Piccola Metafisica Tascabile


§

Il libro è IL SECONDO DIARIO MINIMO di Umberto Eco; il testo è apparentemente un gioco linguistico (ma potrebbe anche essere una seria riflessione metafisica) trascritto in forma ‘leggera’. Eccovene solo alcuni passi.

§

4726

PICCOLA METAFISICA TASCABILE

“Su, dammi ascolto: vedi è follia
nutrire i sonni di ipocondria.
Credi di avere turbe interiori
e invece è semplice gioco di umori;
così una scarica di adrenalina
al buio sembra l’ira divina;
quattro disguidi alle dendriti (*)
sublimi subito in forma di miti
e chiama anima ogni animale
qualche sobbalzo di pineale
(eterno equivoco diffuso in parte
con arte ambigua dal Delle Carte).
[…]

4516

Così da cellule, nervi e piastrine,
globuli rossi, muscoli ed albumine
trai – quale equivoco! – l’atra (**) credenza
che dentro palpiti scialba un’essenza,
come un omino dentro un ometto
– se questo muore, l’altro è perfetto:
l’ometto è stupido, pesante e greve,
l’omino è eterno, etereo e lieve.
L’ometto è triste? Bene, si spari:
l’omino è giusto che si separi,
salga all’Empireo, viva beato
tanto è l’ometto che resta inguaiato.
Basta che salvi l’omino tu sola
questo – mi pare – già ti consola.
Cosa t’importa (ti prego, ammetti)
della vicenda di tutti gli ometti?
Ma se ti preme lo ‘Spirituale’,
rifletti (anche se ti fa male,
anche se è duro – prego, rifletti )
quale sia il senso del ‘ciclo ometti’.”

§

(*) Dendriti: fibre nervose minori che si ramificano a partire dal neurone e che trasportano il segnale nervoso.
(**) Atra: dal latino atra bilis (bile nera), va inteso come sinonimo di Ipocondria, Malinconia (in Greco: melanos = nero e chole = bile).

§

la Fatalità (prima parte)


§

Il pensiero ‘economico-politico’ di David Ricardo (1772-1823) (economista, che sulle orme di Adam Smith, cercò di spiegare e codificare le regole ‘logiche’ del capitalismo della sua epoca) va contestualizzato ma offre un interessante spunto per riflettere su quello che oggi è diventato.

3443

Da SOCRATE AL CAFFE’
di Marc Sautet
Capitolo LA FATALITA’

“*Il mio errore derivava dalla supposizione che, ogniqualvolta aumenta il reddito netto di una società, anche il suo reddito lordo aumenta; ora tuttavia mi rendo conto che può aumentare l’uno, il fondo da cui i proprietari terrieri e capitalisti traggono il loro reddito, mentre l’altro, quello da cui principalmente dipende la classe lavoratrice può diminuire”.
– David Ricardo –

3296

Abbiamo considerato a dovere la portata dell’autocritica di Ricardo?
Certamente non è stato fatto ai suoi tempi, perché la situazione che lui prevedeva, ovvero ‘la sostituzione della macchina al lavoro umano’ non poteva passare che per una fantasia.
E non è stato fatto neppure dopo la sua morte, poiché il vantaggio preso dall’Inghilterra nella rivoluzione industriale assicurò alla nazione una prosperità che le permise di superare tutti i momenti difficili, facendo crescere sempre di più la sua classe operaia.

4710

A tal punto che questa classe operaia, che fu all’avanguardia nella rivolta contro le macchine (vedere: LUDDISMO, ndr), a poco a poco decise di non prestare più attenzione alla profezia di quel fortunato speculatore che aveva però preso la difesa dei suoi interessi contro quelli della propria classe.
Per quanto riguarda poi i membri della classe a cui Ricardo apparteneva, per quelli che lui stesso chiamava ‘i proprietari e i capitalisti’, la sua teoria fu tutt’al più un avvertimento senza importanza.
Ma dopo? La metamorfosi più recente del processo di produzione conferma pienamente il pronostico di Ricardo.
Noi possiamo vedere con i nostri occhi avverarsi la sua profezia.
La pressione della concorrenza spinge coloro che acquistano lavoro ad acquistare sempre di più ‘lavoro meccanico’, piuttosto che ‘lavoro umano’.

