Firmato il Ceta, nasce l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada


Sorgente:    Firmato il Ceta, nasce l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada – La Stampa

Stasera nei Tg vi faranno vedere la foto di gruppo … guardateli bene così, fra qualche tempo, quando vivrete le conseguenze di tale accordo scellerato (in attesa del gemello ancor peggiore TTIP con gli USA) saprete chi maledire …

La cosa più vergognosa è che l’opinione della gente d’Europa conti talmente niente da non essere neppure richiesta, decidono 2/3 burocrati non eletti da nessuno !!!

E nei media (comunque asserviti) hanno anche la fortuna di riuscire a mimetizzarsi dietro le notizie tragiche dell’ennesimo terremoto …

la Lettura, la Scrittura, la Cultura … disperatamente cercasi


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Ormai questo testo lo stiamo benevolmente “depredando” (in una accezione positiva del termine   😉   ) da un po’ di tempo;
il contributo di oggi riguarda un tema ben specifico ma molto significativo che può suscitare profonde riflessioni ed esplicitare (dati alla mano) che la modernità è in un certo qual modo un nuovo Medio Evo, un ritorno ad un passato oscuro, ma senza nessuna sicurezza (anzi …) che segua, come nel passato, l’avvento di un nuovo “Rinascimento”.

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La lettura (ormai l’avrete capito) di questo autore non è sempre semplicissima ma, pur nella sua apparente difficoltà (maggiore per qualcuno e minore per altri), è molto illuminante;
al termine della stessa non si può che convenire che qualcosa di incredibile (inesistente agli occhi dei più) si sta realmente verificando, una cosa che non credo sia “casuale” ma ben predeterminata, una vera e propria “involuzione” culturale ed esistenziale;
è assolutamente inconcepibile che un aumento esponenziale di acculturamento delle masse produca un tale impoverimento lessicale !!!
Oggi gli analfabeti non esistono quasi più mentre solo alcuni secoli fa erano la totalità della gente comune, eppure ogni anno che passa il linguaggio comune è sempre formato da un numero sempre decrescente di lemmi.

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Allora devo ritornare sul concetto appena espresso e modificarlo : gli analfabeti esistono eccome e sono anche tanti, analfabeti di ritorno che divengono analfabeti funzionali e che, tragicamente, sono all’oscuro della loro reale “condizione” …
Voglio precisare che il discorso è generale ma che non vale per tutti i Paesi in egual misura, ma purtroppo l’Italia, in una ipotetica classifica, non occupa certamente le prime e migliori posizioni.
Suscita grande rabbia e sconforto valutare questa innegabile realtà all’interno di un Paese che è stato una delle culle della civiltà mentre ora è conosciuto nel Mondo per ben altre “cose” e “persone” …

Da:    GRAMMATICHE DELLA CREAZIONE

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“La lettura è soltanto una delle forme di espressione che permettono di ‘rendere presente’.
La musica e le arti sono ancora più universali.
Inoltre, nella letteratura stessa, la composizione orale e la trasmissione basata sull’oralità sono immensamente più importanti, da un punto di vista sia temporale che quantitativo, delle utilizzazioni della parola scritta.
Le narrazioni che hanno plasmato le identità collettive, che risalgono alle feconde linee d’ombra del subconscio, erano orali.

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Dalle tavolette d’argilla di Gilgamesh (divinità Sumerica ndr) fino ai libri on-line e a Internet, l’intervallo è stato breve rispetto alla somma degli enunciati umani.
Tutt’al più cinque millenni, che hanno fatto seguito a un preludio irrecuperabile ma dinamico di oralità.
Anzi, gli automatismi che ci fanno confondere i concetti di creatività e di invenzione con la testualità scritta, con la leggibilità, appartengono soprattutto alle culture occidentali.

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Abbiamo visto che nozioni iconiche quali ‘Il libro della vita’ o ‘della rivelazione’ sono un retaggio ebraico-ellenistico. Non sono mai state d’uso comune, e ancora meno immediato, per il resto dell’umanità.

