stiamo perdendo


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Stiamo perdendo

Per tanti anni, fino a che le gambe hanno retto dignitosamente, ho indossato pantaloncini e canottiera e ho gareggiato come maratoneta.
In quelle gare il numero di partecipanti oscilla abitualmente per ordini di grandezza tra le centinaia e le decine di migliaia, il che significa che, statisticamente, si hanno poche probabilità di vincere, cosa che fece notare ai Corinzi pure San Paolo.
È così che io ho imparato a digerire le sconfitte o, meglio, le mancate vittorie, perché un maratoneta all’arrivo ha vinto comunque.
E ora vedo con serena obiettività che stiamo perdendo.
L’operazione finanziaria basata sui vaccini ha cominciato ad aumentare di peso già anni fa, ma ora sta raggiungendo livelli impensabili: scienza, medicina e leggi umane sono stravolte con un’arroganza sconosciuta nella storia delle dittature e, credo, inimmaginabile anche per fantasie fertili come quella che fu di George Orwell.
Come certificato dall’esistenza dei cosiddetti vaccine bonds, quei prodotti sono una vera e propria cornucopia inesauribile di denaro e quel denaro si autofertilizza in una specie di reazione a catena.
E, allora, nessuno si sorprenda se con il denaro si compra davvero tutto quanto sia in vendita, e non solo le anime: addirittura la scienza.
Le stravaganze che vengono partorite a getto continuo in questo che è uno dei periodi più bui della storia della medicina sono ineguagliate nel susseguirsi delle vicende umane e, come si può facilmente constatare, trovano una credibilità diffusa tra il popolo ormai da anni allevato nella più completa ignoranza e mutilato di spirito critico, di logica e di oggettività.
Il sistema è più che noto ed è praticato da qualunque dittatura, ma mai si era arrivati a proporre, e con successo, l’autolesionismo esasperato e portato fino alla generazione futura.
È recentissima la circolare di regime in cui si sponsorizza un’idea che, quando le università funzionavano, avrebbe comportato bocciature solenni se mai uno studente in vena di scherzi o a corto di studio l’avesse azzardata: la vaccinazione delle donne gravide.
È impossibile risalire a chi abbia partorito un orrore di quella portata e in base a quali dati lo abbia fatto, ma questa è la situazione.
La conseguenza immediata sarà che tante gestanti si andranno a vaccinare e di qui a non molto ne vedremo le conseguenze.
Dopotutto, sarà interessante, e lo sarà non solo dal punto di vista medico ma, forse soprattutto, per assistere alle invenzioni che i luminari di regime scoveranno per giustificare certe situazioni.

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Di stamattina, invece, almeno per me, è la presa di posizione tramite la loro associazione nazionale dei presidi che pretendono di non accettare a scuola chi non è vaccinato.
Suppongo che non si tratti solo degli allievi ma degli insegnanti, dei bidelli, dei conducenti dei mezzi di trasporto, delle famiglie e, insomma, di tutto quanto gira intorno ai ragazzi: di fatto il mondo.
Naturalmente i presidi dovranno essere i primi a vaccinarsi, e lo dovranno fare pubblicamente con vaccini veri insieme con tutte le loro famiglie.
Qualcuno tra i fortunatamente pochi minus habens fratelli siamesi che frequentano questo blog mi ha accusato: pretendere la vaccinazione di chi pretende di vaccinare a forza è una minaccia.
Sì, lo è se i vaccini sono un veleno.
È un toccasana, invece, se i vaccini sono ciò che il regime afferma.
E, allora, i presidi siano i primi a dare il buon esempio.
Comunque sia, è difficile esprimere un giudizio sulla quella presa di posizione (spero solo dei più chiassosi e irreggimentati tra i dirigenti scolastici) senza cadere nel turpiloquio.
Dunque, taccio limitandomi a sottolineare l’arroganza di questi personaggi e la loro ignoranza non solo della medicina ma della legge e del più elementare buon senso.
Piaccia o no, dal punto di vista logico e pratico si tratta di una proposta impossibile da mettere in pratica a meno che non ci si accontenti della farsa.
La sola conclusione che posso trarre è che, se i presidi sono in qualche modo l’élite degl’insegnanti, forse è meglio ripensare all’opportunità di mandare a scuola i nostri figli.
Se usciranno con il cervello modificato come tutto fa presumere, teniamoli a casa e istruiamoli come si deve.
Che c’entra tutto questo con le sconfitte dei maratoneti? C’entra perché, da vecchio maratoneta, vedo con chiarezza che stiamo perdendo.
Magari non sono io a perdere.
Io sono vecchio e, dopo avere appeso le scarpe al chiodo, posso appendere anche la mia vita.
Ma c’è qualcuno che di vita ne avrà ancora tanta e altri che sono in arrivo su questo pianeta.
Se continueremo a tollerare il giogo pesante, umiliante e micidiale che abbiamo lasciato nelle mani del regime, lasceremo un’eredità imbarazzante.

