Scrivere Idee & Suoni (Seconda Parte)


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La prima parte del capitolo la trovate qui

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4105

“[…]
Ad esempio, non si è mai verificata per tre motivi complementari, la complicazione fonetica delle vocali, dovuta alla presenza dei toni; la semplicità sintattica delle parole, che sono tutte monosillabiche e con poche consonanti; e la semplicità grammaticale della lingua, che non usa determinativi (modi, casi, particelle).
Il risultato è stato il perdurare fino ai nostri giorni di un sistema di scrittura apparentemente complesso, ma evidentemente adeguato ai bisogni di una lingua costituita unicamente da sequenze di monosillabi fissi.

4096

L’evoluzione in senso fonetico della scrittura si è invece compiuta nell’egiziano e nel sumerico, i cui caratteri geroglifici o cuneiformi sono in un primo tempo passati a rappresentare la la sillaba iniziale della parola corrispondente.
Per scrivere una parola bisognava quindi scomporla in sillabe, e rappresentare ciascuna di esse con un carattere corrispondente a una parola che iniziava con quella sillaba: il risultato era un vero e proprio rebus, del tipo di quelli ancor oggi in enigmistica.

4097

Un’evoluzione simile l’ha avuta il giapponese, che è molto diverso dal cinese: le sue parole sono infatti pluri-sillabiche, si pronunciano senza toni e si declinano con determinativi.
Nel IV secolo d.C. i giapponesi mutuarono dai cinesi un sistema ideografico, ma col tempo alcuni di questi caratteri cominciarono ad essere usati in maniera puramente fonetica: nacque così il sistema sillabico dei 48 kana, che si è sovrapposto a quello ideografico, senza riuscire però a scalzarlo.

4098

Poiché il giapponese non usa consonanti giustapposte, il sistema sillabico dei kana non richiede un’ulteriore semplificazione consonantica.
Questo si verificò invece nell’egiziano, i cui geroglifici arrivarono in un secondo tempo a indicare soltanto la lettera iniziale della parola o della sillaba originaria.
Si costituì così un vero e proprio sistema consonantico, di 24 lettere, anch’esso sovrapposto al sistema dei geroglifici.

4099

La scrittura consonantica egiziana si staccò da quella geroglifica quando fu adottata dai semiti per trascrivere la propria lingua, verso il 1500 b.C., e le cosiddette scritture proto-sinaitiche presentano ormai un alfabeto riconoscibile. Le prime due lettere si chiamano alpu, ‘bove’, e betu, ‘casa’, e diventeranno le aleph e beth ebraiche, e le alfa e beta greche.
La nostra ‘m’ deriva invece dalla linea ondulata che rappresentava l’inizio del mayyumma, ‘acqua’, (mayim in ebraico).

4103

Storicamente, però, la più importante scrittura consonantica dell’antichità fu quella fenicia, nata verso il 1200 b.C. a Byblos: la città che divenne sinonimo di ‘papiro’ per i greci, e di ‘libro’ per i romani, così come Pergamo diede il nome a ‘pergamena’. dal fenicio derivarono da un lato l’aramaico (e dunque l’ebraico e l’arabo), e dall’altro il greco (e dunque il latino e il cirillico).
E una delle sue innovazioni fu l’introduzione di punti di separazione fra le parole, che fino allora venivano scritte senza soluzione di continuità: solo nell’800 d.C., con la scrittura carolingia, si passò a indicare la separazione con lo spazio vuoto che ancora oggi usiamo.

4100

Le lingue semitiche, come il fenicio, l’ebraico e l’arabo, effettuano le determinazioni linguistiche lasciando fissa la struttura consonantica delle parole e facendo variare invece la struttura vocalica, che è spesso molto povera: ad esempio, l’arabo riconosce soltanto le tre vocali fondamentali (a, i, u).
Le tre vocali fondamentali sono le prime ad apparire nel linguaggio: senza di esse, non ci sono nemmeno le altre.
Analogamente per le tre consonanti sorde fondamentali (p, t. k).
Per lingue di questo genere la scrittura consonantica è naturale, e se necessario le vocali possono essere indicate mediante modificazioni delle consonanti attraverso punti o trattini.

