Possono 2 gemelli avere una età diversa?


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Eccovi un estratto dal capitolo quarto
POSSONO DUE GEMELLI AVERE UN’ETA’ DIVERSA?

“Le possibilità letterarie e cinematografiche dei paradossi del realismo sembrano illimitate.
Anche perché è facile raccontare storie più o meno arbitrariamente fantastiche, la cui irrealtà può essere facilmente spiegata invocando il fatto che qualcuno stava sognando come in ‘Alice nel paese delle meraviglie’ di Lewis Carroll.
O era drogato, come nel ‘Il pasto nudo’ di William Borroughs.
O era matto, come nel ‘Diario di uno schizofrenico’ di Marguerite Seschehaye.
[…]
Il tempo offre alla narrazione possibilità anche più stimolanti, perché strutturalmente più costrette.
Ci sono, anzitutto, gli ovvi salti avanti e indietro.
[…]
C’è poi un’intera gamma di possibilità teoriche, prima fra tutte l’inversione temporale esplorata da Luigi Pirandello ne ‘Il fu Mattia Pascal’.
E ci sono, ovviamente, le speculazioni filosofiche che vanno dalle ‘Confessioni’ di Agostino a ‘Essere e tempo’ di Martin Heidegger.
La più influente di esse è stata certamente quella proposta da Kant nel 1781 nella ‘Critica della ragion pura’, che sembrava fatta apposta per provocare o stupire.
In sintesi, Kant sosteneva che spazio e tempo non esistono nella realtà, e sono solo nostre illusioni.
Gli oggetti del mondo esterno ci appaiono, certamente, con un’estensione spaziale e un’esistenza temporale, ma queste caratteristiche appartengono più a noi che agli oggetti stessi.
Derivano, in altre parole, dalla struttura dei nostri sensi e della nostra ‘mente’.
O, nella terminologia kantiana, sono degli ‘a priori’ che costituiscono la forma della percezione della nostra specie.
Di conseguenza, un essere (animale o extraterrestre) con una natura diversa dalla nostra percepisce il mondo in maniera diversa.
In particolare, con altre nozioni di spazio e tempo.
O, addirittura, senza di esse.
Per provocatoria che questa posizione possa sembrare, essa era già stata proposta da Platone nel ‘Timeo’.
Dopo aver parlato della verità di ragione e di senso, che Kant chiamerà rispettivamente analitiche ‘a posteriori’, Platone introduce le verità sintetiche ‘a priori’ nel modo seguente:
*C’è un terzo genere, quello dello spazio esterno e indistruttibile, che è sede di tutte le cose.
Lo sappiamo cogliere senza i sensi con un argomento spurio, a mala pena convincente.
Pensando a essi sogniamo, e diciamo che qualunque cosa che esiste, deve necessariamente stare da qualche parte e occupare qualche spazio. Ciò che non sta né in cielo né in terra, invece, non esiste.*
Naturalmente, oggi siamo tutti disposti ad accettare il carattere illusorio, relativo e soggettivo dei vari tempi psico-biologici.
Sappiamo infatti, che bastano una notte di bagordi o un viaggio intercontinentale per sfasare l’orologio circadiano che regola i bioritmi, e che l’interesse o la concentrazione, così come la noia e la distrazione, possono sensibilmente accelerare o rallentare il fluire psicologico del tempo.
Siamo molto meno disposti ad accettare la relatività del tempo fisico, che fino all’Ottocento anche la scienza considerava non solo oggettivo, ma uniforme e universale.
Le cose cambiarono nel 1905, quando Albert Einstein mostrò che una nozione di tempo misurata da orologi identici non può essere né uniforme, né universale. Lo scorrere del tempo individuale di un osservatore, misurato dal suo orologio, appare infatti agli altri osservatori tanto più lento quanto più la sua velocità rispetto ad essi è prossima a quella della luce .
[…]
Già nel suo articolo originario. Einstein si accorse che questo stato di cose genera un vero e proprio paradosso, che è forse il più noto fra tutti quelli della fisica moderna.
[…]

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Se si sostituiscono i due orologi con due gemelli, come fece con sensibilità mediatica Paul Langevin (cfr. L’evolution de l’espace et du temps – 1911 -) si ottiene l’ancor più sorprendente paradosso che se uno dei due parte per un viaggio, al suo ritorno è più giovane di quello che è rimasto.
[…]
Naturalmente, la dilatazione dei tempi non è l’unico effetto paradossale prodotto da un aumento di velocità.
Le si accompagnano, infatti, un’uguale dilatazione delle masse e un’inversa contrazione della lunghezza nel senso del moto.
In altre parole, oltre a mantenersi giovani, viaggiando si aumenta di peso ma ci si snellisce. E ancora una volta non c’è bisogno di guardare lontano per accorgersi di questi effetti relativistici.
[…]
L’aumento di massa e la diminuzione di lunghezza producono, ovviamente, una diversa interazione con la luce.
In particolare, nel caso dell’oro, un assorbimento del blu e una riflessione del giallo e del rosso che danno a questo metallo il suo caratteristico colore. Senza gli effetti relativistici l’oro avrebbe lo stesso colore argentato tipico di altri metlli più leggeri.
[…]
Una prefigurazione sono i simulacri dei corpi di cui parla Lucrezio nel ‘De Rerum Natura’:
*Non vedi quanto più veloci e lontano devono andare e percorrere una maggiore distesa di spazio nello steso tempo che i raggi del Sole riempiono il cielo?*. […]
L’ultimo paradosso della relatività è contenuto nella più famosa formula della storia: E=mc2, ovvero l’energia e la massa sono semplicemente due forme diverse di una stessa sostanza, mediate da quell’enorme fattore di proporzionalità che è il quadrato della velocità della luce.
Il che significa che una piccola quantità di materia puù sprigionare una grande quantità di energia.
Cosa di cui, dopo l’infausto 6 agosto 1945, nessuno può più dubitare.
Gli indiani chiamavano l’energia ‘shakti’ e assegnavano alla tremenda dea Khali il compito di trasformarla in vita o morte della materia.
I confuciani la chiamavano invece ‘ch’i’, e pensavano che si riflettesse in tutte le cose come la Luna nelle acque terrestri.
Ancora una volta la scienza occidentale ha dato ragione a queste intuizioni orientali, precisando in che modo la materia è legata all’energia cosmica.”

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Non c’è che dire, ecco un bell’esempio di ‘sincretismo’ ovvero la capacità di trarre spunti dai vari pensieri prodotti dall’umanità nel corso del tempo;
per farlo è ovviamente necessario avere un ventaglio di conoscenze assai ampio (e non è da tutti).

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