Stefano Montanari

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Ogni giorno che passa, immancabilmente ormai, possiamo constatare che si moltiplicano gli episodi in cui viene dimostrato (al di là di ogni ragionevole dubbio) il degrado nel percorso di sviluppo dell’Umanità (e purtroppo ad ogni livello).
Tutto ciò che un tempo è nato come una cosa positiva ed una speranza per il futuro, appena viene in contatto con il “denaro”, con il “potere” da esso derivante, con le moderne multinazionali, si imputridisce, s’ammorba, s’infetta.
E per ovviare a questa immane infezione non esiste vaccino di sorta …

PS – una nota ulteriore a margine:
Io non sono contrario ai vaccini;
sono contrario ai moderni vaccini, a quelli inutili o superflui, a quelli che contengono veleni e metalli, a quelli che hanno come scopo principale (a volte unico) il lucro (per chi li produce) e non la salute della gente.

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l’utopia è realmente irrealizzabile?


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Immagine tratta da  Utopia Razionale

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No ! Che non lo sia è una verità assoluta (volutamente celata e negata ai più perché è gradito, e sapete a chi, che restino mansueti ed obbedienti).
E se qualcuno ha dei dubbi ripensi a come veniva considerato ‘volare nel cielo’ 3/4 secoli fa oppure parlare a distanza senza fili … etc etc …

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si Colin … ci siamo realmente allontanati dalla realtà …


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Una sera, nella piccola radura illuminata di una luce argentata, c’era il raffinato Kenge, con il vestito di corteccia ornato di foglie e con un fiore tra i capelli.
Era solo, danzava e cantava sottovoce tra sé, con lo sguardo rivolto alle cime degli alberi.
Gli chiesi in tono scherzoso, come mai stesse ballando da solo.
Si fermò, si voltò lentamente e mi guardò come se fossi il più grande imbecille che avesse mai visto…
“ma non sto ballando da solo, disse, sto danzando con la foresta, sto danzando con la luna”.
Poi con la massima indifferenza, mi ignorò e riprese la sua danza d’amore e di vita.

Ricordo molto bene quell’episodio perché fu in quella sera, credo, che mi resi pienamente conto di quanto noi uomini civilizzati, ci siamo allontanati dalla realtà.

Colin Turnbull

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l’importanza di sgombrare la mente


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pablo le preoccupazioni

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“Non importa quanto sei impegnato: ogni tanto non dimenticarti di sgombrare la mente dalle preoccupazioni e da tutti i doveri.
Basta che tu li metta al bando.
Ricorda, non sei stato creato per le preoccupazioni, ma sono le preoccupazioni a essere create da te.
Non permettere loro di torturarti.”

(Paramhansa Yogananda)

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Immagine (non elaborata) e testo tratti da   La vita oltre lo specchio.

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per non dimenticare i bimbi in auto


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Presto la spia con avviso sonoro nelle macchine per non dimenticarsi più i bambini nei sedili dietro.

Vedi?
La civiltà risolve tutto.
Non è che ti devi chiedere come siamo arrivati a vivere in maniera tale da poter anche solo concepire che qualcuno si dimentichi un bambino chiuso in macchina, devi gioire della tecnologia che ti aiuta e quindi tutto apposto.

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Testo tratto da    Mosca Bianca

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Un pensiero che condivido e che mi fa subito pensare al solito dito ed alla luna; focalizziamo la nostra attenzione al provvedimento salvifico (comunque assai meritorio, non vi è ombra di dubbio) e tralasciamo da sempre di riflettere sul tipo di vita che gli uomini si stanno ‘regalando’;
e fosse almeno qualcosa di costante e duraturo
invece è sempre in perenne peggioramento.

