della Destinazione Ultima del genere umano


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Da:    LEZIONI DI ETICA
Immanuel Kant
Capitolo   DELLA DESTINAZIONE ULTIMA DEL GENERE UMANO

“L’ultima destinazione del genere umano è quella più alta perfezione morale, ottenuta dalla libertà, per cui l’uomo diviene suscettibile della più alta felicità.
Dio avrebbe potuto fare l’uomo già così perfetto, da assicurare a ciascuno la felicità.
Ciò però non sarebbe stato attenuto allora dal principio interno del mondo, perché il principio interno del mondo è la libertà.
La destinazione dell’uomo è, dunque, acquistare la perfezione maggiore facendo uso della propria libertà.
La volontà di Dio non è soltanto che dobbiamo essere felici, ma che dobbiamo renderci tali: è questa la vera moralità.
Il fine universale dell’umanità è costituito dalla più alta perfezione morale.
Ora, se tutti agissero in modo che la loro condotta s’accordasse con il fine universale dell’umanità, la più alta perfezione sarebbe stata così raggiunta.
Ognuno deve sforzarsi a orientare la propria condotta conformemente a questo fine, fornendo il proprio contributo in modo che, se ciascuno facesse lo stesso, la perfezione sarebbe raggiunta.
Ora, a che punto è giunto il genere umano sulla strada che conduce ad essa?
Se consideriamo la parte più ‘illuminata’ del mondo, troviamo che tutti gli stati stanno in armi gli uni contro gli altri, affilando in tempo di pace i loro strumenti di guerra.
Ciò implica conseguenze tali, che la possibilità dell’uomo di avvicinarsi al fine universale della perfezione ne risulti impedita.
[…]
Poiché, tuttavia, l’idea del diritto non esercita sui diritti la stessa autorità della propensione all’indipendenza, alla sovranità nazionale e al potere dispotico, nulla consente di nutrire speranze da questa parte.
Allora, come va ricercata la perfezione e in quale direzione occorrerà orientare le nostre attese?
In nessun’altra parte che non sia l’educazione.
Essa dovrà essere adeguata a tutti i fini della natura e della società civile e domestica.
La nostra presente educazione, sia domestica che scolastica, è però ancora notevolmente manchevole, sia riguardo alla cura delle attitudini e in fatto di disciplina e di dottrina, che in merito alla formazione del carattere secondo principi morali.
Si è sempre pensato più all’abilità che all’intenzione di servirsene bene.
Una volta affidati a persone, la cui educazione non è stata migliore, come possono gli stati essere governati diversamente?
Se, però, l’educazione venisse indirizzata in modo che le attitudini si sviluppassero bene e il carattere fosse formato secondo principi morali, le conseguenze di ciò salirebbero fino ai troni e i principi sarebbero educati perciò da persone idonee allo scopo.
Finora, però, nessun principe ha contribuito in qualcosa alla perfezione del genere umano, alla sua intima felicità, al suo valore, badando ciascuno di essi, come suo compito fondamentale, al benessere del proprio stato.
Divenuta invece più adeguata la loro educazione, essi si formerebbero in modi che eserciterebbero un benefico impulso sulla disposizione a trattare.
Una volta piantati, i semi maturerebbero una volta diffusasi universalmente, quella disposizione si manterrebbe, sostenuta dall’opinione di tutti.
Tuttavia non soltanto il monarca, ma tutti i membri dello stato devono essere educati in tal modo; allora soltanto lo stato avrà la saldezza richiesta.
[…]
Quando la natura umana realizzerà completamente la sua destinazione e la sua più alta perfezione possibile, sarà questo il regno di Dio sulla terra.
Domineranno allora su di essa la coscienza che è dentro di noi, il diritto e l’equità e nessun altra superiore autorità di governo.
E’ questo l’ultimo fine a cui il genere umano possa arrivare e che possiamo sperare realizzata dopo un lungo corso di secoli.”
(Beh, ne sono passati altri tre e non è successo niente di buono, anzi! ndr).

