Il potere si nutre di paura


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Il potere si nutre di paura.
La paura è infatti uno dei tanti tasselli nel processo di manipolazione sociale.

Ciclicamente siamo sul punto di morire tutti per l’ennesima pandemia, quando misteriosamente i media smettono di parlarne e si palesa una nuova e più terrificante minaccia che monopolizza l’opinione pubblica. Spento anche questo focolaio torna a manifestarsi un nuovo terribile pericolo, e così via, all’infinito.

Fatto sta che la popolazione è costantemente minacciata da qualche tragedia (un virus, un nemico globale, una organizzazione terroristica, ecc.) e tenuta in una situazione persistente di terrore che le impedisce di ragionare lucidamente.

Sull’onda dell’emotività si rischia di prendere decisioni d’impulso senza averle ponderate. Ciò non significa necessariamente che il pericolo sia inventato, ma strumentalizzato, amplificato, distorto, esagerato per inculcare nell’opinione pubblica la “percezione” di essere sempre, costantemente, in pericolo.

In stato di paura, infatti, l’opinione pubblica si sente disorientata, smarrita e necessita di una guida in quanto ha “perso la bussola”, si sente paralizzata dal terrore al punto da accettare qualunque proposta o intervento venga dall’alto.

Enrica Perucchietti

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Il testo e l’immagine sono tratti da  Enrica Perucchietti

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Ci sono pochissimi mostri che giustificano la paura che abbiamo di loro.
– André Gide –

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.
– Paolo Borsellino –

La paura del pericolo è diecimila volte più agghiacciante del pericolo stesso: il peso dell’ansia ci pare più greve del male temuto.
– Daniel Defoe –

Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli concreti che corriamo. Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà.
– Lucio Anneo Seneca –

Che gli uccelli dell’ansia e della preoccupazione volino sulla vostra testa, non potete impedirlo; ma potete evitare che vi costruiscano un nido.
– Proverbio Cinese –

La paura è senza motivo. Essa è immaginazione, e vi blocca come un paletto di legno può bloccare una porta. Bruciate quel paletto.
– Rumi –

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Immagina la tua Vita come un foglio con sopra il tuo disegno


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Immagina la Tua Vita come un foglio con disegnato sopra il tuo disegno.

Su questo foglio tutte le persone che hai incontrato, che hanno fatto parte della tua vita, e tutte le emozioni che hai vissuto hanno lasciato il loro disegno.
Ognuno con i propri colori, ognuno con la propria intensità e ognuno con la propria capacità di disegnare.

Tu continui a identificarti con quei disegni.
Tu sei ancora convinto di essere quei colori e quei disegni.
Tu non conosci altro che quei colori.

Ma non puoi che vedere un grande scarabocchio.
Non puoi più distinguere i disegni.

Sino a che non imparerai a cancellare tutti i disegni di quel foglio compreso il tuo, non potrai sapere chi sei Tu veramente.

Quando il foglio sarà bianco scoprirai di non essere nemmeno il foglio ma il bianco del foglio stesso.

Simona Rivolta

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Il testo e l’immagine sono tratti da Guerrieri DI VITA

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le dita a mandorla


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E così, sapientemente, il tipo striscia su e giù la punta dell’indice, sul solito rettangolino trasparente, quasi a dirigere un’orchestra intrappolata nel vetro.
Congiunge il dito al pollice, come tenesse stretta un’invisibile mandorla che, rapido, appoggia di punta, leggermente di sbieco, per un solo istante, sullo schermo freddo.
Poi, improvvisamente, apre nevrotiche e rettilinee distanze tra le due dita, strofinando i polpastrelli per allargar chissà quale visione, inscatolata nella plastica.
E così via, smanettante e annoiato.
Fuori da quel mondo di gomma è un casino infinito. Fuori di lì, tutto gli crolla addosso. Gli stanno rubando diritti, lavoro, amore, felicità. E lo fanno non solo mentre lui dirige il suo insignificante, costosissimo apparecchietto. Lo fanno anche, e soprattutto, grazie a quel fottuto aggeggio. Quel pezzo di plastica che ha pagato una fortuna, cercando di accaparrarselo per primo, in coda per ore, di notte, spremuto tra migliaia di idioti come lui.
Lo fottono inesorabilmente, sì: proprio con quelle musichette, là fuori.
Con quell’ossessione delle fotografie, con le statistiche di quanti condividono le sue immagini, i suoi video, la sua infinita e solitaria disperazione.
E come lui smanetta da grande esperto smanettone, così smanetta suo fratello, smanetta sua madre, smanetta sua nonna, la fidanzata o la moglie.
A volte, a casa o al ristorante, si piazzano attorno al tavolo, ognuno col suo scatolino delle meraviglie, e tutti insieme, in un girotondo di autismo senza fine, smanettano compiaciuti in un irreale, patetico silenzio, sogghignando maliziosamente un po’ a turno, con enormi paia d’occhi ebeti appiccicate al vetro, ognuno impegnato a dirigere la sua fottutissima orchestra di finzioni del cazzo.
Sono tutti lì, eppure non c’è nessuno. Nessuno di loro è da qualche parte. Né dove si trovano i loro occhi, né dove si trova quello che i loro occhi osservano. Non c’è nessuno da nessuna parte. E basta.
Così, mentre milioni di dita scorrono danzanti sul vetro, mentre miliardi di labbra si muovono emettendo i suoni più sconclusionati, mentre innumerevoli pupille danzano sul nulla, fuori passano pullman, treni e aerei stracolmi di automi smanettanti, in un plumbeo, infinito vortice che si porta via, per sempre, tutte le speranze, tutti i sogni e tutti i sorrisi.
E quel che resta è un’inutile, insensata illusione, circondata da sfavillanti e criminali bugie.

Pietro Ratto, “Le dita a mandorla”, in: “BoscoCeduo. La Rivoluzione comincia dal Principio”, 2017

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L’immagine ed il testo sono tratti da
BoscoCeduo – La pagina di Pietro Ratto

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