Come cestinare i Telegrammi


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Capitolo COME CESTINARE I TELEGRAMMI

(premessa: è stato scritto circa 30 anni fa)

“Una volta al mattino, ricevendo la posta, si aprivano le buste chiuse e si buttavano via quella aperte.
Ora le organizzazioni che inviavano le buste aperte, le inviano chiuse e magari espresso.
Uno si affanna ad aprire il plico e vi trova un invito assolutamente irrilevante.
Anche perché le buste più sofisticate hanno ormai sistemi di chiusura ermetica che resistono a tagliacarte, morsi, colpi di coltello.
Alla colla è stato sostituito il cemento a presa rapida, quello da dentista.
Per fortuna ci si salva dalle vendite promozionali, perché si annunciano subito dall’esterno con la scritta ‘Gratis’ in oro zecchino.
Mi hanno insegnato da piccolo che se ti propongono qualcosa gratis, devi chiamare i carabinieri.
Ma le cose vanno peggiorando.
Una volta si aprivano con interesse, convulsamente, i telegrammi: o annunciavano una brutta notizia o informavano dell’improvviso decesso dello zio d’America.
Ora chiunque abbia da dire qualcosa che non interessa, manda un telegramma.

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I telegrammi sono di tre tipi.
Tipo imperativo: *Invitiamola dopodomani importante convegno su coltivazione lupini nell’Aspromonte presenza sottosegretario foreste, preghiamola urgentemente comunicare ora arrivo via telex* (seguono sigle e numeri che occupano due fogli, in cui naturalmente e per fortuna scompare la firma del pretenzioso mittente).
Tipo sottinteso: *Come da accordi precedenti confermiamo sua partecipazione convegno assistenza koala paraplegici, preghiamola urgentemente contattare via telefax*.
Naturalmente gli accordi precedenti non esistono, o forse la richiesta di accordi segue per lettera.
Ma quando la lettera arriva, è superata dal telegramma già buttato e si butta anche quella.
Tipo enigmatico: *Data tavola rotonda su informatica et coccodrilli spostata per noti motivi, invitiamola confermare impegno nuova data.* Quale data? Quale impegno? Buttiamo.
Ora però in telegramma è stato sopraffatto dal plico ‘overnight espress’.
Costa delle somme da far impallidire De Benedetti, può essere aperto solo con un paio di cesoie da filo spinato, ma è fatto in modo che anche aperto non rivela subito il proprio contenuto, perché occorre ancora superare la barriera di varie strisce di scotch.

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Talora viene inviato per puro snobismo (come le cerimonie di consunzione rituale di Mauss (Marcel, sociologo e antropologo famoso per la teoria dello scambio del dono: dare, ricevere, ricambiare ndr): alla fine c’è dentro un bigliettino che dice ‘ciao’ (ma si perdono alcune ore per trovarlo, e non tutti hanno le braccia lunghe come Mister Hyde).
Più spesso ha funzione ricattatoria. e contiene anche un coupon per la risposta.
Chi lo invia sottintende *Per dirti quello che ti debbo dire ho speso una somma esorbitante, la rapidità dell’invio ti dice la mia ansia, visto che c’è la risposta pagata, se non rispondi sei un mascalzone*.
Tanta protervia va punita.
Ormai apro solo gli overnight che ho espressamente sollecitato per telefono.
Gli altri li butto, ma anche così danno noia perché intasano il cestino.
Sogno piccioni viaggiatori.
Spesso telegrammi e overnight annunciano premi.
A questo mondo ci sono riconoscimenti e premi che tutti sono contenti di ricevere (il Nobel, il Toson d’oro, la Giarrettiera, la Lotteria di Capodanno) e altro che non chiedono altro che di essere ricevuti.
Chiunque abbia da lanciare una nuova crema per calzature, un profilattico ritardante o un’acqua solforosa, organizza un premio.
Si è già dimostrato che non è difficile trovare i giurati. Il difficile è trovare i premiati.
Ovvero, se ne troverebbero se si premiassero i giovani a inizio carriera, ma in quel caso non verrebbero la stampa e la televisione.

