La mafia sta diventando il braccio armato della finanza


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Questo aveva capito Giovanni Falcone, 25 anni fa.
E sulla base di questo principio aveva iniziato a cambiare l’obiettivo, la modalità, il protocollo, la consuetudine delle sue indagini principali.
Falcone aveva visto. E previsto.
L’hanno ucciso perchè aveva capito.
E’ per questo che hanno costruito una società basata sulla promozione degli ignoranti e degli stupidi opportunisti: avevano bisogno di gente che non avesse gli strumenti per capire e non fosse in grado di vedere la realtà.
Privi di orientamento culturale, siamo diventati un paese sempre in bilico tra pusillanimi privi di coraggio da una parte e dall’altra i venduti al miglior offerente senza vergogna.
Giovanni Falcone è stato assassinato brutalmente perchè aveva detto di no. “Io, queste cose non le faccio”.
La mafia voleva che la gente sapesse e capisse sul serio come stavano le cose contando sulla infingardaggine di questa nazione priva di coraggio e di dignità: “chi dice NO viene eliminato brutalmente, lui e/o la sua famiglia: fatevene una ragione”.

E così, siamo diventati il paese dei #tengofamiglia.

Questo siamo nella realtà.

Tutto il resto è piatta retorica inutile.
Dobbiamo incorporare questa consapevolezza e ripartire da lì. Non esistono altre strade.
Soprattutto non esistono scorciatoie, il che è molto ma molto arduo da accettare per dei furbi, furbetti, furbastri, furbarelli …

Sergio Di Cori Modigliani

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Teorie Economiche e Bar Commercio


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*Le migliaia di oscuri cucinieri della grande rosticceria della scienza*
– José Ortega y Gasset –

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Penso che anche voi seguiate un po’ le trasmissioni che parlano di politica (parlano è un termine ‘forte’ e forse pure inadatto, idem per ‘trasmissioni’ … forse meglio dire ‘pollai’ dove ci sono più faine che polli      😉       );
è inevitabile che parlare di politica equivale a trattare argomenti correlati all’economia e di conseguenza occorre diventare esperti anche di questa ‘disciplina accademica’ … per il saggio principio che è meglio sapere di che morte morire, almeno non ci coglie impreparati …
ma è davvero possibile diventare esperti in una scienza così ‘fumosa ed aleatoria’ ???

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BERNARD MARIS

Il pezzo che segue è ‘sempre’ del nostro amico Maris, e del suo ‘spettacolare’ libro

Capitolo TEORIE ECONOMICHE E BAR COMMERCIO

“Allora, di che cosa parlano gli economisti ?
Di ‘òikos nòmos’, ovvero della gestione della casa: della massaia, la ménagère dei francesi, da cui deriva il ‘manager’ degli anglosassoni.

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Possiamo ricordare che Sully (Massimiliano di Béthune, conte di Muret e di Villebon, visconte di Meaux, duca di Sully che fu ministro delle finanze del re Enrico IV di Francia, ndr), il capo del consiglio delle finanze di Enrico IV, era il ‘bon mesnager’ del dolce regno di Francia…
Il mio amico Alain, direttore di una grande rivista molto apprezzata dai professori di economia, grande conoscitore dell’economia, ripete che nulla lo diverte quanto le ‘teorie’ economiche che si riducono a dire, con molte pagine di equazioni e in un gergo incomprensibile per il 99 percento degli stessi economisti professionisti, quello che si racconta fra un bicchiere e l’altro al bar Commercio:
*Domani andrà meglio, sempreché non vada peggio, se ritorna la fiducia e se la gente avrà voglia di consumare, chiaro ?
Versamene un altro*.
Una delle grandi superfetazioni della casistica economica di questi ultimi anni è la ‘teoria degli incentivi’ (per la miseria … mi ricorda qualcosa … ma non ricordo ‘cosa’ …       😉      ).
E’ servita a riempire qualche biblioteca di articoli tanto impenetrabili e laboriosi quanto evanescenti, che si potrebbero sintetizzare così: per produrre meglio servono fiducia e trasparenza.
Giù il cappello !
Nel Medioevo e fino all’Illuminismo la casistica ha fatto vivere generazioni di studiosi dediti a una ‘scienza’ che ha finito per scomparire allo stesso modo forse un giorno scomparirà anche l’economia.
Anzi, non è già scomparsa ?
Oggi il miglior economista non è forse un capo di Stato che disinnesca un conflitto sociale e ristabilisce la ‘fiducia’ dei suoi concittadini nel futuro ?

