il ‘nuovo’


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Il nuovo ha per missione di indurre in tentazione, prevede la tentazione alla quale non è concesso resistere.
In questo consiste il libero arbitrio di oggi, dare un consenso entusiasta ed effimero ad ogni novità, evitando la domanda di senso, la riflessione sul bene e sul male.
Qualunque cosa si possa tecnicamente fare, va approvata e sperimentata.
Tutt’al più, il quesito è: me lo posso permettere?
La risposta sta anch’essa nel nuovo.
Le formule di consumo a debito cambiano continuamente e promettono l’accesso al mondo sfavillante dell’ultimo ritrovato, del prodotto “definitivo”, quello 2.0.
Passata la festa, gabbato lo santo: arriva il modello 3, poi 4.0 e la giostra continua.
Essenziale è che l’idea nuova, la merce nuova, il comportamento inedito spezzi provvisoriamente la solitudine di tanti identici che si sentono unici.
L’idolatria del nuovo ha come esito il disprezzo per il passato.
Oscuro per definizione, popolato da uomini e donne senza telefonino ignari della connessione online, produce una forma particolare di angoscia: io non c’ero, nel passato; questa insostenibile assenza di “io” è una caratteristica ignota ad altre epoche.
L’unica terapia è la rimozione coatta attraverso la scarica elettrica della novità.

Roberto Pecchioli

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Immagine e testo tratti da  Ragione Critica

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