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La LIBRERIA DI BABELE di Borges è precisamente questo.
Qualsiasi cambiamento fondamentale nello statuto del testuale, nel libro concepito come l’idioma della mente o il ‘sangue vitale dello spirito’ tocca, e tocca radicalmente il nervo vitale della nostra indagine.
‘Il popolo del libro’ è una pietra di paragone e una definizione di portata ben più vasta che il solo giudaismo. Attira nella sua orbita la sostanza della filosofia, del diritto, delle dottrine politiche, della storia e della letteratura occidentali.

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Include le scienze, da Euclide ai PRINCIPIA di Newton e alla prosa di Darwin.
La nostra percezione del passato, le nostre pratiche commemorative, sono ‘libresche’ nel significato più completo del termine.
Ho già indicato delle sfide e delle rivendicazioni opposte.
Come l’oralità esplicita di Socrate e di Gesù.
O la condanna (in parte ironica) della scrittura di Platone.
Oppure le accuse rivolte da certi romantici alla cultura del libro, accuse che sono tuttavia eminentemente scritte e letterarie.
Certe tendenze del nichilismo russo sono state tentate dai falò dei libri.
L’odio per una cultura letteraria secolare, non regolata, è presente in vari ‘credo’ fondamentalisti, siano essi fascisti, coranici o maoisti.
Laddove un singolo tomo sacro ha raccolto e ordinato il significato della condizione umana, si può fare a meno delle biblioteche.
Tuttavia questi dissensi e vandalismi sono rimasti marginali.

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Quasi senza rifletterci, pensiamo ai libri, vediamo i libri quando invochiamo la creazione e l’invenzione, i rapporti del pensiero e della fantasia con il tempo, la registrazione della conoscenza e dell’errore.
Di conseguenza, contestare questa priorità interrogarsi sulla sua fine vicina, significa chiedere dove stiamo andando, significa mettere alla prova l’ipotesi di una ‘Sprachkrise’ (crisi della parola ndr), di una rinuncia alla parola dove le pressioni sono estremamente ‘graphic’ (‘grafiche’ e ‘vivide’: ma ‘graphic’ è diventato un termine di estrema instabilità e complicazione).

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Significa, forse, tentare di rompere i sette sigilli di un’apocalisse impaginata.
Qui, più che mai, le nuove tecniche e tecnologie coinvolgono una nuova metafisica,
Inoltre, se le domande vengono formulate correttamente, dovranno includere mutazioni parallele nelle arti, nella musica e in tutti i processi simbolici formali che riguardano le grammatiche della creazione e dell’invenzione.
Sin dall’inizio queste problematiche sono state inseparabili dall’esistenza e dall’utilizzazione concreta del libro, cioè del rotolo; Eraclito avrebbe depositato i suoi scritti in un tempio d’Artemide nel VI secolo a.C., esprimendo simbolicamente sia l’alone dell’esoterico – *queste opere sono destinate ai pochi individui qualificati per accedervi* – sia al tropo (metafora ndr) della sopravvivenza, di un retaggio che perdura oltre la vita mortale dello scrittore.

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Protagora, secondo Platone, intitolò un suo trattato ‘aletheia’, ‘verità’, o ‘verità rivelata’, una pretesa il cui orgoglio rimane vivo ed emblematico fino a Heidegger. Già alle sue origini, nella Ionia del VI secolo (a.C.) il rotolo proclama la sua promessa (immensa): il suo contenuto, il suo messaggio sopravviverà alla morte dell’autore e raggiungerà quelli che lui non ha mai visto o conosciuto, anche se non sono ancora nati.
[…]

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Più concretamente, la codifica della conoscenza e della fantasia, come nella verità della finzione, nelle scritture, nel rotolo, nella pergamena e nel libro, assieme con il presupposto di creatività e di inventiva, ha avuto uno specifico stampo psicologico e sociale.
Quello che ho spesso chiamato ‘l’atto classico della lettura e della ricettività’ è reso possibile da una triade vitale.

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E’ quella dello spazio, della possibilità di isolarsi, e del silenzio, una condizione illustrata da san Gerolamo o da Montaigne nella sua torre.
Inevitabilmente, nelle società occidentali, questa congruenza è stata associata ai chierici, alle persone istruite ed economicamente libere.
Leggere da soli in silenzio, avere i mezzi che permettono questa lettura, vale a dire il libro e la biblioteca personale, significa godere delle relazioni di potere di un ‘ancien régime’ in senso lato.
Abbiamo visto che la decadenza di quel ‘régime’ è di molto anteriore alle trasformazioni attuali, ed è inseparabile alla ‘Sprachkrise’ (cioè alla crisi della parola ndr).”