4711

Non solo nelle fabbriche vi sono molti più strumenti animati, non solo assolvono funzioni sempre più ‘sofisticate’, ma anche al di fuori delle fabbriche, negli uffici e nei servizi, nel famoso ‘settore terziario’ su cui i governi di qualunque obbedienza puntavano per creare nuovi impieghi, questi ‘schiavi moderni’ hanno la tendenza a svolgere lavori compiuti fino a questo momento da salariati: tutti i lavori.
Non pretenderemo che la mondializzazione degli scambi modifichi lo schema.
Poiché è proprio sulla dimensione internazionale della rivoluzione commerciale che Ricardo fondava il carattere inesorabile del ‘progresso’ della meccanizzazione del lavoro umano.

4712

Anche deplorandone gli svantaggi a carico dei lavoratori, continuava a ritenere che non vi era modo di fare altrimenti, poiché senza meccanizzazione i fabbricanti inglesi avrebbero perso ciò che oggi chiamiamo ‘fasce di mercato’ a vantaggio di altre nazioni.
*Usando macchine perfezionate il costo di produzione delle merci si riduce e, di conseguenza, esse si possono vendere sui mercati esteri a prezzo ribassato* (cfr. Principi di economia politica).
Sui mercati ‘esteri’!
Ricardo non aveva dubbi sul fatto che le capacità produttive delle fabbriche inglesi fossero largamente superiori alla capacità di assorbimento del mercato interno.
Al limite, da questo punto di vista, non sarebbe stato drammatico per i fabbricanti inglesi se il potere di acquisto degli operai inglesi fosse diminuito, o addirittura si fosse annullato.
Ciò che importava era proporre sul mercato (mondiale) beni le cui ‘spese di produzione’ erano inferiori a quelle degli altri.

4713

Ciò che importava era esportare…
Ricardo rimane ottimista fino alla fine su questo punto.
Ha fiducia nell’attitudine della nazione inglese a mantenere il vantaggio. Ma per farlo è assolutamente necessario meccanizzare l’apparato produttivo. Si deve andare avanti in questo senso, senza badare alle conseguenze.
*Ma se doveste respingere l’uso delle macchine mentre viene incoraggiato in altri paesi, sareste costretti a esportare la vostra moneta in cambio di merci estere sinché il prezzo naturale delle vostre merci scendesse al livello di quello degli altri paesi*
Cosa che apparentemente ristabilirebbe l’equilibrio, ma non sarebbe affatto un buon affare, poiché il ‘prezzo’ di una merce non deve essere confuso con il suo valore.

4714

Il prezzo fluttua secondo la domanda e l’offerta. il valore no.
Il valore di una merce dipende dal tempo di lavoro necessario alla sua produzione.
*Negli scambi con questi paesi*, conclude Ricardo, *potreste dare una merce che costa due giornate di lavoro all’interno, in cambio di una merce che all’estero ne costa una*.”

FINE PRIMA PARTE

§

Questi sono dei ‘fondamentali’ del capitalismo che hanno, oggettivamente, permesso, anche se a fasi cicliche, la crescita del benessere della popolazione del mondo occidentale (ma anche orientale della prima ora come Taiwan, Corea del Sud, Giappone).

4715

Poi, la ‘politica affaristica’ ha deciso la ‘globalizzazione’, eliminando uno dei pochi strumenti di ‘difesa’ che i paesi avevano contro il ‘dumping’ di una concorrenza sempre più avvantaggiata.
Coloro che hanno deciso questa ‘svolta’, non possono certo asserire di NON aver letto Ricardo. Ma avendolo letto se hanno poi fatto quello che hanno fatto, sono dei grandissimi mascalzoni!
Soprattutto in considerazione del fatto che chi lo ha deciso ha per sé tenuto tutte le difese che ‘altri’ non possono utilizzare: sto parlando dei ‘dazi’ che (ad esempio) negli USA regolano quasi tutte le importazioni delle merci.
Tralasciamo qualsiasi considerazione sugli ‘economisti’ (del “pensiero unico” ???) che imperversano in ogni dove e che negano quello che dovrebbero aver imparato.

§