come parlare degli animali


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Vi propongo uno scritto di Eco del 1987, in cui si parla degli animali, degli umani, e dell’educazione (… degli umani).
Uno scritto apparentemente scherzoso, e per questo archiviato come semplice amenità mentre in realtà evidenzia uno dei tanti malintesi in cui molti incorrono pensando all’evoluzione umana;
da un certo momento in avanti l’evoluzione si è trasformata (in maniera non percepita dai più) in involuzione: la massa che ha perso la capacità di pensare in autonomia, di possedere uno spirito critico, di assegnare il giusto ordine di priorità alle cose si limita ormai a seguire le mode, i trend, gli impulsi mediatici di chi (a quanto sembra, a loro insaputa) li gestisce come farebbe un pastore con il gregge; e si sa che più il gregge è mansueto …
Forse penserete che sia stato troppo critico descrivendo la vacuità di troppi umani … leggete un po’ cosa scrisse Eco ricordando che lo fece ben 30 anni fa (certi social neppure esistevano ancora …).

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Capitolo COME PARLARE DEGLI ANIMALI

“Se non siete patiti dell’attualità. questa storia è accaduta a New York qualche tempo fa.
Central Park, giardino zoologico. alcuno ragazzini giocano vicino alla vasca degli orsi bianchi.
Uno sfida gli altri a fare un bagno attorno agli orsi, per obbligare gli amici a tuffarsi gli nasconde gli abiti, i ragazzi entrano in acqua, sguazzano attorno a un orsacchiotto placido e sonnacchioso, lo sbertucciano, quello si secca, allunga una zampa e si mangia, ovvero si sbocconcella, due bambini, lasciando in giro dei pezzi.
Accorre la polizia, arriva persino il sindaco, si discute se uccidere l’orso, si riconosce che non era colpa sua, si scrive qualche articolo a effetto.
Guarda caso, i bambini avevano dei nomi spagnoli: portoricani, forse di colore, forse arrivati di fresco, in ogni caso usi alla bravata come accade a tutti i ragazzi che si radunano in bande nei quartieri poveri.
Interpretazioni varie, tutte piuttosto severe.
Alquanto diffusa la reazione cinica, almeno a voce: selezione naturale, se erano così stupidi da nuotare accanto a un orso, se lo sono meritato, io neppure a cinque anni mi sarei buttato nella vasca.
Interpretazione sociale: sacche di povertà, scarsa educazione, ahimè si è sottoproletari anche nell’imprudenza, nella sconsideratezza.
Ma quale scarsa educazione, mi chiedo, se anche il bambino più povero vede la televisione e legge libri di scuola, dove gli orsi divorano gli uomini e i cacciatori li ammazzano?
A quel punto mi sono chiesto se i bambini non sono entrati nella vasca proprio perché guardano la televisione e vanno a scuola.
Quei bambini sono stati probabilmente vittime della nostra cattiva coscienza interpretata dalla scuola e dai mass media.
Gli esseri umani sono sempre stati spietati con gli animali, e quando si sono accorti della propria cattiveria, hanno incominciato, se non ad amarli tutti (perché con molta tranquillità continuano a mangiarne), almeno a parlarne bene.
Se poi si pensa che i media, la scuola, gli enti pubblici, hanno da farsi perdonare tante cose fatte contro gli uomini, diventa tutto sommato remunerativo, psicologicamente ed eticamente, insistere sulla bontà degli animali.
Si lasciano morire i bambini del Terzo mondo ma si invitano in bambini del Primo a rispettare non solo le libellule e coniglietti, ma anche balene, coccodrilli, serpenti.
Si noti che in sé questa azione educativa è corretta.
Quello che è eccessivo è la tecnica persuasiva che viene scelta: per rendere gli animali degni di sopravvivenza essi vengono umanizzati e bamboleggiati.
Non si dice che hanno diritto alla sopravvivenza anche se, secondo i loro costumi, sono selvaggi e carnivori, ma li si rende rispettabili rendendoli amabili, buffi, bonaccioni, benevoli, saggi e prudenti.
Nessuno è più sconsiderato di un lemming, più infingardo di un gatto, più bavoso di un cane d’agosto, più puzzolente di un porcello, più cretino di una falena, più viscido di una lumaca, più velenoso di una vipera, meno fantasioso di una formica e meno musicalmente creativo di un usignolo.
Semplicemente occorre amare (e se proprio non possiamo, almeno rispettare) questi e altri animali per quel che sono.
Le leggende di un tempo esageravano con il lupo cattivo, le leggende di oggi esagerano con i lupi buoni.
Non bisogna salvare le balene perché sono buone ma bisogna salvarle perché fanno parte dell’arredamento naturale e contribuiscono all’equilibrio ecologico.
Invece i nostri bambini sono educati a base di balene parlanti, lupi che si iscrivono al terz’ordine francescano e, soprattutto, Teddy Bear a non finire.
La pubblicità, i cartoni animati, i libri illustrati sono pieni di orsi buoni come il pane, ligi alle leggi, coccoloni e protettivi.
E’ insultante per un orso sentirsi dire che ha diritto di vivere perché, come ci si esprime dalle mie parti, ‘è grande e grosso, ciula e balosso’.
Pertanto sospetto che i poveri bambini di Central Park siano morti non per difetto ma per eccesso di educazione.
Sono vittime della nostra coscienza infelice.
Per fargli dimenticare quanto gli uomini sono cattivi gli hanno spiegato troppo che gli orsi sono buoni.
Invece di dirgli lealmente e che cosa sono gli uomini e che cosa sono gli orsi.”

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Ad esempio, non trovate niente di ‘strano’ in questa immagine ?

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4 pensieri riguardo “come parlare degli animali

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