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Consideriamo che la grande ‘rivoluzione’ della parola avvenne, principalmente, con l’invenzione di Gutenberg che originò, a partire da Lutero in poi, una presa di coscienza di un numero sempre maggiore di persone (pensate all’Illuminismo),
constatare che oggi la situazione è andata così regredendo che ci si esprime con 200-300 parole, quelle volgari comprese, dovremmo domandarci se la gente ha consapevolezza che si sta impoverendo mentalmente, creativamente, intellettualmente …

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SS36, il momento esatto del crollo del Ponte


Nel video Anas il momento del crollo del ponte sulla SS36 ad Annone (Lecco)

Sorgente:    SS36, il momento esatto del crollo del Ponte – YouReporter.it

Su questo viadotto ci passo (andata e ritorno) tutti i martedì sera …

Prima di fermare il traffico e verificare i danni già segnalati da qualche ora serviva qualche timbro in più … i punti di rottura si vedono già prima che arrivi il Tir ed è proprio li che cederà la struttura !!!

Burocrazia batte logica e buon senso 3 a 0 …

Solitudine e Creazione


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“Oggi mi sento solo …”
quante volte l’avrete detto o sentito dire, gran “brutta bestia” la solitudine, eh già …;
ma siamo realmente convinti che sia proprio così ?

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Ormai siamo abituati ad associare mentalmente la parola solitudine con stereotipate e negative immagini di isolamento, lontananza, abbandono, emarginazione …
ma la solitudine non è solo questo, può essere anche una pausa rigenerante di riflessione personale, di dialogo intimo con se stessi, di dialogo con il proprio passato, con il proprio presente, con il proprio futuro;
un momento di interconnessione con la Madre Terra per una necessaria “ricarica” alla stregua di quello che facciamo con il cellulare quando lo connettiamo ad una presa di corrente per ricaricarne la batteria …

sull’argomento vi allego un contributo tratto da un libro di cui ho già parlato:

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GRAMMATICHE DELLA CREAZIONE da cui traggo questo stralcio:

“*The Chamelion darkens in the shade of him who bends over it to ascertain its color.
In like manner, but with yet a greater caution, ought we to think respecting a tranquil habit of inward life, considered as a spiritual ‘Sense’. as the Medial Organ in and by which our Peace wirh God. and the lively Working of His Grace
on our Spirit, are perceived by us.*

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(Il camaleonte si scurisce nell’ombra di colui che si china su di lui per osservarne i colori.
In modo simile, ma con cautela ancora ma, maggiore dovremmo pensare, attenendoci a un modo di vita interiore quieto, considerato come un Senso spirituale, come l’Organo Mediatore nel quale e attraverso il quale percepiamo la nostra pace con Dio e il vivido operato della sua Grazia sul nostro Spirito. – ndt)

Samuel Taylor Coleridge

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Va notata l’allusione cruciale a un ‘Senso spirituale’ in relazione con le forze vitali (lively) che abbiamo in noi.
Qualche riga sotto Coleridge invoca *the darkness of desertion* (la tenebra dell’abbandono).
La posta in gioco è la fragilità del creativo in noi, la facilità micidiale con la quale ci accomiatiamo dal nostro io creativo, il quale, a sua volta, è incentrato su quell’oasi di tranquillità oggi così difficili da raggiungere.
Ma adesso, ogni lessico simile, così come le configurazioni della psiche umana da esso elaborate, sono diventati obsoleti.

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La solitudine e la privacy sono affini al silenzio.
Il loro ruolo determinante nell’atelier del creatore è intuitivamente convincente ma, di nuovo, difficile da dimostrare.
Anche qui due livelli sono impliciti: l’empirico e l’interiorizzato.
Nelle nostre società la solitudine è diventata più rara, anzi più sospetta.
E’ insistente la tendenza all’ethos comunitario, al coinvolgimento e alla vita collettiva
La folla sarà forse, come si dice, luogo di isolamento, ma rimane sempre una folla.

