Scienza o Coscienza


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“Le scoperte scientifiche, anche le più straordinarie, non miglioreranno la condizione dell’uomo se prima questi non avrà fatto un salto di coscienza.
Tanto si deve scoprire all’esterno, tanto si deve progredire all’interno.
Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarglisi contro.”

(Giordano Bruno)

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A ben vedere direi che tale ‘profezia’ si sta assolutamente avverando …

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José un Uomo semplicemente … … MO NU MEN TA LE !!!


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L’Uomo crede di aver capito tutto, vuole manipolare il mondo a suo uso e consumo, per la sua sete di potere e guadagno è disposto a sacrificare qualsiasi cosa, dignità compresa.
Ha nel tempo barattato il vivere con un esistere amorfo;
ha costruito leggi, migliaia di leggi, che determinano la sua stessa auto distruzione;
ha tolto importanza alle cose veramente importanti e ne ha data molta alle cose insulse.
La gran massa neppure lo sa ma si è consegnata (senza reagire) alla propria estinzione.

Vi invito a riflettere sulle parole che seguono …

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3754

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foto tratta da  La Verità ci Rende Liberi

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Poesie


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Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.
Devi associarti a una consorteria
di violinisti guerci, di furbi larifari,
di nani del Veronese, di aiuole militari,
di impiegati al catasto, di accòliti della Schickeria.
E ballare con loro il verde allegro dello sfacelo,
le gighe del marciume inorpellato,
inchinarti dinanzi ai feticci della camorra,
come Abramo dinanzi al volere del cielo.
Guai a chi sta sulla terra è sprovvisto di santi,
guai a chi resta solo come un re disperato
fra neri ceffi di lupi digrignanti.
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Angelo Maria Ripellino

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Ius soli temperato


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Neanche fosse una matita …
vorrei dire una stupidata su un argomento di scottante attualità.

Dato che ho premesso che è una stupidata mi asterrò dal ricordare com’è l’attuale normativa in merito e quali sono le modifiche che si vogliono apportare.

Ma riflettendo …

Se ad ogni persona residente (a vario titolo) sul territorio nazionale fossero garantiti tutti i diritti inerenti la salute, il lavoro, la casa etc etc rimarrebbe così importante la ‘cittadinanza’ ???

Questo argomento è così impellente (come l’Umbria Jazz del resto) da scavalcare nella calendarizzazione la discussione sulla legge elettorale, ad esempio ???

E non è che, magari, è urgente perché potrebbe creare un congruo numero di ‘nuovi elettori’ (riconoscenti) ???

Magari mi sbaglio eh …

Però credo che sia più importante garantire i servizi ai cittadini, siano essi italiani o stranieri, ben più di un ‘patentino di italianità’ …

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Traccie


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Tra le tracce dei temi per la maturità (stendiamo un velo pietoso sulla comunicazione delle stesse) ne troviamo una che prende spunto da questa splendida poesia.

Una considerazione che mi rattrista molto è che questa poesia viene posta all’attenzione dei ventenni mentre occorrerebbe (e siamo già in ritardo) che la leggessero gli adulti …
in particolare quelli che governano il mondo …

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3747

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No = Si


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E dato che abbiamo aperto le danze parlando del PD proseguiamo con un bel ‘tango della gelosia’ (e non solo) …

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25

Marco Travaglio – È ufficiale: No = Si

(Quest’articolo è da leggere per capire una volta per tutte cosa e contro chi sta combattendo tutti i giorni la giunta Raggi: non solo i partiti di sistema della città, ma anche il Pd al governo, ndr)

Per capire come si è ridotto il Pd, basterebbero nell’ordine: questi quattro anni di inciuci e di leggi-vergogna; le aperture di Renzi un giorno a B. e l’indomani a Pisapia; le supercazzole su Prodi, ieri simbolo delle mega-coalizioni “da Turigliatto a Mastella” da evitare come la peste bubbonica e oggi modello da imitare e “collante del nuovo Ulivo”; i tentativi di licenziare il testimone Luigi Marroni (unico protagonista del caso Consip non indagato) per salvare le chiappe agli indagati Lotti, babbo Tiziano, Del Sette e Saltalamacchia & C.; e gli incredibili silenzi sulle bugie al Parlamento della sottosegretaria Boschi sulle sue interferenze nel caso di Banca Etruria vicepresieduta da papà Pier Luigi.

