Liberalismo devastante


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“Il liberalismo, come la maggior parte delle ideologie, ha un lato positivo.
Il suo rispetto per l’individuo e le sue libertà, il suo interesse nel coltivare la creatività umana e la sua promozione dei valori universali e dei diritti umani, rispetto all’attaccamento tribale, hanno avuto alcune conseguenze positive.
Ma l’ideologia liberale è stata molto efficace nel nascondere il suo lato oscuro – o più precisamente, nel persuaderci che questo lato oscuro è la conseguenza dell’abbandono del liberalismo piuttosto che inerente al progetto politico liberale stesso. La perdita dei tradizionali legami sociali – tribali, settari, geografici – ha lasciato le persone oggi più sole, più isolate di quanto fosse vero per qualsiasi precedente società umana. Possiamo fare bei discorsi sui valori universali, ma nelle nostre comunità atomizzate, ci sentiamo alla deriva, abbandonati e arrabbiati.

La preoccupazione professata dal liberale per il benessere degli altri e i loro diritti ha, in realtà, fornito una copertura cinica per una serie di furti di risorse sempre più trasparenti. La sfilata delle credenziali umanitarie del liberalismo ha permesso alle nostre élite di lasciare una scia di massacri e macerie nel loro passaggio in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e presto, a quanto pare, in Venezuela. Abbiamo ucciso con la nostra gentilezza e poi rubato l’eredità delle nostre vittime. La creatività individuale potrebbe aver favorito l’arte, seppur feticizzata e anche i rapidi sviluppi meccanici e tecnologici. Ma ha anche incoraggiato la concorrenza sfrenata in ogni ambito della vita, sia essa utile all’umanità o meno, e indipendentemente dal consumo di risorse. […]

Nel frattempo, la priorità assoluta dell’individuo ha sancito un auto-assorbimento (Nt. self-absorption, egoismo/narcisismo) patologico, un egoismo che ha fornito terreno fertile non solo per il capitalismo, il materialismo e il consumismo, ma per fondere tutti loro in un neoliberalismo turbolento. Ciò ha permesso a una piccola élite di accumulare e accumulare (Nt. Squirrel away, letteralmente: accumulare come uno scoiattolo) la maggior parte della ricchezza del pianeta fuori dalla portata del resto dell’umanità.
Peggio ancora, la nostra creatività sfrenata, il nostro amore per noi stessi e la nostra competitività ci hanno reso ciechi a tutte le cose più grandi e più piccole di noi stessi. Ci manca una connessione emotiva e spirituale con il nostro pianeta, con gli altri animali, con le generazioni future, con l’armonia caotica del nostro universo. Quello che non possiamo capire o controllare, lo ignoriamo o deridiamo.
E così l’impulso liberale ci ha portato sull’orlo di estinguere la nostra specie e forse tutta la vita sul nostro pianeta. La nostra spinta a spogliare le risorse, accumulare risorse per guadagno personale, saccheggiare le ricchezze della natura senza rispettare le conseguenze è così travolgente, così compulsiva che il pianeta dovrà trovare un modo per riequilibrarsi.
E se continuiamo, quel nuovo equilibrio – quello che noi chiamiamo “cambiamenti climatici” – richiederà la nostra rimozione dal pianeta.

Nadir di una pericolosa arroganza (Nt. Nadir: il punto oscuro dell’intersezione della perpendicolare dell’orizzonte con la volta celeste, l’emisfero celeste invisibile).
Si può plausibilmente sostenere che gli umani sono stati su questa strada suicida per qualche tempo. La concorrenza, la creatività, l’egoismo precedono il liberalismo, dopotutto. Ma il liberalismo ha rimosso le ultime restrizioni, ha schiacciato qualsiasi sentimento contrario come irrazionale, incivile, primitivo. Il liberalismo non è la causa della nostra situazione. È il nadir di una pericolosa arroganza in cui noi, come specie, abbiamo indugiato per troppo tempo, dove il bene dell’individuo supera qualsiasi bene collettivo, definito nel senso più ampio possibile. Il liberale riverisce il suo piccolo campo parziale di conoscenza e competenza, eclissando le saggezze antiche e future, quelle radicate nei cicli naturali, le stagioni e una meraviglia per l’ineffabile e inconoscibile. L’attenzione incessante ed esclusiva del liberale è sul “progresso”, la crescita, l’accumulazione.
Ciò che è necessario per salvarci è un cambiamento radicale. Non armeggiare, non riformare, ma una visione completamente nuova che rimuova l’individuo e la sua gratificazione personale dal centro della nostra organizzazione sociale. Questo è impossibile da contemplare per le élite che pensano che più liberalismo, non meno, sia la soluzione. Chiunque si allontani dalle loro prescrizioni, chiunque aspiri a essere più di un tecnocrate che corregga difetti minori dello status quo, viene presentato come una minaccia. Nonostante la modestia delle loro proposte, Jeremy Corbyn nel Regno Unito e Bernie Sanders negli Stati Uniti sono stati insultati da una élite mediatica, politica e intellettuale pesantemente concentrata nel perseguire ciecamente il sentiero dell’autodistruzione. […]

I social media forniscono una piattaforma potenzialmente vitale per iniziare a criticare il vecchio sistema fallito, per sensibilizzare su ciò che è andato storto, per contemplare e condividere idee radicali e mobilitarsi. Ma i liberali e gli autoritari lo capiscono come una minaccia ai loro stessi privilegi. Sotto un’isteria confidenziale su “notizie false” (Nt. Fake news), stanno rapidamente lavorando per spegnere anche questo piccolo spazio.
Abbiamo così poco tempo, ma la vecchia guardia vuole bloccare qualsiasi possibile via per la salvezza – anche se i mari pieni di plastica iniziano a salire, mentre le popolazioni di insetti scompaiono in tutto il mondo e mentre il pianeta si prepara a tossirci via come un grumo di muco infetto. […] Non abbiamo alcun riguardo per i guardiani del vecchio, quelli che hanno tenuto le nostre mani, che hanno illuminato un sentiero che ci ha portato sull’orlo della nostra stessa estinzione. Dobbiamo gettarli via, chiudere le orecchie al loro canto delle sirene. Ci sono piccole voci che lottano per essere ascoltate al di sopra del ruggito delle élite liberali morenti e del barrito dei nuovi autoritari. Hanno bisogno di essere ascoltati, di essere aiutati a condividere e collaborare, di offrirci le loro visioni di un mondo diverso. Uno in cui l’individuo non è più re. Dove impariamo modestia e umiltà – e come amare nel nostro angolo infinitamente piccolo dell’universo.”

Johnatan Cook

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Immagine (clicca qui per vederla), titolo e testo tratti da  Ragione Critica

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