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3939

3938

Un testo incredibilmente bello anche se io lo ‘decodifico’ depurandolo dei riferimenti religiosi; io la penso come potete leggete sulle immagini di una grande donna di scienza e questo lo sapete bene.
Kant ci parla sostanzialmente di etica e morale dicendoci delle cose di assoluto buon senso ma purtroppo alcune sono precedute da un ‘se’ che le rende aleatorie e dipendenti da una volontà che lui si auspica ma che gli umani non pare siano intenzionati a manifestare.
Ci prospetta inoltre quale possa essere la realtà umana nel caso che si seguissero i suoi insegnamenti (cosa ovviamente fin qui non successa) ma al contempo ci elenca quello che pure lui sapeva essere la realtà del suo tempo e di quelli precedenti;
quando ci fa notare l’importanza dell’educazione cominciamo a capire tanti perché, a spiegarci molte cose …
alla fine come motivare quanto è accaduto ed accade nel mondo ?
Si potrebbero trovare centinaia di cause e motivazioni ma credo che una sia dovuta al fatto che, oltre la moltitudine che è stata obbligata, la stragrande maggioranza degli umani che hanno avuto la possibilità di ‘calcare le scene di questo palcoscenico’ si siano fondamentalmente accontentati di ‘sopravvivere’, di ‘esistere’ ma non hanno mai avuto la fortuna di ‘vivere’ …

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Congruo …


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C’è qualcosa che non funziona nel nostro paese.

Ti chiami Cattaneo, lavori da aprile 2016 ad oggi e ti danno 30 milioni di buonuscita.

Ti chiami Nessuno, lavori e grazie alla Fornero neanche ti fanno andare in pensione. 

Sulla buonuscita non spendo neanche parola.

Nicola Morra

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Io sono ‘Nessuno’ … 40 anni di contributi ma Elsa ha deciso che devo ancora lavorare (e neppure ho ancor ben capito quanto),
ma non oso pensare quanti milioni mi daranno di liquidazione …

😦  –  😦  –  😦

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Do You believe in Magic


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Approfittando a mani sempre più basse, attingo da  IL MATEMATICO IMPERTINENTE  (libro del 2005) di Piergiorgio Odifreddi e mi capita di trovare questo ‘ameno’ capitoletto intitolato DO YOU BELIEVE IN MAGIC

3821

“[…]
Per provare a ricercare le cause della schizofrenia che fa vivere alla maggior parte di noi un rapporto con la realtà alterato e dissociato, basta riflettere un attimo sulla sedicente educazione che riceviamo fin da bambini.
Non appena nasciamo, siamo assoggettati a un rito magico di aspersione e imposizione del sale, che sarà confermato da un solenne ceffone qualche anno dopo.
Quando conquistiamo il primo barlume di lucidità e incominciamo a farci domande serie, riceviamo dai genitori e maestri risposte idiote sulle origini del mondo e dell’uomo, nel senso della vita e della morte, e sulle ragioni per tenere certi comportamenti invece di altri.

3933

Per tutta l’infanzia siamo abbandonati in balia di mitologie e fiabe, da quelle sacre di Gesù Bambino e Babbo Natale a quelle profane di Harry Potter e dei cartoni animati giapponesi popolati di esseri soprannaturali e svincolato dalle leggi di natura, e impariamo a vivere mentalmente e fisicamente in due mondi separati e non comunicanti.
Quando poi arriviamo a scuola, dalle elementari alle superiori riceviamo un indottrinamento religioso, letterario e filosofico a spese dello stato, ancora una volta basato su convergenti miti e superstizioni.

