Quel che c’è da capire


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Tratto dal libro
LA FILOSOFIA IN SESSANTADUE FAVOLE
di Ermanno Bencivenga
Capitolo Quel che c’è da capire

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“Alice capisce tutto quel che c’è da capire.
Quel che c’è da capire, dicevano i grandi, è dentro una grossa pentola, di quelle in cui si bolle l’acqua per la pasta; solo che questa pentola non si può più usarla per bollire l’acqua perché qualcuno ha avuto la bella idea di metterci dentro tutto quel che c’è da capire.
Così i grandi l’hanno nascosta in cantina, in mezzo a tante cianfrusaglie, e perché quel che c’è da capire non esca fuori e si disperda ai quattro venti l’hanno chiusa ermeticamente con del nastro adesivo, e sopra ci hanno messo un ferro da stiro, una chiave inglese e un’incudine, oggetti pesanti, insomma, per tenere il contenuto al sicuro.
Alice però non si è fatta scoraggiare dalle loro precauzioni ed è andata a cercare la pentola.
La cosa più difficile per lei è stata scendere in cantina: la scala è stretta e buia, e in fondo bisogna girare un angolo, e mentre si scende si ha l’impressione che dietro quell’angolo ci sia qualcosa di orribile, uno di quei mostri di cui parlano le favole – le favole finte, voglio dire, quelle scritte apposta per imbrogliarci e per spaventarci.
Prima o poi, stringendo forte i denti e chiudendo gli occhi, Alice è arrivata in fondo alla scala; e quando c’é riuscita ha subito voluto riprovarci, e ha riprovato ancora e ancora, finche poteva farlo canticchiando e saltando i gradini a due a due. Superato l’ostacolo della scala, il resto è venuto liscio come l’olio: la porta della cantina non è chiusa a chiave, la pentola è in bella vista e gli oggetti pesanti che ci sono sopra non c’é bisogno di sollevarli.
Basta inclinare la pentola e cadono di lato, facendo un gran fracasso.
Allora si tratta solo di togliere il nastro adesivo e alzare il coperchio.
Alice ha compiuto questa operazione più volte.
La prima volta è rimasta sorpresa, perchè dentro la pentola non ha trovato nulla.
Ha pensato che fosse l’ora sbagliata: che forse le cose si capiscono di sera, o di notte, o la mattina molto presto quando è già chiaro ma non è ancora comparso il sole.
Così è tornata, di sera, di notte e anche la mattina molto presto, muovendosi circospetta con i suoi piedini leggeri per non svegliare nessuno; ma la pentola era sempre vuota.
Per un po’ Alice è rimasta delusa, e si è anche preoccupata. «Sta a vedere» pensava «che aprendo la pentola ho lasciato venir fuori tutto quel che c’é da capire, e adesso si è disperso ai quattro venti e nessuno lo troverà più.»
«Ma no» si rispondeva poi da sola «ci sono stata bene attenta. Non ho visto niente che usciva. E, se non ho visto niente, che cosa c’era da capire?»
Alla fine, Alice ha capito.
Ha capito che i grandi avevano torto: quel che c’è da capire non si mette in una pentola, non si nasconde in cantina, perché non può venirci da fuori, non può esserci dato da un altro.
Ha capito che si capisce sempre quel che abbiamo dentro, e se lo capiamo bene possiamo anche farlo venir fuori, e costruirci case e ponti e automobili e trattori; ma, se non capiamo quel che abbiamo dentro, fuori non c’è niente da capire.
Quando ha capito, Alice ha richiuso la pentola con il nastro adesivo e faticosamente ci ha rimesso sopra il ferro da stiro, la chiave inglese e l’incudine.
Da allora passa molto tempo nella sua camera, a capire quel che ha dentro; poi esce e con quel che ha capito cambia il mondo.”

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Avidità e coscienza


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L’avidità ha eliminato il rispetto per gli altri.
Per ottenere un pezzetto di mondo tutto per se, per farsi adulare, per potere prevaricare sugli altri, l’uomo è disposto a calpestare e uccidere i propri simili.
Si rimane perplessi quando l’uomo dichiara di avere una coscienza, perché in pochi ragionano in funzione di essa.

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Immagine e testo tratti da  Abbattiamo IL Sistema

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Selvaggi … sono (ops … “erano”) solo dei selvaggi


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Chi mi segue sa che ogni tanto parlo di una etnia di selvaggi che sono (malauguratamente per loro) entrati in contatto con il “civilizzato” Uomo Bianco Europeo;
il risultato finale di tale incontro lo conoscete tutti, i discendenti del “civilissimo” UBE hanno sterminato quasi completamente i selvaggi (e le loro tradizioni) ed hanno usurpato le loro terre per poi potersi dedicare alla meritoria attività di “esportatori di Democrazia” (nonché di gendarmi del mondo).

Per ricordarvi l’infimo livello di inciviltà di tali trogloditi vi propongo questo breve video; non è confezionato in maniera perfetta in quanto in alcune sequenza lo sfondo interferisce con la lettura del testo che risulta sempre comunque sufficientemente leggibile.

Lasciatemi solo soffermare su alcuni ‘incivili pensieri’ …

“La Terra è nostra Madre, abbi cura di lei;
Prendi dalla Terra solo ciò che è necessario e niente di più;
La sofferenza di uno è la sofferenza di tutti, la gioia di uno è la gioia di tutti.”

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Il video è tratto da    Abbattiamo IL Sistema

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