i nostri occhi vedono …


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4481

“L’illuminazione non è un’esperienza soprannaturale, ma un riconoscimento del reale, è un saper vedere senza schemi mentali precostituiti.
Noi crediamo più alla nostra razionalità che al nostro stesso vedere, e poiché la nostra mente è limitata e condizionata, i nostri occhi vedono solo una parte della realtà.”

(Carl Gustav Jung)

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Immagine e testo tratti da  Realtà, inganno e manipolazione

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Discorriamo sul ‘metodo’ (parte seconda)


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Ho postato (e lo trovate qui) un piccolissimo estratto della ‘parte quarta‘ dall’opera di René Descartes (a noi noto più con il nome di Cartesio), più precisamente da IL DISCORSO SUL METODO, a cui voglio aggiungere un ulteriore brano.

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“[…]
A questo aggiunsi che, poiché conoscevo alcune perfezioni che non avevo, non ero l’unico essere a esistere, ma che occorreva necessariamente che ve ne fosse qualche altro più perfetto, dal quale dipendessi e dal quale avessi acquisito tutto quel che avevo.
Poiché, se fossi stato solo e indipendente da qualsiasi altro, e così avessi avuto da me stesso tutto quel poco per il quale partecipavo all’essere perfetto, avrei potuto avere da me, per la stessa ragione, tutto il di più di cui mi riconoscevo mancante, e in questo modo essere io stesso infinito, eterno, immutabile, onnisciente, onnipotente, possedere insomma tutte le perfezioni che osservavo esse in Dio.
In effetti, seguendo i ragionamenti appena fatti per conoscere la natura di Dio, per quanto la mia ne fosse capace, dovevo solo considerare se, di tutte le cose di cui avevo in me qualche idea, fosse o no una perfezione o no possederle, ed ero sicuro che nessuna di quelle che racchiudevano qualche imperfezione era in lui, mentre vi erano tutte le altre.
Vedevo infatti che il dubbio, l’incostanza, la tristezza e simili altre cose non potevano trovarsi in Dio, dato che sarei stato anch’io ben lieto di esserne scevro.
Inoltre avevo l’idea di molte cose sensibili e corporee: anche supponendo di sognare e che tutto quel che vedevo o immaginavo fosse falso, non potevo negare tuttavia che le idee di queste cose si trovassero veramente nel mio pensiero; ma poiché avevo già in me stesso riconosciuto con molta chiarezza che la natura intelligente è distinta da quella corporea, considerato che ogni composizione attesta una dipendenza, e che la dipendenza è palesemente un difetto, ne conclusi che non avrebbe potuto costituire una perfezione in Dio l’essere composto da queste due nature, e che di conseguenza non lo era, ma, se c’erano al mondo dei corpi o delle intelligenze o altre nature che non fossero del tutto perfette, la loro esistenza doveva dipendere dalla potenza di Dio, in modo tale che senza di lui non avrebbe potuto sussistere un solo momento.
Poi volli cercare altre verità, ed essendomi prefissato l’oggetto della geometria, che concepivo come un corpo continuo e uno spazio indefinitamente esteso in lunghezza, larghezza e altezza, o profondità, divisibile in varie parti, che potevano assumere diverse figure e grandezze ed essere mosse o trasportate in tutte le maniere, decisi di ripercorrere alcune delle loro più semplici dimostrazioni.
E avendo notato che quella grande certezza che tutti attribuiscono a tali dimostrazioni si fonda soltanto sul fatto che sono concepite con evidenza, secondo la regola che ho appena enunciato, notai che non vi era nulla in esse che mi assicurasse dell’esistenza del loro oggetto.
Infatti vedevo bene che, se si supponeva per esempio un triangolo, occorreva che la somma dei suoi tre angoli fosse uguale a due angoli retti: non per questo, tuttavia, vedevo nulla che mi rendesse certo dell’esistenza di un qualche triangolo nel mondo.
Al contrario, tornando a esaminare l’idea che avevo di un Essere perfetto, trovavo che l’esistenza vi fosse compresa come è compreso, nell’idea di un triangolo, che i suoi tre angoli sono uguali a due retti, o, in quella di una sfera, che tutte le sue parti siano equidistanti dal centro, e anzi con evidenza anche maggiore; e, di conseguenza, il fatto che Dio, che è questo Essere perfetto, è o esiste, è almeno altrettanto certo quanto potrebbe esserlo una qualunque dimostrazione di geometria.
Il motivo per cui molti si convincono che sussistono delle difficoltà a conoscere Dio e persino a conoscere cosa sia la loro stessa anima consiste nel fatto che non elevano mai la mente al di là delle cose sensibili e sono talmente abituati a non considerare nulla se non immaginandolo, abitudine che è un modo particolare di pensare le cose materiali, che tutto ciò che non è immaginabile sembra loro intellegibile.
Ciò appare abbastanza chiaro poiché persino i filosofi adottano come massima. nelle scuole, che non vi è nulla nell’intelletto che prima non sia stato nel senso, nel quale, tuttavia, è certo che non ci siano mai state le idee di Dio e dell’anima.
E mi sembra che coloro che vogliono ricorrere all’immaginazione per comprendere tali idee si comportino come se, per udire i rumori e i suoni o sentire gli odori, volessero servirsi degli occhi: con in più questa differenza, che il senso della vista non ci assicura meno della verità dei suoi oggetti di quanto facciano l’olfatto e l’udito, mentre né l’immaginazione né i sensi potrebbero mai assicurarci di nulla senza l’intervento dell’intelletto.
Infine, se ancora esistono uomini che non siano sufficientemente persuasi dell’esistenza di Dio e della loro anima per le ragioni che ho esposto, voglio proprio che sappiano che tutte le altre cose di cui ritengono di essere più sicuri, come di avere un corpo e del fatto che esistono gli astri, la terra e cose simili, proprio queste sono meno certe.
Infatti, sebbene di queste si abbia una certezza morale, tale per cui pare non se ne possa dubitare senza essere stravaganti, tuttavia a meno di essere irragionevoli, quando è in questione una certezza metafisica, non si può negare che sia un motivo sufficiente, per non esserne completamente certi, quello di accorgersi che, mentre si dorme, ci si può immaginare allo stesso modo di avere un altro corpo, di vedere altri astri e un’altra terra, senza che nulla di tutto questo esista.
Perché da dove sappiamo che i pensieri che ci vengono in sogno sono più falsi degli altri, visto che spesso non sono meno vividi e precisi?
Che i migliori ingegni vi riflettano quanto vogliono, non credo possano addurre alcuna ragione in grado di eliminare questo dubbio, se non presupponendo l’esistenza di Dio.”