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Il generale de Gaulle faceva la sua politica senza dare troppo peso al gracidio delle Cassandre economiche e diceva:
*Ricreiamo la fiducia e l’economia seguirà!*
Jacques Attali (discutibili alcune sue teorie ed il suo ‘rapporto’ con Macron, ndr), un grande economista, se mai ve ne sono, definisce un economista come *colui che riesce sempre a spiegare magistralmente perché s’è sbagliato il giorno prima*.
Keynes diceva approssimativamente la stessa cosa e raccomandava i suoi pari un atteggiamento modesto, deferente, come converrebbe ai dentisti capaci di curare con strumenti, farmaci e metodi che sono stati inventati da altri.

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*Noi semplicemente non sappiamo cosa accadrà domani*. affermava Keynes. L’economista cozza e cozzerà sempre contro il muro di bronzo dell’incertezza.
D’altronde, se conoscesse, se prevedesse il il futuro economico meglio degli altri, sarebbe milionario.
Invece lo vediamo barcamenarsi mentre fra un lezione universitaria e l’altra, tenta di rispondere, sui giornali o alla radio, alla domanda:
‘Sì d’accordo, ma come andrà domani ? Le cose si sistemano ?’
E allora si capisce che l’economista non può fare molto per noi.

Altri economisti (Kondratieff, Schumpeter, Marx e anche lo storico Braudel) credevano nell’esistenza di grandi ‘pulsazioni’ economiche, di grandi fasi di espansione e di contrazione.
Ma si tratta di credenze piuttosto che di vere leggi, dal momento che non esistono leggi economiche”.

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Il grande merito di Maris è quello di averci ‘donato’ pagine di argute analisi e riferimenti storici, tutti in controtendenza rispetto alle ‘narrazioni’ paludatissime di una schiera, sempre più vasta, di scienziati del ‘nulla’ che, con l’abituale spocchia, e nella solita cerchia ‘autoreferenziale’ cercano di ‘sdoganare’ una sequela di cavolate per spiegarci, sempre il giorno dopo, perché il giorno prima è andato dal male al malissimo.
Quindi i vari premi Nobel per l’economia si succedono ogni anno, ma, se leggiamo un lustro dopo le loro teorie salvifiche, ci accorgiamo che non ci capivano una mazza, oppure che ci capivano, ma erano pagati per avvelenare i pozzi, convincendo (forti della loro ‘scienza’) gli sprovveduti a ‘fidarsi’ dei loro ‘calcoli’.
Insomma dei novelli Balanzone che con i loro astrusi linguaggi hanno prodotto danni più della peste.
Cosa che la ‘massaia’ non sarebbe riuscita a fare, neanche volendo …
(citazione)

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(Ariana) … Grande … Disumanità …


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Sono stanco …
veramente sono stanco di sentire ventiquattro ore al giorno, politici, giornalisti, esperti vari, tutti i giorni, ormai da troppi anni dire le solite vacue e demagogiche parole; dimostrazione lampante di una umanità priva di logica, priva di raziocinio, priva di … umanità !!!
Certo, ci sono alcune ‘mosche bianche’ ma la massa è composta da mosche e basta e … sapete dove queste si posano …

clicca qui …

Non ci basta più sperare (è inutile), non ci basta più protestare (è inascoltato), non ci basta più indignarci (è falso se fine a se stesso) …
non ci resta che sognare … sognare un mondo diverso, sperando di non doversi (com’è ora) risvegliare ogni mattina per vivere in un incubo.

Quanto ancora dobbiamo attendere per abbattere i veri nemici dell’umanità tutta ?
Potere finanziario e religioni … ecco quali sono ! Soldi, Potere, Religione …
Con ‘uno’ che strumentalizza ‘l’altro’ per proprio tornaconto, con entrambi che si ingrassano ‘succhiando’ quanto possibile dalla gente !

Usano e manipolano la violenza per raggiungere i propri luridi scopi;
colpire nel mucchio vite innocenti per il solo gusto di seminare terrore non lo concepisce neppure il più barbaro degli animali (che non esiste, in effetti) … solo un essere che si ritiene superiore a tutto il resto riesce a farlo !
Neppure i dinosauri hanno meritato l’estinzione quanto la merita l’Uomo !!!