3932

Alla Bibbia si affiancano gli eroi omerici che nell’Iliade e nell’Odissea sentono come voci interiori e antropomorfizzano come dei olimpici le proprie volizioni, e filosofi come il Socrate platonico, che dichiara tranquillamente di udire fin da bambino una voce che lo dissuade dal fare ciò che sta per fare, ma che non lo incita mai a fare ciò che non sta per fare.
[…]
Questo mondo mitico e mitologico si scontra frontalmente con quello razionale e logico della scienza, che non riceve però che una minima parte dell’attenzione dedicata al primo non soltanto dalla scuola, ma anche e soprattutto dall’industria dell’intrattenimento, dell’informazione e della sedicente ‘cultura’: quotidiani e settimanali, riviste e libri, radio e televisione non dedicano infatti che una percentuale infinitesima del loro ‘business’ alle problematiche scientifiche, e quand’anche lo fanno, spesso e volentieri indulgono in distorsioni e fraintendimenti che provocano più male che bene.
[…]
La televisione, poi, essendo soggetta alle ‘leggi’ dell’ascolto e della spettacolarizzazione, rischia ancora meno della carta stampata, se possibile.

3934

E così, mentre ogni giorno la RAI ci fornisce notizie sul Papa e oroscopi, ogni settimana trasmette messe cantate, ogni mese ci propina l’agiografica vita di un santo o l’estasiato racconto di un edificante miracolo, la scienza (quella vera ndr) deve accontentarsi di programmi come Quark e i suoi cascami, […] senza mai avventurarsi dove osano la BBC inglese o la PBS statunitense.
Se i politici invocano la ‘par condicio’ per le loro diatribe, che dovrebbero fare gli scienziati di fronte all’imperare delle immagini irrazionali nel mondo dell’educazione e dei media?
E, soprattutto, come potrebbe il pubblico ‘non’ credere alla magia o alle superstizioni, se altro non gli viene proposto fin dall’infanzia?
E infatti ci crede, a destra e a manca, come ha dimostrato in occasione della guerra in Iraq: abboccando in un caso alle favole sulle ‘armi di distruzione di massa’, e nell’altro alla danza della pioggia nella variante del ‘digiuno per la pace’.
Sarà impietoso ricordarlo ma ‘idiota’ e ‘cretino’ significavano in origine ‘privato’ e ‘cristiano’ : lo rammento non solo per chi si fa abbindolare dai richiami delle varie magie, che sono quelle politiche (di turno ndr) o quelle religiose del papa, ma anche chi se ne lamenta.
Perché se alla gente si imbonisco solo storie, non ci si può poi lamentare che essa dia retta solo ai ‘cantastorie’.”

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3935

Piergiorgio ha una visione forse un po’ troppo sbilanciata sullo ‘scientismo’, ma, purtuttavia, moltissime delle sue considerazioni sono assolutamente condivisibili, in primis perché più che ben argomentate, poi perché svolte con una catena culturale e logica inappuntabile.
Io poi, su tali argomentazioni, [dal basso della mia ‘eccelsa’ (scarsa) cultura] non ho neppure la necessità di cercar di trovare dei motivi per confutarle in quanto le condivido in toto.
Ho già espresso in altre circostanze il mio pensiero in merito ad alcune delle cose così mirabilmente descritte …

Il colonialismo di oggi si chiama globalizzazione


Oggi il primo compito di un pensiero critico dovrebbe consistere nel favorire la deglobalizzazione dell’immaginario, per usare una formula di Serge Latouche. Precisando, però, che oggi il nuovo colonialismo si chiama globalizzazione.

