l’estensione della nostra pelle


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Ecco uno stralcio del capitolo sul Denaro
tratto dal libro
GLI STRUMENTI DEL COMUNICARE
‘L’estensione della nostra pelle’

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“Il denaro come ‘medium’ sociale, o estensione di un desiderio o di una motivazione interna crea valori sociali e spirituali, come la moda nell’abbigliamento femminile.
Uno slogan recente (ricordiamoci che siamo negli anni Sessanta, ndr) sottolinea questo aspetto del vestito come moneta (cioè come sacramento sociale o segno esteriore e visibile): *La cosa importante nella moda di oggi è dar l’impressione di portare un tessuto popolare*. La conformità a questa moda dà ‘corso legale’ a uno stile o a un tessuto, creando un ‘medium’ sociale che accresce la ricchezza e di conseguenza l’espressione.
Ora questo non mette forse in risalto il modo in cui il denaro. o qualunque altro ‘medium’ è costituito e reso efficace?
[…]
‘Il denaro parla’ perché il denaro è una metafora, un biglietto, un ponte. Come le parole e il linguaggio, è anche un magazzino di lavoro, capacità e esperienze cui ha contribuito tutta la comunità.
Tuttavia è anche una tecnologia specialistica, come la scrittura, e come la scrittura intensifica l’aspetto visivo della parola e dell’ordine; inoltre, come l’orologio separa visivamente il tempo dallo spazio, così il denaro separa il lavoro dalle altre funzioni sociali.
Ancora oggi esso è un linguaggio per tradurre il lavoro dell’agricoltore in quello del barbiere, del medico, dell’ingegnere e dell’idraulico.
In quanto enorme metafora sociale, in quanto ponte o traduttore, il denaro – al pari della scrittura – accelera gli scambi e stringe i legami di interdipendenza in ogni comunità.
Esattamente come la scrittura o il calendario, permette alle organizzazioni politiche, di estendersi enormemente nello spazio.
E’ un’azione a distanza, nello spazio e nel tempo.
In una società ad alto livello di alfabetismo e di frammentazione, ‘il tempo è denaro’ e il denaro è il magazzino del tempo e dello sforzo altrui.
[…]

5048

Se consideriamo la natura e l’uso del denaro nelle società non alfabete, possiamo capire meglio come la scrittura abbia contribuito alla nascita della valuta circolante.
L’uniformità delle merci, unita a un sistema di prezzi fissi che noi ora consideriamo normale, diventa possibile solo quando il terreno è stato preparato dalla stampa. I paesi ‘arretrati’ ci mettono molto per arrivare al ‘decollo’ economico perché non subiscono l’azione estensiva della stampa con il suo condizionamento psicologico all’uniformità e alla ripetibilità.
[…]
Le società non alfabete mancano delle risorse psichiche necessarie per creare e mantenere quelle enormi strutture d’informazione statistica che noi chiamiamo mercati e prezzi.
E’ molto più facile organizzare la produzione che addestrare intere popolazioni all’abitudine di tradurre, per così dire, in termini statistici i loro desideri, con il meccanismo della domanda e dell’offerta e con la tecnologia visiva dei prezzi.
Soltanto nel XVIII secolo l’Occidente ha incominciato ad accettare questa forma d’estensione della sua vita interiore che è il nuovo sistema statistico del commercio. E ai pensatori dell’epoca il nuovo meccanismo apparve talmente bizzarro che lo battezzarono ‘calcolo edonistico’. I prezzi sembravano allora paragonabili, in termini di sentimenti e di desideri, al vasto mondo dello spazio che aveva già rinunciato alle proprie ineguaglianze di fronte al potere di trasposizione del calcolo differenziale.
Insomma la frammentazione della vita interiore mediante i prezzi pareva nel Settecento misteriosa, come era parsa un secolo prima la frammentazione minuta dello spazio mediante il calcolo.
L’astrazione e il distacco estremo che il nostro sistema di prezzi esprime sono impensabili e inutilizzabili per popolazioni dove a ogni transazione si ripete il dramma eccitante del mercanteggiare.”

FINE PRIMA PARTE

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