Ciò che siamo


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“Ciò che siete dentro è stato proiettato all’esterno,
sul mondo; ciò che siete, ciò che pensate e sentite,
ciò che fate nella vostra esistenza quotidiana,
viene proiettato fuori di voi e va a costituire il mondo.”

(Jiddu Krishnamurti)

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Immagine e testo tratti da  Realtà, inganno e manipolazione

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Tele…Visioni ??? (come presentare in TV)


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Ho letto un premonitore (e divertente)
capitoletto (capitolo lunghetto  😉  )
che vado a trascrivervi

Capitolo COME PRESENTARE IN TV

“Fu un’affascinante esperienza quando l’Accademia delle Scienze delle isole Svalbard mi invitò a studiare per alcuni anni i Bonga, civiltà che fiorisce tra la Terra Incognita e le Isole Fortunate.
I Bonga hanno un disprezzo per le cose che facciamo noi ma esibiscono una strana attitudine alla completezza della informazione.
Ignorano l’arte della presupposizione e dell’implicito.
Per esempio, noi cominciamo a parlare e usiamo ovviamente delle parole, ma non abbiamo bisogno di dircelo.
Invece un Bonga che parla a un altro Bonga inizia dicendo: *Attento che ora parlo e userò delle parole*.
Noi costruiamo case e poi (salvo i giapponesi) indichiamo ai visitatori il numero civico, il nome degli inquilini, la scala A e la scala B.
I Bonga su ogni casa scrivono innanzitutto ‘Casa’, poi con appositi cartellini indicano i mattoni, il campanello, e scrivono ‘porta’ accanto alla porta.
Se suonate all’appartamento del signor Bonga, egli apre la porta dicendo: *Ora apro la porta*, e poi si presenta.
Se vi invita a cena, vi fa sedere e vi dice: *Questa è la tavola, e queste sono le sedie!*
Poi, con tono trionfale annuncia: *E ora, la cameriera! Ecco qui Rosina. Essa vi domanderà cosa desiderate e vi porterà in tavola il vostro piatto preferito!*
La stessa cosa avviene nei ristoranti.
E’ curioso osservare i Bonga quando vanno a teatro.
Si spengono le luci in sala e appare un attore che dice: *Ecco il sipario*.
Poi il sipario si apre e entrano in scena altri attori per interpretare, poniamo, Amleto o il Malato immaginario.
Ma ciascun attore vine presentato al pubblico, prima col suo nome e cognome vero, poi col nome del personaggio che deve interpretare.
Quando un attore finisce di parlare annuncia: *E ora pausa*, passano alcuni secondi, e quindi inizia a parlare l’altro attore.
Inutile dire che alla fine del primo atto, un attore si fa alla ribalta e annuncia: *E ora seguirà un intervallo*.
Ciò che mi aveva colpito era che i loro spettacoli erano composti, come i nostri, di scenette parlate, canzoni, duetti e balletti.
Ma io ero abituato che da noi due comici fanno la loro scenetta, poi uno incomincia a intonare una canzone, quindi entrambi si eclissano e irrompono sul palcoscenico graziose fanciulle che si impegnano in un balletto, tanto per dare un poco di sollievo allo spettatore, poi il balletto finisce e gli attori ricominciano.
Invece presso i Bonga prima i due attori annunciano che seguirà una scenetta comica, poi dicono che ora canteranno un duetto, e precisano che sarà scherzoso, infine l’ultimo attore in scena annuncia: *E ora il balletto*.
La cosa che mi aveva stupito maggiormente era che, nell’intervallo, sul sipario apparivano delle scritte pubblicitarie, come accade anche da noi.
Ma dopo aver annunciato l’intervallo, l’attore diceva sempre: *E ora, pubblicità!*
Mi ero domandato a lungo che cosa spingesse i Bonga a questo ossessionante bisogno di precisazioni.
Forse, mi dicevo, essi sono di difficile comprendonio e se uno non gli dice *ora ti saluto* non capiscono di essere salutati.
E in parte doveva essere così. Ma c’era anche un’altra ragione.
I Bonga vivono nel culto dello spettacolo e pertanto devono trasformare tutto in spettacolo, anche l’implicito.
Durante il mio soggiorno tra i Bonga ebbi anche modo di ricostruire la storia dell’applauso.
Nei tempi antichi i Bonga applaudivano per due ragioni: o perché erano contenti di un bello spettacolo, o perché volevano onorare una persona di gran merito.
Dalla forza dell’applauso si capiva chi fosse più apprezzato e amato.
Sempre un tempo gli impresari più maliziosi, per convincere gli spettatori della bontà di uno spettacolo teatrale, ponevano tra il pubblico dei sicari prezzolati che dovevano applaudire anche quando non era il caso.
Quando iniziarono gli spettacoli televisivi, i Bonga attiravano in sala dei parenti degli organizzatori, e attraverso un segnale luminoso (ignoto ai telespettatori) dicevano loro quando dovevano applaudire.
Ben presto i telespettatori scoprirono il trucco, e da noi l’applauso sarebbe caduto in totale discredito, non così per i Bonga.
Anche il pubblico a casa incominciò a desiderare di poter applaudire, e torme di Bonga si presentarono volontariamente negli auditori televisivi, disposti a pagare per poter battere le mani.
Alcuni seguirono anche dei corsi appositi.
E visto che ormai tutti sapevano tutto, fu lo stesso presentatore a dire ad alta voce, nei momenti giusti: *E ora, un bell’applauso!*
Ma ben presto gli spettatori in sala incomiciarono ad applaudire senza che il presentatore li esortasse.
Bastava che egli interrogasse un astante chiedendogli che mestiere facesse, e che quello rispondesse: *Curo la camera a gas del canile municipale* e tutti esplodevano in un fragoroso applauso.
Talora, come avveniva da noi nelle scenette di Petrolini, il presentatore non faceva in tempo ad aprire bocca per dire ‘buonasera’ che dopo il ‘buon’ si udiva in sala un applauso delirante.
Il presentatore diceva: *Eccoci qui, come ogni giovedì*, e non solo il pubblico applaudiva, ma si sganasciava dalle risate.
L’applauso divenne così indispensabile che persino nei programmi pubblicitari, quando l’imbonitore diceva: *Comperate il dimagrante Pip*, si udiva un applauso oceanico.
I telespettatori sapevano benissimo che in sala, davanti all’imbonitore, non c’era nessuno, ma avevano bisogno dell’applauso, altrimenti il programma sarebbe apparso artefatto, ed essi avrebbero cambiato canale.
I Bonga chiedono che la televisione mostri la vita vera, così com’è, senza finzioni.
Gli applausi li fa il pubblico (che è come noi), non l’attore (che finge), e quindi sono l’unica garanzia che la televisione sia una finestra aperta sul mondo.
Stanno preparando un programma fatto esclusivamente di attori che applaudono, e si intitolerà Televerità.
Per sentirsi ancorati alla vita, i Bonga ora applaudono sempre, anche fuori dalla televisione.
Applaudono ai funerali, e non perché siano contenti né per far piacere al defunto, ma per non sentirsi ombre tra le ombre, per sentirsi vivi e reali, come le immagini che si vedono sul teleschermo.
Un giorno ero in una casa ed entrò un parente che disse: *Poco fa la nonna è stata stritolata da un TIR!* Tutti si alzarono in piedi e batterono le mani.
Non posso dire che i Bonga siano inferiori a noi.
Anzi, uno di essi mi disse che volevano conquistare il mondo.
Che questo progetto non fosse del tutto platonico me ne sono accorto al ritorno in patria.
Alla sera accesi il mio televisore e vidi un presentatore che introduceva le vallette del suo spettacolo, poi annunciava che avrebbe svolto un monologo comico, e infine annunciava: *E ora, il balletto!*
Un distinto signore che stava discutendo di massimi problemi politici con un altro distinto signore, a un certo punto si interruppe pr dire:*E ora, una pausa per la pubblicità.*
Alcuni intrattenitori presentavano persino il pubblico. Altri, la telecamera che li stava riprendendo.
Tutti applaudivano.
Sconvolto uscii e andai in un ristorante celebre per la sua ‘nouvelle cuisine’. Arrivò il cameriere che mo portò tre foglie di insalata.
E mi disse: *Questa è una macedonia di lattuga longobarda, cosparsa di rucola della Lomellina tagliata fine fine, insaporita al sale marino, macerata nel nostro aceto balsamico e umettata da una spremuta di ulivi vergini dell’Umbria.* “