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Dalla PREPOSIZIONE 44 – Ethica – Baruch Spinoza

« Ma questa necessità delle cose è la stessa necessità dell’eterna natura di Dio: dunque è proprio e peculiare della natura della Ragione considerare le cose, anch’esse, come eterne, ma in una maniera particolare e loro propria; ossia secondo una loro peculiare eternità.
S’aggiunga che i fondamenti della Ragione sono le nozioni che spiegano quelle entità o quelle caratteristiche che sono comuni a tutte le cose: entità o caratteristiche che non danno ragione dell’essenza di alcuna cosa singolare; e che perciò debbono essere pensate al di fuori di qualsiasi relazione temporale, e sotto una specie – per così dire – di eternità (sub specie aeternitatis). »

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che architettura di pensiero …

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Il delirante dialogo interiore


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4480

[…]
La mente è uno strumento molto potente che quando è al servizio dell’essere umano gli permette di progettare e realizzare grandi cose, ma che quando prende il controllo sull’essere umano è capace di relegarlo nella scomoda posizione dello schiavo.
[…]
Prova a immaginare per un momento di essere seduto con degli amici a un tavolo di un locale molto affollato.
Ci sono più di duecento persone che parlano contemporaneamente.
Le senti? Ok.
Adesso per un momento chiudi gli occhi e senti questo fastidioso brusio che evoca confusione, scarsa chiarezza ed estrema difficoltà di comprensione.
Bene, questa è una fedele immagine dello stato abituale della tua mente.
Ho detto «abituale» e non «normale».
Lo stato abituale della mente non ha proprio nulla di normale!
[…]

«Che palle, piove di nuovo, sono tre giorni che piove e devo andare in banca a depositare i soldi, chissà se c’è ancora quel tipo lento allo sportello, mi ricorda mio zio, poveraccio, chissà se hanno accettato la domanda di adozione di Giuseppe, in Italia è proprio vero che non si può fare niente, chissà quanto gli costa tutta quella faccenda… speriamo non porti a casa un bimbo con le orecchie a sventola, sennò sai quanto lo prendono in giro a scuola… ho preso il pane per stasera? mannaggia, forse è meglio se me lo scrivo, dove ho messo la penna? ho abbastanza benzina?…».

E avanti così, un’assurdità dopo l’altra a macinare lamentele e sterili considerazioni.
Come fa la mente a imprigionarti nelle trame delle sue infinite idiozie associative?
a) Attraverso l’ininterrotto fluire del dialogo interiore con predilezione verso pensieri confusi, ansiogeni, e in generale negativi come il ricordare cose dolorose del passato e il preoccuparsi per l’incertezza del futuro.
b) Attraverso una marcata inclinazione all’autosvalutazione e all’autosabotaggio.
c) Attraverso l’uso sciaguratamente continuo e creativo della lamentela.
d) Attraverso il giudizio critico verso sé, gli altri, le situazioni e le cose.
e) Attraverso l’arte di raccontarsela razionalizzando tutto secondo criteri irreali.
f) Attraverso la fuga da tutto ciò che è intenso, appassionato, libero e irrazionale.
g) Attraverso il rifiuto dell’azione disciplinata rivolta verso la realizzazione creativa.
h) Attraverso l’attaccamento ad abitudini stereotipate, ad automatismi compulsivi e a schemi rigidi.
i) Attraverso il mantenimento di sé nel senso di colpa per qualunque cosa.
l) Attraverso la permanenza in un continuo stato di paura.
L’essere umano viene tenuto in scacco proprio sovralimentando la mente di superficie con un’infinità di pensieri confusi, irreali, inutili in grado di produrre soltanto le emozioni a bassa frequenza energetica citate più sopra.
Si tratta di un funzionale insieme di manovre strategiche e di azioni così devastanti da riuscire a farci dimenticare efficacemente chi siamo e da farci rimanere addormentati.
[…]

Queste frasi sono tratte da ‘Avrah Ka Dabra‘ di Dario Canil

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E pensare che comunemente il ‘dialogo interiore’ è visto come una cosa positiva, una sorta di riflessione e/o meditazione; eppure basta modificare l’angolo di visuale e lo spettacolo che vediamo cambia clamorosamente; basta ‘guardare’ meglio i nostri pensieri e questi mutano aspetto, a volte (forse più spesso di quanto noi crediamo) da ‘angeli’ si trasformano in ‘demoni’ parlanti …

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