Impegno Talento Motivazione


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Continuando a leggere PERSEVERARE E’ UMANO si possono trovare spunti interessanti, concetti da considerarsi come ‘fondamentali’ riguardo il nostro modo di stare al mondo, per ricordarci (visto che pare si sia persa l’abitudine a pensarlo) che, in buona misura siamo noi stessi gli artefici del nostro destino.

Questo libro è stato scritto per meglio definire l’impegno sportivo ‘off limits’ (supermaratone, scalate estreme, triathlon), tutte pratiche che, al di là della spettacolarizzazione e dell’utilizzo a fini pubblicitari, mettono a dura prova i ‘limiti’ umani che, più spesso di quanto si sia portati a pensare, sono più nella nostra testa che nelle nostre potenzialità fisiche (ed ognuno ha le sue, evidentemente).

Il capitolo   IMPEGNO, TALENTO, MOTIVAZIONE

“Tutto ciò che abbiamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato”
Gautama Budda

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“Recandosi una domenica in un centro commerciale si può assistere al naufragio dell’umanità.
Non saprei definire in altro modo un certo tipo umano sempre più diffuso nella nostra società, il cui comportamento è caratterizzato da da passività, apatia e disinteresse totale verso il mondo esterno, fatta eccezione per il consumo dei beni.
Sono gli effetti lontani di una cultura che rende gli individui passivi, perché celebra con la massima forza concetti fuorvianti come ‘ il talento’, insieme al suo braccio ‘scientifico’: la genetica da rotocalco.
Credere ciecamente che il nostro destino sia determinato esclusivamente dai geni o dalle predisposizioni naturali conduce alla passività e alla rassegnazione.
Fateci caso: oggi, in tutti i campi,le prestazioni di eccellenza vengono collegate al possesso di abilità innate.
O, come si usa dire, all’avere ‘talento’.
Il temine ‘talento’ rimbalza continuamente nelle aziende, nei titoli di trasmissioni televisive di successo, nelle analisi delle prestazioni sportive compiute da pubblico e organi di informazione.
Attenzione: non voglio sostenere che le abilità innate non contino e la genetica non abbia un peso sugli eventi. Tutt’altro.
Ma sottolineo il rischio di adottare (anche nei confronti di se stessi) una mentalità che invece di promuovere l’accento sull’impegno, sulle motivazione che lo favoriscono e sulla capacità di resilienza, preferisce pensare di recitare un copione immodificabile, dove il DNA o la fortuna o il Creatore hanno già scritto tutta la parte.
Il corollario implicito è: se le cose stanno così, noi non abbiamo nessun potere per gestirle o cambiarle.
Se per esempio definiamo qualcuno ‘non portato per la matematica’ gli stiamo implicitamente dicendo due cose: la prima è che se va male in matematica in fondo la colpa non è del tutto sua, perché non ha ricevuto nessun dono a questo proposito; la seconda è che d’ora in avanti può evitare di impegnarsi per cambiare la situazione, perché essa non è modificabile per definizione.
Questa mentalità è dura da estirpare perché i suoi vantaggi a breve termine sono notevoli: de-responsabilizzazione e fuga dalla fatica e dall’impegno. I problemi sono gli svantaggi sul lungo periodo.
Nel tempo, gli svantaggi consistono nel fatto di crearsi una serie di limiti e di barriere auto-indotte.
Portata all’estremo questa situazione richiama una condizione sperimentale che si può ottenere con gli animali in laboratorio: la ‘impotenza appresa’.

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Immaginate una gabbia divisa in due da una piccola saracinesca.
Ora alzate questa saracinesca.
Se insegnate a un animale in gabbia a sottrarsi alle scariche elettriche generate nel pavimento di una delle due zone saltando dall’altra parte, l’animale sopravvive egregiamente.
Quando avverte l’impatto della scarica, balza velocemente nell’altra zona della gabbia. In qualche modo – in questa fase dell’esperimento – la cavia avverte che la situazione è sotto il suo controllo. Ciò lo preserva dallo stress della situazione.
Ora toglietegli il controllo e insegnategli che non può fare nulla per cambiare la situazione.
Basta abbassare la saracinesca in modo che l’animale non possa più saltare dall’altra parte per sottrarsi alle scosse. All’inizio l’animale tenta ancora con tutte le sue forze di saltare o cerca in tutti i modi di sottrarsi alle scariche.
Poi apprende l’impotenza, cioè che non può far nulla per cambiare la sua situazione.
Dopo un po’ di tempo si sdraia sul pavimento, A volte finisce per lasciarsi morire limitandosi a sussultare debolmente se ancora gli vengono somministrate delle scariche.
La cosa più stupefacente dell’impotenza appresa è che quando l’animale ha imparato che non può cambiare la propria situazione in nessun modo, questo apprendimento è così radicato che continua a crederci anche quando le circostanze cambiano.
Se infatti lo sperimentatore ritorna ad alzare la saracinesca come all’inizio, l’animale a questo punto non percepisce che la situazione è mutata, che può salvarsi. Non riesce a crederci.
E così rimane apatico e rassegnato benché la salvezza sia lì a un passo.
Inutile aggiungere che l’impotenza appresa rappresenta l’opposto della resilienza.”

