le città


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Questi luoghi anonimi, insulsi, fatti per le masse e non per l’individuo, sono unicamente dei sostituti di ciò che un tempo erano i luoghi della vita umana.
Sono l’espressione di un’idea astratta, e quindi disumanizzante, dell’uomo.
La città risponde esclusivamente a criteri di funzionalità, gli unici che lo spirito borghese sia in grado di concepire.
Il nostro bisogno di vivere in un mondo provvisto di significato, capace di esprimere il vero, intimo spirito del luogo e quello della comunità umana che lo abita, la città non è più in grado di soddisfarlo.
Così, per rispondere al bisogno di vicinanza alla natura, nelle strade e davanti agli edifici pubblici si piantano orribili aiuole fiorite e file di platani malaticci, oppure si progettano quei surrogati dei giardini chiamati “parchi urbani”.

[Jorn De Précy  –  E il giardino creò l’uomo  –   1912]

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Pregiudizio di Sopravvivenza


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Pregiudizio di sopravvivenza … interessante.

In pratica ci suggerisce questa conclusione:
guardare un dato o un fatto oggettivo (cioè ben definito) da “angolazioni” (o se preferiamo “punti di osservazione”) differenti, anche dal punto di vista della logica e del pensiero, ci consente di poterci poi rapportare (e di conseguenza interagire) in modi completamente differenti con il dato (o fatto) oggettivo in questione.
Un suggerimento molto utile … in tante situazioni.
Molto più del fin troppo scontato e semplice “bicchiere” (mezzo vuoto o mezzo pieno?).

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