4101

Naturalmente un sistema consonantico come il fenicio si adatta male a una lingua come il greco, che di vocali ne riconosce sette: alpha, epsilon, eta, iota, omicron, omega, e upsilon. E altrettanto inadeguato sarebbe stato un sistema sillabico, che non permette la rappresentazione di consonanti isolate, visto che in greco sono frequenti gruppi di due o tre consonanti giustapposte.
I greci dovettero dunque inventare un sistema che rappresentasse sia le consonanti sia le vocali isolate e arrivarono verso il 900 b.C. a vari alfabeti, che furono riunificati nel quarto secolo b.C. in un unico alfabeto di 24 lettere (due in più dell’alfabeto fenicio, adattato alla bisogna).
Non bisogna però credere che l’alfabeto sia un punto d’arrivo verso il quale devono necessariamente tendere tutte le scritture.

4102

Le lingue indiane, ad esempio, dal sanscrito all’hindi, usano una scrittura neo-sillabica che è l’evoluzione di una scrittura consonantica.
In altre parole, poiché le scritture sono soltanto mezzi per trascrivere parole e suoni, nessuna di esse ha meriti indipendenti dalla lingua che trascrive: piuttosto, ogni lingua ha la scrittura che si merita.
Ovvero, come dice Saramago nella STORIA DELL’ASSEDIO DI LISBONA, *il mistero della scrittura sta nel fatto che in esso non c’è alcun mistero*. “

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“Le parole sono segni delle idee e poiché ogni idea è segno di una cosa, le parole sono segni dei segni delle cose”.
– John Locke –

“Du reste, toute parole étant idée, le temps d’un langage universel viendra!
[…]
Cette langue sera del l’ame pour l’ame, resumant tout, parfums, sons, couleurs…”
– Arthur Rimbaud, lettera a Paul Demeny, 1871 –

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Che altro aggiungere?
Soltanto che l’evoluzione pare sia destinata ad essere questa …

4104

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È una molecola che fa crollare un Iceberg


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” È una molecola che fa crollare un Iceberg “

Fatti come quelli accaduti oggi a Barcellona mi portano a riflettere su quanto sia pericoloso alimentare il triste accaduto con sentimenti di odio e di paura.
Dobbiamo essere uniti nella Luce e lottare per un intento comune: la Pace.
Uniamoci e creiamo tutti insieme Un Altro Mondo.

Nel bene e nel male, In Lak’ech

Thomas

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video e testo tratto da    Thomas Torelli

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cambiare idea ???


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Politico di lungo (anzi lunghissimo) corso … attualmente è Presidente della Commissione Esteri del Senato.

4106

“No ai depistaggi su Regeni, per il decoro dell’Italia
Il Cairo ci ha propinato qualche goffa ricostruzione che non possiamo accettare.
Ora devono scusarsi
30/03/2016

Quella del New York Times È una bufala.
Non c’è dubbio che si stia cercando di strumentalizzare il caso Regeni per colpire gli interessi italiani, a partire da quelli dell’Eni.
Qualcuno vuole prendere il ruolo dell’Italia sull’altra sponda del Mediterraneo.”
16/08/2017

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Si può cambiare idea ?
Certo che si, lo facciamo spesso tutti…
anzi dicono che solo gli stupidi non lo facciano mai.

Però perché in casi come questi ‘sento’ come ‘qualcosa’ che non mi torna ???
Mah …

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Scrivere Idee & Suoni (Prima Parte)


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Il contributo che segue (diviso causa lunghezza in 2 parti) cerca di ‘ricostruire’ storicamente e culturalmente, il percorso del linguaggio umano.
A cura dell’emblematico Piergiorgio Odifreddi e del suo MATEMATICO IMPERTINENTE   nel capitolo   SCRIVERE IDEE E SUONI

3821

“Dietro alla filastrocca dell’alfabeto che abbiamo imparato da bambini, e che da allora ripetiamo senza mai rifletterci sopra, si nasconde una intera teoria linguistica che classifica le lettere in gruppi distinti, a seconda della loro natura.
Da un lato ci sono le vocali, che prendono il nome dal fatto che sono i principali suoni che si pronunciano.
Dall’altro ci sono le consonanti, che si chiamano così perché accompagnano le vocali.

