Don Chisciotte


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la ricerca del sé


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5116

Lo chiamano il sé, parola tanto breve quanto arcana.
Sarebbe la nostra essenza più vera, quel punto dentro di noi in cui l’ego, il nostro falso io, quello che crediamo di essere, il personaggio che recitiamo ogni giorno, si dissolve.
E pare che raggiungere quel luogo sia il nostro scopo.
Perché quel luogo, sepolto in noi, è anche il punto in cui l’universo intero ci attraversa.
Lo Spirito, come un raggio, per un frammento minuscolo, passa attraverso di noi.
Arrivarci, quindi, significa affacciarsi ad una finestra, e vedere ogni cosa per come è realmente; significa vedere noi stessi come buffi attori, parte di un tutt’uno più grande, infinito.
E non c’ è mistero in questo, ogni insegnamento realmente valido indica che la strada è quella.
Quel luogo dentro di noi assomiglia ad un’oasi circondata dal deserto.
Un’oasi sepolta dal deserto.
E ci si arriva scavando, liberandoci da tutto quello che è superfluo.
Ed come se noi avessimo in mano la paletta di un bimbo, e avessimo da scavare per decine di metri, forse centinaia.
Non solo: una volta arrivati all’acqua, se ci sediamo a contemplarla ecco che la sabbia riguadagna subito il suo posto, e tutto torna come prima.
La scoperta del sé non e’ un punto di arrivo, non è il nostro un beffardo gioco dell’oca.
Occorre sempre scavare, occorre continuare a liberare l’oasi dalla sabbia.
Perché il deserto cresce sempre, è nella sua natura.

Carlo Brevi

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Immagine e testo sono tratti da  Carlo Brevi

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le parole che Clement Duval pronuncia nel libro “Nessuno può portarti un fiore”


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5114

“Accuso questa società matrigna e corrotta, in cui l’orgia, l’ozio e la rapina trionfano impuniti e anzi venerati, sulla miseria e sul dolore degli sfruttati.
Voi cianciate di furti, voi mi chiamate ladro come se un lavoratore che ha dato alla società trent’anni della sua avvilente fatica per poi non avere neppure il pane per sfamarsi, un cencio per coprirsi, un canile in cui rifugiarsi, potesse mai essere un ladro.
Voi sapete bene che mentite, voi sapete meglio di me che è furto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che se al mondo vi sono dei ladri, questi vanno cercati tra coloro che oziando gozzovigliano a spese dei miserabili, i quali producono tutto, con le proprie mani martoriate.
[…]
Sono un operaio che non ha sopportato a capo chino, e prima, ero carne da cannone, tornato dalla bassa macelleria del 1870 straziato dalle ferite e spezzato dai reumatismi.
Nei tristi androni dell’ospedale ho avuto tempo, molto tempo, per riflettere su quanto la patria aveva voluto da me e quanto la patria mi aveva dato. Prima mi avete annebbiato il cervello di menzogne, odio e furore selvaggio, per poi farmi avventare in nome dell’onore e della gloria della Francia, tra rulli di tamburi e squilli di fanfare, contro il nemico.
Il nemico?
Li ho visti faccia a faccia, i nemici: erano poveracci come noi, che avanzavano verso la carneficina mesti, docili, inconsapevoli quanto noi di essere strumento di calcoli che di la come di qua dalla frontiera rinsaldavano i diritti feudali di vita e di morte sui sudditi.
Il nemico è qui.
Dentro le frontiere segnate dal capriccio e dalla bramosia di profitto dei governi.
L’umanità che soffre e lavora, quella è la nostra patria.
Il nemico, è l’oligarchia ladra che si ingozza sul nostro sudore.
Non ci ingannate più.”