Ci dobbiamo aggrappare alla speranza … con le unghie …
ma le unghie ormai sono molto, molto corte …

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Aperta la caccia ai cetacei nelle isole Faroe chi sono i globicefali e perché li uccidiamo


i faroesi si ostinano a perpetrarla come una sorta di barbaro rito di iniziazione, al quale partecipano anche i ragazzini.

… e non vi fate da soli un po’ schifo …  faroesi ???

Sorgente:    Aperta la caccia ai cetacei nelle isole Faroe chi sono i globicefali e perché li uccidiamo

Trump-Arabia Saudita: accordo per la vendita di armi da 110 miliardi di dollari


Non leggete questo titolo che non dice nulla. Pensate alle prossime centinaia di morti civili in Yemen. Questo stanno firmando i due qui sotto.

Sorgente:     Trump-Arabia Saudita: accordo per la vendita di armi da 110 miliardi di dollari – World Affairs – L’Antidiplomatico

Identità Puzzle


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In INTERVISTA SULL’IDENTITA’ Zygmunt Bauman (che vogliamo considerare un ‘grande’ dell’umanità ?) risponde alle domande di persone che vogliono capire, cioè che non si accontentano delle ‘fiabe’ che quattro (o centomila) cialtroni e disonesti, cercano di raccontarci. Leggiamo …

Capitolo   IDENTITA’ PUZZLE

DOMANDA: Con la globalizzazione, l’identità è diventata una questione scottante. Tutti i punti di riferimento sono cancellati, le biografie diventano puzzle dalle soluzioni difficili e mutevoli.
Il problema, tuttavia, non sono i singoli pezzi del mosaico, ma la maniera in cui si incastrano l’uno con l’altro.
Qual è la sua opinione?

RISPOSTA: Temo che la sua teoria del puzzle sia solo parzialmente illuminante.
E’ vero, si compone la propria identità (o le ‘proprie’ identità ? ndr) come si compone un disegno partendo dai pezzi di un puzzle, ma la biografia può essere paragonata solamente a un puzzle ‘difettoso’, in cui mancano alcuni pezzi (e non si può sapere esattamente quanti).
Un puzzle comprato in negozio è tutto contenuto in una scatola, ha l’immagine finale già chiaramente stampata sul coperchio e la garanzia, con promessa di rimborso in caso contrario, che tutti i pezzi necessari per riprodurre quell’immagine si trovano all’interno della scatola e che con questi pezzi si può formare quell’immagine e quella soltanto; ciò permette di consultare l’immagine riprodotta sul coperchio dopo ogni mossa per assicurarsi di essere effettivamente sulla strada giusta (l’unica strada corretta) verso la destinazione già nota, e quanto lavoro rimane da fare per raggiungerla.

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Nessuna di queste agevolazioni è disponibile nel momento in cui componi la tua identità…
E’ vero, sul tavolo sono a disposizione tanti piccoli pezzi che speri di poter incastrare l’uno con l’altro fino ad ottenere un insieme dotato di senso, ma l’immagine che dovrebbe emergere al termine del lavoro non è formata in anticipo, e pertanto non puoi sapere per certo se possiedi tutti i pezzi necessari per comporla, se i pezzi scelto fra quelli sparsi sul tavolo siano quelli giusti, se li hai messi al posto giusto e se servono per comporre il disegno finale. Potremmo dire che la soluzione dei puzzle che si comprano in negozio è orientata
‘all’obbiettivo’: parti per così dire dal punto d’arrivo, dall’immagine finale, nota già in precedenza, e poi tiri fuori dalla scatola un pezzo dopo l’altro, cercando di incastrarli insieme.
Hai la sicurezza che alla fine, con l’impegno necessario, troverai il posto giusto per ogni pezzo.
La completezza dei pezzi e il loro reciproco incastro sono garantiti prima che tu cominci.

