Vi hanno fatto credere …


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Vi hanno fatto credere che la Patria sia una cosa da fascisti, mentre vi trasformavano in fanatici nazionalisti di un macrostato di nome Unione europea.
Vi hanno fatto credere che per essere “veramente di sinistra” la vostra patria “è il mondo intero”, come cantavano gli anarchici. Facendovi dimenticare che quel Che che ostentate su magliette made in Bangladesh, gridava “Patria o morte”.
Vi hanno fatto credere che solidarietà internazionale non significa solidarietà “tra le nazioni”, ma senza le nazioni. E mentre smantellavano quelle più forti e soggiogavano ancor più le più deboli, vi trasformavano in apolidi, cittadini di un mondo che tutto depreda e privatizza.
Vi hanno fatto credere che i confini non esistono, mentre vi trasformavano nei paladini della terra di nessuno, dove non esistendo un territorio non può esserci esercizio di sovranità popolare, e quindi democrazia.
Vi hanno fatto credere che il primo problema di un migrante sia farsi accogliere e non vivere dignitosamente a casa sua. Trasformandovi nei difensori della nuova tratta degli schiavi del modello neo coloniale.
Vi hanno fatto credere che la libera circolazione sia fare l’Erasmus, mentre vi trasformavano in mendicanti errabondi che non possono spostarsi liberamente, ma solo a seconda delle opportunità, del lavoro e del salario. Manodopera al servizio del padrone.
Vi hanno fatto credere che la vera libertà coincide con il libero mercato che tutto può comprare, compresi i bambini. Mentre trasformavano voi stessi e i vostri figli in nient’altro che merce.
Vi hanno fatto credere che i diritti civili siano la quintessenza della moderna civiltà. Mentre vi trasformavano in precari con salari da fame, senza casa, senza lavoro, senza futuro.
Vi hanno fatto credere che il socialismo e la rivoluzione siano fossili del Novecento, che l’individuo venga prima dello Stato e della comunità. Trasformandovi in atomi incapaci di formare una massa e quindi di essere popolo.

“Non mi avrete mai come volete voi” cantavate orgogliosi nelle manifestazioni. E invece vi hanno avuto esattamente come volevano. Soldatini del pensiero unico con indosso la stessa non-divisa, quella degli omologati nella categoria degli apparentemente diversi. Esotici e ammaestrati animali da circo la cui unica prospettiva è un tendone colorato.
Lo stesso del domatore.

Antonio Di Siena

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Immagine e testo tratti da  Ragione Critica

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Anni ’60


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Ho trascorso a Roma non più di qualche ora nel corso della mia vita (iniziata proprio in quel periodo) eppure queste immagini mi emozionano enormemente.
Ed è un po’ quello che mi succede sempre ogni volta che guardo qualche film di quegli anni;
il motivo è semplice: durante la visione riesco a dimenticare lo stress e vivo (con immensa nostalgia) qualche attimo immerso in quel contesto, in quel livello di traffico ed in quella umanità; con quei rapporti umani tanto differenti da quelli di oggi, con quei ritmi di vita, con quella semplicità, con quella gioia, con quelle diverse priorità … un bel tuffo nel passato quindi; un passato in cui vorrei poter vivere ancora.
Un passato che, pensatela come volete, io non riesco proprio a giudicare peggiore del presente a cui siamo (in un certo qual senso) ‘costretti’.
E sul futuro che ci attende mi sa che sia meglio stendere un velo pietoso …

Siamo così certi che “progresso” significhi sempre e soltanto “migliorare”, che significhi perciò essere più sereni e più felici ?

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