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Queste sono le parole che Pino Cacucci, in “Nessuno può portarti un fiore” fa pronunciare a Clement Duval, nel corso del processo che lo condannerà ai lavori forzati a vita nella Guaiana francese.
Proletario, già soldato durante la guerra franco-prussiana da cui tornò invalido, fu più volte licenziato e perseguitato per le sue idee politiche antimiltariste e anarchiche.
Alle persecuzioni del potere reagì con l’illegalismo, furti espropriatori e incendi alle fabbriche che più sfruttavano i lavoratori.
Catturato e deportato nella Guiana dopo 14 anni di reclusione e innumerevoli tentativi di evasione riuscì a fuggire fino agli USA dove visse il resto dei suoi giorni.

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Immagine e testo tratti da  Cannibali e Re

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il fotografo merita un premio … gli ‘esseri umani’ no …


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5113

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Non so se esista un premio fotografico all’altezza di questa fotografia.

E’ la foto di una bambina siriana.

Chiude gli occhi della sua bambola,
perché non veda la mostruosità di una guerra di sterminio.

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Immagine e testo reperiti sul Web …
non necessita di ulteriore commento …

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La verità scorre dentro di te


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5112

Ogni razza sulla terra ha sempre la presunzione intellettuale di conoscere la verità.
Questa verità viene ogni volta scartata da nuovi paradigmi.
Come successe in passato, un giorno rideremo delle conclusioni a cui l’uomo giunse nel nostro tempo.
E cosi faranno le generazioni dopo e quelle ancora più tardi, finché l’uomo non smetterà di cercare le risposte alle proprie domande solo all’esterno.
La verità, quella reale può essere interiorizzata e compresa personalmente.
La verità ci circonda ogni giorno, ma noi abbiamo gli occhi chiusi.
La verità è la sua stessa manifestazione, l’esistere stesso è una verità che va ben oltre le nostre capacità di comprensione intellettuale.
Oggi derisi e respinti. Domani ricordati e adorati.
La verità scorre dentro di te.
Coglila e non avrai alcun bisogno di averne prove scientifiche.

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Immagine e testo tratti da     Expanda

 

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la Luna


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5107

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“Io sono la Luna, dappertutto
e in nessun luogo.
Non cercarmi al di fuori;
abito nella tua stessa vita.
Ognuno ti chiama verso di sé;
io ti invito solo dentro te stesso.
La poesia è la barca
e il suo significato è il mare.
Vieni a bordo, subito!
Lascia che io conduca questa barca!”

(Rumi)

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Immagine e testo tratti da  Realtà, inganno e manipolazione

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la coscienza umana


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5105

« La coscienza dell’individuo parla in ragione della sua educazione, delle sue tendenze, delle sua abitudini, delle sue passioni.
La coscienza dell’Irochese selvaggio parla un linguaggio diverso da quello dell’europeo incivilito del XIX sec.
La coscienza dell’uomo libero suggerisce doveri che la coscienza dello schiavo non sospetta nemmeno. »

Giuseppe Mazzini – “Dei doveri dell’uomo”

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l’immagine ed il testo che precede sono tratti da  Gazzetta filosofica

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Sulla profonda frase finale sono talmente d’accordo che … quasi quasi tra l’Irochese e l’incivilito, sto dalla parte dell’Irochese; anche perché, nonostante sia stato rinchiuso in una riserva (prigione) fino all’estinzione, è probabilmente sempre stato più libero dell’uomo civilizzato.

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sull’amicizia


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5102

[H. Siemeradzki, “Le torce di Nerone” (1876)]

« Quel che è certo è che il tiranno non ama mai e non viene mai amato.
L’amicizia è un nome sacro, una cosa santa.
Può esistere solo fra persone integre.
Nasce da una stima reciproca e si alimenta non con i favori ma con l’onestà.
Ciò che rende un amico sicuro dell’altro è la consapevolezza della sua integrità.
[…]
Quando i malvagi si radunano, non vi è un’associazione, ma un complotto.
Essi non si amano, ma si temono.
Non sono amici, ma complici. »

Ètienne de la Boétie, “Discorso sulla servitù volontaria”

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Immagine e testo tratti da  Gazzetta filosofica

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