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Una paura dell’isolamento, un’incapacità di viverlo in modo produttivo, ossessiona i giovani (e non solo ndr).
La musica di fondo incomincia automaticamente quando si chiude la porta dell’ascensore nei grattacieli americani, per evitare la minaccia dei momenti di silenzio.
La democrazia e i consumi di massa, con i loro ideali di conformità, di accettazione e di approvazione da parte del ‘gruppo dei pari’, condannano la solitudine.
La sensibilità diversa, il ‘loner’ (solitario) nel pensiero e nella visione, esprimono il dissenso più rivelatore dalle collettività democratiche e populiste e dal potere della maggioranza.

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Nella solitudine è presente un’aristocrazia naturale, un rifiuto dell’appartenenza.
Questo rifiuto d’immischiarsi con il ‘profanum et vulgus’ conferisce la sua luminosità ‘da vetta di montagna’ a un linguaggio filosofico che va da Eraclito a Spinoza, Nietzsche e Wittengstein.
Certe vette poetiche, Holderlin per esempio, sarebbero impossibili altrimenti. Tuttavia, se c’è un solo cambiamento di percezione o di abitudine che si avvicini a definire la modernità, è lo sgretolamento sempre più rapido della solitudine e della privacy da essa consentito.

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Ezra Pound lo aveva previsto: *una franchezza senza precedenti*, una *volgarità sgargiante* dovute all’esposizione persino delle relazioni umane più intime. Quale riparo c’è oggi dal voyeurismo, dal desiderio di rivelazioni sugli altri e su se stessi che alimenta letteralmente gli appetiti dei media e del loro pubblico?
Non c’è campo, né erotico né finanziario né medico né familiare che venga risparmiato (un’invasione pericolosissima per le democrazie parlamentari, poiché allontana dalla vita pubblica e dalla sua messa a nudo le personalità più dotate e più complesse della comunità).

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Ma non è necessario origliare o usare teleobiettivi nascosti. La confessione, lo spogliarello del sé, la pubblicazione con particolari vividi delle attività diurne e notturne vengono offerte volontariamente, con entusiasmo.
La macchina fotografica dei paparazzi, il questionario del ricercatore in sociologia, la cimice elettronica e l’orecchio dello psicanalista, anche se diversi per la tecnica e il contesto, si sommano in un mostruoso spettacolo di quiz.
Una sovrabbondanza di confessioni letterarie e di indiscrezioni esibizionistiche satura l’atmosfera.

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Così viviamo nella camera d’eco del pettegolezzo sterminato, un confessionale collegato ad altoparlanti. Nella sua esigenza di ‘libertà d’informazione’ – un’esigenza spesso legittima – la democrazia populista deve svalutare la privacy. Lo spirito veramente indipendente, il custode della gravità silenziosa che chiamiamo ‘segreto’, il cui esempio supremo per Kierkegaard era Antigone, sono cospiratori.
In breve: è difficile immaginare dove e con quale autorizzazione, nel cyberspazio, la solitudine e la privacy troveranno un luogo per respirare.
Questo collasso di un ‘ancien régime’ di solitudine e riserbo (‘pudeur’ è diventato intraducibile nel linguaggio attuale), così come la distruzione del silenzio, colpisce le risorse creative interiori.

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Le fantasie cabalistiche affermano che l’attacco di creazione di Dio fu provocato da una solitudine così assoluta da esserGli diventata insopportabile.
E’ da una solitudine tesa e dai suoi poteri, poi risvegliati, che il facitore popola le proprie percezioni e ricognizioni, dove ‘popola’ include anche le strutture tonali del compositore e le forme ‘generate’ dall’artista. E’ essenziale questa germinazione dalla solitudine e dal riparo del sé.
Conferisce al subconscio il suo diritto di accesso, i suoi ricevitori e, per così dire, le sue torri di guardia che gli consentono di percepire ciò che è anteriore alle fenomenologie visuali e auditive.

