l’impronta idrica


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Il termine è per me una scoperta, l’argomento no.
Argomento su cui riflettono in pochi … e raramente.

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2 pensieri “en passant”


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4193

“Bisogna avere lo sguardo rivolto all’essenziale.
Il guadagno non è in termini di tempo ma di essenzialità: si tratta di allenare lo sguardo, a leggere la mano, a fare la mossa giusta e dunque il Rinascimento non ha nulla di vecchio.
Si interrogava sulle stesse cose su cui noi ci interroghiamo, ma in modo più essenziale.
Quando si perde questo senso, delle immagini essenziali, l’istinto è messo fuori gioco e si costruiscono brutti edifici, ci si alimenta troppo, si diventa obesi, ci si disorienta in tutta la propria struttura.
Si diventa immorali, irrilevanti, privi di istinto, come anestetizzati.
[…]
Oggi si pensa che il massimo della realtà si trovi nelle strutture fisiche esteriori: Concretezza senz’anima”.

James Hillman     IL LINGUAGGIO DELLA VITA

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4194

“Un’informazione sovrabbondante e contraddittoria, onnipresente, è stata incorporata nella mercificazione totale che sta, mano a mano, occupando ogni campo: religione, politica, arte, sesso.
Una forza incontenibile che solleva i mercanti e affossa i filosofi, la cui unica occupazione accettabile sembra essere la pubblicità, l’introduzione nel mercato di barlumi di pensiero.
Una forza che emargina la qualità.
Una mercificazione ottenuta non solo con la corruzione e il ricatto, ma anche con il consenso del regime integrato, tutti attratti irresistibilmente dal buco nero in cui la vita diventa apparenza e i consumi diventano nicchie, in cui pensiamo di trovare identità, gerarchie, appartenenze.
La realtà sempre più sottostante al virtuale”.

Giorgio Bocca    IL DIO DENARO

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Paradossi moderni


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La bambina “cristiana” affidata a musulmani è un paradosso.
Ma è strano che la cosa non abbia messo in luce per tutti il paradosso opposto.
Migliaia di famiglie occidentali si vanno a prendere bambini provenienti da famiglie musulmane, indù, scintoiste, con ben altre abitudini alimentari, con una cultura completamente diversa e li portano in nazioni dove c’è altra religione, altro cibo, altra lingua.
Questo però pare sembrarvi assolutamente normale.
È il complesso del salvatore, siamo tutti convinti che trasbordare qualcuno da un’altra cultura alla nostra significhi salvarlo.
Il paradosso più grande però è la madornale cazzata di definire cristiana una bambina di 5 anni.
A quell’età per fortuna i bimbi possono ancora salvarsi da quell’allucinazione collettiva, per poco però.
Vorrei non esistessero bambini educati secondo i precetti islamici.
Ma nemmeno secondo i precetti “cristiani”, che in verità hanno ben poco di cristiano; tutto insegneranno a quella bimba tranne l’accoglienza, l’amore e la fraternità, vista la cultura intrisa d’odio in cui crescerà.
Invece di portare i vostri figli a messa e poi vomitargli addosso durante il pranzo davanti al tg tutta la vostra acredine per le altre culture, che nemmeno conoscete, comportamento che insegnerà loro la guittaggine dell’ipocrisia, regalategli un mappamondo e tacete.

Natalino Balasso

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il video clip è stato scelto ed inserito nel suo post su FB (da cui è tratto) dallo stesso Natalino Balasso

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riempire i buchi


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Adesso basta

“E io dovrei bermi il calice della formazione, del team building, dei valori della società fino all’ultima goccia?
Io devo mettere amore, vita, passioni, amicizie in secondo piano rispetto a questo modello economico?”

[…]

“Non comprendo quale sia il beneficio dello spreco. se non dando spazio a un sospetto per nulla edificante; forse che la noia, il vuoto, la paura, hanno bisogno di riempitivi, qualcosa che distragga, e lo shopping è straordinariamente utile in questo?
Forse allora il consumismo è lo specchio di bisogni profondi, ancestrali, qualcosa che non va nella nostra vita e offre a tutti il semplice strumento dell’acquisto come medicina universale?
Però l’effetto non è tanto riuscito.
Non vedo molta gente felice, nonostante il consumismo.”

