i “pesci” nella Rete


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Nell’argomentare su Internet viene istintivo pensare alla realtà “virtuale”.
Eppure non è una cosa che deriva solo da questa tecnologia moderna.
Abbiamo da sempre gestito nella vita umana una parte di realtà virtuale solo che oggi l’importanza e la predominanza sono infinitamente maggiori rispetto al passato.
Allora mi viene da ricordare una semplice domanda (non mia ma che mi sento di condividere) :
“ma allora questo Internet serve o non serve alla gente per ritrovare il filo conduttore delle loro vite, delle loro curiosità, delle passioni, dei talenti (eventuali), dei sogni, delle aspettative, dei desideri ?”
Non mi avventuro, per il momento, nel tentativo di rispondere anche se ho una mia idea, lascio ad ognuno i voi il proprio personale giudizio.

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Nel bel libro   PICCOLA BUSSOLA ETICA PER IL MONDO CHE VIENE   trovo, in un capitolo, parole interessanti del filosofo spagnolo Fernando Savater.
Ve le trascrivo.

Capitolo INTERNET E REALTA’

“[…]
Platone in uno dei suoi dialoghi, scrive:
*Nessuno applica la morale nei sogni*.
Mentre dormiamo non ci comportiamo in modo morale né immorale perché quella dei sogni non è realtà ma un mondo creato da noi in cui nulla di ciò che facciamo avrà conseguenze.
[…]
Gli esseri umani hanno sempre vissuto esistenze virtuali, oltre a quelle reali, nella misura in cui la metà della loro vita è occupata da sogni.
Il pensiero stesso è un modo per esplorare la realtà in modo virtuale.

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Un tempo, tuttavia, la distinzione tra realtà e sogno, che ha dato luogo a opere famose come LA VITA E’ SOGNO ci Calderon de la Barca, era più nitida, meglio definita, ed era più facile sapere in quale delle due ti trovavi.
Adesso, invece, la realtà virtuale è dappertutto, e la frontiera tra reale e virtuale si è fatta incerta e confusa.

DOMANDA: Che cosa pensa dei social network come Facebook ?
Come possono condizionare il nostro senso etico ?

Bé, la morale agisce in diversi ambiti.
Tutto ciò che accresce il nostro potere ridisegna il perimetro della nostra moralità.
Aristotele dedicò molte pagine e profonde riflessioni all’etica, ma non si pose mai una sola domanda sulla biogenetica, per il semplice fatto che si suoi tempi non si sapeva che cosa fosse.
Il primo problema che pone Internet è quello della veridicità.
Distinguere il vero dal falso è diventata una questione più complessa rispetto al passato.

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Oggi da casa possiamo mandare messaggi falsi, erronei o addirittura nocivi a conoscenti e a sconosciuti.
E’ una possibilità nuova che lancia una nuova sfida morale, perché spesso si tratta semplicemente di decidere se schiacciare o meno un tasto.
Il tutto senza uscire di casa, senza poter essere accusati e senza dover renderne conto a nessuno.
Il nostro potere è aumentato e, se prendiamo la vita sul serio, anche la nostra responsabilità aumenta (ma varrà per tutti ? ndr).
Da questo punto di vista, siccome il potere implica sempre un’assunzione di responsabilità (o comunque dovrebbe ndr), quando concediamo a qualcuno, in maniera democratica, il potere di fare cose che a noi non sono permesse, dobbiamo pretendere molto da chi lo esercita.
E’ per questo che ci indigniamo quando qualcuno, dall’alto di una posizione di comando/potere, agisce in modo scorretto: perché sta abusando della nostra fiducia.
Con Internet, il potere di agire impunemente si è esteso, ciascuno di noi può generare la propria porzione di male (ma anche di stupidità, di superficialità, e simili, ndr) senza quasi subirne conseguenze.
Le nuove tecnologie ci permettono di sapere più cose, di stare in più posti, di fare del male a più persone (quantunque non in maniera irreparabile nda – ma anche no… ndr) rispetto a quanto concesso ai principi dei secoli passati, Internet rappresenta un’enorme sfida morale per tutti i suoi utenti.