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Come possiamo vedere nel Riccardo II di Shakespeare che lo esprime in modo memorabile:

*And for because the world is populous,
And here is not a creature but myself,
I cannot do it. Yet I’ll hammer it out.
My brain I’ll prove the female to my soul,
My soul the father. and these two beget
A generation of still-breeding thoughts:
And these same thoughts people this little world..*

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(E siccome il mondo è pieno di gente/E qui non c’è anima viva, fuori che me/Non posso farlo. Pure continua a battere su quel chiodo./La mia immaginazione farà da femmina al mio spirito,/Il mio spirito è il maschio, e fra tutti e due concepiranno/Una generazione di pensieri prolifici/E saranno essi a popolare questo microcosmo… ndt).

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Tutte le cose sono connesse


amore universale …

ioinviaggio

“Le cose sono connesse da un legame invisibile: non si può cogliere un fiore senza perturbare una stella.” Galileo Galilei

Tutto… l’universo… obbedisce… all’amore,
come… puoi tenere… nascosto… un amore.
ed è così… che ci trattiene… nelle sue catene,
tutto… l’universo… obbedisce… all’amore

Franco Battiato

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la Teoria dei Giochi


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Nel 1944, veniva editato il libro THEORY OG GAMES AND ECONOMIC BEHAVIOR (Teoria dei giochi e comportamento economico) a cura di John von Neumann (matematico) e Oskar Morgenstern (economista).
Anticipavano di alcuni anni, i successivi studi di John Nash sui giochi non cooperativi.

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Lo stesso Nash ebbe a scrivere:
“Nelle pagine del PRINCIPE si ha l’impressione che Machiavelli cerchi di insegnare a dei mafiosi come operare in modo efficiente e spregiudicato. Fornisce consigli tattici a principi crudeli ed egoisti, e nella sua opera descrive effettivamente ‘giochi di corte’ che venivano praticati nelle stanze vaticane e nei palazzi fiorentini”.
(cit. Wiki)

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Orbene, la ‘teoria dei giochi’ che è una teoria matematica della probabilità di ‘vincere’ a un qualsiasi gioco (e la finanza così come declinata oggi è un gioco) è la linea guida del comportamento ‘cosiddetto’ economico, ciò ovviamente all’insaputa dei più.

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Come non si è a conoscenza, per esempio, che i migliori laureati al MIT di Harvard, sono arruolati dal Wall Street e grandi banche, proprio per creare algoritmi che permettano, ai soliti noti, di essere sempre e comunque i ‘vincitori’.
Basta considerare che nei giochi delle borse, i suddetti, guadagnano sia che la borsa ‘salga’ sia che ‘scenda’.
Per queste considerazioni, la modernità obbliga a darsi una ‘attitudine’ logica-matematica, pena subire tutto senza capirci nulla.
Cosa che peraltro sta succedendo ai più.

(cit.)

713

Allora, per correre ai ripari, informandoci un po’, per aggiungere un tassello al già affrontato discorso su “finanza” ed “economia”, perché non rivolgerci a un divulgatore a noi conosciuto ?

Da:
IL COMPUTER DI DIO
di Piergiorgio Odifreddi

Capitolo:
PRIGIONIERI DEL CASINO’

Certo che parlare di “giochi” quando in ballo ci sono le vite di milioni di persone sembra un paradosso , però vediamo di che si tratta …

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“Si dice che, al tempo di Pietro il Grande, esistesse a San Pietroburgo un casinò che permetteva di giocare qualunque gioco d’azzardo, in cambio di un prezzo d’entrata.

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Il casinò era, per esempio, disposto a permettere a un giocatore di giocare a testa o croce con una moneta, e a raddoppiare la posta fino a quando fosse uscita testa per la prima volta: quanto avrebbe dovuto essere disposto a pagare un giocatore, per poter partecipare al gioco ?
Uno dei fondamentali dell’economia, già nel Settecento, era che una possibile misura dell’aspettativa di guadagno in una data situazione fosse il prodotto del guadagno ottenibile per la probabilità di ottenerlo; una misura dell’aspettativa di guadagno totale è, allora, la somma delle aspettative di guadagno per ogni possibile situazione.
Poiché, nel caso del casinò, a ogni tiro il guadagno si raddoppia ma la probabilità di arrivarci si dimezza, l’aspettativa di guadagno a ogni tiro è sempre la stessa: l’aspettativa di guadagno totale è dunque infinita.
Il giocatore dovrebbe, allora, essere disposto a giocarsi tutto ciò che ha per poter partecipare: il che contrasta con l’ovvia osservazione che quanto più egli paga per giocare, tanto meno ci si può aspettare che riesca a rifarsi.