4094

Le consonanti si dividono però in due tipi, sonore e sorde, a seconda che si possano pronunciare isolatamente o che necessitino invece di una vocale.
Le prime possono essere sostenute indefinitamente, e nella filastrocca dell’alfabeto sono segnalate da una pronuncia raddoppiata: effe, elle, emme, enne, erre, esse.
Le seconde, con una sola eccezione, sono invece pronunciate con la vocale ‘i’: bi, ci, di, gi, pi, ti, qu, vi.

4095

Ci sono poi due lettere singolari, che infatti vengono pronunciate in maniera completamente differente: acca e zeta.
Come indica il suo nome che significa ‘niente’ o ‘nulla’ (da qui il detto non hai capito un’acca, ndr), la ‘H’ è in realtà un’ausiliaria muta, che serve a indurire una consonante dolce (che, chi, ghe, ghi) (ma non in sudamerica ndr), o ad accentare una vocale (ha, ho).
La ‘Z’ ha invece conservato il suo nome greco originario, forse perché può essere sia sonora che sorda (come la ‘s’, d’altronde): secondo le convenzioni precedenti dovrebbe dunque avere due nomi (ezze, zi).
Quanto alla sua posizione nell’alfabeto, i greci la ponevano al sesto posto, finché non fu abolita da un decreto del censore Appio Claudio, e quando la si reintrodusse all’inizio dell’era volgare era appunto l’ultima arrivata.
[…]

4092

Come si intuisce da questi cenni, la pronuncia dell’alfabeto è il precipitato di una conoscenza fonetica che costituisce il punto di arrivo di un’evoluzione millenaria della scrittura, le cui origini si perdono nella mitologia.
In Oriente, la scoperta viene fatta risalire all’inizio del terzo millennio A.C. ed attribuita a un ministro dell’imperatore Huang Di, che l’avrebbe tratta dalle impronte di uccelli e animali.

4091

In Occidente, invece, Platone riporta nel FEDRO il mito dell’invenzione della scrittura da parte del dio egiziano Toth e delle conseguenti perplessità del re Thamos, il quale temeva che essa avrebbe atrofizzato la memoria.
Mitologia a parte, le prime scritture evolute si sono sviluppate da una serie di artifici segnici (gesti tacche, incisioni, graffiti, tatuaggi, nodi) e, soprattutto, dalla rappresentazione di immagini.

4090

Agli inizi i disegni suggerivano storie, come nei fumetti, e costituivano dunque una ‘scrittura sintetica’, più evocativa che rappresentativa.
Col passare del tempo, però, o disegni passarono a indicare parole e diventarono i ‘pittogrammi’ di una scrittura analitica, i cui esempi più noti sono o geroglifici egizi.
Mediante una progressiva stilizzazione i pittogrammi cessarono di essere visivamente rappresentativi di un’immagine, e diventarono ‘ideogrammi’ più o meno astratti che passarono a indicare idee, come nel caso dei caratteri cuneiformi o cinesi.

4093

Le scritture analitiche basate su pittogrammi o ideogrammi cono complicate e rese difficili dal fatto di richiedere un simbolo diverso per ciascuna delle potenzialmente infinite parole del linguaggio.
Il passo successivo è dunque lo sviluppo delle ‘scritture fonetiche’, i cui simboli passano a rappresentare suoni invece che concetti, e permettono un’analisi delle parole mediante un centinaio di sillabe, o poche decine di lettere.
Naturalmente, la possibilità e l’efficacia di una tale analisi dipendono dalla struttura della lingua.”

– FINE PRIMA PARTE –

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accontentarsi


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Vedo dai commenti che il senso del post non è stato capito …

Esseri contenti ed accontentarsi è un obiettivo auspicato ma puramente economico;
non spirituale, emozionale, culturale o sociale.

