gli Odori


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Bencivenga scusami, se puoi, ma io saccheggio
(ma son troppo belle le tue favole)
Capitolo   GLI ODORI

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“Una volta gli uomini sentivano gli odori dov’erano, come tutte le altre cose che sentivano.
Sapete come succede ai rumori, sapori e tutto il resto: il rumore del treno lo sento dov’è il treno, non nelle orecchie, e il gusto del lampone lo sento sulla lingua perché e lì che sta il lampone.
Il sole lo vedo nel cielo, non negli occhi, e il morbido del tappeto lo sento sotto i piedi perché i piedi ci stanno sopra.
Ecco, allo stesso modo gli uomini sentivano l’odore di una rosa là dice c’era la rosa: se la tenevano in mano sentivano un odore vicino, e se invece era a dieci passi di distanza un po’ spostata sentivano un odore a dieci passi, un po’ spostato a sinistra.
Ma non poteva durare.
Tutto andava a meraviglia finché si trattava di rose e lamponi, ma c’erano grossi problemi con le cose che puzzano.
Se una cosa non voglio vederla mi giro dall’altra parte, e se qualcuno fa un rumore fastidioso posso pregarlo di smettere.
Se non mi piacciono le prugne non le mangio, e se la pentola scotta non ci metto le mani su.
Con le puzze, però, girarsi dall’altra parte non serviva, o tenere le mani in tasca, o chiedere gentilmente di fare un buon odore.
Così, siccome di puzze ce n’erano in giro tante, gli uomini vivevano una vita infelice, dominata dal fetore.
Fu per questo che. quando uno di loro vinse alla lotteria e gli concessero tre desideri, l’uomo non ebbe dubbi.
Da allora gli odori si sentono tutti nel naso, anche se sono altrove.
Se una puzza ci da fastidio basta avvicinare al naso un fazzolettino imbevuto di acqua di colonia: la puzza rimane fuori e noi possiamo continuare a vivere felici e contenti.”

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Avete tutti il fazzolettino (ben imbevuto, mi raccomando)?
In caso contrario sareste infastiditi dagli effluvi di un Paese che sta sempre più diventando graveolente a causa delle azioni dei suoi amministratori e politici … la ‘flatulenza’ al potere …

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Extracomunitario ??? No !!! … Extraterrestre …


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Questo è il testo della bella canzone (francese) da lui interpretata

Pourquoi je vis, pourquoi je meurs
Pourquoi je ris, pourquoi je pleure
Voici le S.O.S.
D’un terrien en détresse
J’ai jamais eu les pieds sur Terre
J’aim’rais mieux être un oiseau
J’suis mal dans ma peau

J’voudrais voir le monde à l’envers
Si jamais c’était plus beau
Plus beau vu d’en haut
D’en haut
J’ai toujours confondu la vie
Avec les bandes dessinées
J’ai comme des envies de métamorphose
Je sens quelque chose
Qui m’attire
Qui m’attire
Qui m’attire vers le haut

Au grand loto de l’univers
J’ai pas tiré l’bon numéro
J’suis mal dans ma peau
J’ai pas envie d’être un robot
Métro boulot dodo

Pourquoi je vis, pourquoi je meurs
Pourquoi je crie, pourquoi je pleure
Je crois capter des ondes
Venues d’un autre monde
J’ai jamais eu les pieds sur Terre
J’aim’rais mieux être un oiseau
J’suis mal dans ma peau

J’voudrais voir le monde à l’envers
J’aim’rais mieux être un oiseau
Dodo l’enfant do

 

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Ho scoperto che il cantante è Dimash Kudaibergenov nato nel 1994 nel Kazakistan;
La sua gamma vocale copre cinque ottave e canta in diverse lingue …

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il pensiero di Gustav


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“I bambini provengono dal regno dello splendore della Luce dal regno delle cause prime e delle immagini perenni,
poi scivolano giù, nel regno della “coda del Pavone ” …
nella terra dei colori, delle fantasie e delle fiabe dai riflessi cangianti;
infine, precipitano sulla Terra, gelata da leggi irrigidite e, nella caduta, dimenticano da dove sono venuti.
Si rammentano poi, oscuramente, solo del regno della “coda del Pavone”;
per questo ascoltano così volentieri le fiabe.
Dimenticano infine anche quello;
non percepiscono più, non riconoscono più il proprio animo poiché vengono allevati dai “genitori sociali” a divenire cadaveri ambulanti.”

(Gustav Meyrink – La Casa dell’Alchimista)

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Immagine e testo tratti da  Realtà, inganno e manipolazione

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Italia 2000


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L’ultima ‘performance’ televisiva di ‘EuNgenio’ Scalfari non fa che confermare che la fanta-politica è diventata quasi uno sport nazionale in Italia.
Nel senso, ovviamente, che all’ordine del giorno sono ormai gli inciuci, l’impossibile che diventa probabile, i ‘nemici’ che diventano ‘amici’, i sinistri che diventano ambidestri, e pure le ‘vecchie menti’ disquisiscono e distribuiscono perle di inspiegabile insensatezza;
e pensare che eravamo un Paese di Poeti, Navigatori & Santi mentre ora siamo Leader di burocrazia, corruzione e malaffare (per non parlare del livello dell’informazione);
e dobbiamo anche sentire coloro che hanno prodotto questo sconquasso accusare ‘altri’ di essere dei dilettanti allo sbaraglio … mentre ‘loro’ hanno fatto più danni dei ‘Barbari’ e dei ‘Lanzichenecchi’.