Nel caso dell’identità non è affatto così: l’intera impresa è orientata ‘ai mezzi’.
Tu non parti dall’immagine finale, ma da una certa quantità di pezzi di cui sei già entrato in possesso o che ti sembra valga la pena di possedere, e quindi cerchi di scoprire come ordinarli e riordinarli per ottenere un certo numero (ma quante ? ndr) di immagini soddisfacenti.
‘Fai esperimenti con ciò che hai’.
Il problema non è che cosa ti serve per ‘andare lì’, per arrivare al punto che vuoi raggiungere, ma quali sono i punti che puoi raggiungere sulla base delle risorse già in tuo possesso o di quelle per ottenere le quali vale la pena che tu profonda il tuo impegno.
Potremmo dire che la risoluzione del puzzle segue la logica della razionalità ‘strumentale’ (scegliere i mezzi adatti per un determinato scopo), mentre al contrario la costruzione dell’identità è guidata dalla logica della razionalità ‘finale’ (scoprire quanto sono attraenti gli obbiettivi raggiungibili con i mezzi dati).

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Il lavoro di un costruttore di identità, come direbbe Claude Levi-Strauss (antropologo ndr), è un lavoro da ‘bricoleur’, che crea ogni sorta di cose col materiale a disposizione.
Non è sempre stato così.
Quando la modernità ha sostituito i ‘ceti’ pre-moderni (che determinavano l’identità in base alla nascita, fornendo pertanto pochissime occasioni per porsi la domanda ‘chi sono io?’) con le classi, le identità sono diventate compiti che i singoli individui dovevano realizzare, attraverso la propria biografia.

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Per usare le memorabili parole di Jean Paul Sartre, per essere borghesi non è sufficiente nascere borghesi, si deve vivere l’intera vita da borghesi! L’appartenenza alla classe a cui si sostiene di appartenere la si deve ‘dimostrare’ coi fatti, con l’intera vita, non semplicemente brandendo il certificato di nascita.
Se non si riesce a fornire tale convincente prova si può perdere la propria assegnazione di classe, diventare un ‘déclassé’.
[…]
Definire l’identità come un compito e lo scopo dell’impegno di tutta la vita era, se paragonato all’attribuzione automatica a un ceto dell’era pre-moderna, un atto di liberazione: una liberazione dall’inerzia delle strade tradizionali, dalle autorità immutabili, delle routines preordinate e delle verità incontestabili.

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Tuttavia, come ha scoperto Alain Peyrefitte nel corso dei suoi studi storici (cfr. ‘La Société de confiance’ – 1998), quella libertà di auto-identificazione nuova e senza precedenti seguita alla decomposizione della società dei ceti, è giunta insieme a una fiducia nuova e senza precedenti negli altri, nonché nei meriti dell’associazione di diversi a cui era stato dato il nome di ‘società’: nella sua saggezza collettiva, nell’affidabilità delle sue istruzioni, nella durata nel tempo delle sue istituzioni.

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Per osare e rischiare, per avere il coraggio necessario per fare delle scelte, questa tripla fiducia (in se stessi, negli altri, nella società) è indispensabile. E’ indispensabile credere che la fiducia nelle scelte ‘fatte dalla società’ sia ben riposta e che il futuro appaia certo.
E’ indispensabile che la società sia un arbitro, non un giocatore come gli altro che tiene nascoste le carte e cerca di prendervi di sorpresa… “

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La prima edizione di questo libro è del 2003.
Spero che ora sia più chiaro che ‘qualcuno’ (anzi ben più di uno) ha tradito, prima di tutto se stesso; poi che una società, che voglia considerarsi tale, non può formarsi sui bluff, sul dichiaro una cosa ma, di nascosto ne faccio un’altra, esattamente contraria a quello che avevo detto.
(caspitina … mi ricorda qualcuno …)

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La metafora del puzzle è molto bella, ci ricorda che un essere umano è composto (oltre che da miliardi di cellule) da centinaia di altri ‘componenti’ (materiali ed immateriali).
Certo è che per completare il proprio puzzle, non basta cercare ed incastrare le tessere, bisogna assumersi le responsabilità delle proprie decisioni, giuste o sbagliate che siano, perché nel primo caso, cresci, nel secondo l’errore ti servirà come esperienza, da non ripetere.
Sbagliare è umano, perseverare è ‘politico’ … eheheheh
Eh sì, è un mondo difficile, diabolico direi …

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Lettera della Lesmo al Corriere : le vaccinazioni di massa non sono innocue – Medicina a piccole dosi


Risposta della Dr. Lesmo ad un articolo apparso sul Corriere ad Ottobre. Chiara, semplice ed efficace. Non a priori contro le vaccinazioni!

