la ricerca del sé


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Lo chiamano il sé, parola tanto breve quanto arcana.
Sarebbe la nostra essenza più vera, quel punto dentro di noi in cui l’ego, il nostro falso io, quello che crediamo di essere, il personaggio che recitiamo ogni giorno, si dissolve.
E pare che raggiungere quel luogo sia il nostro scopo.
Perché quel luogo, sepolto in noi, è anche il punto in cui l’universo intero ci attraversa.
Lo Spirito, come un raggio, per un frammento minuscolo, passa attraverso di noi.
Arrivarci, quindi, significa affacciarsi ad una finestra, e vedere ogni cosa per come è realmente; significa vedere noi stessi come buffi attori, parte di un tutt’uno più grande, infinito.
E non c’ è mistero in questo, ogni insegnamento realmente valido indica che la strada è quella.
Quel luogo dentro di noi assomiglia ad un’oasi circondata dal deserto.
Un’oasi sepolta dal deserto.
E ci si arriva scavando, liberandoci da tutto quello che è superfluo.
Ed come se noi avessimo in mano la paletta di un bimbo, e avessimo da scavare per decine di metri, forse centinaia.
Non solo: una volta arrivati all’acqua, se ci sediamo a contemplarla ecco che la sabbia riguadagna subito il suo posto, e tutto torna come prima.
La scoperta del sé non e’ un punto di arrivo, non è il nostro un beffardo gioco dell’oca.
Occorre sempre scavare, occorre continuare a liberare l’oasi dalla sabbia.
Perché il deserto cresce sempre, è nella sua natura.

Carlo Brevi

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Immagine e testo sono tratti da  Carlo Brevi

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