il ‘nuovo’


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Il nuovo ha per missione di indurre in tentazione, prevede la tentazione alla quale non è concesso resistere.
In questo consiste il libero arbitrio di oggi, dare un consenso entusiasta ed effimero ad ogni novità, evitando la domanda di senso, la riflessione sul bene e sul male.
Qualunque cosa si possa tecnicamente fare, va approvata e sperimentata.
Tutt’al più, il quesito è: me lo posso permettere?
La risposta sta anch’essa nel nuovo.
Le formule di consumo a debito cambiano continuamente e promettono l’accesso al mondo sfavillante dell’ultimo ritrovato, del prodotto “definitivo”, quello 2.0.
Passata la festa, gabbato lo santo: arriva il modello 3, poi 4.0 e la giostra continua.
Essenziale è che l’idea nuova, la merce nuova, il comportamento inedito spezzi provvisoriamente la solitudine di tanti identici che si sentono unici.
L’idolatria del nuovo ha come esito il disprezzo per il passato.
Oscuro per definizione, popolato da uomini e donne senza telefonino ignari della connessione online, produce una forma particolare di angoscia: io non c’ero, nel passato; questa insostenibile assenza di “io” è una caratteristica ignota ad altre epoche.
L’unica terapia è la rimozione coatta attraverso la scarica elettrica della novità.

Roberto Pecchioli

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Immagine e testo tratti da  Ragione Critica

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ma l’Uomo sa cos’è il PIL ?


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Cos’è il PIL, il Prodotto Interno Lordo?
Il misuratore della crescita della società?

La trasformazione in denaro, un concetto astratto, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente?
Nessuno ha mai calcolato il COSTO del PIL.
I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta.
Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili.
Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità.
Il tempo, la Terra, la vita, la famiglia (gli unici importanti) sono concetti troppo semplici per il PIL.
Un mostro che divora il mondo.
Lo mangia e lo accumula.
Lo digerisce e lo trasforma in nulla.
L’equazione ‘PIL = ricchezza’ è un incantesimo.
I prodotti inutili non diventano utili perché qualcuno li compra.

Beppe Grillo

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Immagine e testo tratti da  Ragione Critica

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quisquilia interpretativa o … programmato (e non disinteressato) ottundimento ?


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“Stavo pensando a una cosa molto curiosa.

Se tu fai anche solo vagamente riferimento a come ha vissuto (e vive ancora, anche se sempre più raramente) l’essere umano in natura, in particolare sottolineando quanto si possa vivere senza stress, orari, scadenze, ecc. e godendo di quello che la natura crea intorno a te condividendo tutto con i tuoi cari, ti danno subito dello scansafatiche tappandosi le orecchie su qualsiasi altro punto sollevato nel discorso ed elogiando questo mondo basato su merito, fatica, produzione, gente che lavora.
Poi invece quando ti fanno vedere i prossimi prodotti tecnologici con cui le fabbriche producono il triplo senza sforzo umano, con cui puoi viaggiare velocissimo in perfetta comodità o magari solo con la voce comandi la casa, ordini regali, ricordi ricorrenze di persone care, tutto senza muovere un dito, anche se tutto questo esiste solo grazie allo sfruttamento indiscriminato di persone, cose, animali, improvvisamente questa è una cosa buona, positiva, che libera l’essere umano dal lavoro…
Quindi se vuoi liberarti dal lavoro nella natura sei uno scansafatiche idealista.
Se invece vuoi liberarti dal lavoro con la tecnologia, in un mondo dilaniato da quella stessa tecnologia, allora sei una persona saggia, sensata, produttiva che alimenta un progresso di successo da tutelare e accelerare.

Strano, eh?”

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Immagine e testo tratti da    Mason Massy James

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Strano ?
Proprio per niente
Triste e sconsolante … direi

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