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Un applauso, allora … !!!
PS – Ricordatevi che il testo è del 1987 !!!

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Domani


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La favola di oggi, è questa:
Capitolo DOMANI

“C’era una volta domani.
Adesso non c’è più.
C’è un altro giorno che chiamano ‘domani’, ma domani non c’è più.
Domani è diventato ieri, o l’anno scorso, e così diventando non è più lo stesso.
E un po’ come un bravo bambino che diventa un ladro di polli: non è più lui, ormai è un altro.
Domani era una giornata di sole.
Ci si alzava presto al mattino e ci si sentiva pieni di energia.
Si correva fuori e si facevano quattro salti nel prato, poi dentro ancora per una bella doccia e una buona colazione, davanti al caffelatte fumante si parlava dei programmi della giornata: c’erano spese da fare dopo la scuola, amici da vedere e la sera una partita molto importante in televisione.
Alla nostra squadra bastava pareggiare per andare in finale; così gli altri dovevano attaccare e attaccando si sarebbero scoperti …
Io ero affezionato a domani.
Ogni tanto un giorno così ci vuole: ti mette di buon umore e il sorriso ti rimane dentro a lungo, come una fiamma che ci mette un po’ a spegnersi.
Adesso, domani non c’è più: è diventato ieri, o l’anno scorso.
E non è più lo stesso: quando domani è diventato ieri, pioveva e non si poteva andare fuori e nessuno aveva voglia di parlare e la nostra squadra ha perso cinque a zero.
Gli altri dovevano attaccare e lo hanno fatto.
Adesso c’è un altro giorno che chiamano ‘domani’, e qualcuno dice che questo giorno c’è il sole e si può andare fuori e la partita la vinciamo.
E forse è vero, ma a me quest’altro giorno non interessa: anzi, non so perché lo chiamano ‘domani’.
Domani non c’è più: è diventato ieri, o l’anno scorso.”

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Favola triste oppure soltanto attinente ad una realtà, ad un Paese cambiato ?
Avevamo un passato dignitoso ed un ‘domani’ da costruire ma negli ultimi anni si è provveduto solo a ‘demolire’ … demolire certezze, aspettative, speranze, futuro …
ormai è rimasto ben poco da demolire ed occorrerebbe iniziare prontamente a ricostruire, ma … lo vorremo fare per davvero ? Saremo capaci di farlo ?

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