Nuove speranze in un mondo che cambia


§

Mi è difficile commentare il contributo di oggi perché è talmente chiaro che si commenta effettivamente da se;
diciamo che che offre un quadro ben delineato di quella che è la speranza di tutti : avere un mondo migliore !
Cosa che a chiacchiere tutti i politicanti declamano salvo poi, nei fatti, agire in senso diametralmente opposto;

1098

e proprio di queste cose si sta discutendo ovunque in TV parlando delle elezioni Usa; devo dire con la massiccia presenza di “personaggi”, di “maitre a penser” mentecatti e con la sporadica presenza di “Persone” dotate di onestà intellettuale e capacità di analisi (e non servi o succubi dei “potentini” della politica, o forse meglio della “partitica”);
mi sembra superfluo puntualizzare che il “Mondo che cambia” di cui parla Russell non ha assolutamente nulla da spartire con il NWO che il mondo sta facendo cambiare in questi decenni (in peggio ed in direzione baratro);

1097

Nel 1951 (ricordiamolo !) Bertand Russell pubblicava NEWS HOPE FOR A CHANGING WORLD (Nuove speranze in un mondo che cambia), e lasciava, ai posteri, il suo pensiero (pensato) nell’utopica speranza che il mondo che si andava prefigurando capisse qual’era la strada da perseguire.
Ecco un estratto da uno dei capitoli.

IL GOVERNO MONDIALE

“Per ragioni tecniche diventa vantaggioso che le entità sociali accrescano le loro dimensioni a mano a mano che la tecnica si fa più complessa.
Marx ha reso familiare al mondo questa tesi in campo economico, per quanto anche in questo caso essa abbia delle applicazioni alle quali egli non aveva pensato.

1099

Il commercio, nella forma in cui ancora esiste, ha assunto la tendenza a diventare una questione di traffici tra nazioni, in cui il ruolo dei mercanti è svolto dai governi.
I legami economici tra un paese industriale e uno agricolo, per esempio tra la Gran Bretagna e l’Argentina, sono importanti e il fatto che questi due paesi siano Stati sovrani fa del commercio fra di loro una questione spinosa, tendente a suscitare odio tra governi e popoli.
Si capisce che questo è assurdo.
Il macellaio ha bisogno del pane e il fornaio della carne.
Quindi ci sarebbero tutte le ragioni perché il macellaio e il fornaio si debbano amare.

1100

Ma se il macellaio è uno Stato sovrano e il fornaio è un altro Stato sovrano, se il numero di pagnotte che il macellaio può avere in cambio dei suoi pezzi di carne dipende dalla sua abilità con la pistola, è possibile che il fornaio smetta di farlo oggetto del suo ardente affetto.
Questa è precisamente la situazione ai nostri giorni e, se così non fosse, diremmo che l’umanità non potrebbe essere capace di niente che sia altrettanto ridicolo.
L’interdipendenza economica è di gran lunga maggiore che in qualsiasi altra epoca passata, ma, poiché il nostro sistema è nato in parte dal profitto privato e in parte dalla separazione delle sovranità nazionali, l’interdipendenza, anziché produrre amicizia, tende a essere causa di ostilità.
L’economia, siccome ha finito ovunque con l’essere sempre più intimamente legata allo Stato, è venuta sempre più trovarsi in subordine alla politica.

1101

Marx affermava che la politica è determinata dall’economia, ma perché era ancora sotto l’influenza del razionalismo del XVIII secolo e immaginava che quello che la gente desiderasse più di ogni altra cosa fosse diventare ricca.
In seguito, l’esperienza ha dimostrato che vi è qualche cosa che la gente desidera anche più intensamente, e cioè fare in modo che gli altri rimangano poveri.
In questa faccenda, necessariamente la potenza militare ha una parte molto importante non appena il commercio si svolga essenzialmente tra nazioni anziché tra individui.

1102

I vantaggi dell’aumento delle dimensioni di un’unità sociale non sono mai tanto evidenti quanto in guerra.
In effetti la guerra è diventata la causa principale dell’accrescimento delle unità dalle famiglie alle tribù, dalle tribù alle nazioni e dalle nazioni alle coalizioni fra nazioni.
Però comincia a sorgere in alcuni l’idea che, anche se le grosse unità sono di grande vantaggio per la vittoria, vi è una cosa che è migliore persino della vittoria ed è la possibilità di evitare la guerra.
[…]
Ma, per quanto la forza possa rendersi, in un primo tempo, necessaria in qualche parte del mondo, non vi saranno né stabilità né la possibilità di un sistema liberale e democratico, a meno che alcune grandi cause di conflitto cessino di essere operanti.

1103

Non sto pensando ai battibecchi giornalieri, che caratterizzano la guerra fredda, e nemmeno all’altalenare del potere politico.
Quello cui sto pensando sono le questioni in cui, allo stato attuale, si ha un vero e proprio scontro fra gli interessi di una parte del mondo e gli interessi di un’altra parte.
Sto pensando alle questioni che si ritengono talmente importanti che ciascuna parte preferirebbe combattere per esse anziché cedere.
[…]
Tali cause di conflitto, certamente molto complesse, s’imperniano su tre problemi: popolazione, razza, credo.

1104

Ho già parlato del problema della popolazione, però si può aggiungere qualche parola sui suoi aspetti politici.
Finché non sarà risolto sarà impossibile portare avanti le parti più povere del mondo allo stesso livello di prosperità di cui godono adesso le parti più ricche e, finché non vi sarà un certo livellamento in tutto il mondo, sussisteranno cause di invidia e di odio tali da far sì che qualsiasi governo mondiale dipenda da un esercizio continuativo della forza da parte delle nazioni più forti.
Tale stato di cose sarà instabile, pericoloso, violento.

Sarà impossibile considerare il mondo in condizioni soddisfacenti finché non vi sarà un certo livello di eguaglianza e, ovunque, un certo consenso nei confronti del potere del governo mondiale, la qual cosa non sarà possibile finché le nazioni più povere del mondo non saranno state istruite, tecnicamente modernizzate e non avremo una popolazione più o meno stazionaria.
Potrete pensare che questa sia una prospettiva a lunga scadenza, ma potrebbe anche non esserlo.
[…]

1105

Quindi vi è una nuova speranza per l’umanità, speranza che non si può tradurre in realtà se non si comprendono le cause di mali del presente.
Però è sulla speranza che bisogna insistere.
L’uomo moderno è padrone del suo destino.
Quello che soffre lo soffre perché è stupido e malvagio, non perché è un decreto della natura.
La felicità sarà sua se farà propri i mezzi che ha a portata di mano.”

Da questa lettura (da contestualizzare temporalmente) si evince che un logico-matematico e filosofo può fare ‘politica’ semplicemente usando la ‘LOGICA’.

1107

Per la questione, centrale, del sovrappopolamento, (che qui non è stata riportata in maniera esaustiva) per chi fosse interessato, si può approfondire leggendo Thomas Malthus che già nel XIX secolo (220 anni fa e 150 anni prima di Russell !), con il suo “SAGGIO SUL PRINCIPIO DELLA POPOLAZIONE ed i suoi effetti sullo sviluppo futuro delle società”, metteva al centro la questione che, ancora oggi, riguarda la gran parte del mondo che vive in ‘povertà’.
Pensate che i Cinesi, che evidentemente leggono i nostri saggisti, hanno introdotto una legge che limita le nascite per famiglia un figlio, oggi, forse a due, ma a determinate condizioni.

§

1108

§

e grazie se avete avuto la cortesia di leggere fino a qui …

§

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.