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Nel 1713 Nicolas Bernoulli risolse il paradosso notando che il valore del denaro non è assoluto, e dipende invece da quanto se ne ha: una stessa somma vale tanto per chi ne ha molto meno, e poco per chi ne ha molto di più.
Per calcolare l’aspettativa di guadagno si deve dunque moltiplicare la probabilità non per il guadagno effettivo, ma per quanto esso vale per il giocatore (la sua utilità): supponendo, per esempio, che l’utilità decresca in maniera logaritmica, il guadagno totale cessa di essere infinito per diventare molto piccolo, e il paradosso scompare.
La nozione di utilità è da allora entrata a far parte dell’economia, anche se spesso si censura la sua più ovvia conseguenza: che costa di più accontentare un ricco che molti poveri.
Mentre l’utilità ha risolto un paradosso, ne ha dunque introdotto un altro ancora peggiore: il fatto, cioè, che il progetto dell’economia capitalista che tende appunto a far arricchire i ricchi a scapito dei poveri, è semplicemente antieconomico!
Oltre al denaro nudo e crudo l’economia si interessa più in generale di politiche, nel senso di strategie e comportamenti.

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In questo campo il paradosso più interessante è stato trovato nel 1950 da Albert Tucker, e va sotto il nome di ‘dilemma del prigioniero’ (o, più esattamente del detenuto nda). […]
Una situazione del dilemma del prigioniero si presenta in pratica ogni volta che un comportamento non vantaggioso per entrambi i contendenti viene preferito a un altro considerato più vantaggioso per entrambi, a causa di un eccesso di razionalità o di sfiducia reciproca: la continuazione delle guerre, il non disarmo, la corruzione generalizzata, e più in generale tutti i comportamenti sociali a cui si addice la recriminazione ‘se solo tutti smettessimo di fare così’.

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Il dilemma del prigioniero è uno dei banchi di prova della moderna ‘teoria dei giochi’, che fornisce un fondamento matematico alle strategie economiche e politiche, e viene regolarmente usata dai pianificatori di strategie industriali e governative.
Dal punto di vista della teoria l’unico comportamento razionale nel dilemma è appunto la non cooperazione: il che mostra a sufficienza che gli sbeffeggiatori dell’economia come una non-scienza, fra i quali si annovera l’economista Sergio Ricossa autore di MALEDETTI ECONOMISTI – Le idiozie di una scienza inesistente -, non hanno tutti i torti a ridicolizzarne le pretese di razionalità.”

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FaceBook


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Qualcuno mi ha criticato perché attingo a FaceBook dimenticando che quello che conta non è il messaggero ma il messaggio …

probabilmente ci saranno dei motivi per queste critiche,

probabilmente non saranno tanto “trasparenti”,

probabilmente ci si dimentica (volutamente ?) che è sufficiente un po’ di onestà intellettuale e capacità di analisi per giudicare ciò che si sente e/o legge (e questo vale per tutto ciò che ci accade, TV e media in primis),

ed eccovi allora un pensiero scovato su FB che trovo molto bello e che vorrei sentir menzionare anche nei TG …

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La più bella frase sentita da un anziano a un giovane..
“Io ho più di 80 anni e tra poco non ci sarò più.
Negli ultimi 70 anni ho vissuto bene e in pace con questa Costituzione.
Dimmi che cosa devo votare anche per te, perché la mia scelta condizionerà il resto della tua vita”

#iodicoNO

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Uno, Nessuno, 100.000


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“Uno: perché una è la personalità che l’uomo pensa di avere.
Nessuno: perché, in realtà, l’uomo non ne possiede nessuna.
Centomila: perché l’uomo nasconde dietro la maschera tante personalità quante sono le persone che lo giudicano.”
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(Luigi Pirandello)

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( tratta dalla pagina FB  di   Realtà, inganno e manipolazione )