alla ricerca dell’identità perduta


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Nel 2003, nel libro I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI Umberto Galimberti scriveva questo:

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“In una società omologata come la nostra, ‘Parlare’ non significa, come ha sempre significato, ‘Comunicare’, ma eliminare le differenze che ancora potrebbero sussistere con i nostri simili.
A questo punto il parlarci l’un l’altro, quando non è puro ‘linguaggio funzionale’ l’unico a cui è interessato il mondo della tecnica, è puro rumore che svolge a sua volta la funzione di mascherare l’afasia dell’anima.
[…]
Si è venuta a creare quella situazione paradossale in cui la ‘autenticità’, l’essere se stesso, il conoscere se stesso, che l’antico oracolo di Delfi indica come la via per la salute dell’anima, diventa nelle società conformiste e omologate qualcosa di patologico, come può esserlo essere centrati su di sé (self centred).

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Le psicologie del conformismo (cognitivismo, comportamentismo) assumono come ideale di salute proprio quell’essere conformi che, da un punto di vista esistenziale, è invece il tratto tipico della malattia.
In questo le psicologie conformiste perdono il loro oggetto specifico che è la ‘Psiché’ e gli individui ‘perdono l’anima’.
Vengono così fatte cadere le pareti che separano il ‘dentro dal fuori’, così come quelle che consentono di distinguere un individuo da un altro individuo.
Infatti, nelle società omologate, la differenza, la specificità e la peculiarità individuale, oltre a non essere remunerative, destano persino qualche sospetto.
[…]
Nella perdita dei sensi più primitivi che sono il gusto, l’olfatto, il tatto, io vedo nell’uomo occidentale una sorta di impoverimento del cervello antico che ci fa provare emozioni, che ci induce fantasie, che ci difende istantaneamente dai pericoli e ci butta fragorosamente nella gioia a tutto vantaggio della corteccia cerebrale capace di ragionare, ma sempre meno di sentire e di provare emozioni,
Dopo la de-sessualizzazione dei corpi, oggi regolati più dall’igiene che dal piacere, ci stiamo avviando verso la deprivazione del gusto.
Ma non basta.

Genetically Modified Food

I cibi transgenici aggiungono a questa deprivazione del gusto quel tanto di ansia di avvelenamento che rende il rapporto con il cibo, già di per sé complicato e ricco di connotazioni psichiche, un rapporto inquieto.
Un altro passo verso la riduzione della gioia, la più elementare, quella intorno alla tavola, che dalla notte dei tempi è il luogo eminente dove gli uomini hanno stretto amicizia e creato società.
[…]

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In politica, come nell’industria, i sondaggi, le campionature, le valutazioni, create originariamente per registrare le opinioni, servono oggi per definire una norma statistica che ha come scopo quello di escludere opinioni impopolari dalla discussione politica-sociale, senza alcun riferimento al loro merito ma, come accade per le merci, sulla base della loro dimostrata mancanza di attrattiva.
In questo modo, chi governa incanala entro i propri disegni l’input popolare che ha già provveduto a formare con i mezzi di comunicazione, dove la pubblicità politica sempre meno si distingue dalla pubblicità delle merci, per cui i sondaggi, lungi dal sondare l’opinione pubblica, sondano di fatto la capacità di persuadere dei mezzi di comunicazione, con conseguente riduzione della democrazia e esercizio di scelte di consumo.

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Che fare?
Nulla.
Perché l’identità personale a cui fare appello non c’è più, essendo stata, a sua volta, risolta in un insieme di bisogni e desideri programmati dal mercato.
E allora, perché parlarne?
Per essere almeno consapevoli e non scambiare come ‘valori della modernità’ quelli che sono solo i suoi disastrosi inconvenienti.”

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Con la sua scrittura sempre scorrevole e piacevole ci descrive la vita attuale, tutto quello che si poteva intuire già alcuni lustri fa, sempre se provvisti di una buona dose di ‘capacità visiva’ non alterata e libera intellettualmente …

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Parvenza


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La resipiscenza

So tante le parole, Sua Eminenza,
che fanno rima co’ resipiscenza.
In molte nun ce poi trovà attinenza
perché c’è proprio troppa incongruenza.
Mo ve ne dico una: l’opulenza

parente stretta de concupiscenza.
Ce ne sta ‘n’altra ancora: l’impudenza
che a volte porta come conseguenza
a chi è malato un po’ d’onnipotenza
de fa qualche bojata pe’ imprudenza;

basta ‘na “erre” e scatta ‘na vertenza.
‘N’altra bella pesante è renitenza.
Er capo suo, cui deve l’obbedienza,
condanna tutti i giorni l’indecenza
de chi fa er prete senza avè coerenza

e predica er Vangelo in apparenza
anzi mostrando pure insofferenza
verso chi chiede esami de coscienza.
Quanno de fronte c’è la sofferenza
de chi richiede cure ed assistenza

nun basta blaterà de provvidenza
se nun s’è condivisa l’esperienza.
Per cui è tardiva la munificenza
dopo che ce s’è arresi all’evidenza
de quella vostra augusta residenza

ristrutturata con magnificenza
coi soldi dati pe’ beneficenza.
Ed oltretutto, detto in confidenza,
dovrebbe ancora dà la differenza…

Marazico – 2015

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Resipiscènza s. f. [dal lat. Tardo resipiscentia, der. Di resipiscens -entis «resipiscente»], letter. – Il rinsavire e il ravvedersi, riconoscendo l’errore in cui si è caduti, tornando al retto operare
(cit. Vocabolario Treccani)

P.S. Ma poi com’è andata a finire?
CI si dimentica di tutto.

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foto e testo tratti da  Marazico

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