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Percezioni presuntuose


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« Tutto ciò che in natura a noi sembra ridicolo, assurdo o cattivo, deriva dal fatto che conosciamo le cose solo in parte e per la massima parte ignoriamo l’ordine e la coerenza di tutta la natura, e dal fatto che vogliamo che tutte le cose siano governate come torna comodo alla nostra ragione. »

Baruch Spinoza
“Trattato Teologico-Politico”

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L’Immagine [C.D. Friedrich, Il mare di ghiaccio (1824)]
ed il testo sono tratti da   Gazzetta filosofica

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la percezione dell’infinito


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“Quando le porte della percezione sono spalancate, le cose appaiono come veramente sono: infinite; perché l’essere umano si è rinchiuso, fino a vedere le cose attraverso le strette fessure della sua caverna.
Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.”

(William Blake)

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Immagine e testo tratti da  La vita oltre lo specchio.

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Elogio dell’irreperibilità dell’individuo


N I G R I C A N T E

<<- L’Uomo è un animale sociale.

– Cazzate!

– Come sarebbe a dire?

– L’animale sociale è un’invenzione del maschio alfa, pensata per creare una stratificazione sociale da controllare e da assoggettare al proprio volere tramite un’altra invenzione ben più pericolosa, la politica, che è il “braccio armato” dell’economia di scambio. Il senso del sacrificio cristiano divenuto nel corso dei secoli dogma socio-economico, e costantemente ricordato tramite l’onnipresente crocifisso, ha suggellato la “schiavitù bianca” sul plebeo da parte dell’alfa per assecondare il sistema produttivo capitalistico. Ti sei mai chiesta come mai nelle processioni religiose clero e politici camminano a braccetto subito dietro il santo? Anzi, in alcuni casi avanti… Siamo tutti schiavi: ieri lo eravamo di un imperatore in carne e ossa, oggi di un imperatore invisibile e più subdolo che agisce tramite onde elettromagnetiche. Il Re del Mondo!

– … alfa?

– Uno stratagemma perfezionato negli anni dalle…

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Consumatori… consumate!


N I G R I C A N T E

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo – 1901

Noi, Proletari-Consumatori della Terza Rivoluzione Industriale.

Siamo bestiame!

Le nostre funzioni fisiologiche (bere, mangiare, fare la cacca, fare la pipì, avere le mestruazioni, fare sesso, fare figli…) sono state “istituzionalizzate” e rese inodori dal filtro della madre istigatrice di tutti i pensieri: la Pubblicità. Siamo come delle “fornaci” in cui bruciare i prodotti provenienti dall’immensa macchina industriale e nonostante ciò ci sentiamo stupidamente unici, speciali mentre compriamo la carta igienica a fiori o l’acqua minerale che fa dimagrire. Abbiamo mai veramente riflettuto su quante persone utilizzano la nostra stessa carta igienica? Milioni, miliardi! Siamo unici, forse, per altre cose.

All’inizio (mi riferisco alla Prima e alla Seconda Rivoluzione Industriale) non era così: il lavoratore era lavoratore e basta. Ogni diritto veniva affogato in ore di lavoro da “schiavi delle piramidi” e… altro che Sindacati! I sindacati, quelli seri…

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verso la fine di un mondo


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Cercando su internet “global warming solutions” possiamo imbatterci in slogan tipo “quand’è l’ultima volta che la depressione ti ha dato la motivazione per agire?”, “parliamo di azioni realistiche e di storie positive, di successo”. Ovviamente per “realistiche” si intende soluzioni che non guardano il problema per la sua portata e nella sua interezza. Soluzioni che guarda caso rientrano sempre nello schema consumistico, industriale, antropocentrico, patriarcale, ovvero quello schema mentale radice di un distacco che nel pratico si tramuta nell’insieme delle attività che stanno scuoiando il pianeta e chiunque vi viva. Non allarmatevi insomma, va tutto bene e basterà fare un paio di accorgimenti. Non fate i presi male. Non predicate estremismo.

