Convincersi di farcela …


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Poco più di un mese fa vi proposi qualche pagina tratta da un libro di Pietro Trabucchi , uno psicologo che si occupa principalmente di prestazioni sportive ‘off limits’; il libro in questione è  PERSEVERARE E’ UMANO.
Oggi vi trascrivo alcuni brani che trattano della ‘resilienza’ (la capacità di far fronte ai problemi che dobbiamo quotidianamente affrontare) e della ricerca delle ‘motivazioni’ che ci aiutino nell’intento.

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CONVINCERSI DI FARCELA, TENERE DURO:
I DUE CARDINI DELL’AUTOMOTIVAZIONE

“Nevicava fortissimo. Presto le valanghe avrebbero cominciato a spazzare il pendio. Togliersi subito da lì!
Non-posso-farcela e Chi-me-lo-fa-fare non si decidevano a muoversi, ciascuno per ragioni diverse.
Finirono sepolti alla prima slavina. (Rielaborazione di un reale fatto di cronaca).
La resilienza ha due anime.
Quando diciamo che una persona è ‘demotivata’, con questo termine indichiamo di volta in volta due fenomeni molto diversi tra loro, ognuno dei quali ci rivela un diverso aspetto della resilienza.
Il primo caso di ‘demotivazione’ è la situazione di qualcuno che non si impegna per ottenere un obiettivo, non perché non vi aspiri, ma perché ritiene di non poterlo raggiungere.
La frase tipica che riassume la situazione è: *Tanto non ce la farò mai, quindi meglio lasciar perdere!*
[…]

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In questo primo caso, la persona rinuncia e non si impegna a causa di un basso senso di auto-efficacia. Uso l’espressione ‘senso di auto-efficacia’ come equivalente a senso di competenza: sentirsi auto-efficace significa sentirsi adeguato e capace di raggiungere un dato obiettivo.
[…]
Tuttavia, il nostro linguaggio utilizza il termine ‘demotivazione’ anche per indicare una situazione completamente diversa.
Continuando con l’esempio, possiamo avere una persona che ha un ottimo senso di auto-efficacia, per cui è certa di poter ottenere l’obiettivo prefissato. Ma che alla fine non fa nulla, perché non ha voglia di affrontare la fatica necessaria, non ha voglia di fare sacrifici e di soffrire.
In questo caso, parliamo di ‘demotivazione’ da bassa capacita volizionale, cioè di scarsa volontà.

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La frase tipica è: *Ma chi me lo fa fare?* Oppure *Non ne vale la pena!* O ancora. *Troppo sbattimento!.
Le capacità volizionali rappresentano l’altro componente centrale della resilienza.
Nella nostra cultura domina un’immagine falsata e fuorviante del desiderare e del volere: un’immagine romantica del desiderio come privo di controllo, irrazionale e che in qualche modo viene indotta dall’esterno.
A questa accezione del termine rimanda, secondo alcuni, anche l’etimologia: ‘desiderio’ sembrerebbe infatti provenire dal latino ‘de sideribus’, proveniente dalle stelle: quindi qualcosa fuori di noi, che ci influenza ma che noi non possiamo controllare.

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In una suggestiva ipotesi del filosofo Umberto Galimberti, la parola viene fatta risalire a un passo del DE BELLO GALLICO di Giulio Cesare: qui i ‘desiderantes’ erano soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare i commilitoni che, dopo aver combattuto durante il giorno, ancora non erano tornati.
Desiderare quindi come condizione in cui si attende, che si subisce senza governare attivamente. A questa concezione del desiderio manca l’aspetto attivo: il volere come darsi razionalmente un progetto e perseguirlo con disciplina.
[…]
Senza capacità volizionali, la motivazione si arresta al primo sentore di disagio, alle prime fatiche.
E i desideri restano semplici velleità.
[…]
L’autostima invece è una cosa diversa: è la percezione generale del mio valore come persona.
Non riguarda le mie capacità, riguarda il mio valore.
E’ un po’ il bilancio generale di noi stessi in termini di ‘mi piaccio’, ‘non mi piaccio’.
Il senso di auto-efficacia non ha invece una connessione immediata con il senso generale del nostro valore.

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Come spiega Albert Bandura (psicologo canadese ndr):*una persona può giudicarsi irrimediabilmente inefficace in una data attività senza per questo patire una qualsiasi perdita di autostima, se non investe tale attività del senso del proprio valore personale*.
[…]
Un problema più sottile, però, si verifica quando permettiamo non alle esperienze reali, ma ai nostri ‘sabotatori interni’ di prevalere.
Per ‘sabotatori interni’ intendo quei processi cognitivi disfunzionali, cioè errati.
I sabotatori interni si rinforzano quando permettiamo alla nostra mente di aderire in modo automatico a credenze, convinzioni, interpretazioni della realtà che sono false e/o limitanti.
In questi casi il nostro senso di auto-efficacia si abbassa perché ci sabotiamo da soli.
Parlo di processi che sono molto comuni e che avvengono di continuo.
[…]
Il primo passo per aumentare la resilienza individuale ed espandere il senso di auto-efficacia passa dal disinnescare il più possibile i sabotatori interni.
La caratteristica costante degli auto-sabotaggi sta nel confondere realtà esterna e valutazioni interne, pensieri ed eventi reali.
[…]

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Sono tanti gli esempi di limiti che ci poniamo da soli: *Questo non mi interessa perché è troppo complicato*; *Non ho la stoffa*; *Da piccolo non l’ho mai fatto*;
*E’ tutti inutile*; *Tanto non cambierà mai niente*; *Gli altri sono più bravi*; *Non ce la farò mai*; *Devo assolutamente essere apprezzato da tutti*.
Questi pensieri caratterizzati da elementi di assolutezza (mai, sempre) sono esempi comuni e grossolani di errori cognitivi.
Altri pensieri sono più sottili e subdoli.
Ma, in entrambi i casi, pur paventando limiti immaginari, finiscono con l’avere conseguenze reali, perché generano comportamenti precisi,
Noi rimaniamo attaccati a questi errori cognitivi, a queste credenze non dimostrate, a queste valutazioni fasulle, in gran parte perché ci fanno comodo.
Perché i limiti auto-generati ci proteggono dall’impegno, dal confronto, dal dover vivere esperienze spiacevoli; e ci forniscono degli alibi preconfezionati.
Ma queste protezioni a lungo termine ci danneggiano.
Perché abbassando il senso di auto-efficacia, cancellano la motivazione e impediscono la crescita e lo sviluppo personale:”

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L’inizio di un nuovo anno è il momento migliore per formulare propositi; lo fanno in tanti da sempre, salvo poi quasi regolarmente non mantenerli.
Riflettere sulle parole appena lette e cercare di cambiare questa radicata e negativa abitudine è una buona cosa da augurare.
Particolare attenzione presterei all’argomento tremendamente importante e assolutamente incidente ma, al contempo, assai sottovalutato o misconosciuto che è quello dei “sabotatori interni” (di cui vi ho gia accennato in altre occasioni definendoli alla maniera di Castaneda “los voladores”).

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Un pensiero riguardo “Convincersi di farcela …

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