I Vinti


§

Nel 2004, veniva pubblicato il libro I VINTI (con il sottotitolo: ‘I perdenti della globalizzazione e loro elogio finale’) di Marcello Veneziani, eccovene uno stralcio concernente un argomento che è solitamente molto ideologizzato :

3844

“Il comunismo è incompatibile con la storia e la politica, se non in via negativa, ovvero come movimento di opposizione o come contestazione e pungolo dell’esistente.
In quella veste dialettica e antagonista coglie risultati significativi in termini di emancipazione, tutela dei più deboli e giustizia sociale.
In positivo, il comunismo può esistere solo INTERIORE HOMINI o tra comunità selettive assai ristrette che decidono volontariamente di praticarlo senza pretendere di estenderlo agli altri.
La sua essenza nobile coincide con la generosità, ovvero con la passione per i perdenti, i deboli, i malati, i poveri e i soccombenti; la sua volontà è là, nella volontà di distribuire i beni a tutti rinunciando alla naturale disposizione umana a pensare prima a se stessi e ai propri cari e poi agli altri.
Accettare il destino tragico dei vinti della storia e ritirarsi in una forma impolitica di comunismo è l’unica via possibile per salvare non solo la traccia migliore del comunismo, ma anche la libertà e la dignità umana.
Sconfitte le idee del comunismo, restano i ‘gusci mentali’: la presunzione di incarnare lo spirito del tempo e la superiore verità della storia, a prescindere da quel che indicano l’esperienza, la competenza e la maggioranza, ovvero il senso comune e la tradizione, l’intelligenza e il consenso popolare.

3845

Poi, la subalternità della verità all’utilità politica e la sottomissione dei fatti, della vita e della realtà, ai disegni, alle opinioni e alla costruzione dell’ideologia.
Ovvero, il sogno di un Paese ‘normale’ che sovrasta e oscura l’attenzione alla vita reale.
E ancora, la priorità data alle preoccupazioni generali e lontane rispetto alle preoccupazioni concrete e vicine: ovvero l’esotismo, l’amore astratto per l’umanità.”

§

Perbacco !
Ma come ha fatto ad anticipare di almeno un paio di lustri la comparsa dei ‘peracottari’ che imperversano oggi ?
Preveggenza?
Avrete presente i discorsi di questi giorni, i rimandi a personalità politiche del recente (e meno) passato …
O, forse, si tratta solo di una lucida osservazione di quella ‘realtà’ che non è però quella che ci viene raccontata.
E nel giudicare la realtà (quella vera) bisogna imparare a considerare anche l’animo umano, la psicologia della gente con i relativi mancati traguardi, le paure e le pigrizie mentali, tutte quelle cose che stanno ‘a monte’ della formazione della realtà fisica, ma anche della mancanza di queste cose.
Non mi meraviglierei affatto che questo venisse etichettato semplicemente ed esclusivamente come uno scritto di un uomo di destra proprio per quella mancanza di visione libera (senza filtri ideologici pre inculcati), il che sarebbe, tutto sommato, nei suoi confronti ingiusto.

§

 

l’età “delle pietre”


§

3843

Marco Travaglio – L’età della pietra

Appena il boss stragista Giuseppe Graviano, intercettato nell’ora d’aria, ha dato segni d’insofferenza e lanciato propositi di vendetta per le promesse non mantenute dai tanti che trattarono con Cosa Nostra per conto dello Stato e anche per conto proprio in attesa di farsi essi stessi Stato fra il 1992 e il ’94, nel biennio delle stragi, lo Stato non ha perso tempo e ha subito risposto. Con una sequenza di atti tutti formalmente legittimi, ma tutti impensabili fino a qualche mese fa.

1) La Cassazione ha respinto il diniego del Tribunale di sorveglianza di Bologna alla scarcerazione di Totò Riina, detenuto da 24 anni al 41-bis per scontare 15 ergastoli, invocando il suo diritto a una “morte dignitosa” nel letto di casa sua, come se fosse la cosa più normale di questo mondo.

2) Forza Italia ha chiesto formalmente agli amici del Pd di ammorbidire il nuovo Codice antimafia che allarga le maglie dei sequestri dei beni a chi risponde “soltanto” di corruzione o concussione, delitti sempre più difficili da distinguere da quelli delle nuove mafie.

3) Marcello Dell’Utri ha chiesto di tornare a casa anche lui per fantomatici motivi di salute, anche se dei 7 anni inflittigli per concorso esterno in associazione mafiosa ne ha scontati solo 3.

4) Lo stesso Dell’Utri ha ottenuto il permesso di farsi intervistare su La7 in una saletta del carcere, caso più unico che raro per un condannato detenuto per mafia e mai pentito, per definirsi “prigioniero politico” e benedire il governo Renzusconi prossimo venturo, mentre l’intrepido intervistatore lo chiamava “senatore”.

