Essere protagonisti delle nostre vite e non semplici comparse


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C’è un ‘nuovo’ lavoro di Fernando Savater, filosofo oltre che docente spagnolo, vivente, autore di un bel libro, ETICA PER UN FIGLIO in cui, tra l’altro, scriveva:
La moralità è autonomia, capacità di non sottomettersi, amore di sé nel senso migliore del termine“.
Il libro in questione, uscito in Spagna nel 2012 con il titolo ‘Etica de urgencia’, viene ora proposto in italiano, con il titolo PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE.
Vado a trascrivervi l’introduzione, giusto per capire di cosa si tratta.

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RAGIONI PER L’ETICA

“Per buona parte della giornata noi viviamo come se qualcuno muovesse i fili del nostro agire.
Facciamo cose che abbiamo visto fare, che ci hanno insegnato a fare, che la gente si aspetta di vederci fare.
Non sono molti i momenti del nostro quotidiano in cui siamo pienamente consapevoli di ciò che facciamo, ma di tanto in tanto qualcosa ci risveglia dal nostro torpore obbligandoci a chiederci: ‘E adesso che faccio?’, ‘dico di sì o dico di no ?’, ‘vado o non vado ?’.
Tali domande aprono la strada a diverse possibilità etiche, che implicano una buona preparazione mentale e ci costringono a ragionare per individuare una risposta adeguata.
Dobbiamo essere preparati, per poter essere protagonisti delle nostre vite e non semplici comparse.

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La raffigurazione del mondo come un teatro è molto antica.
Il filosofo Schopenhauer immaginava la vita come un palcoscenico in cui ciascuno di noi assiste dietro le quinte a uno spettacolo in cui i personaggi parlano, piangono, ridono, gridano, combattono, litigano e fanno la pace.
A un certo punto, e senza alcun preavviso, una mano ci spinge e ci ritroviamo in mezzo al palcoscenico, dove veniamo coinvolti in una trama che conosciamo appena perché siamo arrivati quando l’opera era già cominciata e dobbiamo capire il più in fretta possibile chi sono i buoni e chi i cattivi, che cosa è bene dire o fare.
Poco dopo pronunciamo il nostro monologo e prima di capire come andrà a finire siamo di nuovo spinti via, stavolta fuori dal palco e senza nemmeno poter assistere al seguito da dietro le quinte.
Non è il caso di deprimersi, dopotutto non sempre abbiamo un ruolo importante nell’opera.
Possiamo passare intere giornate a recitare la parte delle comparse in scene pensate e scritte da altri.
Però, in certi frangenti, ci piace essere protagonisti della nostra vita e riflettere sulle ragioni per cui agiamo come agiamo.
Non si tratta di vivere in modo originale o di fare cose stravaganti, ma analizzare il perché delle nostre azioni, valutare i nostri obbiettivi, decidere se dobbiamo inseguirne di migliori o cambiare modo di procedere.
L’interesse dell’etica non risiede nel fatto che ci fornisce un codice o un insieme di norme che basta imparare a rispettare per essere buoni e mettersi in pace con se stessi.

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In un celebre film di Monthy Python c’è Mosè che scende dal Sinai con tre tavole delle leggi tra le mani.
Giunto dinanzi al popolo, gli si rivolge in tono solenne: *Vi ho portato i quindici comandamenti*.
Senonché in quel momento gli scivola via dalle mani una delle tavole, che cade al suolo rompendosi e costringendolo a correggersi: *Volevo dire i dieci comandamenti*.
Ecco, l’etica non consiste nell’imparare dieci o quindici comandamenti o un paio di prontuari di buone maniere.
L’etica è la pratica di riflettere su quello che decidiamo di fare e sui motivi per cui decidiamo di farlo.
[…]

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La libertà di scelta e la vulnerabilità della condizione umana stanno alla base dell’etica e ci impongono dei doveri.
La riflessione etica ci propone di aiutarci a comprendere come convivere meglio gli uni con gli altri, come godersi la vita nel modo migliore possibile.
E anche se non esiste un codice universale, possiamo attingere dall’etica alcune idee utili e salde impiegandole come strumenti in grado di farci capire quale tipo di vita desideriamo.
E siccome ogni giorno ci troviamo ad affrontare nuovi problemi, dobbiamo riflettere costantemente.
Perché la vita della ragione non finisce mai e dura quanto la nostra esistenza”.