Quello che vado a trascrivervi ora, Umberto Eco lo scrisse, un quarto di secolo fa, con un quasi inarrivabile taglio ironico/satirico e con quel quid di preveggenza fantascientifica che è data solo ai ‘grandi’.
Dal solito libro, ovviamente …

Capitolo  ITALIA 2000

“Alla fine del millennio l’Italia era divenuta una confederazione che formalmente collegava la Repubblica Norditaliana, lo Stato Pontificio, il Regno delle Due Sicilie e il territorio libero di Sardegna.
Ma Itaglia (è scritto così nel testo ndr), la capitale federale costruita all’Elba, ospitava praticamente solo il SIG (Servizio Informazioni Gladio), ed era continuamente devastata da attentati, così il palazzo del governo, la Casa del Tricolore – peraltro deserto – aveva dovuto essere progettato dalla Portoghesi & Gregotti Associati come bunker neogotico.
La Sardegna, trasformata dall’Aga Khan in una immensa bisca galleggiante, con ampie piscine sugli altopiani (le antiche spiagge ospitavano basi navali siriane), godeva di incredibile prosperità.
Il Regno delle Due Sicilie, sotto la dinastia dei Carignano d’Aosta, liberandosi dal Nord era rifiorito.
Nel 1995, nel corso dei sanguinosi Vespri Lombardi, i cittadini del Norditalia venivano obbligati, armi alla mano, a pronunciare la frase ‘ent’el cù’, e tutti coloro che dicevano ‘chiù’ venivano deportati oltre la Linea Gotica.
L’emigrazione forzata dei pizzaioli aveva creato un asse Posillipo-Brooklin (Pizza Nostra): ingenti quantità di grano americano venivano inviate sottocosto, per produrre calzoni per l’immenso mercato africano.

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Le varie città delle Due Sicilie avevano venduto ai musei americani tutte le statue di Mazzini e Garibaldi nonché i monumenti ai caduti, e a un’asta da Christie un Nino Bixio in bronzo aveva fruttato al comune di Bronte ottanta miliardi di dollari.
Gela era diventato il principale porto di distribuzione del petrolio irakeno.
Lo Stato Pontificio (dal Rubicone a Cassino) aveva dato in gestione a impresari giapponesi gli Uffizi, i musei vaticani, il palazzo ducale di Urbino, e la rinata Bagnoreggio era divenuta il centro mondiale di produzione dei Davies, statuette michelangiolesche in plastica che potevano essere vestite da cardinale, da ussaro, da cowboy, con cambio di pannolini e possibilità di introdurre supposte nel sederino. Un business miliardario.
Liberata dalla pressione della burocrazia sabauda, Roma era tornata ai tempi aurei, con un florido ghetto al Portico d’Ottavia che serviva da porto franco per gli Emirati Arabi.
I turisti accorrevano da tutto il mondo per assistere alle esecuzioni capitali (molto apprezzato il taglio del pene a chi veniva sorpreso a contrabbandare opere di Moravia).
L’improvvisa ricchezza aveva però inciso negativamente sulla classe dirigente ecclesiastica: si era persino scoperto che con il nome di Moana I era stato eletto dal Conclave un travestito brasiliano.
Severa crisi economica, invece, per il Norditalia.
Privato di un sbocco sui mercati mediterranei, esso trovava difficoltà a vendere vini alla Francia, orologi alla Svizzera, birra alla Germania, calcolatori al Giappone e il nuovo modello Alfa Romiti alla Svezia.
L’espulsione dei meridionali e il calo della natalità aveva creato una crisi industriale (da cui rimaneva esclusa la sola Pirelli che produceva i diffusi anticoncezionali Pirlax).
Dapprincipio erano stati precettati alle catene di montaggio gli studenti della Bocconi, poi ci si era rassegnati ad accogliere gli immigrati russi. Risultato, un razzismo strisciante, ‘volgavolga’ era diventato un insulto sanguinoso, apparivano cartelli con ‘Non si affitta ai mugiki’.

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Il Norditalia soffriva del ‘terremoto migratorio’.
I tedeschi dell’Est avevano cacciato i lavoratori turchi, che si erano trasferiti in Spagna, ritornata in breve un paese musulmano, con intensi vincoli d’affari con l’Emirato di Gerusalemme; per eccesso di manodopera dell’Est i lavoratori tedeschi avevano invaso la Francia (attraversavano la Marna a nuoto e si precipitavano verso Parigi in lunghe teorie di taxi) mentre i lavoratori africani, ricacciati dal Norditalia alla Linea Gotica e dai tedeschi a Marsiglia, si erano riversati nella Mitteleuropa.
Dapprima diffidenti verso questi ambulanti chiamato spregiativamente ‘woll-du-kau’ (vu’ cumprà, no?, ndr), i tedeschi erano stati infine costretti ad accettare la costituzione di un Deutsch-Afrikanisches-Kaisertum, offrendo la corona di ferro a Friederich Aurelius Luambala I.
Stretta a nord dalla pressione africana e bandita dai mercati meridionali, la Repubblica Norditaliana viveva ormai un periodo di declino economico.
Sulle statue del Fondatore Bossi mani ignote scrivevano di notte ‘ent’el cù’.”

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Certo è che per scrivere un testo del genere, e nel 1991, è indispensabile essere un po’ ‘Dada’ e avere una cultura adeguata, altrimenti si rischia solo di sembrare patetico.
Un testo che fa sorridere (a volte proprio ridere) ma, un poco, anche pensare …

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