Sorgente:         Il colonialismo di oggi si chiama globalizzazione

l’importanza della condivisione


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3930

di René Déscartes più noto come Cartesio
Da DISCORSO SUL METODO – Parte sesta –

“[…]
Non ho mai attribuito grande importanza ai prodotti del mio ingegno, e finché, dal metodo di cui mi servo, non ho raccolto altri frutti se non l’aver trovato la soluzione a qualche problema appartenente alle scienze speculative o l’aver tentato di regolare la mia condotta secondo le ragioni che esso mi insegnava, non mi sono sentito in obbligo di scrivere nulla.
Infatti, per quanto riguarda i costumi, ognuno si ritiene così pieno di buon senso che si potrebbero trovare tanti riformatori quante sono le teste, se fosse ad altri permesso di cambiarli e non a coloro che Dio ha stabilito come sovrani dei loro popoli o ai quali ha dato grazia e zelo sufficienti per essere profeti; e sebbene le mie speculazioni mi soddisfacessero molto, pensai che anche gli altri ne avessero e se ne ritenessero soddisfatti forse ancora di più.
Ma appena ebbi acquisito alcune nozioni generali di fisica e, incominciando a metterle alla prova su diversi problemi particolari, ebbi notato fino a qual punto potessero condurre e quanto differissero dai principi di cui ci si era serviti fino a quel momento, ritenni che non potevo tenerle nascoste, senza peccare gravemente contro la legge che ci obbliga a procurare, per quanto è in noi, il bene generale di tutti gli uomini.
Esse mi hanno infatti mostrato che è possibile pervenire a conoscenze molto utili alla vita e che, al posto di quella filosofia speculativa che viene insegnata nelle scuole, si può trovare una filosofia pratica in virtù della quale, conoscendo la forza e le azione del fuoco, dell’acqua, dell’aria, degli astri, dei cieli e di tutti gli altri corpi che ci circondano, con la stessa distinzione con cui conosciamo le diverse tecniche dei nostri artigiani, potremmo ugualmente impiegarle in tutti gli usi cui sono adatte, e renderci in questo modo come signori e padroni di quello che ci circonda.
I che non è desiderabile soltanto per l’invenzione di un’infinità di strumenti, che ci farebbero godere senza fatica dei frutti della terra e di tutte le comodità che vi si trovano, ma anche principalmente per la conservazione della salute, che è senza dubbio il primo bene e il fondamento di tutti gli altri beni in questa vita; in effetto anche lo spirito dipende a tal punto dal temperamento e dalla disposizione degli organi del corpo che, se è possibile trovare qualche mezzo per rendere in genere gli uomini più saggi e più perspicaci di quanto non sia stato fin qui, credo che lo si debba cercare nella medicina (interazione reciproca di anima e corpo ndr).
E’ vero che quella ora in uso contiene ben poco che sia di così notevole utilità; ma senza avere alcuna intenzione di disprezzarla, sono certo che non c’è nessuno, anche tra coloro che la professano, che non ammetta che ciò che si sa è quasi nulla in confronto a ciò che resta da sapere, e che si potrebbero evitare un’infinità di malattie, sia del corpo che dello spirito, e forse anche il declino della vecchiaia, se si avessero sufficienti conoscenze delle loro cause e di tutti i rimedi di cui la natura ci ha provvisti.

3931

Ora, essendomi proposto di dedicare tutta la mia vita alla ricerca di una scienza così necessaria, ed essendomi avviato per un cammino che mi sembra conduca infallibilmente a trovarla, a meno di esserne impedito dalla brevità della vita o dalla mancanza di esperienze, ho pensato che il miglior rimedio contro questi due ostacoli consistesse nel comunicare fedelmente al pubblico tutto il poco che avrei scoperto e nell’invitare gli uomini di ingegno a cercare di procedere oltre, contribuendo, ciascuno secondo le proprie inclinazioni e le proprie capacità, alle esperienze necessarie e comunicando anche al pubblico tutto quel che avrebbero appreso, affinché, incominciando gli ultimi dove i precedenti avevano terminato e unendo così le vite e le opere di molti, andassimo tutti insieme molto più avanti di quanto ciascuno potrebbe con le sue sole forze.”

§

Leggere questo pezzo mi ha portato a pensare ad una specie di chiaroveggente, in effetti vi si trovano delle verità che abbiamo poi potuto verificare, trascorsi secoli, con l’esperienza e l’osservazione della realtà.
Delle gran belle intuizioni, direi …
alcune forse sono troppo ottimistiche ma non poteva allora conoscere appieno l’animo dell’uomo moderno (troppo dissimile al suo).
La cosa che però vorrei maggiormente rimarcare sta nell’esigenza che egli ha sentito di non tenere per se quello che aveva intuito e che riteneva importante per raggiungere un miglioramento dell’esistenza umana;
ecco allora che si propone di mettere in atto la ‘divulgazione’ di ogni tipo di scibile.
Se ci pensiamo bene si tratta di una cosa ‘grossa’ per quei tempi.
Se ci pensiamo bene è quello che ancora oggi succede con mezzi ovviamente molto differenti;
se ci pensiamo bene gran parte della informazione attuale è assolutamente manipolata e/o menzognera (e gli scopi sono intuibili).
Ecco allora che occorre rivalutare persone come Cartesio che hanno sempre anteposto gli interessi generali ai propri personali.
Anche questo è quanto distingue i grandi uomini (pensatori e non) dalle masse di esseri ‘semplicemente’ viventi …

