“B” come Boh


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Noi siamo tutti utilizzatori dei cosiddetti ‘social’, o come autori o come lettori.
Spessissimo in molti ritengono (il più delle volte sbagliando) di dover sempre contro battere, rispondere, avallare o confutare, ma in realtà nella loro mente la risposta è solo un semplice “boh”;
molte volte pensando di dovere dire la nostra su tutto, siamo portati, inevitabilmente, a perdere spesso di vista le cose importanti e/o fondamentali per noi, facendoci andare alla deriva nel mare ‘molto magnum’ del web.

Il libro SFAMIGLIA di Crepet, (fonte inesauribile) ha un capitoletto più che interessante sull’argomento “boh”;
ve lo trascrivo, è intitolato appunto   B come BOH

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“Se chiedete a studenti dell’ultimo o penultimo anno di scuola media superiore che cosa vogliono fare nella vita, potrete ascoltare una risposta univoca: ‘Boh …’
A quell’età non si può pretendere una visione strategica?
Anche le generazioni precedenti avrebbero risposto più o meno allo stesso modo?
Non credo che le cose stiano così.
Tempo fa, si presenta nel mio studio una famiglia composta da padre, madre e figlio poco più che ventenne.
[…]
Il giovanotto ha stancamente raggiunto un diploma un paio d’anni prima; poi, più nulla.
Attività principali: ascoltare musica, uscire con la fidanzata e incontrarsi con gli amici, anch’essi nullafacenti.
Alle domande sempre più insistenti del padre, il ragazzo oppone un serafico silenzio fino l’ultima perentoria richiesta.
*Dillo almeno al dottore, cosa vuoi fare nella vita. Avrai pure un progetto, un’idea… Dillo almeno a lui, perdio…*
Per un attimo, sorpreso, forse perché sfidato, il figlio mi guarda.

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Poi dice tranquillo:
*Il pensionato. Voglio fare il pensionato*.
[…]
Forse non ha tutti i torti.
In fin dei conti, è stato pensionato per i suoi primi vent’anni: perché mai dovrebbe cambiare condizione adesso, rinunciare a godere di un diritto acquisito?
Non è per caso cresciuto nell’ozio e nel permissivismo, imbevuto nelle tutele più indecenti?
Non è forse vero che gli è stato fatto capire che la tranquillità economica non è un trampolino di lancio, ma un comodo giaciglio dove impigrirsi come e quando vuole?
Che cosa pretendono quei genitori, dopo che per vent’anni hanno scelto l’educazione invertebrata del non dire nulla, del non contrariare mai il figliolino, di non contrastarlo, sfidarlo, punirlo, provocarlo insomma?
E adesso tocca guardarlo nella sua rassegnata quiete, incapace di pensare che la responsabilità di un progetto di vita non è un anatema biblico, ma declinazione della libertà.
[…]

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La voglia di fare, di pensare, di progettare, di osare, di rovesciare i luoghi comuni imparata dai miei nonni e dai miei genitori, l’ho ritrovata identica nei miei grandi maestri: quelli che passavano notti a parlare di politica e di cambiare il mondo, quelli che andavano a dormire tardi perché si doveva alzare presto, con quella rabbia dentro, non distruttiva e iconoclastica, ma fabbricatrice di bene, che stando loro vicino respiravi come l’esalazione di una resina magica che ti sarebbe rimasta appiccicata addosso per il resto della esistenza.
Quel giovanotto voleva fare il pensionato perché era figlio di pensionati, non aveva davanti a sé sguardi imperiosi, ma malinconie di perdenti capaci solo di bestemmiare amari destini.
[…]

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Quando morì il mio maestro Franco Basaglia, sul settimanale francese ‘Nouvel Observateur’ la giornalista Marcelle Padovani titolò il necrologio ‘Briseurs de chaines’, colui che rompe le catene.
Quale migliore definizione a ricordo per un uomo possente che non lasciava nulla all’apatia, al disincanto, alla resa, all’impotenza, un uomo che non si è mai piegato alla volontà di chi toglieva la libertà a qualcun altro?
I nostri figli dovrebbero avere questi maestri, non certo ragionieri dell’esistenza che soppesano ogni cosa con il bilancino della convenienza, che si aspettano almeno una restituzione per ogni gesto.
Come se una vita, la propria vita, non fosse l’unica impresa che vince se finisce con i conti in rosso: avendo dato di più di quel che ha ricevuto.

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Proprio come nell’amore, proprio come educare: quanto ha dato Michelangelo all’umanità: un’enormità.
Quanto ha ricevuto in cambio: pochi spiccioli lesinati da un papa tirchio e dubbioso.
I ‘boh’ non si combattono con le urla e le porte sbattute, si prevengono dimostrando ai ragazzi (anche a certi cosiddetti adulti, ndr) che siamo stati e siamo capaci di spezzare le catene della mediocrità e del non senso, disponibili a indignarci e lottare perché loro aprano le ali e prendano il vento.
Un educatore è un istruttore di volo.
I nostri figli intrepidi piloti di meravigliose macchine volanti.
Basta poco, un po’ di fantasia … “

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5 pensieri riguardo ““B” come Boh

  1. i ragazzini oggi sono tutti “boh”, te lo dice una che lavora a scuola. Poi spunta qualcuno che sembra un genio in miniatura con le idee chiare e non capisco se e’ fuori dal comune o e’ solo normale e sono gli altri ad essere tutti “boh”. Da aggiungere che avendo comunque dei genitori “boh” non e’ cge abbiano molte speranze, aggiungi una scuola a scatafascio … e les joues sont fait!

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