Sorgente:    Lettera della Lesmo al Corriere : le vaccinazioni di massa non sono innocue – Medicina a piccole dosi

Ora vi domando : chi può avere più credibilità tra questa laureata in medicina e la nostra ‘maestrina‘ ministra ???  Beh … Mieli pensa la ministra …

E ancora vi domandate perché siete disinformati ???

Comprensione e luoghi comuni


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In relazione alla manifestazione di ieri a Milano, evidenziato il senso di sconforto che non possiamo spendere ormai quotidianamente per una massa di rimbambiti e decerebrati, ci è partita una riflessione intorno al tema delle ‘immigrazioni’ su cui tutti cazzeggiano, ma con nessuno che prende in seria considerazione il principio di causalità…
Come mai questa situazione ha assunto delle dimensioni bibliche ?
Noi pensiamo di saperlo, ma noi non contiamo.
Abbiamo i ‘professionisti’ dell’aria fritta che, attraverso i megafoni dei media, disquisiscono, litigano, si stracciano le vesti, fanno riferimento alla ‘civiltà’ (che di certo non è una loro virtù), allo spirito cristiano (che per loro è pura e semplice ipocrisia), al motto della rivoluzione francese (che non conoscono, perché se la conoscessero, certe stronzate eviterebbero di dirle) ma che comunque riconducono con lo slogan: liberté, egalité, e soprattutto fraternité … da piegarsi dal ridere per non piangere !

Facciamo un piccolo esempio, apparentemente di poca significanza, che riguarda l’escalation delle partenze dalla Libia.
Sappiamo (noi almeno lo sappiamo) che in Cina stanno producendo gommoni extra size che sono poi quelli utilizzati dai cosiddetti ‘scafisti’.
Allora ci domandiamo: con gli attuali mezzi, ma ‘ste cavolo di ‘Intelligence’ quanto ci metterebbero a scoprire chi acquista questi gommoni (se davvero lo volessero fare) ?
E, fatto questo, risalire la filiera di chi sta guadagnando cifre enormi in questo esodo di derelitti umani (con qualche figlio di puttana incorporato).
Inoltre, se devono pagare un viaggio migliaia di dollari, non mi si può neppure continuamente venire a dire che chi parte è figlio della povertà più brutale.
La domanda successiva vien da se: ma allora perché non la fanno questa indagine ?
Forse perché ci sono degli interessi in campo che non si possono ostacolare ?
E che interessi sono ?
Fatelo anche voi un ragionamento, e senza aver paura di arrivare a certe conclusioni che, è vero che non si potranno mai provare (cfr. Pasolini), ma che non si discosteranno molto dalla realtà, senza dietrologie fanatiche, e senza parvenze di ‘complotti’.
Ad essere sincero io che sarei sicuramente tacciato di essere un complottista (per le mie idee) ritengo che la situazione sarebbe da rovesciare diametralmente;
il vero complottista è colui che rifiuta la versione ufficiale o tutti coloro che l’hanno ‘costruita’ per mistificare la verità ?
Kennedy per me l’ha ucciso la Cia, tra me e la Cia chi è che ha ordito un complotto ?
Idem per Moro, idem per le Torri gemelle e via discorrendo …
I complotti ci sono, e tanti, ma non è la gente ‘comune’ e, perché no, onesta che li crea, piuttosto chi, con questo immane casino ci vive e ci sguazza, sia facendo il ‘buonista’, sia facendo gli affaracci suoi.
Come dice il ‘bonario’ emiliano che, pur non avendo capito un piffero del mondo e dell’uomo, continua indefesso a sparare i suoi aforismi demenziali, spacciandosi per un ‘saggio’ de noantri:
*E’ quest’acqua qua* …

A proposito di ‘aforismi’, proviamo invece a rivolgerci a chi, queste cose le sapeva fare, e pure bene.
A chi mi riferisco?
Ma ad Arthur Schopenhauer no!?