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“comprendere come convivere meglio gli uni con gli altri” …
beh … direi che è il principio fondamentale, il primo articolo dell’ipotetica ‘tavola della legge’ umana.
Quello che dovrebbe essere assolutamente rispettato da tutti nell’interesse di tutti, invece …
E’ sotto gli occhi di tutti invece, la realtà odierna, che ci circonda e ci ‘angoscia’ e non si pone certi ‘problemi’.

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Le coscienze, ormai atrofizzate, hanno optato e da tempo per apparire.
Le cosiddette ‘anime belle’ si fanno i salamelecchi (tra di loro) e l’etica l’hanno sostituita con l’ipocrisia che, pare, funzioni e alla grande, per motivi che già il ‘grande’ Goethe aveva intuito (chissà forse nel suo ‘Viaggio in Italia’).

Essere ???
No ! Molto meglio ‘apparire’ …

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Banche, l’inchiesta Parlamentare? Ma tu guarda un po’, per “loro” non è una priorità! Il Pd boccia la proposta di discuterne subito alla Camera…!


Ma perché ci tocca subire questo e nessuno si indigna ???

Anzi (a sentir la TV) nei sondaggi il PD ‘tiene‘ …

Sorgente:     Banche, l’inchiesta Parlamentare? Ma tu guarda un po’, per “loro” non è una priorità! Il Pd boccia la proposta di discuterne subito alla Camera…! | Il Fastidioso

 

“Non vedo l’ora che si faccia questa commissione d’inchiesta sulle banche perché non ho qualche sassolino nelle scarpe, ho proprio una cava”.

“Sulla commissione d’inchiesta sulle banche, gente come noi, per bene, non ha nulla da temere”.

Indovinate chi diceva queste belle cose (ottime per i titoli di giornale) poco tempo fa?

Schiavitù mentale


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Un argomento semplice e complesso allo stesso tempo :
semplice per chi possiede integra la propria onestà intellettuale e una adeguata capacità di analisi,
complesso per tutti gli altri, gli indottrinati, gli ‘schiavi’ che ritengono di essere liberi ma che non lo sono.

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Da    SISTEMI DI POTERE   (2013)
Conversazione sulle nuove sfide globali
di     Noam Chomsky

Capitolo    SCHIAVITU’ MENTALE

DOMANDA: Bob Marley, il famoso cantante reggae giamaicano, cantava un celebre verso: *Emancipati dalla schiavitù mentale*.
E’ un tema, questo, che ritorna spesso nelle sue opere.

N.C.: Conosco quella canzone. Sì è vero.
Quando gli individui hanno cominciato a reclamare maggiore libertà per non essere asserviti o uccisi o repressi, si sono sviluppate spontaneamente nuove modalità di controllo per imporre una forma di schiavitù mentale che le inducesse ad accettare un sistema di indottrinamento senza fare domande.

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Se si possono ingabbiare gli individui in modo che non si accorgano delle dottrine fondamentali né tanto meno le mettano in discussione, allora essi sono asserviti.
Non fanno che eseguire gli ordini, come se avessero una pistola puntata alla tempia.

DOMANDA: In alcuni dei suoi seminari, a chi le chiede come reagire ai problemi che tratta, lei ribatte che si deve cominciare con lo spegnere il televisore.

N.C.: La televisione inculca schemi di pensiero rigidi, che senz’altro ottundono le menti.

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Le dottrine non vengono formulate in maniera esplicita. E’ solo insinuato. Si insinua un sistema, e alla fine le persone lo fanno proprio.
Un valido sistema di propaganda non esplicita i propri principi o le proprie intenzioni.
E’ una della cause dell’inefficienza del vecchio regime sovietico, per quanto ne sappiamo.
Se si dice alle persone: ‘Dovete pensare così’, allora capiscono che è quello che il potere vuole che pensino, quindi escogitano un modo per sottrarsi a tale costrizione.

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E’ più difficile liberarsi da un sistema di presupposti non dichiarati che non da una dottrina esplicitamente enunciata.
E’ così che funziona una buona propaganda.
Il nostro apparato propagandistico è molto sofisticato, I fautori di questo sistema danno l’impressione di sapere perfettamente cosa fanno.
[…]

DOMANDA: Mi chiedo quale sarà il futuro dei libri in una cultura dominata dall’immagine. E lo chiedo a Lei, che è un lettore vorace.
Le sue abitudini in questo senso sono leggendarie, Siamo seduti nel suo ufficio, circondati da pile di libri. Come riesce a finirli tutti ?