5) La Cassazione ha annullato le conseguenze della condanna definitiva di Bruno Contrada a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, in un “incidente di esecuzione” che non entra nel merito del verdetto e discute la colpevolezza, ma rende “ineseguibile e improduttiva di ogni effetto” la sua stessa pronuncia. E così si associa a quanto stabilito nel 2015 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ritiene di fatto inesistente il reato di concorso esterno prima del 1994, perché fino ad allora (quando la Cassazione si pronunciò a sezioni unite) la giurisprudenza oscillava e gli uomini dello Stato non sapevano che vendersi alla mafia era reato.

Il Contrada che oggi politici, tg e giornaloni ignoranti, smemorati o in malafede dipingono come un povero martire innocente e perseguitato per un quarto di secolo dagli aguzzini in toga è l’uomo che una quarantina di giudici di funzioni e sedi diverse fino alla Cassazione, han giudicato colpevole di aver fatto per anni il trait d’union fra Stato e mafia.

Non solo per le accuse di una ventina di pentiti (le prime furono di Gaspare Mutolo davanti a Borsellino, assassinato due settimane dopo), ma pure da una gran quantità di autorevolissimi testimoni.

Vari giudici raccontarono la diffidenza di Falcone e Borsellino nei confronti di “’u Dutturi”: Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, Ayala, oltre a Laura Cassarà, vedova di Ninni (uno dei colleghi di Contrada alla Questura di Palermo assassinati dalla mafia mentre lui vi colludeva). Tutti a ripetere che Contrada passava informazioni a Cosa Nostra e incontrava boss come Rosario Riccobono e Calogero Musso. Nelle sentenze a suo carico si legge che Contrada concesse la patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco; agevolò la latitanza di Totò Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino; ebbe rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco; spifferò segreti d’indagine ai mafiosi in cambio di favori e regali (come i 10 milioni di lire accantonati nel bilancio di Cosa Nostra a Natale del 1981 per acquistare un’auto a una sua intima amica). Decisivo fu il caso di Oliviero Tognoli, l’imprenditore bresciano arrestato in Svizzera nel 1988 come riciclatore della mafia. Secondo Carla Del Ponte, che lo interrogò a Lugano con Falcone, Tognoli ammise che a farlo fuggire dall’Italia era stato Contrada. Ma poi, terrorizzato da quel nome, rifiutò di verbalizzare e in seguito ritrattò. Quattro mesi dopo Cosa Nostra tentò di assassinare Falcone e la Del Ponte all’Addaura.

Ora quest’uomo verrà risarcito dallo Stato con soldi nostri per i 10 anni trascorsi in carcere, riavrà a spese nostre la pensione di dirigente della Polizia che gli era stata revocata, oltre al diritto all’elettorato attivo e passivo (potrà votare e anche essere eletto).

Ma non solo: tutti i condannati per concorso esterno, da Dell’Utri in giù, chiederanno lo stesso trattamento, cioè di salvarsi dalle conseguenze di sentenze anche definitive e tornare alla vita normale, magari anche in Parlamento, da sicuri colpevoli del gravissimo reato che hanno inoppugnabilmente commesso. Se qualcuno avesse ancora bisogno di prove sulla trattativa Stato-mafia avviata 25 anni da alcuni carabinieri del Ros e tuttoggi in pieno corso, è servito. Bisogna proprio avere l’anello al naso per non notare la repentina, vomitevole regressione all’età della pietra dell’antimafia, quando Cosa Nostra ufficialmente non esisteva o era solo un’accozzaglia di rozzi e incolti professionisti della violenza senza complici nelle istituzioni, nella politica, nella finanza, nell’imprenditoria, nelle professioni, nella Chiesa: i“concorrenti esterni” che le hanno garantito due secoli di vita e potere, come a nessun’altra organizzazione criminale al mondo.

Il tutto avviene all’indomani del 25° anniversario dell’assassinio di Falcone e a pochi giorni da quello di via d’Amelio, costata la vita a Borsellino e ai suoi angeli custodi. Ora, con buona pace della Corte di Strasburgo che la mafia non l’ha mai vista neppure in cartolina, e della nostra Cassazione che invece dovrebbe saperne qualcosa, il reato di concorso esterno non è un’invenzione: è sempre esistito, come il concorso in omicidio, in rapina, in truffa, in corruzione ecc.