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A parte la crudeltà dell’esperimento descritto che mi rattrista (e fosse l’unico mai fatto dall’uomo a scapito degli animali …) debbo convenire che descrive perfettamente il concetto che si voleva veicolare.
Gran parte delle risposte sono nella nostra testa.
E dobbiamo amaramente constatare che gli esseri umani che subiscono pesantemente la ‘impotenza appresa’ sono moltissimi e, ogni giorno di più, perdono l’abitudine e la capacità di impegnarsi, lottare, pensare …

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la Rete


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Questa favola (l’ennesima ‘depredata’ al buon Bencivenga) non ha assolutamente un risvolto ed una morale a sfondo politico ma, appena ho iniziato la lettura, causa anche la descrizione fatta ed il nome, non ho potuto fare a meno di pensare insistentemente ad un ‘altro’ Italico Cavaliere  …
un ‘Cavaliere’ molto famoso e molto ‘pernicioso’ … 

per la morale penso che ognuno possa trarre quella che preferisce, quella che sente maggiormente vicina;
personalmente dico solo che l’aumento della tecnologia corrisponde immancabilmente ad una diminuzione di ‘umanità’ e che quindi (come per tutte le cose) non bisogna mai esagerare ed eccedere.

Il libro è sempre quello   😉   
Capitolo    LA RETE

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“Da qualche tempo, la rete è in avaria.
Tecnici altamente specializzati hanno controllato i cavi, gli interruttori, i tubi catodici e anodici; hanno fatto ripartire il sistema, lo hanno sottoposto ai più raffinati e aggiornati programmi antivirus, antihacker, antispyware; e non sanno capacitarsi.
Tutto sembra in ordine, il che vuol dire che gli elettroni dovrebbero marciare allineati e coperti verso le mete previste, disporsi nell’assetto convenuto e accendere lo schermo con le loro evoluzioni, rischiose magari ma calcolate al milionesimo di millimetro, come quelle delle Frecce Tricolori il giorno della festa nazionale.
Eppure, ogni tanto, una Freccia Tricolore si schianta al suolo e nessuno ne comprende il motivo; e lo stesso sta capitando con la rete.
Uno digita il suo nome di utente, inserisce la password e non accade nulla: gli elettroni giacciono pigri nelle loro orbite, lasciandosene beatamente dondolare. oppure si agitano furiosi saltando qua e là, ma senza costrutto, gettando al massimo qualche misterioso bagliore su uno schermo desolatamente privo di ogni informazione sensata.
Il cavalier Alessio De Mente, studioso di fama rionale, vincitore di numerosi premi nei concorsi ‘Botta e risposta’, ha dichiarato che è tutta colpa dell’anidride carbonica.
Non sono solo le calotte polari a sciogliersi. spiega: anche gli elettroni non possono compiere il loro dovere se la temperatura, l’inquinamento e il prezzo del petrolio non rimangono entro limiti precisi.
Sono saltati tutti i valori, incalza il cavalier De Mente; l’uomo ha violato la natura; non si stupisca dunque e non si adonti (al cavalier De Mente piace molto la parola ‘adontarsi’ e trova sempre il modo di usarla), se le orbite atomiche si ribellano alle aspettative.

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Teresina sa che le cose stanno diversamente.
Perché sa che tutto è cominciato dal suo schermo, quando gli altri ancora non davano noia.
C’era questo scambio di messaggi elettronici che lei stava conducendo con un giovane gaucho della Patagonia: aveva parlato di rock progressivo, di pantaloni alla zuava e dell’ultimo modello di telefono cellulare, quello con cui ci si può anche preparare una frittatina per colazione, e stavano cominciando a parlare di come il loro cuore palpitava a ogni nuovo invio, di come fra un invio e l’altro questo scambio rimaneva nei loro pensieri con una costanza allarmante, e forse un giorno uno dei due avrebbe potuto prendere un dirigibile e finire in Patagonia (o viceversa).
Ma a quel punto Teresina si è spaventata, ha spento il computer e non ha più voluto sentire nulla e nessuno.
E gli elettroni hanno reagito.
Il cavalier De Mente e tutti gli altri grandi studiosi che vincono premi hanno un bel dire che gli elettroni si muovono meccanicamente, con assoluta prevedibilità, e che se fanno qualcosa di strano è per via della temperatura e del prezzo del petrolio.
Gli elettroni invece ci vedono, ci ascoltano e cambiano percorso a seconda dell’impressione che gli diamo.
In questo caso hanno avuto l’impressione che Teresina volesse rimanere tranquilla e si sono adeguati.
Poi si sono passati la voce e hanno deciso che, se Teresina deve davvero stare tranquilla, il mondo intero deve rallentare la sua corsa.
Vedrete come si rimetteranno a marciare allineati e coperti, nonostante l’aumento della temperatura, appena Teresina avrà ripreso coraggio.”

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