La civilizzazione stessa deve fermarsi. Non c’è una versione più gentile o più verde che permetterà di ottenere un pianeta vivibile. In parole povere, la civilizzazione è un processo che prende interi gruppi di esseri viventi e li trasforma in risorse / zone morte. Nell’era industriale questo processo ha raggiunto il suo picco. “Potrebbe essere fatto in maniera più efficiente?” è la domanda sbagliata, in quanto rispecchia la logica economica e tecnica secondo cui bisogna solo chiedersi “come si fa” e mai “perché lo facciamo”.

(Domande più intelligenti potrebbero essere “perché succede tutto questo?, “è sempre stato così?”, “esistono ipotetici modi di intendere la vita che non implichino la distruzione della natura?”)

Certamente, potremmo usare un po’ meno combustibili fossili, ma finiamo comunque nelle stesse aree desolate di terra, acqua e cielo. Certamente, potremmo rallentare questo processo che porta a morte certa, ma finiamo comunque nella distruzione di tutto il vivente che ci circonda. Provando a rintracciare ogni artefatto della civiltà alla sua fonte (basta seguire le tracce di sangue): trovi estinzioni, trovi zone morte, trovi dighe, trovi foreste abbattute, trovi gigantesche coltivazioni, trovi miniere.
Né i combustibili fossili né le risorse estratte saranno mai sostenibili. Per definizione, finiranno. Possiamo avere un pianeta vivibile e l’insieme di attività che lo stanno distruggendo allo stesso tempo? Ovviamente no.

Qualsiasi sistema non basato sull’indipendenza degli individui e sulla loro armoniosità con l’ecosistema di cui fanno parte è destinato a cercare l’espansione ed in fine collassare. Ogni sistema basato sull’uso di risorse non rinnovabili è per definizione insostenibile. Uguale un sistema basato sull’ “uso non rinnovabile” di risorse rinnovabili. Quelle che sono comunemente chiamate energie rinnovabili necessitano di una produzione basata su attività ed energie non rinnovabili alla radice. Anche prendendo in riferimento ciò che è davvero “rinnovabile”, come gli alberi, non è pensabile di avervi un rapporto di interferenza anziché di interazione, perché solo l’attitudine di avversità nei confronti di quello che è l’ambiente di cui si fa parte porta alla dissociazione ed all’allontanamento da ciò che può farci vivere secondo i nostri istinti e bisogni reali.

Ed anche volendo effettivamente pensare ad un albero come una risorsa rinnovabile, se tagliamo gli alberi ad un ritmo enormemente maggiore rispetto a quello con cui crescono, trasformeremo le foreste in deserti. Che sarebbe ciò che la civilizzazione ha fatto in questi ultimi 10-15mila anni, infiltrandosi all’interno dei suoli, dei fiumi, dei mari, delle montagne, delle foreste. Quando non ci saranno più alberi i nostri polmoni saranno a corto d’aria. Se ci sarà un apparecchio tecnico creato per sostituire gli alberi, avremo raggiunto il fondo di processo autodistruttivo dove la nostra sopravvivenza dipende dalle stesse attività che la mettono a rischio (oltre ovviamente ad avere creato un mondo basato sulle / adatto alle macchine). Processo che è già in atto in maniera molto più visibile per molte altre cose.

Non c’è un asteroide questa volta, c’è solo l’uomo ed il suo stile di vita, il quale potrebbe essere cambiato. Non potremo nemmeno dire che non lo sapevamo. Non bastasse il mondo reale, vediamo anche le statistiche, le ricerche, i video, le immagini. Quando sappiamo che c’è più plastica che plancton nel Pacifico, quando sappiamo che in 30 anni ci sarà più plastica che pesci negli oceani, quando leggiamo che le foreste vengono abbattute al ritmo di un campo da calcio al secondo, non ci scatta nulla in testa? Quando vediamo che tutti i nostri “rimedi” sono basati sull’ulteriore sfruttamento del / distacco dal pianeta, cioè la causa dei nostri problemi, non ci facciamo due domande? Quando vediamo un orso polare che annega non sentiamo niente? Siamo così eticamente idioti che devono anche spiegarci che tutto questo è sbagliato?

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Immagine e testo tratti da   Mosca Bianca

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