Non insegnate ai bambini


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Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l’unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un’antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all’amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

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gli Analisti del Linguaggio


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Capitolo GLI ANALISTI DEL LINGUAGGIO

“Con le voci un po’ melense
dall’accento oxionense
avversari dei dannati
metafisici invecchiati
una nuova leva è sorta
che la formula ci ha porta
di un novel tipo di saggio:
l’analista del linguaggio.
Essi prendon per buon
quel che dice Stevenson,
più del sole e dei suoi rai
li riscalda Gilbert Ryle,
credon solo che sia ver/
quel che dicono Hall o Hare,
tra i lor mani venerandi
pongon pure il Rossi Landi,
e poi quando sono lieti
fan tra loro scherzi da Preti.
Se Heidegger Martin dichiara
con la sua teoria un po’ amara
*Questo nulla assai nulleggia*
l’analista lo dileggia
e gli dice:
*Scusi, caro,
lei mi sembra un bel somaro
sarò sciocco, ne arrossisco
ma ma il suo nulla non capisco,
e mi prenda un accidente
se gli trovo il referente!
La sua frase in sé efficace
se la leggo assai mi piace
avrà pur bella presenza
ma non ha una referenza
ed allora non la assumo.
Cose vaghe non presumo.
Se io dico ‘Da’ la mela’,
questo sì che non mi cela
una ambigua prospettiva:
è una frase prescrittiva.
La filosofia fasulla
sempre pon tra i piedi il nulla.
Se non vuoi farti del fiele
parla sol di pere e mele;
se analizzi le tue frasi
meglio assai ti andranno i casi.
L’asserzione nebulosa
non compete alla mia prosa
e li lascio in fede mia
alla libera poesia
che incantare sa i fresconi
con le pseudoaffermazioni!*
Ma, analizza questo e quello,
gli analisti, ahimè, bel bello,
con la tema di asserire
quel che non si può esperire,
sono giunti, su per giù
che non parlan quasi più.”

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Un “divertissement linguistico” veramente notevole …
ça va sans dire …
ma meritevole di adeguato ‘approfondimento’,
una facezia, quindi ?
Non direi proprio …

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Da tempo esiste schiera di ‘intellettuali’ autoreferenziali che usano linguaggi dottissimi non per comunicare/informare/insegnare, ma per far sentire ‘piccolo’ il popolo che si fa ancora abbindolare dalla retorica (stantia) e dal sofismo (ridicolo) spacciato per verità.
Tradizione antica, che, nel teatro popolare, creò la maschera di Balanzone, e con lui il latinorum.
(citazione)

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La Stessa Faccia


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Capitolo LA STESSA FACCIA

“Marco e Luca erano fratelli e avevano la stessa faccia.
Gli stessi occhi verdi, grandi e un po’ a mandorla, gli stessi riccioli biondi, lo stesso naso all’insù, le stesse guance paffute.
Una bella faccia, certo: un bel biglietto da visita per il mondo.
Una faccia che ti mette allegria, specialmente se gli occhi verdi sono accesi da un sorriso, e una fossetta dispettosa incrina la guancia paffuta, e i riccioli sono scomposti dopo una lunga corsa.
Con una faccia così, Marco e Luca erano seguiti da sguardi affettuosi dovunque andassero, e gli altri volevano stare con loro, parlargli e qualche volta, un po’ vergognandosene, usare una scusa qualsiasi per allungare la mano e sfiorare i riccioli biondi, le guance paffute.
Erano benedetti dalla sorte, insomma, se non fosse stato per un problema: avendo la stessa identica faccia, Marco e Luca non potevano usarla contemporaneamente.
Quando la faccia l’aveva Marco, Luca rimaneva senza, e viceversa.
Voi direte che la cosa non è seria, che è meglio avere una bella faccia metà del tempo che averne una brutta sempre.
In fondo Marco e Luca avrebbero potuto accontentarsi.
Un giorno la faccia poteva portarla uno – Marco diciamo – e gli altri sarebbero stati con lui e gli avrebbero parlato e avrebbero usato una scusa qualsiasi per sfiorargli i capelli.

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Luca sarebbe rimasto senza faccia, ma l’avrebbe avuta il giorno dopo e anche se gli altri non gli facevano compagnia (quelli senza faccia non sono molto popolari) era solo questione di tempo: l’indomani le cose sarebbero cambiate e gli amici sarebbero ritornati a fargli festa.
Intanto, direte voi, ci sono altre cose che si poteva fare, come scrivere una lettera, o ascoltare un disco o finire i compiti.
Essere popolari è un gran bella cosa, ma ti lascia poco tempo.
Questo direte voi, che probabilmente non avete una faccia come Marco e Luca, ma andate a dirlo a loro!
Quando si ha una faccia così, è difficile scendere a compromessi.
Ci si abitua al fatto che gli altri vogliono stare con te e vederti ridere gli occhi e allungare una mano per toccare i capelli; così, se ti trovi senza faccia e nessuno ti sta intorno e in teoria potresti scrivere una lettera o finire i compiti, non te ne viene affatto voglia e rimani sdraiato sul divano a pensare a quando la faccia l’avevi.
E’ per questo che Marco e Luca fanno di tutto per non avere la stessa faccia.
Uno si mette dei baffi finti e l’altro si tinge i capelli col lucido delle scarpe, o se li pettina tutti all’indietro con il gel, o si mette un orecchino al naso, o una spilla da balia.
Non sono forse belli come prima, ma belli abbastanza da avere amici tutti i giorni.
Non scrivono molte lettere e non fanno molti compiti, ma sono contenti: ora che non hanno più la stessa faccia, ognuno può tenersi la sua.”

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Morale della favola ???
Potrebbero essercene più d’una,
ma una senza dubbio è questa …

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