Se vedete il mondo attuale in cui una decina di persone hanno l’equivalente della ricchezza di 4/5 miliardi di persone e non smettono di essere avidi;
se vedete i modelli economici imperanti (ormai è pensiero unico) che hanno la ‘crescita’ come uno obiettivo, produrre sempre di più per vendere sempre di più (inquinando, depauperando, distruggendo il Pianeta sempre di più);
se vedete cosa propone la pubblicità spingendovi a lavorare come schiavi per guadagnare il denaro occorrente, non a vivere più dignitosamente, ma a comprare delle cose sempre più superflue oppure addirittura inutili;
se vedete come stanno trattando il lavoro rendendolo una lotta tra schiavi al ribasso (di diritti e salario);
insomma … se vedete il consumismo (e a cosa ci sta conducendo …) capite ora il senso ???

Ovvio non accontentarsi nel migliorare se stessi come persone,
non accontentarsi di far crescere la propria cultura,
non accontentarsi di lottare,
non accontentarsi nell’accettare le cose che non vanno,
ma capite che la direzione in questo secondo caso non è quella degli esempi di cui sopra ???
E’ la direzione esattamente opposta !!!

Non occorre accontentarsi di ESSERE …
occorre accontentarsi TUTTI nell’AVERE !!!

Se le risorse del Pianeta fossero distribuite tra gli abitanti in maniera più equa (non uguale, ma più equa) … alcuni (non molti) avrebbero un po’ meno ma tanti avrebbero un po’ di più …
Son costoro gli uomini che dovrebbero ‘accontentarsi’ …

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Inutile … come un Economista


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4089

Inutile come un Economista

« La disciplina economica non è mai guarita dalla sindrome infantile della passione per la matematica e per le astrazioni puramente teoriche, sovente molto ideologiche, a scapito della ricerca storica e del raccordo con le altre scienze sociali.
Troppo spesso gli economisti si preoccupano di piccoli problemi matematici che interessano solo loro, problemi che, con poco sforzo, lo fanno sentire scienziati e che li esonerano dall’impegno di rispondere alle questioni ben più complesse poste dal mondo circostante.
[…]
In realtà, l’economia non avrebbe dovuto mai cercare di scindersi dalle altre discipline delle scienze sociali, poiché non può che svilupparsi nel loro ambito.
[…]
Dobbiamo partire dalle domande di fondo e tentare di rispondervi: i campanilismi e le differenze di appartenenza sono secondari.  »

~ T. Piketty, “IL CAPITALE nel XXI secolo” (2013) ~

[Naturalmente ciò vale anche per i burocrati della “filosofia” e di tutte le “scienze”.
Ogni scienza, che non sappia di determinare e di determinarsi in una visione filosofica del tutto, è scienza che decade presto in tecnica, che decade a sua volta in burocrazia.]

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testo tratto da  Filosofia e Storia della filosofia

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Che grande verità, oggi più vera che mai.

I numeri (che a me piacciono molto, sia chiaro) da soli non significano granché;
assumono valenza positiva se sono utilizzati da un cervello pensante, meglio ancora se da un cervello e da un ‘cuore’ …

ma gli economisti attuali sono quasi tutti provenienti dalla scuola del pensiero unico, quella che prevede che, nel petto, al posto del cuore ci sia un ‘salvadanaio’ …

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stato vegetativo ???


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“Oggi la civiltà, non conoscendo limiti d’estensione nel suo ambito di influenza, ha strappato l’uomo dalle condizioni normali in cui dovrebbe vivere.
In quanto persone del nostro tempo, siamo diventati, a causa di un ambiente anormale, quasi dei semplici animali che vivono automaticamente in uno stato vegetativo.
L’uomo moderno non agisce mai di propria volontà, ma manifesta solo azioni stimolate da perturbazioni provenienti dall’esterno.
L’uomo moderno non pensa, ma qualcosa pensa per lui, egli non agisce, ma qualcosa agisce tramite lui, egli non crea, ma qualcosa viene creato per mezzo suo.”

(G.I. Gurdjieff)

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Queste parole hanno ormai quasi un secolo ma sono pesantissime …
allora di sicuro il mondo era molto diverso da come è oggi ma la domanda viene spontanea :
da allora queste parole sono diventate più calzanti alla realtà oppure no ???
In definitiva si trattava di vaneggiamenti o previsioni puntualmente avveratesi ???