Nel 1875, quando la Sicilia aveva una Cassazione tutta sua e la mafia si chiamava brigantaggio, già venivano condannati i suoi concorrenti esterni agrigentini per “complicità in associazione di malfattori”. Nel 1982 la legge Rognoni-La Torre creò finalmente il reato di associazione mafiosa (art. 416-bis del Codice penale) e subito dopo, nel 1987, il pool di Falcone e Borsellino contestò il concorso esterno in associazione mafiosa ai colletti bianchi di Cosa Nostra nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso-ter. Poi bastò che finissero nei guai alcuni potenti, tipo Contrada (condannato), Carnevale (condannato in appello e assolto dai colleghi della Cassazione), Dell’Utri (condannato), Cosentino (condannato in primo grado) e compagnia bella, perchè i loro concorrenti esterni nel Palazzo e nei giornali strillassero al reato inesistente, confuso, fumoso. Idiozie che fortunatamente quasi mai trovavano cittadinanza nei tribunali, nelle corti d’appello e in Cassazione.

Invece ora, all’improvviso, con le minacce di Graviano dal carcere e le larghe intese dietro l’angolo, si può dire e fare tutto. Anche mettere nero su bianco che uno stragista con 15 ergastoli sul groppone non deve morire in carcere, ma a casa sua. Anche sostenere, restando seri, che un superpoliziotto, già capo della Mobile e della Criminalpol a Palermo e poi numero 3 del Sisde, non sapeva che incontrare e favorire i boss, farli fuggire, avvertirli dei blitz dei colleghi (tutti ammazzati), restituirgli il porto d’armi, fosse reato: lo scoprì solo quando glielo disse la Cassazione a sezioni unite in un altro processo. E allora si battè una mano sulla fronte: “Cazzo, a saperlo per tempo non avrei lavorato tanti anni per la mafia prendendo lo stipendio dallo Stato! Ma non potevate dirmelo prima?”.

Questa vergogna senza eguali viene contrabbandata per “garantismo”, mentre scava un fossato ormai incolmabile fra diritto e giustizia, fra regola e prassi, fra imputati di serie A e di serie B, fra potenti e poveracci, fra ricchi e poveri. A furia di depenalizzare reati gravissimi, agevolare prescrizioni, allargare immunità, regalare franchigie ai soliti noti, è sempre più difficile accettare le sentenze di una giustizia forte coi deboli e debole coi forti.

Il mese scorso un tizio di Palermo che aveva rubato un pezzo di formaggio in un supermercato di Mondello s’è beccato 16 mesi di galera senza la condizionale: cioè finirà in galera. E quelli che per anni (entro e non oltre il 1994) hanno venduto lo Stato alla mafia la faranno franca l’uno dopo l’altro. Si spera almeno che chi plaude o tace su questo schifo, il 19 luglio ci risparmi le solite corone di fiori in via d’Amelio. E abbia il coraggio di fare sulle tombe di Borsellino e Falcone ciò che fa di nascosto da 25 anni: sputarci sopra.

FQ

§

Ogni parola aggiunta è superflua …

§

 

ma allora …


§

3841

§

Ricordati, se mai dovessi aver bisogno di una mano che ti aiuti,
che ne troverai una alla fine del tuo braccio…
Nel diventare più maturo scoprirai che hai due mani.
Una per aiutare te stesso, l’altra per aiutare gli altri.

Audrey Hepburn

§

Ma allora non era ‘solo’ bellissima …

§

immagini e testi tratti da  INFORMAZIONE LIBERA

§

3842§

§

Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili…

Audrey Hepburn

§

 

 

la mela perfetta … bella e rinfrescante


§

3838

Sarà il caldo, sarà la ‘frizzante’ aria vacanziera … ma in estate si ripetono sempre alcuni riti ormai divenuti consuetudine;
uno di questi riguarda la politica (per modo di dire, in effetti è ‘altro’) e le informazioni che ci girano intorno; al posto di informazioni sarebbe più corretto però dire ‘chiacchiere’ e riguardano sia i poilitici che i media.
Quest’anno gli ultimi ‘sproloqui’ sono quelli che escono (come il verme dalla mela bacata) dal fantasioso cervello di Matteo nostro, il ‘sempre boy scout’ Renzi, che sta scrivendo la ‘sua’ versione del “manuale delle giovanni marmotte” (provovando il ‘rigirarsi agitato’ in alcune tombe famose)…
ma i media ci deliziano anche con altri ‘bonbon’ come ad esempio la vicenda Contrada:
uno che per un quarto di secolo è stato considerato un traditore della Patria, che ha scontato per intero la sua condanna, ci è costato un ‘botto’ per spese tribunalizie più il costo di dieci anni di galera (alla modica cifra, diciamo, di € 300 al dì), ed ora con il probabile rimborso del danno morale e materiale patito, più il ricalcolo pensionistico, che nel frattempo era stato sospeso.
Che dite? Tireranno per le lunghe? Probabile. Tanto il ‘vegliardo’ ha 85 anni … So’ furbi questi, mica so’ dei dilettanti…
Questo è il mondo che ci circonda e l’aria è più pesante della peggior cappa di afa …
Allora per parlar d’altro eccovi un “frutto rinfrescante”, un bel testo (da contestualizzare) tratto dal SIMPOSIO di Platone … conservatosi attuale nei secoli pur senza frigoriferi e congelatori …