§

 

Sistema la mia vita


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«Un giorno, finalmente, hai capito
quel che dovevi fare e hai cominciato,
anche se le voci intorno a te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli;
anche se la casa intera
si era messa a tremare
e ti sentivi alle calcagna
l’antico contrasto.

3928

“Sistema la mia vita!”,
gridava ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù fino alle fondamenta,
anche se la loro malinconia
era terribile.
Era già piuttosto tardi,
era una notte tempestosa,
la strada era piena di sassi e rami spezzati.

3929

Ma poco a poco,
mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c’era una nuova voce
che pian piano hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre t’inoltravi sempre più,
di buon passo, nel mondo,
determinata a fare
l’unica cosa che potevi fare;
determinata a salvare
l’unica vita che potevi salvare.»

(Mary Oliver – Il Viaggio)

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che bella …  

è la descrizione di un viaggio indispensabile ma difficile

a parole è semplice e perfetta al 100%
nei fatti ha le sue difficoltà di attuazione,
difficoltà, sia beninteso. tutte imputabili al proprio se,
alla propria forza di volontà e d’animo,
alla propria capacità di superare questo tipo di difficoltà …
non so perché ma nel dire ciò mi viene in mente il cane che si morde la coda …

occorerebbe averla stampata, appesa al muro innanzi a se ogni mattina,
leggerla e cercare di metterla in pratica, attuare il cambiamento
ogni giorno sempre un pochino di più, ogni giorno un passetto,
fino al giorno che la si potrà staccare dal muro …

§

 

§

 

Spintarelle


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I figli sono come gli aquiloni:
Insegnerai a volare ma non voleranno il tuo volo;
Insegnerai a sognare ma non sogneranno il tuo sogno;
Insegnerai a vivere ma non vivranno la tua vita.
Ma in ogni volo,in ogni sogno e in ogni vita
rimarrà per sempre l’impronta dell’insegnamento ricevuto.

K. Gibran

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immagine e testo tratti da  La vita è

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Migranti & Briganti


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da “brigare” v. intr. (aus. avere).
– Darsi da fare per ottenere qualcosa;
– Affaccendarsi per qualche cosa;
– Prendersi briga, interessarsi di qualche cosa.
(da Treccani)

§§§

Ormai è diventato un discorso ininterrotto a cadenza più che quotidiana (e su svariati canali mediatici).

3921

Premetto che il passato parla per me; basta andare a ritroso sul mio blog per trovare testimonianze che dimostrano che non sono razzista e che considero gli umani tutti fratelli (anche se ci sono parecchi ‘fratellastri’).
Ma ciò premesso devo dire che alcune esternazioni mi lasciano perplesso.

3925

Oggi a Rai 3 (ma guarda il caso) viene detto che : l’Onu ha stimato che ci sono almeno 20 milioni di persone in Africa (tra quelle che muoiono di fame) che cercheranno a breve inevitabilmente di spostarsi in Europa … l’opinionista di turno (in questo caso specifico Realacci) esordisce con un bel “meno degli italiani emigrati nel mondo” …
ecco, a narrazioni siffatte io non ci sto, se vuoi raccontare la realtà la devi dire tutta e non solo gli ‘spicchi’ che ti fanno comodo (altrimenti, meglio tacere).
Ma come si possono raffrontare dati se riguardano :
– periodi diversi
– situazioni economiche diverse
– etnie diverse
– accoglienze diverse ???