Lascio a voi il giudizio …

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Testo e video tratti da    Realtà, inganno e manipolazione   il commento è mio

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L’Educazione


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4085

“L’educazione (ci dice Wikipedia) è l’attività, influenzata nei diversi periodi storici dalle varie culture, volta allo sviluppo e alla formazione di conoscenze e facoltà mentali, sociali e comportamentali in un individuo.”

Nel corso dei secoli è stata riservata a determinate e limitate fasce sociali di individui; via via poi si è estesa a tutti.
Di sicuro ci sono stati molti cambiamenti nel corso degli ultimi decenni, anche se forse alcuni ‘educatori’ non se ne sono proprio accorti; anzi può essere che la qualità di questi ultimi sia con il tempo calata progressivamente ed i ‘nuovi’ educatori (da loro formati) abbia una qualità ancora più scadente e limitata.

4086

Pur nelle evidenti difficoltà del ruolo, sono tanti oggi coloro che si ‘paludano’ da educatori ma non hanno un adeguato bagaglio culturale e esperienziale che permetta loro di formare ‘altri’, partendo dall’assunto che, comunque, da una ‘rapa’ non puoi estrarre ‘vino’ e ricordando che educare deriva dal latino educĕre cioè “trarre fuori, condurre”.
Molti hanno abdicato al loro compito. L’opera, viceversa, del voler ‘formare chi non ha forma’ (il sacco vuoto non si regge dopotutto e va riempito con qualcosa) sembra più, ultimamente, un’azione che ha l’unico intento di preservare il proprio status, con quell’atteggiamento burocratico supponente che si riscontra sempre più frequentemente.

scritto da Fernando Savater sul suo
PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE
Capitolo    L’EDUCAZIONE

3610

“[…]
Un tempo si andava a scuola per imparare nozioni su materie – geografia, grammatica, storia, letteratura, musica – che a casa nessuno conosceva.
Si può dire, anzi, che tutte le conoscenze arrivavano dalla scuola e che l’insegnamento consisteva proprio in quello: nel trasmettere ai bambini informazioni a loro sconosciute.
Chi iniziava la scuola ignorava la verità su diversi argomenti – morte, sesso, ambizione, potere – e questa gli veniva rivelata poco a poco, anno dopo anno.
Oggi, invece, grazie alla TV e a Internet, la priorità della scuola non è più quella di informare, bensì quella di orientare l’alunno nel labirinto di informazioni in cui rischia di perdersi.
In altre parole, chi educa non può limitarsi a trasmettere conoscenze, ma deve svolgere un lavoro di orientamento.

3624

Da questo punto di vista. l’educatore diventa una sorta di bussola nel ginepraio di informazioni di cui siamo prigionieri, un ginepraio in cui è difficile distinguere la verità dalla menzogna e la serietà dalla frivolezza.
I bambini (di qualsiasi età, anche ‘adulti’ ndr) di oggi vanno educati a distinguere la qualità delle informazioni a cui hanno accesso, perché Internet – non c’è alternativa possibile, indietro non si torna – è destinato a invadere sempre più le loro vite e non ha senso cercare di proteggerli dal loro habitat e convincerli ad ascoltare i consigli della nonna.
Dobbiamo insomma sforzarci per sfruttare al meglio questi strumenti in funzione educativa e al servizio del cittadino.
[…]

4079

Quello che sta cambiando è il ruolo dell’educatore, che non può più raccontare ai bambini la storia dei figli portati dalla cicogna ma deve trovare un altro modo per affrontare l’argomento.
L’educatore non può negare la realtà, e la realtà è che esiste un flusso di informazioni che mette insieme in un tutto indistinto elementi veri ed elementi falsi, elementi necessari ed elemento accessori, elementi rilevanti ed elementi irrilevanti.
Quello che dobbiamo fare è insegnare loro a navigare in questo mare.