(commento scritto a 4 mani)

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Da    AFORISMI SULLA SAGGEZZA DEL VIVERE

Capitolo    CONSIGLI E MASSIME

“La maggior parte della gente è così soggettiva che in fondo non prova interesse per altro che per se stessa.
Ne consegue che gli uomini, in tutto quello che viene detto, pensano subito a se stessi, e ogni casuale riferimento anche lontanamente attinente a qualcosa di personale attira e occupa tutta la loro attenzione, sicché essi non sono minimamente in grado di afferrare il contenuto oggettivo del discorso; ne deriva anche che per loro nessun argomento conta quando gli si contrappongono il loro interesse o la loro vanità.
Perciò si distraggono tanto facilmente, ed è così facile ferirli, offenderli, mortificarli che quando si parla con loro, anche nel modo più obiettivo, di qualunque cosa, non si sta mai abbastanza in guardia per evitare possibili riferimenti che potrebbero risultare urtanti per il loro prezioso e delicato ‘io’;
perché questo solo importa loro, e nient’altro; e mentre essi non comprendono e non gustano nel discorso altrui quanto c’è di vero, di bello, di raffinato, di spiritoso hanno la più delicata sensibilità per tutto ciò che, anche alla lontana e indirettamente, potrebbe ferire la loro meschina vanità, o che potrebbe riflettersi in qualche modo negativamente sulla loro preziosissima persona; nella loro suscettibilità essi somigliano a quei cuccioli a cui è così facile montare inavvertitamente sulle zampe, sicché poi siamo costretti ad ascoltarne i guaiti; oppure anche a un inferno pieno di piaghe e bubboni, col quale si deve prendere ogni precauzione per evitare ogni possibile contatto.
In qualche caso si arriva al punto che costoro considerino un’offesa il fatto che durante una conversazione con loro si mostri, o non si nasconda abbastanza, spirito e intelligenza, anche se al momento riescono a dissimularlo; ma poi quell’interlocutore ignaro si lambiccherà invano il cervello sul perché si sia attirato il loro rancore e il loro odio.
Persone simili però è altrettanto facile lusingarle e conquistarle.
Pertanto il loro giudizio è per lo più opportunistico, ed equivale a una dichiarazione in favore del loro partito o della loro classe, non è un’affermazione obiettiva e giusta.
La ragione di tutto questo è che in essi la volontà prevale di gran lunga sulla conoscenza, e il loro mediocre intelletto è completamente al servizio della stessa volontà, da cui non riesce a liberarsi neppure per un attimo.
[…]
Per ogni assurdità detta in pubblico o in privato, o comparsa in un’opera letteraria e accolta con consenso, o quanto meno non confutata, non si deve disperare e ritenere che ormai non ci sia più niente da fare; ma si deve essere consapevoli e confidare che col passar del tempo la cosa sarà rimuginata, chiarita, meditata, considerata, discussa, e nella maggior parte dei casi infine rettamente giudicata; sicché dopo un intervallo di tempo proporzionato alla sua difficoltà, alla fine pressoché tutti comprenderanno quello che la mente illuminata aveva visto subito (per i più, è necessario che si trovino nella merda fino al collo ndr).
Nel frattempo, naturalmente, bisogna pazientare.
Infatti chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male.
Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova ?
Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta”.

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Saranno ora chiari i perché di certe dinamiche sociali, perché certa politica sia fatta in un certo modo, perché certa gente ‘partecipi’ (in maniera acritica) ad happening, spacciati per ‘battaglie’ di civiltà, senza nessuna contezza della cause e dei motivi che danno origine a sommovimenti di interi popoli, in fuga o spinti a lasciare il loro paese per un incerto futuro altrove, dove troveranno (come sempre è stato) chi è disposto ad accoglierli, per poterli poi sfruttare.
In ‘soldoni’ gli interessi in piazza ieri, erano questi e solo questi, anche per gli ‘eventuali’ ignari che sfilavano (fermo restando che la stra grande maggioranza era probabilmente composta da ‘stranieri’ cioè gli ‘accolti’ e non gli ‘accoglienti’ …).
Il ‘viaggio’ che abbiamo fatto (con tanti post precedenti) nelle pieghe della cosiddetta ‘economia’, ci permetterà di ‘incastrare’ questo ‘nuovo’argomento’, perché (piaccia o non piaccia) nel puzzle che è la nostra vita, sono aumentati, e di molto, i tasselli …
Sempre più difficile e complesso, ‘siore e siori’, ma non impossibile, sempre che ci stia a cuore conoscere e comprendere, non fosse altro per non farsi prendere per il q.lo …       🙂
(ri-citazione)

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