N.C.: Non ci riesco, purtroppo.
Questa è la pila di libri urgenti. Ce ne sono molti altri accatastati altrove. Una delle esperienze più dolorose che cerco di evitare, nei limiti del possibile, è calcolare quanto tempo ci vorrebbe per finirli tutti, se leggessi con costanza.

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Leggere un libro non significa solo sfogliare le pagine.
Significa riflettere, individuare le parti su cui tornare, interrogarsi su come inserirle in un contesto più ampio, sviluppare le idee.
Non serve a niente leggere un libro se ci si limita a far scorrere le parole davanti agli occhi dimenticandosene dieci minuti dopo.
Leggere un libro è un esercizio intellettuale, che stimola il pensiero, le domande, l’immaginazione.
Temo che tutto ciò scomparirà.
Se ne vedono già le avvisaglie.
Negli ultimi dieci-vent’anni qualcosa è cambiato nei miei corsi: un tempo quando facevo dei riferimenti letterari, gli studenti sapevano più o meno di cosa stavo parlando, ma ora questo accade sempre più raramente, me ne accorgo dalle lettere in cui mi pongono di continuo domande su You Tube e mai su un libro o un articolo.
Spessissimo capita che giustamente mi chiedano: *Lei sostiene questo, ma su quali prove si fonda?*.
E magari in un articolo scritto nella stessa settimana in cui ho tenuto quella conferenza c’erano note ed analisi, ma a loro non è neanche venuto in mente di cercarle.

stacked books with a tablet on top

DOMANDA: Che significato ha tutto questo per la cultura intellettuale?

N.C.: La cultura intellettuale va deteriorandosi, è inevitabile.
E’ una questione che presenta aspetto contraddittori.
Prendiamo ad esempio gli ebook.
Sicuramente hanno dei vantaggi: puoi portarti mezza dozzina di libri da leggere durante un volo.
D’altro canto, se leggo un libro che mi interessa voglio poter scrivere dei commenti a margine, sottolineare delle parti, poter appuntare delle annotazioni sui ris-guardi.
Altrimenti non so neanche su cosa tornare.
Con un ebook non lo posso fare.
Le parole ti scorrono semplicemente davanti agli occhi, probabilmente non si fissano neanche nel cervello.
Lo stesso vale per Internet, L’accesso a Internet è una cosa grandiosa.
Vi è un’immensa quantità di dati a disposizione.
D’altra parte, però, è evanescente, a meno che non si sappia cosa cercare, non lo si memorizzi adeguatamente e non lo si inserisca in un contesto (!!! ndr), è come non averlo mai visto.
Non serve a nulla avere tante informazioni se non si riesce a estrapolarne un senso.
E questa operazione richiede pensiero, riflessione, ricerca.
Credo che tali facoltà si stiano in una certa misura perdendo.
Non è possibile verificarlo, ma sento che è così.”

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Uno dei principali problemi della moderna società è proprio l’ignoranza (in entrambe le sue accezioni) :
la mancanza di informazioni,
l’incapacità di elaborarle una volta avutele;

averle è sempre più difficile perché ci vengono negate da chi ci comanda ma quando si riesce comunque ad arrivare ad esse non si è più capaci di elaborarle.
Siamo diventati una umanità sempre più approssimata, sempre in debito con il tempo ma stra occupata in mille inutili e superflue incombenze, il tutto coltivato e fertilizzato da una propaganda che trova terreno fertilissimo dove attecchire :
propaganda, false informazioni, pubblicità … tutto cospira contro di noi.

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Va da sé che se si coltiva l’ignoranza si producono i frutti dell’ignoranza, apparentemente sono dolci, ma in effetti sono tossici per il tessuto sociale e connettivo di un Paese che, al di là dei proclami, vorrebbe considerarsi civile ed evoluto (quale non è, e se non cambia registri, mai sarà).

Tutto ciò spiega anche perché da anni ormai gli ‘uomini migliori’ in questo paese di pulcinella, o muoiono (per mano di … diciamo ‘ignoti’ ma che tali non sono), o vengono tenuti ai margini; la meritocrazia è morta e sepolta proprio perché non funzionale al sistema, perché ‘rischiosa’ (per loro ovviamente).