4080

Non si tratta più di scoprire cose, ma di dare una gerarchia e un ordine alle informazioni che trovano.
Concentrarsi diventerà sempre più difficile?
Alcuni docenti universitari nutrivano alcuni timori quando vedevano un alunno usare Internet, ma erano impressioni soggettive. in compenso si cominciava già ad affermare la tendenza a somministrare esami tipo test a scapito di prove che privilegiassero la capacità di argomentare, ragionare, disquisire…
Tale cambiamento è un riflesso di ciò che accade all’interno della società.

4081

Martha Nussbaum (filosofa e accademica ndr), insiste molto sul fatto che abbiamo smesso di utilizzare, nell’insegnamento, il metodo socratico di implicazione personale: un metodo che si basa sull’argomentazione.
Secondo questo metodo, non importa che gli alunni sappiano che Aristotele è nato a Stagira; importa sapere che cosa pensano delle riflessioni di Aristotele e quali riflessioni suscitano in loro (e qui mi vien da dire ‘chapeau’, ndr).
[…]

4082

Lo scrittore e filosofo rumeno Emil Cioran scrisse una volta che gli sarebbe piaciuto essersi formato in una società dominata dall’aforisma e dall’epitaffio.
Bene: oggi la gente comunica e si alimenta intellettualmente a base di epitaffi.
E io credo che sarebbe bene che chi educa opponesse una qualche resistenza e continuasse ad educare gli alunni all’argomentazione.
Quanto alla perdita d’attenzione, non credo che sia un problema esclusivo dei bambini e che debba essere affrontato solo dagli educatori: con la quantità e la varietà di richiami e stimoli a cui siamo esposti, la difficoltà di prestare attenzione al prossimo sta diventando il problema centrale della vita moderna.
Lo possiamo osservare ogni giorno.
[…]
Il mutamento è più rilevante di quanto appaia, perché tutte le cose importanti nella vita richiedono attenzione: la conoscenza, l’amore…
Anche per cambiare la realtà, la politica, la società è necessario concentrarsi.
Senza un’attenzione adeguata non c’è progresso, non c’è civilizzazione, non c’è sviluppo umano.
La cosa davvero grave, che si ripercuote su molti aspetti della nostra vita individuale e sociale, è questa idea di attenzione fluttuante, sospesa, costantemente minacciata dal minimo refolo di vento.
A cominciare dall’attenzione che bisogna provare a recuperare, visto che stiamo parlando di educazione e di istruzione.
[…]

4084

Se vogliamo insegnare ai bambini a pensare dobbiamo per forza insegnargli a pensare in un certo modo.
L’idea che i bambini possano cominciare a pensare da soli è una sciocchezza, perché non saprebbero a cosa pensare.
Se potessero pensare da soli, non ci sarebbe bisogno di educazione.
Il problema è che l’educazione non è neutrale, prende sempre posizione in un senso o nell’altro.
Non siamo neutri rispetto ai valori.
Per questo, a volte, gli educatori devono rassegnarsi a risultare antipatici.
In un mondo in cui tutti vorrebbero assomigliare al presentatore televisivo con un sorriso a trentadue denti sempre stampato in faccia, l’educatore deve andare controcorrente e recitare il ruolo dell’antipatico perché il suo compito è quello di frustrare.

4083

Dinanzi alle infinite possibilità che la vita offre al bambino o all’adolescente, l’educatore deve evitare che prenda la strada cattiva.
L’educatore deve opporre resistenza, perché gli esseri umani crescono come l’edera e hanno bisogno di appoggiarsi a qualcosa di solido, che oppone resistenza.
E’ un compito difficile, che quasi più nessuno è disposto ad accettare, né i genitori né tantomeno molti insegnanti.
E li capisco.
E’ duro frustrare qualcuno per farlo crescere e perché un giorno se ne vada per la sua strada senza aver più bisogno di noi.
Eppure il compito dell’educazione è proprio questo: formare persone autonome e indipendenti.
I figli che rimangono a casa fino a quarant’anni, schiavi dell’affetto delle loro madri, non sono educati.”

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l’assurda fine


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4078

Niccolò Ciatti, una giovane vita stroncata, ucciso a calci e pugni in Spagna;

il video del pestaggio ve lo risparmio ma un paio di cose le vorrei dire;
se abbiamo ucciso una orsa che difendeva i suoi cuccioli dalle bastonate di un (sub)umano cosa dovremmo fare con costoro ora ?
Chi è socialmente più malvagio e pericoloso ?
Chi sono gli ‘animali ? … i veri animali ?

