Empatia o … alibi


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Preoccuparsi perché i bambini africani hanno fame non ha niente a che fare con l’empatia. Quel che vedi, per cui pensi di provare empatia, è un filmato prodotto a tavolino apposta per farti sentire così. Tu non li vedrai mai da vicino quei bambini africani, e se accadrà sarà un viaggio turistico, il safari del buon samaritano.
Sono soltanto un alibi per sentirti migliore.

Empatia è accorgersi dell’esigenza altrui, riconoscerla.
Non è rispondere a un messaggio stereotipo di advertising globale che ci faccia sentire più buoni. Quella è pubblicità, non empatia.
L’empatia è qualcosa che eserciti ogni giorno, ogni momento in cui entri in contatto con qualcun altro. Ovunque, ogni giorno, anche quando vai al supermercato.

Empatia è accorgersi che quello in coda al semaforo dietro di te deve solo svoltare a destra e c’è la svolta continua. Gentilezza è spostarti avanti di mezzo metro per lasciarlo passare.
Empatia è rendersi conto che se parcheggi storto, invadendo il posto libero a fianco, costringerai qualcuno a parcheggiare male a sua volta, e il risultato finale sarà che qualcuno non potrà parcheggiare.
Empatia è accorgerti che la signora non arriva a prendere la scatola di riso sullo scaffale. Gentilezza è aiutarla.
Empatia è in coda alla cassa se ti accorgi che quello dietro di te deve tenersi tra le braccia i suoi acquisti. Gentilezza è spostare avanti i tuoi prodotti sul nastro per fargli posto.
In casa tua, empatia è accorgersi che se trascini le sedie sul pavimento, chi abita di sotto potrebbe non esser contento.

Empatia è capire le emozioni altrui.
È semplicemente accorgersi, prestare attenzione alle esigenze degli altri.
Per manifestare empatia non serve arrivare fino in Africa, si può fare anche andando al supermercato.
Prima di sentirti tanto empatico a preoccuparti del bimbo africano che non hai mai visto in vita tua, prova ad accorgerti delle emozioni di chi ti passa accanto.

La maggioranza delle persone non è malvagia, non danneggia gli altri perché ne trae soddisfazione, semplicemente non li vede proprio, gli altri.
Non si accorge affatto delle esigenze altrui. Nemmeno capisce che esistano, esigenze altrui.
E con banalità, con disattenzione e trascuratezza, senza nemmeno accorgersene, peggiora quotidianamente il mondo in cui viviamo.

Stefano Re

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Testo tratto da  Stefano Re

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Strani pensieri


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No, niente.
È che …
pensavo …
Pensavo che tanta censura si potrebbe evitare se i social fossero pubblici, sì.
Ma questo non risolverebbe granché, perché l’intera rete è privata.
Allora, semmai, si potrebbe lavorare a una rete internet di Stato …
Non fosse che anche lo Stato, qualsiasi Stato, è ormai privato.

Pietro Ratto – BoscoCeduo.it

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Immagine e testo tratti da  BoscoCeduo – La pagina di Pietro Ratto

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