Ma, casomai tutto ciò non bastasse, c’è un fatterello illuminante, accaduto a Roma e rivelato dalla cronaca cittadina del Messaggero. Riguarda il nuovo stadio della Roma, anzi del costruttore Luca Parnasi e del presidente James Pallotta, che sorgerà a Tor di Valle.

Chi l’ha deciso? Le giunte Marino e Zingaretti tre anni fa, accordo suggellato il 22 dicembre 2014 dal voto del Consiglio comunale di Roma sulla famosa delibera di “pubblico interesse”, approvata dal Pd e dalle cosiddette opposizioni di centrodestra, col voto contrario dei 5Stelle. Il progetto prevede un ecomostro con tre grattacieli (le famigerate torri) e 15 edifici più bassi, dominato da edilizia residenziale e commerciale, su 1 milione di metri quadri di terreni di proprietà del costruttore Parnasi.

Poi Marino viene defenestrato dagli amici del suo partito e un anno fa si va alle elezioni anticipate: il candidato Pd Roberto Giachetti si dichiara favorevole “a qualunque iniziativa privata che porti a Roma miglioramenti infrastrutturali, che sia della Roma, della Lazio, della Fiorentina o della Juventus”; invece la M5S Virginia Raggi, che stravincerà, dice: “Sì allo stadio, no alle speculazioni”. È anche la posizione del suo assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, che rilascia interviste tonitruanti contro gli aspetti speculativi dell’opera, ma poi in conferenza dei servizi fa poco o nulla per modificare il progetto.

A fine febbraio la conferenza sta per scadere e si rischiano penali milionarie. Grillo piomba a Roma e gioca la parte del poliziotto cattivo: “Lo stadio si fa da un’altra parte o non si fa più”. La Roma, spaventata, abbassa le pretese. La Raggi si fa forza di un vincolo della Soprintendenza sulla tribuna dell’ippodromo di Tor di Valle (quella immortalata dal film Febbre da cavallo) e di un parere dell’Avvocatura comunale sulla possibilità di revocare la delibera Marino.

E strappa in extremis un compromesso: cubature dimezzate (via le due torri e altri interventi speculativi) e parallela riduzione delle opere infrastrutturali a carico dei privati (che passano da 240 a 125 milioni, per lavori di pubblica utilità e potenziamento della Roma-Lido).

Il 14 giugno il Consiglio comunale approva la nuova delibera di “pubblico interesse”, con i voti di M5S (esclusi tre dissidenti) e FI, mentre Pd e FdI votano contro e Lista Marchini si astiene. Fin qui tutto normale: ciascuno vota come gli pare e a nessuno salta in mente di rimproverare il voltafaccia a chi era favorevole all’ecomostro quand’era in maggioranza e ora che è all’opposizione è contro un progetto più ecosostenibile (questo accade solo a parti invertite, col Pd e la stampa al seguito che pretendono da 5Stelle e Lega, cioè dalle opposizioni, il sì alla legge sullo Ius soli per levare le castagne dal fuoco a Renzi in rotta con gli alfaniani).

Ma il Pd non si limita a votare contro uno stadio privato che ha imposto alla città e nella forma più smodata, impegnando le future amministrazioni a realizzarlo, pena una causa per danni con la Roma persa in partenza. No, fa di più.

Come rivela Simone Canettieri sul Messaggero, mai smentito, il consigliere Pd Giulio Pelonzi, a nome di tutto il partito, telefona ai vertici dell’AS Roma: “Ci dispiace, ma abbiamo fatto una battaglia sullo stadio in questi mesi e dobbiamo votare no”. Onde evitare di ritrovarsi migliaia di tifosi giallorossi inferociti sotto casa. Poi, messo giù il telefono, si precipita in aula per leggere la dichiarazione di voto. Un capolavoro: “Il Pd voterà no, ma perché vuole lo stadio”.

Quindi no vuol dire sì. E ovviamente sì significa no. Chiaro? Intanto, siccome non c’è limite al peggio, il governo Pd ha appena infilato nella manovrina un emendamento-marchetta – di quelli che restano senza padre né madre, figli di NN – che fa rientrare dalla finestra le speculazioni messe alla porta dalla Raggi: consente cioè di destinare il 20% delle cubature del nuovo impianto di Tor di Valle all’edilizia residenziale.

Il gruppo M5S, appena se ne accorge, risponde con un emendamento alla delibera-stadio che impegna il Campidoglio a stoppare qualunque cambio di destinazione d’uso speculativo: stadio sì, appartamenti no.

