attenzione alle parole


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Dobbiamo stare attenti alle parole che usiamo, a quelle che pensiamo.
Pensieri e parole creano vibrazioni e noi possiamo rendercene conto semplicemente sperimentandolo su noi stessi, tenendo ben presente che per oltre il 70% siamo fatti d’acqua.
Non sono quelle parole che offendono l’ego a generare materia maligna e problemi, sono invece quelle parole piene di risentimento, odio, rabbia, dolore, rancore, frustrazione, invidia, gelosia, apatia …
Per noi stessi, proviamo ad eliminare questi sentimenti.
Sei tu l’uscere … quando dentro di noi stanno per prendere il sopravvento pensieri negativi, sei tu che scegli un pensiero piuttosto che un’altro.
Sei tu che hai il controllo, sei l’osservatore.
Hai mai provato a dire GRAZIE a te stesso?
Scegliere buoni pensieri piuttosto che altri, può davvero modificare, migliorare, creare la realtà che ti circonda, certo è vero che le richieste non devono mai essere di natura egoistica per essere accordate, ma l’Universo è molto generoso e quando risuoniamo in armonia lui realizza tutti i nostri desideri del Cuore.

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Testo e video sono tratti da  Abbattiamo IL Sistema

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Tante Storie


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Diamo un seguito logico al post precedente …

Il libro è LA FILOSOFIA IN SESSANTADUE FAVOLE di Ermanno Bencivenga
(che, ricordo, insegna filosofia in una prestigiosa Università USA)

Il Capitolo TANTE STORIE

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“A un certo punto della Storia, qualcuno si dichiarò insoddisfatto.
Della Storia, intendo dire: di come stava andando e, soprattutto, del ruolo che gli era stato assegnato.
Era un personaggio di secondo piano; partecipava ad alcune azioni corali e pronunciava qualche battuta divertente, ma non aveva peso nel procedere dell’intreccio, non determinava svolte decisive, non era mai alla ribalta nei momenti che lasciavano tutti con il fiato sospeso.
Quando si trattava di salpare per un nuovo mondo, lo si vedeva appena, confuso tra la folla che si assiepava sulla banchina; quando il giovane amante si stringeva alla sua bella al chiaro di luna, lui si era messo a letto con un noioso raffreddore.
E non era giusto, sentenziava il nostro personaggio: con tanto tempo a disposizione e tante scene da recitare nei più diversi ambienti, doveva pure esserci un modo per fargli fare qualcosa di significativo.
C’erano state altre lamentele in precedenza, ma sommesse, timorose: voci di corridoio subito smorzate dall’ansia di non voler passare per uno scocciatore, per un guastafeste.
Invece il nostro personaggio si esprimeva con voce alta e un po’ irosa, e faceva tante storie; e le sue rivendicazioni cominciavano a lasciare il segno, a trovare eco in altri scontenti.
Si provò allora a contattare l’Autore, ma senza fortuna: dopo aver scritto la Storia si era ritirato in un’isola lontana, la più felice delle isole, dicono, l’isola della quale non se ne può sognare una migliore, e non voleva essere disturbato.
Si cercò il Testo per apportargli qualche modifica e aggiungere qualche nuova vicissitudine, ma nessuno sapeva dove fosse; anzi si mormorava che non esistesse più, che non fosse più scritto da nessuna parte.

