono, che il regno di Dio sia dentro di noi: più precisamente, dentro la nostra testa”.

Fine Prima Parte

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