3924

A parte che viaggiarono in maniera differente, gli italiani nel secolo scorso si sono trasferiti in cerca di ‘fortuna’ (in realtà lavoro) andando in Argentina, UsA, Germania, Belgio e chissà dove ancora … avete presente la ‘grandezza’ di questi Stati in rapporto alla piccola Italia ?
Ora provate a pensare alla grandezza dell’Africa in rapporto all’Italia (ricordando che in questo secondo caso il ‘percorso’ del flusso è inverso); a me viene subito in mente l’immagine di un ‘imbuto’ …
in quei luoghi c’era una enorme richiesta di ‘braccia’ e tutti trovarono lavoro quasi immediatamente … oggi vi sembra di intravedere una situazione analoga ?

3922

Gli italiani avevano la stessa religione ed appartenevano alla stessa etnia e nonostante ciò erano discriminati e visti con diffidenza … vi devo ricordare come erano visti allora i ‘terroni’ nel nord del loro stesso Stato (in Italia eh !!!) ?
Appena giunti in America i nostri migranti stavano in quarantena;
Posso sbagliare ma non mi sembra di aver letto da nessuna parte che per i nostri migranti gli Stati di accoglienza spendessero l’equivalente di 37 € al giorno per mesi e mesi senza che i ‘nostri’ facessero nulla tutto il giorno e di sicuro non gli passavano 2/3 € al giorno …
20 milioni di persone sparse su un territorio vastissimo non sono propriamente la stessa cosa che anche un solo milione racchiuso entro i nostri (tutto sommato piccoli) confini.

3923

L’unica analogia, a ben vedere, è data solo dalla discriminazione e dalla diffidenza.
Alla luce di tutto ciò mi risulta oltre modo fastidiosa la frase ‘ad effetto’ che ho sentito pronunciare da Realacci per giustificare l’attuale situazione che, vi ricordo, fa gioco a ‘qualcuno’ per il raggiungimento di ‘scopi ben precisi’ …

§

 

Aspettativa di vita … si, aspetta e spera …


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3919

Aspetta tiva
Aspetta vita
Aspetta …
e spera …

In questo periodo non salta giorno in cui non si senta parlare di pensioni, età pensionabile e quindi di ‘aspettativa di vita’ che secondo ‘loro’ continua ad aumentare.
Non fatevi fregare tanto facilmente, la realtà non è semplice come vogliono farla apparire.
Una prima considerazione che mi viene da fare è che il fenomeno è comunque destinato ad interrompersi (solo questione di tempo) in quanto se così non fosse tra qualche decina di secoli l’uomo camperebbe 200 anni e non credo che sarà mai possibile ciò.
La considerazione principale però è un’altra.
Diamo per assodato che i dati sono corretti e che l’aumento di aspettativa ci sia stato effettivamente, quello che (volutamente) non ci dicono è che il fenomeno è destinato ad interrompersi molto presto, molto prima di quanto si possa pensare, anzi probabilmente si è già interrotto.
Soltanto che le conseguenze non si vedono immediatamente.
I dati utilizzati fin qui riguardano anziani di oggi che quando sono stati giovani hanno tenuto (volenti o nolenti) uno stile di vita consono al raggiungimento di tale obiettivo : una alimentazione parca corredata da tanto movimento !
Loro avranno la possibilità di vivere qualche mese in più (mediamente) rispetto alla generazione a loro precedente, anche perché contestualmente sono migliorate anche le conoscenze mediche.
Ma i giovani di oggi (e forse anche i meno giovani come me) questa cosa se la possono solo sognare (e non parliamo proprio dei bimbi iper vaccinati di oggi).
Quando ero io piccolo già c’erano le insane ‘brioscine’ industriali, già complessivamente si mangiava troppo e male; poi sono arrivati i fast food, l’uso massiccio ed intensivo di pesticidi, il progressivo calo di movimento e l’aumento della sedentarietà, gli OGM (e solo per fare alcuni esempi).
Inoltre oggi è aumentato in maniera esponenziale lo stress.
Io credo che nella realtà già oggi il tanto sbandierato aumento abbia raggiunto il suo apice ed iniziato la fase ‘discendente’, ovviamente non ugualmente ‘reclamizzata’.
Sono pronto ad accettare scommesse …
Intanto se qualcuno leggerà queste righe tra 20 o 30 anni (ripescandole nei meandri della rete) potrà giudicare con il conforto dei dati (quelli della realtà, ovviamente … non ipotesi).