Non sia mai che l’intelligenza si faccia strada nelle teste della gente …

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La mafia sta diventando il braccio armato della finanza


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Questo aveva capito Giovanni Falcone, 25 anni fa.
E sulla base di questo principio aveva iniziato a cambiare l’obiettivo, la modalità, il protocollo, la consuetudine delle sue indagini principali.
Falcone aveva visto. E previsto.
L’hanno ucciso perchè aveva capito.
E’ per questo che hanno costruito una società basata sulla promozione degli ignoranti e degli stupidi opportunisti: avevano bisogno di gente che non avesse gli strumenti per capire e non fosse in grado di vedere la realtà.
Privi di orientamento culturale, siamo diventati un paese sempre in bilico tra pusillanimi privi di coraggio da una parte e dall’altra i venduti al miglior offerente senza vergogna.
Giovanni Falcone è stato assassinato brutalmente perchè aveva detto di no. “Io, queste cose non le faccio”.
La mafia voleva che la gente sapesse e capisse sul serio come stavano le cose contando sulla infingardaggine di questa nazione priva di coraggio e di dignità: “chi dice NO viene eliminato brutalmente, lui e/o la sua famiglia: fatevene una ragione”.

E così, siamo diventati il paese dei #tengofamiglia.

Questo siamo nella realtà.

Tutto il resto è piatta retorica inutile.
Dobbiamo incorporare questa consapevolezza e ripartire da lì. Non esistono altre strade.
Soprattutto non esistono scorciatoie, il che è molto ma molto arduo da accettare per dei furbi, furbetti, furbastri, furbarelli …

Sergio Di Cori Modigliani

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Teorie Economiche e Bar Commercio


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*Le migliaia di oscuri cucinieri della grande rosticceria della scienza*
– José Ortega y Gasset –

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Penso che anche voi seguiate un po’ le trasmissioni che parlano di politica (parlano è un termine ‘forte’ e forse pure inadatto, idem per ‘trasmissioni’ … forse meglio dire ‘pollai’ dove ci sono più faine che polli      😉       );
è inevitabile che parlare di politica equivale a trattare argomenti correlati all’economia e di conseguenza occorre diventare esperti anche di questa ‘disciplina accademica’ … per il saggio principio che è meglio sapere di che morte morire, almeno non ci coglie impreparati …
ma è davvero possibile diventare esperti in una scienza così ‘fumosa ed aleatoria’ ???

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BERNARD MARIS

Il pezzo che segue è ‘sempre’ del nostro amico Maris, e del suo ‘spettacolare’ libro

Capitolo TEORIE ECONOMICHE E BAR COMMERCIO

“Allora, di che cosa parlano gli economisti ?
Di ‘òikos nòmos’, ovvero della gestione della casa: della massaia, la ménagère dei francesi, da cui deriva il ‘manager’ degli anglosassoni.

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Possiamo ricordare che Sully (Massimiliano di Béthune, conte di Muret e di Villebon, visconte di Meaux, duca di Sully che fu ministro delle finanze del re Enrico IV di Francia, ndr), il capo del consiglio delle finanze di Enrico IV, era il ‘bon mesnager’ del dolce regno di Francia…
Il mio amico Alain, direttore di una grande rivista molto apprezzata dai professori di economia, grande conoscitore dell’economia, ripete che nulla lo diverte quanto le ‘teorie’ economiche che si riducono a dire, con molte pagine di equazioni e in un gergo incomprensibile per il 99 percento degli stessi economisti professionisti, quello che si racconta fra un bicchiere e l’altro al bar Commercio:
*Domani andrà meglio, sempreché non vada peggio, se ritorna la fiducia e se la gente avrà voglia di consumare, chiaro ?
Versamene un altro*.
Una delle grandi superfetazioni della casistica economica di questi ultimi anni è la ‘teoria degli incentivi’ (per la miseria … mi ricorda qualcosa … ma non ricordo ‘cosa’ …       😉      ).
E’ servita a riempire qualche biblioteca di articoli tanto impenetrabili e laboriosi quanto evanescenti, che si potrebbero sintetizzare così: per produrre meglio servono fiducia e trasparenza.
Giù il cappello !
Nel Medioevo e fino all’Illuminismo la casistica ha fatto vivere generazioni di studiosi dediti a una ‘scienza’ che ha finito per scomparire allo stesso modo forse un giorno scomparirà anche l’economia.
Anzi, non è già scomparsa ?
Oggi il miglior economista non è forse un capo di Stato che disinnesca un conflitto sociale e ristabilisce la ‘fiducia’ dei suoi concittadini nel futuro ?