Che fa invece il Pd? Mentre dice no al progetto complessivo, si astiene sull’emendamento anti-speculatori, per non smentire il governo e il partito pro-speculatori. La capogruppo Michela De Biase, compagna del ministro Franceschini a sua volta membro del governo artefice del regalo ai privati, sceglie eccezionalmente il silenzio. E c’è da capirla. Già passare da pro a contro lo stadio, votando prima sì all’ecomostro e poi no a un progetto molto meno invasivo, è dura; già votare no allo stadio spiegando che vuol dire sì, è un bel casino; ma difendere pure una marchetta agli speculatori imposta dal partito di famiglia e dal governo del marito nello stadio appena bocciato, è una missione impossibile persino per una del Pd.

Urge un corso di aggiornamento del professor Recalcàzzola in paraculismo applicato.

FQ

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Democrazia e partecipazione


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3610

Capitolo    DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

” […]
Sembra praticabile (come nell’antica Grecia ndr) riunire quaranta milioni di persone in piazza a discutere di una qualunque questione?
E se non lo è, possiamo ancora parlare di democrazia?
I partiti politici sono stati inventati proprio per questo scopo.
Nell’antica Grecia non esistevano partiti né se ne avvertiva il bisogno, perché tutti i cittadini erano attori politici.
I partiti servono a ricondurre le opinioni individuali all’interno di visioni più generali.
Noi non conosciamo personalmente tutti i politici che si presentano alle elezioni: conosciamo i partiti e i loro programmi, e su quella base decidiamo a chi assegnare il nostro voto.
I partiti sono le bussole, i punti di riferimento ideologici che orientano il nostro voto, spingendoci a scegliere una certa persona piuttosto che un’altra (ricordatevi che sta riferendosi alla Spagna; da noi sono già andati ‘oltre’ il concetto qui espresso ndr)

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Attualmente abbiamo a disposizione molti più strumenti per conoscere i profili dei candidati.
Una volta c’erano solo i comizi nelle arene o nelle piazze dei paesi, a cui partecipavano cittadini con idee molto diverse tra loro.
Il politico di turno riusciva a convincerne alcuni mentre altri rimanevano della propria opinione.
Oggi le campagne elettorali si fanno su Internet e non ha più senso tenere comizi nelle piazze, anche se molti continuano a organizzarli: lo dimostra il numero di cittadini, sempre più basso, che vi assistono (da noi non è proprio così, anche se non per tutti i partiti, ovviamente, ndr).
Del resto sono tante le cose, nella prassi politica quotidiana, che si sono ormai svuotate di significato mantenendo solo un valore simbolico e rituale.
A cosa servono infatti i comizi se tutti quelli che vi assistono sono amici del candidato o militanti del partito accorsi per garantirgli la claque?
Per quel che i riguarda, certi riti potrebbero anche essere aboliti: si risparmierebbero un sacco di soldi che potremmo utilizzare altrimenti, e nel mentre si sfrutterebbero appieno le possibilità offerte da Internet sia dal punto di vista della comunicazione elettorale sia (perché no) come piattaforma di discussione delle singole leggi (esempio ? Rousseau, ndr).
Ma le ideologie sono solo degli stereotipi.
Non sarebbe più importante conoscere bene le persone chiamate a rappresentarci?
Gli stereotipi non sono sempre sbagliati, sono una forma di conoscenza sperimentale che sta a metà tra la comodità e la pigrizia mentale.
La maturità intellettuale si raggiunge mettendo in discussione tali stereotipi, spingendosi oltre essi, cercando di ricavarne strumenti di analisi più raffinati,
Poi è vero che la società di massa si presta all’abuso di stereotipi e luoghi comuni, ma è altrettanto vero che Internet ha aperto orizzonti di conoscenza (sia per quanto riguarda le cose sia per quanto riguarda le persone) straordinariamente ampi.
Sta a noi valutare come sfruttare al meglio il vantaggio che possiamo vantare rispetto ai nostri antenati.
Però i partiti politici, generalmente, non mirano all’interesse generale, ma solo al proprio, pensano solo ad accumulare potere, a ingannare la gente perché li voti…
Un po’ è vero, ma in democrazia c’è una soluzione per tutto.
Se ti si rompono le scarpe, te ne compri di nuove, giusto?
Bé, anche in democrazia ci sono cose che si guastano e vanno cambiate.

