la dignità dell’Uomo


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“Non ti ho dato o Adamo, né un posto determinato né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa perché quel posto, quell’aspetto, quella prerogativa che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi.
La natura limitata degli astri è contenuta dentro le leggi da me descritte.
Tu te le determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà io ti consegnai.
Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo.
Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale, perché da te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scoprissi nella forma che avresti prescelto.
Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti;
tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.
[…]”

– ORATIO DE HOMINIS DIGNITATE – Pico della Mirandola (1463-1494)

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i Fogli


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I FOGLI

“Con la grandine non sarebbe mai successo.
Certo, cadono chicchi di forme e dimensioni variabili, e forse, se qualcuno elaborasse un modello stocastico di tutte quelle forme e dimensioni, se ne trarrebbe un messaggio di grande significato, che rivelerebbe all’umanità il suo destino.
Ma i chicchi sono duri e fanno male, e anche chi non li riceve in testa procurandosi un bernoccolo è irritato per le ammaccature sulla carrozzeria della macchina o per i vetri rotti delle finestre.
Quindi nessuno si preoccupa di modelli e messaggi, men che meno i meteorologi che vogliono solo parlare di quando tornerà il sole e tutti potranno uscire fuori, umidi e perplessi come lumache.
Quel giorno era diverso, perché dal cielo cadevano fogli.
Normali fogli A4, interamente bianchi se non per una singola lettera scritta su ciascuno, in grassetto.
Anzi, siccome i fogli di carta sono leggeri, non si può dire che cadessero: vagavano per l’aria, sensibili a ogni refolo, e dopo un po’ i bimbi ci giocavano come con i fiocchi di neve, meglio anzi, perché non si scioglievano quando li si prendeva in mano.
Non si sapeva da dove venissero.
All’orizzonte non si intravedeva nessun aereo, nemmeno quelli senza pilota che da qualche tempo in qua sganciavano i loro ‘payload’ come giusta paga per tanti brutti cattivi, e poi i brutti cattivi non c’erano più.
La minoranza vociante che vive a ufo dichiarò che gli alieni volevano mettersi in contatto con noi e ci mandavano messaggi di pace; ma era il parere, appunto, di una minoranza, e gli altri non se ne davano per inteso.
Una diversa proposta si dimostrò più al passo con i tempi: il mondo, si disse, è una struttura interattiva che costantemente comunica con sé stesso.
Questa volta, invece di esprimersi per via elettronica, aveva scelto un mezzo più tradizionale, il che rendeva più ‘challenging’, più impegnativo insomma, fare lo spoglio (search, dicevano) necessario perché emergesse l’informazione che il mondo intendeva comunicarsi.

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Ma lo spoglio andava fatto, le singole lettere andavano messe in ordine e, leggendole, il mondo avrebbe rivelato all’umanità il suo destino.
Fu un lavoraccio, come potete immaginare.
Raccogliere tutti quei fogli, compresi quelli che erano finiti in acqua, o sulla cima aguzza di una montagna, o nella gabbia di una bestia feroce: portarli in un deposito comune: e ordinarli.
Già … ordinarli. Non era come un puzzle, dove i pezzi possono incastrarsi in un solo modo, per far comparire un solo disegno.
Qui gli ordini potevano essere infiniti, e ognuno assegnava all’umanità un destino diverso.
Dopo un po’, cominciò a farsi largo il malcontento e ci fu chi disse che per conoscere il destino dell’umanità tanto valeva gettare un dado.”

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la morale che aveva in mente l’autore mi sfugge ma il testo comunque alcune riflessioni me le ‘induce’ …

un grande numero di lettere consente di trovare un gran numero di parole che possono essere assemblate in frasi ma, proprio perché non si tratta di un puzzle, è improbabile che si riesca ad utilizzare tutte le lettere, allora ne avanzeranno :

1 – chi ci dice che proprio con le lettere avanzate non si possa trovare delle parole addirittura migliori di quelle da noi trovate ?
2 – chi ci dice che pur utilizzando le medesime lettere non si possa (anagrammandole) trovare delle parole migliori di quelle trovate in prima istanza ?
3 – chi ci dice che l’ordine in cui dette parole sono state assemblate per comporre la frase sia quello corretto ? (perché cambiarlo significa anche cambiare il senso della frase)

Allora qual’è la ‘morale’ che si ricava da queste mie domande ?

Forse che il destino dell’umanità se lo deve scrivere l’Uomo e non gli deve essere ‘rivelato’ da Alcuno …
ognuno di noi è una piccola lettera …

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