La favola del pupazzo di sale


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La Favola dello Spread e del pupazzo di sale

C’era una volta un mondo nel quale la gente credeva ai mangiafuoco.
Questi raccontavano, avendo comperato il potere col denaro, che il denaro sia il potere.
Essi non avevano mai visto la Cappella Sistina, o, se l’avevano vista, non avevano mai colto il cervello nascosto nel Signore, quando i due indici più famosi della storia dell’uomo si incontrano.
Per i mangiafuoco, gli unici indici erano quelli stupidi e soggettivi dei RATING, che essi si affannavano a presentare come oggettiva realtà, facendo credere alla povera gente che questa fosse la realtà, e non la sua rappresentazione.
Essi avevano dimenticato Schopenhauer e Maya, ma anche Socrate e gli antichi egizi, ridevano dei koan e del detto buddhista, trascuravano il sapere degli antichi Veda’ e delle tradizioni indiane, ritenevano irrilevanti l’equazione di Dirac e le mirabolanti scoperte scientifiche di Max Planck.
Per loro, tutto si spiegava con miserabili modelli predatori dove il paesino più ricco del reame distruggeva il più debole, e dove tutti dovevano esportare merci, e non sapere.
Parlavano solo di spread, cioè della lunghezza della catena con la quale il cane era legato al padrone; se obbediva si allungava un po’, se non obbediva si tirava fino a strozzarlo.
Si facevano credere cose che oggi, a noi moderni, farebbero ridere a crepapelle perfino i bimbi a scuola, come il fatto che il denaro, che si crea premendo un bottone, mancasse per fare star bene la gente.
Sopratutto credevano a una forma di economia primitiva, detta capitalistica, che poneva un oggetto, il denaro, al centro dell’universo, e non il suo creatore, cioè l’uomo.
Pensavano perfino di parlare di impresa come se questa cosa fosse staccata dalle persone, e da quella particolare forma di impresa che è la nostra stessa vita.
In quel tempo, l’oscurantismo economico era arrivato al punto di nascondere antichi saperi.
Testi indiani, giapponesi, detto cinesi, arabi e aztechi erano stati dimenticati.
I grandi testi sacri, perfino i primi testi di economia come la Bibbia e i Vangeli, messi da parte come vetusti orpelli.
Perfino, le grandi scoperte scientifiche della fisica quantistica, l’entanglement, il principio di non separazione dell’universo, erano state dimenticate.
Per loro, per i mangiafuoco, solo l’economia primitiva era possibile, e ogni anno si praticavano riti Pagani di sacrificio di milioni di poveri, di disperati, di giovani e anziani, perfino negando alle donne il diritto di procreare per mancanza di soldi (che si sarebbero potuti fabbricare posando un dito su un tasto).
Gli altari primitivi di questo vessato popolo si chiamavano Dea speculazione e Dio mercato.
Lo vuole il mercato! – urlavano i sacerdoti.
E giù, tutti a pregar la moneta e a invocare la pietà del mercato.
Dietro, i manovratori del teatrino si sfregavano le mani, accumulando enormi fortune reali, facendo girare i dadi sul tappeto.
Ma il cuore di tutto era l’uomo, e presto l’antico sapere, da solo, per moto del popolo, per passaparola, venne a galla.
Nelle stalle, attorno agli antichi falò, la scintilla della speranza cominciava a circolare, di bocca in bocca.
Nulla di nuovo, ma solo un sapere antico, dimenticato nel medio evo economico.
Così la gente che parlava di impresa capiva che il Big Bang dimostrato dai fisici ci legava tutti alla stessa capocchia di spillo.
Comincio’ a serpeggiare un dubbio: ma se tutti siamo legati, come le particelle subatomiche, e se il vuoto e il tempo non esiste, allora non abbiamo dentro, forse, una scintilla di creazione?
Improvvisamente, i mangiafuoco e le loro distorte teorie della centralità della moneta si dissolsero in una risata.
Basto’ rileggere attorno al falò le derivate tagliate e la massa e le altre cose che spiegavano il Big Bang nella fisica quantistica:
In principio erat verbum
et verbum erat apud Deum
et Deus erat Verbum.
In principio era il verbo
e il verbo era presso di Dio
e il verbo era Dio.
Bastava, con l’aiuto della fisica quantistica, cambiare soltanto appena appena le antiche parole, sussurrandole, per spiegarne l’antico immenso, celato, sapere.
In principio era la vibrazione.
E la vibrazione era presso d’io.
Noi siamo vibrazione.
Improvvisamente, ogni statua di sale si sciolse nel mare.

Valerio Malvezzi

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Servitori dello Stato e della poltrona


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Servitori dello Stato e della poltrona

Durante un dibattito con un lettore, questa persona, dopo avermi fatto i complimenti per la mia spiegazione della situazione economica, aggiungeva che però lui non sarebbe riuscito a spiegarla in parole semplici agli altri.
Questa la mia risposta, che torna sulla mia distinzione tra Statista e uomo politico.

In questo drammatico momento storico, per risolvere la situazione di ricatto nella quale vive una intera nazione che soffre da decenni, per via di accordi scellerati, servirebbe il primo, poiché il secondo non basta.
Ecco la mia spiegazione:

“Guarda è semplice.
Chiedi agli “altri”: “ma tu stai bene in questa situazione economica?”
Se, come penso, in molti ti dovessero rispondere “no” allora fai la seconda domanda.
“E allora perché non la vuoi cambiare?”
A quel punto ci saranno i pappagalli che parleranno di debito, di spread , di accordi da rispettare e di impegni presi.
A quel punto, a nome mio, tu mandali a fare in culo.

Uno statista cambia le regole e gli accordi, qualsiasi essi siano, e se ne assume la responsabilità, quando vede il proprio popolo che muore.
Altrimenti non è uno Statista, un servitore dello Stato, cioè del popolo.

È solo un servitore della propria poltrona.”

Valerio Malvezzi

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