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Il generale de Gaulle faceva la sua politica senza dare troppo peso al gracidio delle Cassandre economiche e diceva:
*Ricreiamo la fiducia e l’economia seguirà!*
Jacques Attali (discutibili alcune sue teorie ed il suo ‘rapporto’ con Macron, ndr), un grande economista, se mai ve ne sono, definisce un economista come *colui che riesce sempre a spiegare magistralmente perché s’è sbagliato il giorno prima*.
Keynes diceva approssimativamente la stessa cosa e raccomandava i suoi pari un atteggiamento modesto, deferente, come converrebbe ai dentisti capaci di curare con strumenti, farmaci e metodi che sono stati inventati da altri.

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*Noi semplicemente non sappiamo cosa accadrà domani*. affermava Keynes. L’economista cozza e cozzerà sempre contro il muro di bronzo dell’incertezza.
D’altronde, se conoscesse, se prevedesse il il futuro economico meglio degli altri, sarebbe milionario.
Invece lo vediamo barcamenarsi mentre fra un lezione universitaria e l’altra, tenta di rispondere, sui giornali o alla radio, alla domanda:
‘Sì d’accordo, ma come andrà domani ? Le cose si sistemano ?’
E allora si capisce che l’economista non può fare molto per noi.

Altri economisti (Kondratieff, Schumpeter, Marx e anche lo storico Braudel) credevano nell’esistenza di grandi ‘pulsazioni’ economiche, di grandi fasi di espansione e di contrazione.
Ma si tratta di credenze piuttosto che di vere leggi, dal momento che non esistono leggi economiche”.

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Il grande merito di Maris è quello di averci ‘donato’ pagine di argute analisi e riferimenti storici, tutti in controtendenza rispetto alle ‘narrazioni’ paludatissime di una schiera, sempre più vasta, di scienziati del ‘nulla’ che, con l’abituale spocchia, e nella solita cerchia ‘autoreferenziale’ cercano di ‘sdoganare’ una sequela di cavolate per spiegarci, sempre il giorno dopo, perché il giorno prima è andato dal male al malissimo.
Quindi i vari premi Nobel per l’economia si succedono ogni anno, ma, se leggiamo un lustro dopo le loro teorie salvifiche, ci accorgiamo che non ci capivano una mazza, oppure che ci capivano, ma erano pagati per avvelenare i pozzi, convincendo (forti della loro ‘scienza’) gli sprovveduti a ‘fidarsi’ dei loro ‘calcoli’.
Insomma dei novelli Balanzone che con i loro astrusi linguaggi hanno prodotto danni più della peste.
Cosa che la ‘massaia’ non sarebbe riuscita a fare, neanche volendo …
(citazione)

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(Ariana) … Grande … Disumanità …


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Sono stanco …
veramente sono stanco di sentire ventiquattro ore al giorno, politici, giornalisti, esperti vari, tutti i giorni, ormai da troppi anni dire le solite vacue e demagogiche parole; dimostrazione lampante di una umanità priva di logica, priva di raziocinio, priva di … umanità !!!
Certo, ci sono alcune ‘mosche bianche’ ma la massa è composta da mosche e basta e … sapete dove queste si posano …

clicca qui …

Non ci basta più sperare (è inutile), non ci basta più protestare (è inascoltato), non ci basta più indignarci (è falso se fine a se stesso) …
non ci resta che sognare … sognare un mondo diverso, sperando di non doversi (com’è ora) risvegliare ogni mattina per vivere in un incubo.

Quanto ancora dobbiamo attendere per abbattere i veri nemici dell’umanità tutta ?
Potere finanziario e religioni … ecco quali sono ! Soldi, Potere, Religione …
Con ‘uno’ che strumentalizza ‘l’altro’ per proprio tornaconto, con entrambi che si ingrassano ‘succhiando’ quanto possibile dalla gente !

Usano e manipolano la violenza per raggiungere i propri luridi scopi;
colpire nel mucchio vite innocenti per il solo gusto di seminare terrore non lo concepisce neppure il più barbaro degli animali (che non esiste, in effetti) … solo un essere che si ritiene superiore a tutto il resto riesce a farlo !
Neppure i dinosauri hanno meritato l’estinzione quanto la merita l’Uomo !!!

Ci dobbiamo aggrappare alla speranza … con le unghie …
ma le unghie ormai sono molto, molto corte …

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