3740

C’è un aforisma attribuito a Gregorio Magno [per inciso, tale Bersani (quest’acquaqua) si è laureato in filosofia con una tesi su Gregorio Magno… proprio da non crederci, ndr]
*corruptio optimi pessima est*
che sembra scritto apposta per noi.
Il concetto è che quando una cosa buona si guasta può produrre effetti più dannosi che se a guastarsi fosse una cosa più cattiva.
Questo per dire che se i politici sono corrotti, bisogna cambiarli.
[…]
Ma se i politici ci ingannano, è ancora lecito parlare di democrazia?
I politici non ci ingannano.
Siamo noi che ci lasciamo ingannare da loro.
Siamo troppo ingenui, eppure da che mondo è mondo gli esseri umani non fanno altro che ingannarsi gli uni con gli altri.
La politica e le relazioni sociali si muovono costantemente sullo stretto crinale che separa il vero dal falso, la sincerità dalla menzogna.

3739

Ci sono politici che dicono più spesso la verità, altri che dicono più spesso bugie, ma il gioco non è mai completamente pulito.
Se nessuno è interessato a svelare le falsità che cercano di farci digerire, noi possiamo offrirci a dire la verità che nessuno vuole ascoltare.
Nel Medioevo, le giostre cavalleresche si disputavano in un luogo chiamato ‘campo dell’onore’.
Questo campo, adesso, dovrebbe essere lo spazio pubblico della politica, dove si gioca, si discute e si combatte [Il problema è che manca l’onore… quello cavalleresco, s’intende … ma in alcuni casi (le cronache lo dimostrano) non solo ‘quello’ … ndr].”

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3741

E si ritorna al VIA, come in un enorme gioco dell’oca, e fintanto che la maggioranza delle persone non perverrà alla consapevolezza di quello che fa, di quello che succede, e dei perché accadono certe cose, il ‘gioco’ non cambierà… mai, e chi non avrà voluto, potuto, cercato di cambiare ‘senso’ a lui e alle cose, si ritroverà sempre alla casella del VIA.
Alé … un’altra corsa… lanciate i dadi gente !
(ndr)

Altro da aggiungere direi che non serve, il testo si commenta da se

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Economia 2.0 – La Cultura


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3738

La Cultura sta all’Economia come l’aria sta alla vita.

