verso la fine di un mondo


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Cercando su internet “global warming solutions” possiamo imbatterci in slogan tipo “quand’è l’ultima volta che la depressione ti ha dato la motivazione per agire?”, “parliamo di azioni realistiche e di storie positive, di successo”. Ovviamente per “realistiche” si intende soluzioni che non guardano il problema per la sua portata e nella sua interezza. Soluzioni che guarda caso rientrano sempre nello schema consumistico, industriale, antropocentrico, patriarcale, ovvero quello schema mentale radice di un distacco che nel pratico si tramuta nell’insieme delle attività che stanno scuoiando il pianeta e chiunque vi viva. Non allarmatevi insomma, va tutto bene e basterà fare un paio di accorgimenti. Non fate i presi male. Non predicate estremismo.

La civilizzazione stessa deve fermarsi. Non c’è una versione più gentile o più verde che permetterà di ottenere un pianeta vivibile. In parole povere, la civilizzazione è un processo che prende interi gruppi di esseri viventi e li trasforma in risorse / zone morte. Nell’era industriale questo processo ha raggiunto il suo picco. “Potrebbe essere fatto in maniera più efficiente?” è la domanda sbagliata, in quanto rispecchia la logica economica e tecnica secondo cui bisogna solo chiedersi “come si fa” e mai “perché lo facciamo”.

(Domande più intelligenti potrebbero essere “perché succede tutto questo?, “è sempre stato così?”, “esistono ipotetici modi di intendere la vita che non implichino la distruzione della natura?”)

Certamente, potremmo usare un po’ meno combustibili fossili, ma finiamo comunque nelle stesse aree desolate di terra, acqua e cielo. Certamente, potremmo rallentare questo processo che porta a morte certa, ma finiamo comunque nella distruzione di tutto il vivente che ci circonda. Provando a rintracciare ogni artefatto della civiltà alla sua fonte (basta seguire le tracce di sangue): trovi estinzioni, trovi zone morte, trovi dighe, trovi foreste abbattute, trovi gigantesche coltivazioni, trovi miniere.
Né i combustibili fossili né le risorse estratte saranno mai sostenibili. Per definizione, finiranno. Possiamo avere un pianeta vivibile e l’insieme di attività che lo stanno distruggendo allo stesso tempo? Ovviamente no.

Qualsiasi sistema non basato sull’indipendenza degli individui e sulla loro armoniosità con l’ecosistema di cui fanno parte è destinato a cercare l’espansione ed in fine collassare. Ogni sistema basato sull’uso di risorse non rinnovabili è per definizione insostenibile. Uguale un sistema basato sull’ “uso non rinnovabile” di risorse rinnovabili. Quelle che sono comunemente chiamate energie rinnovabili necessitano di una produzione basata su attività ed energie non rinnovabili alla radice. Anche prendendo in riferimento ciò che è davvero “rinnovabile”, come gli alberi, non è pensabile di avervi un rapporto di interferenza anziché di interazione, perché solo l’attitudine di avversità nei confronti di quello che è l’ambiente di cui si fa parte porta alla dissociazione ed all’allontanamento da ciò che può farci vivere secondo i nostri istinti e bisogni reali.

Ed anche volendo effettivamente pensare ad un albero come una risorsa rinnovabile, se tagliamo gli alberi ad un ritmo enormemente maggiore rispetto a quello con cui crescono, trasformeremo le foreste in deserti. Che sarebbe ciò che la civilizzazione ha fatto in questi ultimi 10-15mila anni, infiltrandosi all’interno dei suoli, dei fiumi, dei mari, delle montagne, delle foreste. Quando non ci saranno più alberi i nostri polmoni saranno a corto d’aria. Se ci sarà un apparecchio tecnico creato per sostituire gli alberi, avremo raggiunto il fondo di processo autodistruttivo dove la nostra sopravvivenza dipende dalle stesse attività che la mettono a rischio (oltre ovviamente ad avere creato un mondo basato sulle / adatto alle macchine). Processo che è già in atto in maniera molto più visibile per molte altre cose.

Non c’è un asteroide questa volta, c’è solo l’uomo ed il suo stile di vita, il quale potrebbe essere cambiato. Non potremo nemmeno dire che non lo sapevamo. Non bastasse il mondo reale, vediamo anche le statistiche, le ricerche, i video, le immagini. Quando sappiamo che c’è più plastica che plancton nel Pacifico, quando sappiamo che in 30 anni ci sarà più plastica che pesci negli oceani, quando leggiamo che le foreste vengono abbattute al ritmo di un campo da calcio al secondo, non ci scatta nulla in testa? Quando vediamo che tutti i nostri “rimedi” sono basati sull’ulteriore sfruttamento del / distacco dal pianeta, cioè la causa dei nostri problemi, non ci facciamo due domande? Quando vediamo un orso polare che annega non sentiamo niente? Siamo così eticamente idioti che devono anche spiegarci che tutto questo è sbagliato?

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Immagine e testo tratti da   Mosca Bianca

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Earth Overshoot Day: dal 1 agosto siamo in debito con la Terra 😡


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Se il sistema economico non decrescerà in modo intelligente, abbandonando ogni sorta di consumo superfluo e dannoso, l’ecosistema collasserà.
A quel punto l’economia decrescerà lo stesso, ma invece di farlo in modo controllato, precipiterà, facendo morire di stenti milioni e milioni di persone.
Che cosa propongono i lungimiranti economisti in merito: di far crescere ulteriormente l’economia. Si tratta di un’ottima soluzione, se lo scopo è quello di accelerare il declino dell’intera umanità.
Com’è noto, le vere soluzioni ai problemi non arrivano mai dall’alto, per risolvere le criticità c’è bisogno di cambiamenti individuali.
Ma che cos’è disposto a fare in prima persona l’essere umano medio per evitare la catastrofe? Nulla.
Chi può permetterselo, non è affatto disposto ad abbandonare il consumismo, non vuole cambiare alimentazione, non si preoccupa di ridurre l’utilizzo dell’automobile e non vuole neanche rinunciare ai vizi più malsani;
chi non può permetterselo, sogna di poter fare altrettanto e non appena la sua ricchezza si accresce, inizia ad iper-consumare, così come fanno gli altri.
E allora, buona sesta estinzione di massa a tutti, non c’è salvezza per chi si è messo in testa di voler morire.
Se l’umanità non sceglie di orientarsi alla vita, non resta altro che sperare che dalle ceneri di questa (in)civiltà fiorisca una Nuova Umanità.

Mirco Mariucci

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Immagine e testo tratti da   Utopia Razionale

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clicca qui per l’articolo di Focus

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Io mi astengo dall’aggiungere commenti; lo ritengo superfluo.
Inoltre direi che risulta anche tristemente inutile considerato il numero di anni da cui lo andiamo vanamente dicendo …

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