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Quindi il premiato, come minimo, deve essere Rubbia.
Ma se Rubbia andasse a ricevere tutti i premi che gli impongono, addio ricerca.
Il telegramma che annuncia il premio deve quindi assumere un tono imperativo e lasciar intravvedere gravi sanzioni in caso di rifiuto: *Lieti comunicarle che questa sera tra mezz’ora le verrà assegnato il Sospensorio d’Oro informiamola che sua partecipazione est indispensabile per ricevere voto unanime et disinteressato giuria altrimenti saremmo dolorosamente costretti a scegliere un altro*.
Il telegramma presuppone che il destinatario balzi sulla sedia ed esclami *No, io, io!*

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Ah, dimenticavo. Ci sono anche le cartoline che ti arrivano da Kuala Lumpur firmate ‘Giovanni’.
Giovanni chi?”

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Eh si … son cambiati i tempi, son cambiate molte cose …
Oggi il ‘cestino’ si trova sul PC.
La buca delle lettere ormai viene riempita solo dai volantini pubblicitari di supermercati e negozi di elettronica (e qualche bolletta); il cestino del PC invece viene sistematicamente riempito dai nipoti dei messaggi descritti nel libro: le mail che pubblicizzano di tutto e di cui non si capisce mai come i mittenti abbiano avuto il ‘nostro indirizzo’ …
mail che ottengono lo stesso scopo dei ‘nonni’ (quello di infastidire) e per ironia della sorte sono pure più a buon mercato.
Siamo ormai in balia della ‘Premiata Ditta M&P’ … “Marketing & Propaganda” …

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La Nota Blu


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Capitolo LA NOTA BLU

“C’era una volta la nota blu.
Era una nota bassa e poco rappresentativa; le altre non le davano confidenza e non ci tenevano ad accordarsi con lei.
La nota blu rimaneva sola e quasi non la si avvertiva: si confondeva con il chiasso di strade e cortili e non diventava mai musica.
Non sapeva neanche di essere blu, perché nessuno glielo aveva detto.
Le altre note, che erano tutte incolori, non ci facevano caso: per loro contava solo la brillantezza del timbro, la durata e l’intensità.
Solo con queste cose si faceva musica.
E la nota blu era bassa e sfiatata, e per quanto si impegnasse a danzate con tutte le sue forze e saltasse continuamente da un fiore a un muretto, dal campo arato al picco di una montagna, l’aria non risuonava mai di un canto festoso.
Così era triste.
Non era l’unica ad esserlo, però.
C’era anche un bambino triste, perché le note che risuonavano per gli altri a lui non arrivavano, e non facevano musica.
Quando gli altri bambini cantavano, li si vedeva solo aprire la bocca in modo sguaiato e poco elegante, e non capiva che cosa ci fosse da ridere.
E, siccome non sentiva e non capiva, non riusciva a parlare e a fare musica.

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Un giorno il bambino che non sentiva incontrò la nota blu, in un momento in cui lei di dava particolarmente da fare intorno a una campanula bianca.
La trovò splendida: c’era un perfetto accordo tra il blu e il bianco, e con il verde dell’erba e il rosso dei papaveri, e la sagoma agile e slanciata della nota blu infondeva gioia e spensieratezza.
Il bambino non aveva mai visto una nota, perché tutte le altre note erano incolori, e ne fu sorpreso e estasiato e si mise a seguirla per ogni dove: da una zolla della terra alla barba di una capra, dal davanzale di una finestra all’aiuola di un giardino.
E, mentre la seguiva, sorrideva, perché quella che vedeva era musica e adesso sapeva di poterla fare.
Ci volle un po’ di tempo perché la nota blu si accorgesse del bambino: stando a lungo da soli, si perde ogni interesse in qul che fanno gli altri.
Quando se ne accorse, lì per lì rimase perplessa: le altre note erano più acute e intense, più lunghe e vibranti; perché allora il bambino seguiva lei?
Poi, pian piano, capì, e ne fu felice.
Da quel momento anche lei seppe di essere blu.”

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