DOMANDA: I vari alias che usiamo si Internet non possono, a lungo andare, incidere sulla nostra identità ?

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A dire il vero l’identità, il modo di rappresentare sé stessi, era un problema già prima di Internet, anche per chi cercava di essere il più normale possibile.
Adesso si sentono storie abbastanza incredibili, come se non solo fossero cadute certe frontiere, ma si fossero atrofizzati anche i sensi più essenziali per il riconoscimento.
[…]
La mia impressione è che la sostituzione di identità abbia raggiunto un livello di cervelloticità estremamente sofisticato e che tuttavia si accettata come una cosa assolutamente normale.
[…]
E’ solo l’ultimo di una serie di cambiamenti che riguardano l’identità personale.
Man mano che la civiltà avanza, l’uomo ha a disposizione, si può dire a portata di mano, sempre più identità.
A differenza di una volta, quando chi viveva in un piccolo villaggio non poteva avere altra identità che non fosse quella data dalla sua professione, o del fatto di essere marito di Tizia e padre di Caio, la vita moderna ci offre l’opportunità di far convivere in noi diverse identità.
Cambiamo lavoro, cambiamo famiglia, e anche l’identità ideologica, intellettuale o religiosa è diventata una cosa molto più complessa di un tempo.
Oggi possiamo scegliere tra centinaia di idee, decine di chiese e persino diverse identità sessuali.
Siamo una persona la mattina quando andiamo in ufficio e un’altra la sera quando usciamo con gli amici.
Una delle attrattive delle città moderne, soprattutto quando si è giovani, è data proprio dalla possibilità di moltiplicare le proprie identità.

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Serata al piazza Giacomo Ceruti (Pitocchetto)

Se rimani nel tuo paesino, sei quello che sei e stop.
E quello che sei, probabilmente, non te lo sei nemmeno scelto tu.
La città garantisce una dose di anonimato che ti permette di cambiare pelle, di essere un camaleonte.
In questo senso Internet è una città enorme (anche per quelli rimasti nel paesino ndr), con quartieri enormi e amorfi, in cui puoi cambiare costantemente identità.
Questa vertigine ti apre un ampio ventaglio di possibilità, ma comporta anche molti più rischi rispetto al fatto di accontentarsi di una vita serena, in cui i ruoli sono chiari e ben delimitati e tu sai chi sei e che cosa ci si aspetta da te.
Prima, avevamo poche identità ma sicure, adesso ne abbiamo molte di più ma più precarie e vulnerabili”.

Un amico mi fece notare un giorno che “mentre la filosofia ci esortava a conoscere e ad andare verso se stessi, ed il poeta ci consigliava di seguir “virtute e canoscenza”, oggi pare di poter dire che una grande maggioranza si accontenta di vivere come in un video-gioco.
E’ forse per questo che la “missione” di Internet sta fallendo, e certamente non solo per colpa sua.
Leggere tante delle sue ‘pagine’ non fa che confermarlo.
Peccato che, ancora una volta, non si sia riusciti a cogliere l’importanza della scienza e della tecnologia a nostra disposizione.”
Abbiamo lasciato il mezzo e la sua potenzialità al servizio di una massa che si accontenta di accendere e smanettare “ad kazzum” …

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Prof. Vasapollo: “Il Pd smetta di sostenere i fascisti in Venezuela. Poniamo fine a questa vergogna nazionale” – L’intervista – 


L’antidiplomatico – Liberi di svelarvi il mondo

Sorgente:      Prof. Vasapollo: “Il Pd smetta di sostenere i fascisti in Venezuela. Poniamo fine a questa vergogna nazionale” – L’intervista – L’Antidiplomatico

la Libertà


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La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. 

