Perché il consumismo è un vizio


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Perché il consumismo è un vizio?
Perché crea in noi una mentalità a tal punto nichilista da farci ritenere che solo adottando, in maniera metodica, e su ampia scala, il principio del consumo e della distruzione degli oggetti, possiamo garantirci identità, stato sociale, esercizio della libertà e benessere.

Umberto Galimberti

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Immagine e testo tratti da
Ragione Critica

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un (brutto) gioco a somma zero


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Se c’è una manifestazione che svela inequivocabilmente che quello del denaro è un gioco a somma zero questa è la speculazione finanziaria.

Perché se c’è qualcuno che guadagna alla Borsa di New York è matematico che in una diversa parte del mondo, non necessariamente in Borsa, c’è qualcun altro che sta perdendo.

Massimo Fini

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Immagine e testo tratti da  Ragione Critica

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Homo dormiens


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5712

“La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate.
Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi.
Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana.
[…]
Le possibilità di svegliarvi sono direttamente proporzionali alla quantità di verità che saprete accogliere senza scappare.
Fino a che punto siete disposti a farlo?
Quanto, di ciò che avete di più caro, siete pronti a far crollare, senza fuggire?
Fino a che punto siete disposti a pensare a qualcosa che non vi è familiare?
Pensate di essere liberi, ma probabilmente non c’è un gesto, un pensiero, un’emozione, un atteggiamento, una convinzione in voi che non venga da qualcun altro.
Non è orribile?
Si tratta di una vita meccanica, impressa su di voi.
E non lo sapete.
Si è sempre schiavi di ciò di cui non si è consapevoli.
Potete controllare le cose di cui siete consapevoli; quelle di cui non siete coscienti controllano voi.
Quando se ne prende coscienza, ci si libera da esse.
È doloroso.
In effetti, quando ci si comincia a svegliare, si prova un grande dolore.
È doloroso vedere crollare le proprie illusioni.
Tutto ciò che pensavate di aver costruito si sbriciola, e questo è doloroso.
Ma quando cadono le vostre illusioni, finalmente siete in contatto con la realtà.”

(Anthony de Mello)

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Immagine e testo tratti da  Realtà, inganno e manipolazione

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gli uomini da rispettare


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Gli uomini da rispettare sono di due specie: quelli che credono d’aver cominciato a morire nascendo e sperano di rinascere morendo e attraversano la vita guardando il cielo; e quelli che non immaginano d’aver conquistato la vita nascendo, ma credono che la vita va conquistata ogni mattina, né pensano che un giorno o l’altro dovranno pure morire.

Ugo Ojetti

Immagine e testo tratti da
Ragione Critica

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La civiltà ci infila dentro a grandi scatole


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5710

La civiltà ci infila continuamente dentro a grandi scatole “sterilizzate” che ci privano di ogni contatto diretto con la vita naturale: viviamo nelle case, nelle auto, negli uffici, nei ristoranti, nei supermercati, nelle città, nelle sale congresso, nei locali dei musei, dentro ai programmi dei computers e nelle esplorazioni virtuali della cibernetica.
Più ci adattiamo a un’esistenza inscatolata, più quella selvatica che vive fuori ci spaventa.
Chi di noi oggi non sarebbe terrorizzato dalla prospettiva di essere lasciato solo per una notte intera nel mezzo di un bosco?
La cultura ci sta rendendo alieno il mondo in cui viviamo, ed è per questo che ne abbiamo sempre più timore.
Basta che ci tolgano gli occhiali e siamo in difficoltà.
Basta che ci tolgano i vestiti e ci vergogniamo del nostro corpo.
Basta che ci tolgano il bancomat, il telefono, l’automobile, l’aria condizionata e siamo perduti.

Non sappiamo più distinguere il cibo nutriente dal veleno, beviamo robaccia zuccherosa credendo di dissetarci, le erbe ci sembrano soltanto uno strato uniforme che cresce per essere tagliato (o estirpato se disturba le nostre coltivazioni).
La cappa grigia che ottunde il cielo è diventato il nostro cielo il quale, come qualsiasi altro elemento della natura, non ci dice più nulla che non sia già stato riportato su un trattato.

Sempre più distanti dalla capacità di praticare la vita davvero (di praticarla dal vero), tutto diventa culturalmente opinabile.
L’inquinamento uccide?
Baciarsi in bocca mette a rischio la salute?
Il latte materno è nutritivamente migliore o peggiore di quello prodotto industrialmente?
Un frutto staccato dall’albero e mangiato subito ha le stesse proprietà di uno colto prematuramente, trattato chimicamente e fatto circolare per mezzo mondo così da arrivare sulle nostre tavole fuori stagione?

Certo, non tutte le persone hanno smarrito la capacità di discernere l’evidenza dalla balordaggine, tuttavia, la cultura, con la sua intrinseca capacità di svuotare l’attitudine umana a fare affidamento sulle sensazioni interiori, tende a esaurire progressivamente ogni inclinazione non-culturale alla comprensione.
E più questo processo si diffonderà, più le nostre convinzioni finiranno con l’adattarsi ai dettami della cultura e agli artifici che essa inventerà di volta in volta sovrapponendoli alla nostra percezione immediata (alla nostra percezione non-mediata).

Chi ha ragione tra un termometro ambientale che segna dodici gradi centigradi e il nostro battere dei denti che denuncia una sensazione di freddo molto più intenso
Il termometro. (Noi potremmo avere la febbre, forse ci siamo vestiti poco, probabilmente abbiamo digerito male…).
Chi ha ragione tra il responso di un medico che certifica una perfetta condizione di salute e quel disturbo persistente che non vuole andarsene lo stesso?
Il giudizio del professionista, naturalmente. (E infatti, nonostante tutto, usciremo dall’ambulatorio confortati).

Non siamo più in rapporto stretto con la vita, ma solo con quel mondo artefatto che abbiamo costruito con la cultura.

Enrico Manicardi – Liberi dalla Civiltà

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Immagine e testo tratti da  Mosca Bianca

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