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Dissonanza cognitiva ?


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effettivamente questa piacevole immagine dimostra che qualcosa di strano è accaduto nel corso del tempo, e continua ad accadere;
la definisco piacevole solo perché tutti da bambini abbiamo amato questi personaggi.

Eppure nel guardarla nessuno (di qualunque età) pensa che sia profondamente ‘sbagliata’ e di ciò occorrerebbe domandarsi il perché …

forse verrebbe più facile se avesse un ‘titolo’, magari … “cannibali” ?

E la cosa preoccupante (ma non per molti, purtroppo) è che questo succede per molti altri aspetti della nostra vita moderna …

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Pessimista, oppure …


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4186

“Viviamo in un mondo materialista costruito sul furto, la competizione, lo sfruttamento, l’egoismo… tutto è predisposto per impedire alla coscienza di svilupparsi, perché la coscienza disturba, confonde.
Il sistema scolastico mantiene i bambini a un livello distante dalla presa di coscienza, un livello che impedisce al mondo di cambiare.
Esiste una evidente cospirazione che tende a mantenere il mondo così com’è, su fondamenta prive di morale.
A sessant’anni, al tramonto della vita, gettiamo gli esseri umani nella pattumiera della società.
Li abbiamo abituati da sempre a quest’idea e, accettandola, gli individui vivono accompagnati dall’angoscia di raggiungere questa età critica.
Ci troviamo all’interno di una società criminale che distrugge l’essere: la cospirazione è contro il risveglio.”

(Alejandro Jodorowsky)

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testo ed immagine tratti da  Realtà, inganno e manipolazione

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il Pensiero vendibile


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« La vita pubblica, sotto i nostri occhi di digitanti coatti e distratti, ha raggiunto uno stadio dove il pensiero si trasforma inevitabilmente in merce e la lingua in imbonimento della medesima.
Il pensare è diventato un’attività economica orientata al profitto.
Non importa quel che tu pensi, il contenuto specifico del tuo pensiero, ma qualunque esso sia deve essere concepito sin dall’origine come un oggetto commerciabile e vendibile. »

Mino Conte – “La forma impossibile”

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tratto da  Gazzetta filosofica

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“G” come Genio


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W – Pensi di essere un genio?
L – Sì, se esiste una cosa simile, io lo sono.
W- Quando te ne sei accorto?
L – Quando avevo dodici anni. Ero sicuro di esserlo, ma non se ne era accorto nessuno (ride). O sono un pazzo o sono un genio: quale dei due? […] La genialità è una forma di pazzia e ciascuno di noi ne possiede un pizzico […] anche se io ero modesto, un po’ come a proposito del modo in cui suono la chitarra. Se esiste un genio, cos’è, cosa diavolo è? Be’, quello sono io, mentre se non esiste non me ne frega niente, pensavo da ragazzino, e continuavo a scrivere poesie e dipingere quadri. Non sono diventato un genio quando i Beatles hanno sfondato o quando vi siete accorti che esistevo: lo sono stato per tutta la mia vita. Essere genio, oltretutto, è dolore. E’ solo dolore.”

Intervista di Jann S. Wenner a John Lennon – (1970)

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i due lupi


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Un’antica, illuminante, storiella Cherokee (spesso riportata in modo approssimativo) mette in rilievo il valore straordinario della scelta.

