Resilienza: l’arma segreta del ‘sapiens sapiens’ (II° parte)


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(la I° parte la trovate qui)

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“Per comprendere come funziona la motivazione, diventa essenziale il concetto di ‘resilienza’.
La resilienza è la capacità di persistere, di far durare la motivazione nonostante gli ostacoli e le difficoltà (nel libro RESISTO DUNQUE SONO ho approfondito il concetto soprattutto in relazione alla capacità di gestire lo stress).
Il termine ‘resilienza’ proviene dalla metallurgia: indica, nella tecnologia dei metalli, la resistenza a rottura dinamica ricavata da una prova d’urto.
In questo campo, la resilienza rappresenta il contrario di fragilità. Etimologicamente il termine ‘resilienza’ deriva dal verbo latino ‘resalio’, iterativo di ‘salio’.
Qualcuno propone un collegamento suggestivo tra il significato originario di ‘resalio’ (che connotava anche il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare) e l’attuale utilizzo in campo psicologico: entrambi indicano l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, nonostante le difficoltà.
La differenza nell’intensità delle motivazioni umane si misura proprio nel loro grado di resilienza.
C’è chi rinuncia a un obiettivo neanche troppo sfidante al primo contrattempo.

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C’è chi, come Henri Charrière (al secolo Papillon), è riuscito a sopravvivere ai lavori forzati in Caienna per trenta atroci anni, perché motivato dal desiderio di riconquistare una libertà che gli era stata ingiustamente sottratta.
La potenza della motivazione umana è stupefacente.
Gli altri animali non sanno apprendere dalle sconfitte, esercitare la speranza nei contesti più sfavorevoli, rialzarsi e ricominciare a ricostruire da capo dopo le sventure.
Queste capacità umane non sono l’effetto del possesso di un fisico invulnerabile o di un potere soprannaturale.
La resilienza è una capacità cognitiva. Vale a dire che attiene al modo in cui elaboriamo le informazioni e ci rapportiamo con la realtà.
Come tutte le capacità umane, è incrementabile: tutti gli individui possono migliorarla, indipendentemente dalla dotazione di base che ricevono alla nascita.
Coltivare la resilienza però, come vedremo, è una disciplina.
Non ci sono formule magiche o scorciatoie. Va allenata, ma richiede tempo e dedizione.
Due parole sul termine ‘cognitivo’.
E’ importante evitare di cadere in certi equivoci. Cambiare la propria percezione del mondo non significa crearsi illusioni o raccontarsi menzogne. Significa, al contrario, diminuire il tasso di falsità, inesattezza o distorsione con cui costantemente leggiamo la realtà. Questo velo di contraffazione ha spesso la funzione di mantenerci all’interno della nostra area di comfort, proteggendoci dalla fatica di impegnarci per realizzare pienamente il nostro potenziale.

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E, attraverso continue endovene di vittimismo, ci consola del fatto che il mondo è cattivo e non ci merita; e che quindi noi non abbiamo nessuna responsabilità.
Il sistema cognitivo della persona resiliente scopre opportunità reali, non si inventa fantasmi consolatori.
La differenza tra la prima e la seconda opzione è che la prima si può tradurre in comportamenti che modificano in modo efficace la realtà, cioè in impegno.
Rimane solo un’ultima nozione generale riguardo la resilienza.
Il sistema cognitivo attiene al pensiero e origina dalle nostre strutture cerebrali; tuttavia è in strettissima relazione con il funzionamento del corpo e con la regolazione dei processi emozionali.
Per duemila anni in Occidente abbiamo vissuto nella falsa credenza che ‘mente’ e ‘corpo’ fossero separati.
Oggi sappiamo che non è così. I pensieri influenzano il funzionamento del corpo e viceversa.”

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