Senz’aria non c’è vita, almeno nelle forme a noi più note; così senza cultura non c’è economia, ergo vita o sopravvivenza.
Ma cos’è di fatto la cultura?
E’ il retaggio storico di tutte le esperienze, comportamenti, usi e scoperte fatte dall’Umanità che ci hanno permesso di sopravvivere, moltiplicarci e “progredire”.
Immaginativi solo per un momento che la ruota, la scrittura, gli attrezzi di ogni genere non siano mai stati ideati. In che condizioni vivremmo oggi? Saremmo forse ancora vestiti di pelle di animali, abiteremmo per lo più in caverne e ci esprimeremmo a gesti o con suoni disarticolati.
Qualcuno potrebbe dire: “Beh, l’uomo è andato avanti così per centinaia di migliaia di anni, cosa ci sarebbe di strano?”
Di strano nulla, ma provate a ritornare oggi come allora, ne vedremmo delle belle!
Comunque, tornando ad ora, se soltanto venisse a mancare per alcuni giorni l’energia elettrica saremmo costretti di colpo ad adottare comportamenti non molto lontani da quelli di epoche per noi assai remote. Come vedere al buio? Come conservare i cibi? Come informarsi su quello che accade nel mondo? Come prelevare soldi in banca? Come fare senza ascensori? E i trasporti? E gli ospedali? E gli acquedotti? E così via. Non funzionerebbe più quasi tutto quello che da tempo diamo per scontato e irreversibile.
Eppure di sfide da affrontare nei prossimi decenni ne abbiamo a iosa e di terribili: cambiamenti climatici, innalzamento del livello dei mari, desertificazione, sovrappopolazione, migrazioni bibliche, inquinamento ambientale, epidemie, carestie, ecc. ecc.
Quello che può accadere lo viviamo in diretta TV ogni giorno: città invivibili per lo smog, incendi catastrofici che uccidono centinaia di persone e migliaia di animali, tornado e uragani paurosi, innalzamento parossistico delle temperature, avanzamento inarrestabile dei deserti, ecc. ecc.
Ma noi di cosa ci preoccupiamo? “Al mercato hanno portato le ciligie cilene?”; “Ci sono le primizie di stagione provenienti dall’Estremo Oriente o dall’Africa?”; “Mi piacerebbe tanto andare in crociera ai Caraibi!”; “Perché non prendiamo il volo low cost e andiamo a cena a Parigi?”
Vorremmo un mondo perfetto, pulito, privo di migranti “rompiscatole”, fare tutto quello che ci passa per la testa, girare il globo da turisti senza mai riflettere se le azioni che poniamo in essere abbiano un senso o una coerenza con i nostri desideri che cozzano a 180° con la realtà dei fatti.
Qualcuno si è mai chiesto quanta energia è stata impiegata e quanta anidride carbonica e relativi altri gas serra e tossici sono stati immessi in atmosfera per farvi gustare un chilo di ciliegie cilene?
Quanti danni produce all’ambiente tenere accesa una lampadina da 60 Watt per un’ora?
Quanti materiali, energie e inquinamento ha prodotto la sola costruzione di una nave da crociera da 4.000 passeggeri?
Quanto ossigeno è stato sottratto all’atmosfera per permettermi di fare una cena a Parigi con un volo cosiddetto economico?
Viviamo nella società dei consumi, dello spreco e degli sciali; stiamo giocando a “rimpiattino” una partita mortale con Madre Natura fregandocene alla grande di tutte le leggi fisiche, chimiche e matematiche e soprattutto degli equilibri su cui si basa l’intero eco-sistema; ma non vedo diffondersi in modo adeguato né una cultura politica e tanto meno una scientifica, educativa e sociale in grado di trovare rimedi o proporre soluzioni accettabili ai dissesti in atto.
Quanti comportamenti virtuosi stiamo adottando?
Quante innovazioni tecnologiche o metodi produttivi o contenimento dei consumi di risorse primarie hanno preso piede su larga scala e non a mero titolo sperimentale o in ambiti ristretti e poco influenti sulle quantità globali?
La sfida socio-economica che i prossimi decenni ci sottopongono è proprio questa: la ricerca e l’attuazione di comportamenti culturali e sociali corretti che ci permettano quanto meno di sopravvivere (probabilmente a prezzo di una drastica riduzione della popolazione globale e di uno stile di vita assai più morigerato di quello attuale) in un mondo che noi stiamo facendo diventare sempre più ostile e inospitale proprio grazie alla nostra mancanza di una vera cultura di base “socio-sostenibile”.

Antonio Alei

(dal Web)

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Sulla sostanza direi che siamo concordi al 100% …
del “rimpiattino” con Madre Natura quante volte ne ho parlato ?
E la necessità di uno stile di vita assai più morigerato di quello attuale non significa (in soldoni) “decrescita felice” ?

E’ un bel testo che racconta senza mentire la realtà.

Cosa rara al giorno d’oggi, rarissima (o assente) se ci riferiamo alle esternazioni di politici e/o esperti (di solito al soldo dei politici).

Sarò pure un pessimista ma per avere un futuro l’uomo dovrà obbligatoriamente ridurre le sue aspettative future.

Immagino le controdeduzioni della quasi totalità delle persone che si nasconderebbero dietro ad un “prova tu a rinunciare a tutto quello che oggi hai”, senza analizzare “cosa” in realtà oggi abbiamo : non è pensabile che si metta sullo stesso piano tutto in quanto abbiamo cose vitali e (troppe) cose futili e siamo soltanto noi a far diventare le cose futili imprescindibili.

Questa è una assoluta mancanza di visione che l’uomo moderno purtroppo ha (forse anche su spinte ‘ben indirizzate’ in quella direzione), che di conseguenza diviene una mancanza di capacità di programmare e prevedere.

Mi viene in mente (non so perché) l’immagine del condannato a morte :
la sera precedente l’esecuzione gli forniscono una cena luculliana ma sa già che l’indomani mattina (presto) morirà.
Se gli dessero la possibilità di scegliere tra due opzioni e la seconda fosse di cenare tutte le sere in maniera molto più frugale ma per i prossimi 30 anni (rimandando così l’esecuzione) … cosa pensi che sceglierebbe ???

Nel nostro caso invece la fregatura sta nel fatto che i tempi della Natura e della vita umana non sono nello stesso ordine di grandezza: l’egoismo dell’uomo viene ‘premiato’ dal fatto che le conseguenze dei suoi atti scellerati le pagheranno sempre delle generazioni successive alla sua e quindi vige il “chi se ne frega” !!!

E questo pochi lo capiscono …   😦

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