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“Un giorno una bimba molto sveglia si rivolse al vecchio nonno Cherokee mentre egli stava in meditazione dinnanzi a uno splendido tramonto.
«Nonno: perché gli uomini combattono?»
E proprio mentre il sole stava perdendo la sua battaglia con la notte, il saggio indiano spostò lo sguardo dalla rossa sfera e guardò dritto negli occhi della bimba, perle altrettanto infuocate.
«Ogni uomo», disse calmo e sicuro, «è chiamato a compiere le proprie battaglie e la madre di tutte le battaglie è lo scontro che avviene tra i due lupi.»
«Quali due lupi, nonno? »
«Quelli che ogni uomo cela dentro di sé.»
La bimba non comprese subito, tuttavia cominciò ad ascoltarsi e percepì in sé forti sensazioni mentre il nonno continuò:

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«Dentro ognuno di noi ci sono due lupi, uno è ferito, deluso, incattivito e vive di paura, invidia, gelosia, risentimento, menzogna ed egoismo.»
Fece una pausa vedendo che la nipote era profondamente assorta.
«E l’altro?» disse ella all’improvviso.
«L’altro è un lupo felice, gentile, compassionevole. Vive in pace, nell’amore, nella fiducia e nella generosità. Si esprime in modo autentico.»
La bimba, sempre più assorta e intenta a comprendere, chiese infine con trepidazione:
«E quale lupo vince?»
Il saggio Cherokee, con gli occhi lucidi e luminosi, con lo sguardo libero e profondo, rispose così:
«Quello che scegli di nutrire di più!»

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La ragazza sveglia ne fu molto colpita e durante la notte fece curiosi sogni di epiche battaglie.
Al risveglio una domanda le sgorgò urgentemente dal cuore. La rivolse al nonno alla prima occasione:
«Nonno, tra il giorno e la notte io scelgo il giorno, ma mi piace anche la notte.
Tra il caldo e il freddo, io scelgo il caldo, ma apprezzo anche il fresco.
Perché ci deve essere sempre una battaglia?
Perché ci deve essere sempre una cosa migliore dell’altra?».
Il nonno, compiaciuto, si illuminò in volto.
«Hai colto nel segno, non c’è un lupo davvero buono e un lupo davvero cattivo. Tutto è parte dell’Uno. Entrambi i lupi sono parte della Perfezione. Il giorno esiste solo perché c’è anche la notte, puoi inspirare soltanto dopo aver espirato. Entrambi i lupi vanno dunque nutriti, tuttavia occorre essere svegli e presenti per farlo in modo corretto, cogliendo di entrambi l’autentica natura, il potenziale e la forza.
Rispettando i caratteri di entrambi i lupi tu crei un equilibrio che ti permette di stare nella pace: nessuno dei due vorrà attirare maggiore attenzione e tu potrai sentire di volta in volta la voce più profonda della tua coscienza».
«Allora vincono tutti e due i lupi!» esclamò la ragazza con allegria.
«Esatto!» confermò il nonno.
«La quiete è l’obiettivo di un uomo di Conoscenza!
Grazie al silenzio e alla pace interiore ogni conflitto perde significato.
Tutto torna a splendere alla luce della Perfezione».
La giovane ragazza sorrise di tutto cuore.”

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https://danielemizzoni.blogspot.it/p/nativi.html

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tratta da  Realtà, inganno e manipolazione

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ROMA E VIRGINIA RAGGI. IL GRANDE INGANNO


 

l’autore del pezzo è un politico, un consigliere dell’ottava circoscrizione del Comune di Palermo, eletto in una Lista Civica che appoggia l’attuale Sindaco Orlando.
Nessuna affinità politica con la giunta capitolina e con la Sindaca.
A quanto si legge neppure nessuna affinità con i media mainstream e con ‘certi politici’ di nostra conoscenza …

allora sorge spontanea una riflessione …
fra loro qualcuno mente oppure nasconde parte della verità,
il ‘problema’ è capire ‘chi’ …

Sorgente:      PoliticaPrima: ROMA E VIRGINIA RAGGI. IL GRANDE INGANNO

Identità inventate


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Qualche riflessione questa immagine la suscita (e chiedo di porre particolare attenzione al “tatuaggio”).