3835

“Della virtù dell’Amore, resta da parlare.
Il massimo è che Amore non fa né riceve ingiustizia, né da un dio né a un dio e né da uomo né a un uomo.
Egli non patisce violenza, ammesso che patisca qualcosa, perché violenza non tocca Amore, né, quando agisce, agisce in tal modo; ma ognuno serve Amore spontaneamente in ogni cosa; e quando c’è accordo reciproco tra due volontà, ‘Le Leggi che sono le regine degli Stati’, dicono che è giusto.
Oltre che la giustizia, Amore possiede in sommo grado anche la temperanza.
Si concorda, infatti, che la temperanza ha il dominio sulle passioni e sui piaceri e che non c’è nessun piacere più inteso dell’Amore e quindi se tutti gli altri sono meno intensi, sono inferiori all’Amore che, perciò, trionfa e, trionfando, sulle passioni e sui piaceri, è in sommo grado, temperante.
Per quanto riguarda il coraggio, ad Amore *neanche Ares può stargli a fronte*.
Non è, infatti, Ares che conquista Amore, ma Amore che seduce Ares, l’amore di Afrodite, e quanto si dice; e chi possiede è più forte di chi è posseduto, quindi, vincendo chi è più forte degli altri, egli è il più forte di tutti.
Della giustizia, quindi, della temperanza e del valore del dio, s’è già detto; resta ora da dire della sua sapienza: per quanto è possibile, bisogna cercare di non tralasciare nulla.
Intanto, per prima cosa onorerò anch’io la nostra arte, e dirò che che questi dio è poeta così sapiente da far diventare tali anche gli altri; in effetti, ognuno diventa poeta, appena lo tocca Amore, anche se prima era estraneo alle Muse.
Da qui è opportuno trarre testimonianza che Amore, a dirla in breve, è buon poeta in ogni genere di produzione attinente alle Muse.
Infatti, ciò che uno non ha e non conosce, non può certo darlo, né insegnarlo a nessuno.

3836

E, infatti, chi è che vorrà contestare che la creazione di tutti gli esseri viventi non avvenga per la sapienza di Amore che genera e fa crescere tutte le creature?
E, inoltre, nell’attività artistica non sappiamo forse che chi ha per maestro questo dio diviene famoso e illustre, chi invece non è toccato da Amore resta oscuro?
L’abilità nel tiro con l’arco, la sapienza nella medicina. l’arte profetica, Apollo le ha scoperte essendo guidato dal desiderio e dall’amore, così che
anch’egli può dirsi discepolo di questo dio, come le Muse nell’educazione artistica.
Efesto nell’arte di forgiare metalli, Atena in quello del tessere e Zeus, infine, in quella di governare sugli dei e sugli uomini.
Fu così che tutte le questioni tra gli dei si appianarono, da quando Amore comparve in mezzo a loro, si capisce, amore della bellezza, perché delle cose brutte non c’è amore; mentre, come ho detto, prima d’allora, molte e orribili cose, a quanto di dice, accadevano tra gli dei, perché regnava Necessità.
Ma dopo che nacque questo dio, dall’amore delle cose belle ne venne, per gli dei e per gli uomini, abbondanza di beni.
[…]

3837

Egli ci spoglia della selvatichezza e ci riempie di amor fraterno, invitandoci a riunirci tra noi in convegni come questo, facendosi promotore di feste, di danze, di sacrifici, assicurando la benevolenza, allontanando ogni rancore, largo in favori, incapace di malvagità, benigno, buono, contemplato dai saggi, ammirato dagli dei, invidiato dagli infelici, posseduto dai fortunati, padre della Delizia, dell’Eleganza, del Fasto, della Grazia, del Desiderio, della Bramosia, sollecito verso i buoni, incurante dei malvagi, nelle fatiche, nelle paure, nelle passioni, nelle conversazioni, è guida, guerriero, compagno di lotta, salvezza provvidenziale, ornamento di tutti gli dei e di tutti gli uomini, duce meraviglioso e perfetto che ognuno deve seguire e celebrare con inni degli di lui, partecipando al suo canto col quale egli ammalia l’animo degli uomini e degli dei.
Questo, Fedro, il mio discorso offerto al dio, svolto un po’ celiando, un po’ con ben dosata gravità, secondo le mie capacità”.

§

E, lo stesso Platone, aggiunse in versi:

“E’ Amore che reca
pace agli uomini, calma al mare
tregua ai venti e, nel dolore, il sonno”.

§