l’amara ironia


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La “domanda” la trovate qui …

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“La risposta è chiara per chi vuol addentrarsi un po’ nelle cose.
Gli uomini sono creature d’educazione, e non operano che a seconda del principio d’educazione che loro è dato.
Gli uomini che promossero le rivoluzioni anteriori s’erano fondati sull’idea dei diritti appartenenti all’individuo: le rivoluzioni conquistarono la libertà, libertà individuale, libertà di insegnamento, libertà di credenze, libertà di commercio, libertà in ogni cosa e per tutti.
Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non aveva mezzo d’esercitarli?Che importava la libertà d’insegnamento a chi non aveva né tempo, né mezzi per profittarne?
Che importava la libertà di commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, né capitali, né credito?
La società si componeva, in tutti i Paesi dove quei principi fondamentali furono proclamati, d’un piccolo numero d’individui possessori del terreno, del credito, dei capitali e di vaste moltitudini d’uomini non aventi che le proprie braccia, forzati a darle, come arnesi di lavoro, a quei primi e a qualunque patto, per vivere: forzati a spendere in fatiche materiali e monotone l’intera giornata; cos’era per essi, costretti a combattere con la fame, la libertà, se non un’illusione, una amara ironia?”

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Se un secolo e mezzo fa le cose stavano già così chissà cosa direbbe il “contemporaneo della posterità” (come qualcuno l’ha soprannominato) se vivesse ai nostri giorni;
chissà quali parole utilizzerebbe per descrivere oggi l’oligarchia (non solo politica, ma soprattutto mediatica, finanziaria, economica e commerciale) che è sotto gli occhi (semichiusi) di tutti;
chissà quali sarebbero le parole più adatte per descriverne le nefaste ed ‘innaturali dimensioni’ raggiunte;
chissà se oggi “amara ironia” basterebbe …

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