La prima cosa che mi viene da pensare è che le distinzioni e le differenze (culturali, linguistiche, religiose e così via) vengono ‘costruite a tavolino’ dagli uomini perché alla nascita siamo davvero tutti uguali; non sto qui ora a disquisire sulle motivazioni di ciò e sulla giustezza delle stesse (ma ci sarebbe da discuterne per ore o … giorni);

La seconda è conseguente alla prima ed è una domanda sul perché tutto ciò debba essere inevitabilmente motivo di divisione e mai di unione tra le persone.

Ecco allora un piccolissimo contributo alla riflessione …

“Ma allora cosa posso fare?
Il curioso.
Ma non è un mestiere!
Non è ancora un mestiere; viaggia, scrivi, traduci, impara a vivere dovunque.
E comincia subito.”

Henri Pierre Roché

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la sola immagine è tratta da   Giordano Bruno L’ultimo Degli Eretici

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“M” come Miles Davis


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Per dimostrare come si possa ‘spaziare’ tra argomenti diversissimi tra loro (basta avere una mente ‘aperta’) eccovi un piccolo scritto di Paolo Crepet, dal suo pluricitato libro, è tratto dal Capitolo M come MILES DAVIS

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“Ovvero della tristezza struggente e meravigliosa di Kind of Blue, esempio sublime di mutazione perenne, di costruzione infinitamente nuova a ogni nuova esecuzione: il diverso che torna uguale per evolvere ancora in imprevedibile.
Mi piacerebbe che in un’aula scolastica risuonasse questo divino lamento, richiamo ancestrale, sibilo animalesco: lascerebbe un’orma nell’anima dei ragazzi, favorirebbe la sublimazione della perdita e indurrebbe al superamento mentale, indispensabili a salvarsi la vita nei momenti di noia o perdita di sé.
Basterebbe un giradischi, una buona edizione in vinile, un maestro che, con poche misurate parole, apra all’ascolto del genio che quella musica diabolica e angelica ha scritto, interpretato, tramandato all’eternità”.

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“B” come Boh


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Noi siamo tutti utilizzatori dei cosiddetti ‘social’, o come autori o come lettori.
Spessissimo in molti ritengono (il più delle volte sbagliando) di dover sempre contro battere, rispondere, avallare o confutare, ma in realtà nella loro mente la risposta è solo un semplice “boh”;
molte volte pensando di dovere dire la nostra su tutto, siamo portati, inevitabilmente, a perdere spesso di vista le cose importanti e/o fondamentali per noi, facendoci andare alla deriva nel mare ‘molto magnum’ del web.

Il libro SFAMIGLIA di Crepet, (fonte inesauribile) ha un capitoletto più che interessante sull’argomento “boh”;
ve lo trascrivo, è intitolato appunto   B come BOH

3672

“Se chiedete a studenti dell’ultimo o penultimo anno di scuola media superiore che cosa vogliono fare nella vita, potrete ascoltare una risposta univoca: ‘Boh …’
A quell’età non si può pretendere una visione strategica?
Anche le generazioni precedenti avrebbero risposto più o meno allo stesso modo?
Non credo che le cose stiano così.
Tempo fa, si presenta nel mio studio una famiglia composta da padre, madre e figlio poco più che ventenne.
[…]
Il giovanotto ha stancamente raggiunto un diploma un paio d’anni prima; poi, più nulla.
Attività principali: ascoltare musica, uscire con la fidanzata e incontrarsi con gli amici, anch’essi nullafacenti.
Alle domande sempre più insistenti del padre, il ragazzo oppone un serafico silenzio fino l’ultima perentoria richiesta.
*Dillo almeno al dottore, cosa vuoi fare nella vita. Avrai pure un progetto, un’idea… Dillo almeno a lui, perdio…*
Per un attimo, sorpreso, forse perché sfidato, il figlio mi guarda.