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Capitalismo e Terzo Mondo


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Partendo dalla genesi del ‘Capitalismo’ così come concepito (La ricchezza delle nazioni di Smith) e sugli sviluppi previsti dai vari ‘economisti’ che si sono espressi in maniera ‘onesta’ (quindi non al soldo di potentati) ed anche sulle storture che il ‘sistema’ andava assumendo (Keynes tra tutti) si potrebbe disquisire per ore.

3918

Nel libro PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE (del 2012), Fernando Savater (filosofo spagnolo) esprime il suo punto di vista sull’argomento.
Ve lo propongo con il capitolo CAPITALISMO E TERZO MONDO

“Ormai ho una certa età, ma non ho conosciuto, nel corso della mia esistenza, modelli economici più affidabili di quello capitalista.
Il suo pregio principale è quello di essere un sistema flessibile e ricco di sfumature, che può dar adito a interpretazioni completamente opposte tra loro.
Il capitalismo tedesco, ad esempio, è tutt’altra cosa rispetto a quello dei paesi latini così come il capitalismo statunitense è assai diverso da quello europeo, al punto che la previdenza e l’assistenza sanitaria sono considerate, da quelle parti, pregiudizievoli per gli interessi dei cittadini.
Persino l’economia cinese attuale può essere definita capitalista, pur essendo figlia del comunismo.
Il mio modello di capitalismo è quello in cui lo Stato svolge il ruolo di mediatore tra i cittadini e il mercato.
Adesso che l’Europa sta affondando, dovrebbe essere chiaro a cosa serve lo Stato: serve a proteggerci dal mercato, a non lasciarci in balia dei suoi capricci.
Una società funziona meglio quando i cittadini hanno più interesse a rispettare la legge che a violarla.
Appena i cittadini si accorgono che agire fuori dalla legge può arrecare maggiori vantaggi, la società comincia a sgretolarsi.
Il capitalismo che mi piace, come dicevo, è un capitalismo temperato dallo Stato, che garantisce protezione sociale e redistribuzione del reddito.
Le grandi rivoluzioni della modernità sono state l’introduzione della previdenza sociale, dell’istruzione pubblica obbligatoria e delle norme che sanciscono l’uguaglianza tra uomo e donna.
I libri di storia parlano di ghigliottina, di re decapitati e popoli in rivolta, ma per la nostra vita quotidiana è stata molto più importante l’istituzione del medico di famiglia e della pensione di anzianità.
Queste sono le rivoluzioni che contano, quelle che portano benefici generazione dopo generazione e che adesso dobbiamo cercare di difendere a tutti i costi.
Il principio che bisognerebbe trasmettere ai bambini e agli adolescenti è che la vera ricchezza non è quella economica bensì quella sociale.
Il motore del capitalismo è lo spirito d’impresa delle persone, ma se questo spirito non trova un luogo in cui estrinsecarsi, non serve a nulla.
La ricchezza economica implica responsabilità sociali: uno non può guadagnare milioni e poi versarli su un conto alle isole Cayman, e non può farlo perché li ha guadagnati grazie a un contesto sociale che ha creduto nelle sue iniziative e le ha sostenute.
E’ vero che anche la società ottiene vantaggi dalle attività degli imprenditori privati, ma non esiste impresa né business che possa prosperare al di fuori di una cornice sociale di riferimento.
Soprattutto, esiste un patto di virtù del quale la società ti consente di diventare ricco in cambio del tuo impegno ad assumerti una serie di responsabilità circa l’uso che farai della ricchezza accumulata.
La tua ricchezza, in sostanza, deve dare beneficio un po’ a tutti, ed è proprio questa dimensione collettiva della ricchezza privata il miglior rimedio contro l’istinto predatore del capitalismo.