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Ermanno Bencivenga

Tutti sapevano che cosa fare e che cosa dire, non c’era bisogno di un Testo, la Storia poteva svolgersi in modo automatico, come un orologio che cammina senza sosta dopo che gli si stata data la carica.
Si andò avanti in un’atmosfera di crescente tensione da una parte il personaggio ribelle con un gruppo sempre più vasto si simpatizzanti, dall’altra i molti volenterosi che si arrabattavano per trovare una soluzione.
Poi il personaggio ribelle si stancò di aspettare e fare tante storie; era arrivato il momento di agire, di compiere una scelta coraggiosa.
La prossima volta che una caravella stava per salpare per un nuovo mondo, mentre il capitano sulla tolda agitava la mano per salutare la folla, lui uscì da quella folla, misurò a larghi passi la distanza che lo separava dal bastimento, si arrampicò con grande energia sulla scaletta di corda, piazzò una scopa nelle mani del capitano e con uno spintone lo mandò a far pulizia sottocoperta, e si mise ad agitare la mano al suo posto, mentre la nave si allontanava verso l’ignoto.
Di lui, da quel giorno, si sa poco, ma il suo gesto è rimasto impresso nella Storia.
Che peraltro, da quel Giorno e da quel Gesto, è finita, perché molti simpatizzanti del ribelle ne hanno seguito l’esempio e si sono messi a fare scelte di ogni genere – sorprendenti, arbitrarie e spesso insensate.
Oggi dunque ci sono tante storie, tanti gesti, tanti testi e tanti autori, tutti rigorosamente con l’iniziale minuscola e, se qualcuno si prende troppo sul serio e si propone come Autore, altri sorridendo gli raccontano la Storia (o, come la chiamano adesso, la Storiella) e gli spiegano come è andata a finire: come basti un niente per uscire dalla folla e misurare a larghi passi la distanza del proprio destino.
Con l’accento su ‘proprio’, non su ‘destino’. “

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Uomini d’azione o di pensiero?


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Pensa da uomo d’azione
e
agisci da uomo di pensiero.

~ Henri Bergson ~

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Immagine e testo tratti da  I sentieri della filosofia

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Volevo far presente che questo post è tratto dallo stesso sito dal quale ho tratto 2 giorni fa la ‘presunta’ citazione di Platone (post ‘Ius Soli’); incappare in incidenti di percorso non deve certamente far interrompere tutto il ‘viaggio’ … iniziato tra l’altro da tempo … 😉

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Ius Soli bis


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Ho pubblicato ieri un post (che potete trovare qui) con lo stesso titolo.
Inutile dirvi che il libro di Platone in casa (per controllare) non ce l’ho …       😉
Ora un amico mi ha portato a conoscenza di una possibile ‘bufala’ in cui (insieme a molti altri, penso ad esempio al sito da cui l’ho tratto) anch’io sarei incappato;
voglio allora mettere a vostra disposizione il link ricevuto senza l’aggiunta di ulteriori commenti … ognuno può valutarne da se l’attendibilità;
Leggete pure qui …

Avrei potuto cancellare il post ma preferisco lasciarlo perché disquisire sull’attendibilità della rete ritengo sia comunque una cosa utile.

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E noi abbiamo più speranza o paura ?


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« Un popolo libero è guidato più dalla speranza che dalla paura, mentre per un popolo soggiogato prevale la paura sulla speranza: quello pensa a coltivare la vita mentre questo non si preoccupa che di evitare la morte. »

Baruch Spinoza, T.T.P.

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Immagine e testo tratti da  Gazzetta filosofica

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Si, lo penso anch’io


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Avere annullato il vero potenziale degli esseri umani non è evoluzione.
Chiaramente l’uomo non è capace di prendere decisioni da se e questo soprattutto perché ha perso l’empatia, si è creato una visione di se stesso e del mondo distorta, si trova ad accettare regole di una società malata.
Per loro dobbiamo essere tutti uguali, ci vogliono stereotipati e con capacità di apprendimento limitate.
Vai a scuola, impari ciò che vogliono che impari e nulla di più, perchè se fai domande o se metti in discussione qualcosa che propinano e non è logico, vieni estromesso.
Porti domande è quello che non vogliono che fai, perchè devi accontentarti per tutta la vita delle loro risposte.
La risposta per eccellenza a ciò che non si comprende è: NON e’ VERO.

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Testo tratto da   Abbattiamo IL Sistema

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