adDIO denaro


§

5664.

BISCOTTINI DAGLI SCONOSCIUTI

“Insegno economia in quest’università da così tanti anni, da molto prima che tu nascessi. E ti assicuro che non mi sarei mai aspettato di esser messo in crisi da qualche biscottino!”

Questo anziano professore potrebbe riferirsi ai Koha Biscuits, i biscottini del dono dell’Università di Konstfack, in Svezia. Nel 2013 una studentessa della Konstfack, Pomme van Hoof, ha deciso per sua e nostra fortuna, di realizzare un proprio progetto di laurea sull’economia del dono.
Il fatto che, dopo due anni di frequentazione della scuola, Pomme conoscesse solo una piccolissima parte di studenti e docenti ed un’esperienza vissuta in un ristorante del dono in India, il Seva Cafe di Ahmedabad, fecero scaturire l’idea: vedere se l’economia del dono avrebbe potuto facilitare le relazioni interpersonali all’interno della sua università.
Coinvolgendo i generosi gestori della vicina panetteria-pasticceria Söderbergs Bageri, Pomme si è così inventata i biscottini del dono (Koha è un termine Maori che indica appunto il dono, il regalo, l’offrire), ecco come funziona: chi voleva partecipare al progetto poteva scrivere il proprio nome, indirizzo di dipartimento, telefono ed e-mail su un fogliettino rosso da inserire in un contenitore sul banco della panetteria.
Gli studenti ed i lavoratori della Konstfack che andavano a farci acquisti, dopo aver a loro volta scritto i propri recapiti sulla busta, con un piccolissimo extra potevano ricevere i Koha biscuits da donare pescando a caso un foglietto; i “donatori” poi avrebbero cercato i fortunati destinatari per consegnare il pacchetto.
Pochi semplici passi ed accade la magia: persone sconosciute che si incontrano, si conoscono, magari prendono un tè insieme per assaggiare i biscottini, intessono nuove relazioni creative, amicizie, forse amori?
Ciò che ci ha fatto decidere di inserire questa esperienza nel nostro libricino è proprio il fatto che questa dimensione di semplice e spontanea magia legata al dono abbia fatto la sua apparizione ufficiale in ambito universitario.
È lì che si formano (e spesso ahinoi deformano) i futuri insegnanti e professionisti che influenzeranno intere generazioni ed è bello ed incoraggiante sapere che la gift economy vi stia facendo il suo ingresso, dimostrandone le potenzialità.

E addirittura dalla famosa Università di Cambridge ecco arrivare un’altra tesi ed uno splendido progetto ad essa ispirato.
La tesista questa volta è piuttosto famosa, si chiama infatti Lily Cole, affermata attrice e modella ed il suo progetto è Impossible: il nome è tutto un programma.
Sembra impossibile infatti pensare di costruire nel bel mezzo di New York una grande comunità, sulla rete e nella vita di tutti i giorni, che ruoti intorno all’esaudire gratuitamente le richieste di perfetti sconosciuti. Iscrivetevi, postate i vostri desideri, i vostri doni, ricevete e ringraziate, perché il vostro “grazie” è l’unica moneta che conta!
Allargare il concetto del “cerchio del dono” (di cui abbiamo già scritto nel nostro precedente libro) ad un’intera metropoli, attraverso un sito ed una app dedicati, impossibile?
Lily è convinta di no, e anche noi: go for it Lily!
A proposito di desideri, uno dei nostri, legato a 33! sarebbe proprio quello di raccontare le esperienze di questo libricino all’interno delle università italiane. Abbiamo preparato una sorta di performance partecipativa e coinvolgente intitolata AdDio Denaro che ci piacerebbe proporre a studenti e docenti, naturalmente in modo gratuito.
Se vi piace l’idea contattateci ed aiutateci a giftivizzare anche la vostra università!

Tesi universitaria: http://konstfack.diva-portal.org/smash/get/diva2:659154/FULLTEXT01.pdf

Triggering a gift economy: https://www.youtube.com/watch?v=L4IzwR4e8Vg

Tratto da: https://www.terranuovalibri.it/ebook/dettaglio/ilaria-farulli-alfredo-meschi/33-leconomia-che-fa-cantare-di-gioia-9788866810742-235791.html

§

Immagine e testo tratti da   Deviance Project

 

§

E’ un sistema che fa star male anche chi sta bene


§

5663

Abbiamo perduto il contatto umano, la capacità di comunicare fisicamente (per colpa del web).
Non facciamo sforzi fisici e poi ci tocca fare jogging…
Il nostro modello di vivere è tale per cui non troviamo mai un punto di equilibrio e di pace, altrimenti collasserebbe tutto il sistema.
Von Mises, che era uno dei più estremi ma anche più coerenti teorici del liberal-liberismo, spiegava molto bene già negli anni ’30 che esso si basa sull’invidia, sulla rincorsa di un obiettivo e poi di un altro e di un altro ancora per raggiungere chi è più ricco e ha più successo di te.
Ti proibisce la serenità, condannandoti allo stress.
E’ un sistema che fa star male anche chi sta bene.

Massimo Fini

§

Immagine e testo tratti da    Ragione Critica

 

§