La cosa che più fa male è vedere un centinaio di giovani ‘esseri superiori’ (tali si ritengono gli umani) che fanno cerchio intorno e non muovono un dito …
pronti però a lamentarsi in TV del fatto che i buttafuori sono intervenuti tardi,
chissà i commenti di riprovazione che ora posteranno sui social.

E per le tre ‘bestie’ non posso che spendere delle parole di augurio …
che vengano messi in una cella e venga gettata la chiave …
dopotutto sono fortunati (pur non meritandolo),
pensate se fossero stati tre orsi …

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“S” come Stupore


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Capitolo   S come STUPORE

(indovinate un po’ qual’è il libro da cui è tratto …    😉   )

la grande differenza tra dolore e sconforto …

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3672

“Un antico proverbio cinese dice:
*Se hai due soldi, spendi il primo per il pane e con l’altro compra giacinti per il tuo spirito*.
Un tempo l’anima poteva essere sublime nonostante le ristrettezze della vita; oggi un maggior benessere non difende dalla volgarità.
Per secoli si è vissuto poco e di poco, fragili prede di guerre, cataclismi, epidemie.
Eppure la storia dell’umanità è disseminata anche di perle, e ancora se ne potrebbero trovare: occorre però cercare il senso emotivo di certe parole per raccontarle ai bambini (di qualsiasi età ndr) e insegnare loro la bellezza sconfinata dello spirito.
Sensibilità e generosità dovrebbero essere oggetto di seminari nelle scuole: sono parole preziose che sempre si abbinano e producono/riflettono il rispetto per se stessi e per l’altro.
Chi è sensibile rispetta la propria grazia e la cura come un fiore, chi è generoso non lesina i propri sforzi per capire, non si riduce nei propri limiti, va oltre.
Un padre, una madre capaci si stupirsi saranno maestri di vita straordinari per i figli: lo stupore contiene l’universo di gioie e paure umane.

4076

Scrive Tonino Guerra, poeta (popolare ndr) e magistrale costruttore di magie:
*Mi è arrivato addosso quello sconforto totale di quando ti accorgi che la vita smette la sua fioritura e così tutt’attorno c’è un mondo che non sorride.
Ma non è una pugnalata che ti colpisce il cuore, è lo stupore doloroso di scoprire che una nevicata ha imbiancato anche le ombre*.
Lo stupore non è cambiato nel tempo: è uno sguardo che contiene le nostre paure, ovvero quelle increspature dell’anima che ci descrivono e determinano come impronte digitali.
L’intuizione di Tonino Guerra è straordinaria: esiste una differenza tra dolore e sconforto proprio perché l’uno è necessario, l’altro dannoso.
Pena non è un annichilimento, come sa ogni buon educatore: la prima è necessaria occasione di crescita, inalienabile dall’esistenza, strumento che aggiunge una giornata all’altra formando la soggettiva politica dell’esperienza; il secondo è distruzione, erosione di sé, sfaldamento delle proprie sicurezze.
Chi educa deve saper cogliere questa invisibile linea di demarcazione: un bambino può ricevere dolore/frustrazione dai tentativi che effettua e ciò lo irrobustisce, ma a che punto subentrerà lo sconforto, l’annullamento, la pugnalata al cuore che annullerà ogni positiva e faticosa crescita?
E’ questa sottile linea di demarcazione che la sensibilità dell’educatore deve cogliere per insegnare ad attraversare il dolore prevenendo l’evento autolesivo.
Una tale sensibilità è istinto, dote naturale ma anche suo affinamento, leggera carta di vetro che leviga con sensibilità la venatura del marmo.
Se un ragazzo arriva a percepire la sensibilità – ovvero lo stupore – nei propri genitori e maestri, cresce più sicuro, perché riconosce da chi è nato e a chi poter fare riferimento.”

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e venne un tempo …


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4075

« Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio.
È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. »

~ K. Marx, “Miseria della filosofia” ~

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immagine e testo tratti da  Filosofia e Storia della filosofia

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