E’ bene ricordarlo agli imprenditori in tempi di opulenza, quando magari avrebbero la tentazione di trasferire tutto ilo malloppo in qualche paradiso fiscale, perché ai tempi di crisi sono loro i primi a chiedere aiuto alla Stato.
Cioè a noi.
DOMANDA: Se noi siamo dei privilegiati, come si fa a vivere col cuore sgombro sapendo che in Africa non hanno neanche acqua sufficiente per bere?
Non saprei.
Di sicuro non è smantellando il nostro sistema di previdenza sociale e assistenza sanitaria che si fa un favore alle popolazioni africane.
L’ideale sarebbe di aiutarle a sviluppare un modello analogo anche lì, e prima ancora un sistema politico più democratico, più giusto e meno corrotto.
DOMANDA: Ma come pensiamo di potere aiutare gli altri in una fase in cui neanche noi riusciamo a camminare con le nostre gambe?
Sant’Agostino parlava di ‘ordo amoris’, cioè dell’ordine di priorità che il cuore attribuisce alle cose.
Se vedo un bambino in pericolo di vita, cercherò senz’altro di salvarlo, ma se anche mio figlio si trova in pericolo, non ho dubbi su chi cercherò di salvare per primo.
Di sicuro non possiamo badare contemporaneamente ai figli di tutti.
Quindi è giusto preoccuparsi innanzi tutto delle persone più vicine.
[…]
DOMANDA: Credo che molte popolazioni non abbiano bisogno di aiuti generici, ma di interventi specifici.
Pare che Albert Camus (così leggiamo nei suoi appunti) incontrasse ogni giorno lo stesso mendicante vicino alla sua casa di Parigi.
A volte si fermava a parlare con lui e questo gli diceva, più i meno:
*Il problema non è che la gente sia cattiva. Il problema è che non vede*.
Ecco: ho il sospetto che il mendicante avesse ragione.
Forse il vero male della modernità sta nel fatto che, con tutti i mezzi di comunicazione di cui disponiamo, non sappiamo più vedere e ascoltare il nostro prossimo.
Che poi forse non è nemmeno vero, visto che tutti i giorni all’ora di cena ci sorbiamo in TV e alla radio racconti e immagini di massacri e di bambini che muoiono di fame.
Il punto è che vediamo e ascoltiamo tutto passivamente, anche quando siamo animati della pia intenzione di aiutare qualcuno.
[…]
Chi si lamenta della politica, della società e dei propri concittadini, e poi non è capace nemmeno di fare un po’ di autocritica, ai mie occhi perde qualunque tipo di credibilità.
Quelli indignati con tutti tranne che con sé stessi sono semplicemente degli ipocriti.
I tuoi giudizi sugli altri potranno anche essere ben argomentati, ma se non cominci a cercare di cambiare te stesso non puoi sperare che questi ti seguano.
E’ che molti di noi pretendono di avere la botte piena e la moglie ubriaca: cellulari e vestiti a prezzi stracciati e un mondo migliore senza più sfruttamento.
Ci siamo mai fermati a pensare se le due cose sono compatibili?”

Per la prima parte di quanto avete letto (sul capitalismo) dovete tener presente che l’autore è spagnolo e quindi ha una visione ‘ispanica’, cioè della sua realtà sociale, e non della ‘nostra’ (che voi invece avete ben in mente).
La ‘nostra’, peraltro, veniva definita dal Financial Time, ormai più di dieci anni fa, una società fondata su un un capitalismo ‘straccione’ (sic), cioè dal solito a umma-umma, figlio del familismo amorale ancora in voga, anzi, ormai diffuso in ogni aspetto della cosiddetta ‘convivenza’ civile e sociale.
Don Antonio Mazzi ripeteva spesso:
“Molti sono capaci di fare gli eroi in Africa, ma pochi riescono ad esserlo qui, nel nostro paese.”
Ma, a questo punto, come non terminare con Bertolt Brecht:
“Sciagurato il paese che ha bisogno di eroi”
(citazione)