4167

Poi dice tranquillo:
*Il pensionato. Voglio fare il pensionato*.
[…]
Forse non ha tutti i torti.
In fin dei conti, è stato pensionato per i suoi primi vent’anni: perché mai dovrebbe cambiare condizione adesso, rinunciare a godere di un diritto acquisito?
Non è per caso cresciuto nell’ozio e nel permissivismo, imbevuto nelle tutele più indecenti?
Non è forse vero che gli è stato fatto capire che la tranquillità economica non è un trampolino di lancio, ma un comodo giaciglio dove impigrirsi come e quando vuole?
Che cosa pretendono quei genitori, dopo che per vent’anni hanno scelto l’educazione invertebrata del non dire nulla, del non contrariare mai il figliolino, di non contrastarlo, sfidarlo, punirlo, provocarlo insomma?
E adesso tocca guardarlo nella sua rassegnata quiete, incapace di pensare che la responsabilità di un progetto di vita non è un anatema biblico, ma declinazione della libertà.
[…]

4168

La voglia di fare, di pensare, di progettare, di osare, di rovesciare i luoghi comuni imparata dai miei nonni e dai miei genitori, l’ho ritrovata identica nei miei grandi maestri: quelli che passavano notti a parlare di politica e di cambiare il mondo, quelli che andavano a dormire tardi perché si doveva alzare presto, con quella rabbia dentro, non distruttiva e iconoclastica, ma fabbricatrice di bene, che stando loro vicino respiravi come l’esalazione di una resina magica che ti sarebbe rimasta appiccicata addosso per il resto della esistenza.
Quel giovanotto voleva fare il pensionato perché era figlio di pensionati, non aveva davanti a sé sguardi imperiosi, ma malinconie di perdenti capaci solo di bestemmiare amari destini.
[…]

4169

Quando morì il mio maestro Franco Basaglia, sul settimanale francese ‘Nouvel Observateur’ la giornalista Marcelle Padovani titolò il necrologio ‘Briseurs de chaines’, colui che rompe le catene.
Quale migliore definizione a ricordo per un uomo possente che non lasciava nulla all’apatia, al disincanto, alla resa, all’impotenza, un uomo che non si è mai piegato alla volontà di chi toglieva la libertà a qualcun altro?
I nostri figli dovrebbero avere questi maestri, non certo ragionieri dell’esistenza che soppesano ogni cosa con il bilancino della convenienza, che si aspettano almeno una restituzione per ogni gesto.
Come se una vita, la propria vita, non fosse l’unica impresa che vince se finisce con i conti in rosso: avendo dato di più di quel che ha ricevuto.

4170

Proprio come nell’amore, proprio come educare: quanto ha dato Michelangelo all’umanità: un’enormità.
Quanto ha ricevuto in cambio: pochi spiccioli lesinati da un papa tirchio e dubbioso.
I ‘boh’ non si combattono con le urla e le porte sbattute, si prevengono dimostrando ai ragazzi (anche a certi cosiddetti adulti, ndr) che siamo stati e siamo capaci di spezzare le catene della mediocrità e del non senso, disponibili a indignarci e lottare perché loro aprano le ali e prendano il vento.
Un educatore è un istruttore di volo.
I nostri figli intrepidi piloti di meravigliose macchine volanti.
Basta poco, un po’ di fantasia … “

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La fine del confine


i “confini” come (forse) non li abbiamo mai visti …

Nowhereville

umbertoeco-654x404In tempi di nuovi muri e nuove trincee, risultano illuminanti le seguenti riflessioni di Umberto Eco sul concetto di “confine”, apparse il 17 dicembre 2000 nell’inserto Domenica del Sole24Ore.

Questo è il nostro modo per ricordarlo.


La fine del confine di Umberto Eco

«Est modus in rebus: sunt certi denique fines / quos ultra citraque nequit consistere recto»

Questi versi di Orazio possono essere assunti come una massima di comportamento, e tali certamente sono, ma anche in quanto tali sono meno ovvi di quanto sembri. Infatti, per dire che l’ideale etico è tenersi entro ragionevoli confini, occorre avere una nozione di confine, come di qualcosa che non è bene oltrepassare. É su questa nozione che si fonda la civiltà latina.
La mentalità latina è ossessionata dal confine, e questa angoscia nasce col mito della fondazione: Romolo traccia un confine e uccide il fratello perché non lo rispetta. Se non si…

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