~Theodor W. Adorno~

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Ovviamente dal punto di vista politico l’immagine è puramente indicativa e vale in ugual misura se vista allo specchio …     😉

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Immagine e testo tratti da  I sentieri della filosofia

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la Morale


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Qualcuno potrebbe pensare che ‘morale’ e ‘moralismo’ siano se non sinonimi almeno cose collegate.
Niente di più sbagliato.
Sono uguali quanto il giorno è uguale alla notte.
L’unica cosa che li accomuna è data dal fatto che entrambe fanno parte di questo mondo.
Le ‘dosi’ di presenza sono peraltro diversissime e la ‘forbice’ tende con il tempo a dilatarsi; di vera morale ce n’è sempre meno.
Ormai la ‘morale’ è dimenticata dai più, dalla gente comune ma principalmente da coloro che occupano cariche pubbliche; è stata soppiantata dal ‘moralismo’ solitamente bigotto e di facciata dei perbenisti e dei benpensanti.
Per verificare la veridicità di tale constatazione è sufficiente guardarsi intorno, aprire gli occhi, aprire le orecchie; ad esempio ci si potrà rendere conto di quanti criticano gli altri per delle cose che loro per primi fanno …

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In   LEZIONI DI ETICA   Kant spiega come, secondo lui, si deve formare una morale che abbia una valenza universale.

Capitolo    DEL DOMINIO DI SE STESSI

“Il sentimento morale non implica nessuna distinzione di bene e di male, ma costituisce un movente mediante cui la sensibilità s’accorda con l’intelletto. Pur possedendo una buona capacità di giudizio in fatto di morale gli uomini possono tuttavia non nutrire un tale sentimento.
Essi vedono bene che una certa azione non è buona, ma condannabile, eppure la compiono.
Ora, però, il dominio di sé poggia sulla forza del sentimento morale.
Noi siamo in grado di padroneggiarci adeguatamente, se indeboliamo la forza che ci resiste.
Ciò che però noi otteniamo, quando la dividiamo; perciò dobbiamo per prima cosa disciplinare noi stessi, cioè sradicare, mediante la ripetizione degli atti, le tendenze provenienti dai moventi sensibili.
Chi intende sottoporsi a una disciplina morale deve badare bene a rendere spesso conto del proprio operato al giudice interno, perché solo allora, con lungo esercizio, si rende forza alle motivazioni morali e, coltivandosi, si acquista l’abito a manifestare piacere e dispiacere rispettivamente nei riguardi del bene e del male.
Quindi il sentimento morale va coltivato, perché la moralità acquisti forza e moventi e, attraverso di essi, la sensibilità risulti fiaccata e domata e si guadagni in tal modo il dominio di sé.
Senza una disciplina delle proprie inclinazioni l’uomo non può ottenere nulla; perciò, nell’auto-dominio v’è una nota immediata di dignità, perché essere padrone di sé rivela indipendenza da qualsiasi cosa.
Dove invece non vi è padronanza di sé vi è anarchia.
Sebbene, anche laddove vi è anarchia, la prudenza prende il posto della moralità, governando in suo luogo perché l’anarchia non sia completa.
[…]
Il potere che l’anima possiede di sottomettere al proprio arbitrio ogni facoltà e situazione senza esservi forzata costituisce un’autocrazia.
Se non si prende cura di essa, l’uomo diviene oggetto di altre forze e sollecitazioni estranee alla sua volontà, sottoposto allora al caso e al corso arbitrario delle circostanze.
Se l’uomo perde il potere su di sé la sua immaginazione ha libero corso, non riesce a disciplinarsi, ma è trascinato da essa secondo le leggi dell’associazione , poiché si affida volentieri ai sensi; così, non riuscendo a controllare l’immaginazione, egli diviene un fantoccio di essa e il suo giudizio viene determinato dai sensi.
Prescindendo da tendenze e passioni, noi consideriamo qui soltanto la natura pensante dell’uomo, che diviene assai arbitraria quando sfugga al nostro controllo.
Ogni uomo deve perciò badare a sottomettere le sue forze e la sua condizione al potere del libero arbitrio.
Ciascuno esercita su di sé una doppia autorità, produttiva e disciplinare.
Una potestà esecutiva può costringerci, indipendentemente da ogni ostacolo, a produrre certi effetti, sempre che ne abbia la forza.
Ma una potestà direttiva può soltanto guidare la facoltà dell’animo”.

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Sono insegnamenti o consigli oggi seguiti ???

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