del Leggere e Scrivere


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E’ superfluo che vi ricordi che questo ‘grande’ filosofo e scrittore ha uno stile di scrittura ‘ostico’ da leggere per me;
anche il suo pensiero che trasferisce su carta non è certo ‘banale’ …
questo testo appena letto me lo ha confermato;
poi me lo sono riletto e ho cominciato ad intravedere degli squarci tra le nuvole.

Stupenda ed evocativa la parte dove parla della rosa e della rugiada, delle farfalle e delle bolle di sapone …
meritevole di riflessione.

“del leggere e scrivere” … dopotutto è quello che stiamo facendo anche noi in questo momento …

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Da   COSI’ PARLO’ ZARATHUSTRA
di Friedrich Nietzsche
Capitolo   DEL LEGGERE E SCRIVERE

“Di tutto quanto è stato scritto io amo solo quel che uno scrive col suo sangue.
Scrivi col sangue e vedrai che il sangue è spirito.
Non è affatto facile, capire il sangue altrui: odio gli oziosi che leggono.
Chi conosce il lettore, non fa più niente per il lettore.
Ancora un secolo di lettori e lo spirito stesso puzzerà.
Che tutti possano imparare a leggere, rovina alla lunga non solo lo scrivere, ma anche il pensare.
Una volta lo spirito era Dio, poi si fece uomo, e ora si va facendo addirittura plebe.
Chi scrive col sangue e per sentenze, non vuole essere letto, ma imparato a memoria.

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In montagna la via più breve è quella da vetta in vetta: ma per questo devi avere le gambe lunghe.
Le sentenze devono essere vette: e coloro a cui si parla, grandi e grossi.
L’aria fina e pura, il pericolo vicino e lo spirito pieno di allegra cattiveria: queste cose stanno bene insieme.
Voglio avere intorno a me coboldi (folletti poco socievoli ndr), perché sono coraggioso.
Il coraggio, che fuga gli spettri, crea da se stesso coboldi, il coraggio vuol ridere.
Io non sento più con voi: questa nuvola che vedo sotto di me, questa nerezza e pesantezza, di cui rido, proprio questa è la vostra nuvola di temporale.
Voi guardate in su, quando cercate elevazione.
E io guardo in basso, perché sono sopraelevato.
Chi di voi può insieme ridere ed essere elevato?
Chi sale sui monti più alti ride di tutte le tragedie e tragicommedie.
Coraggiosi, noncuranti, beffardi, violenti, così ci vuole la saggezza: essa è femmina e ama sempre e solo il guerriero.

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Voi mi dite: *La vita è difficile da sopportare*.
Ma perché mai avreste la mattina il vostro orgoglio e la sera la vostra rassegnazione?
La vita è difficile da sopportare: ma non mi fate troppo i delicati!
Noi siamo tutti quanti dei begli asini e asine da caricare.
Che cosa abbiamo in comune col bocciolo di rosa, che trema perché su di esso si è posata una goccia di rugiada?
E’ vero: noi amiamo la vita non perché siamo abituati alla vita ma perché siamo abituati all’amore.
C’è sempre un po’ di follia nell’amore.
Ma c’è anche sempre un po’ di ragione nella follia.
E anche per me, che voglio bene alla vita, sembra che le farfalle e le bolle di sapone e quanti tra gli uomini sono della loro specie ne sappiano di più sulla felicità.
Veder svolazzare queste animule leggere, scioccherelle, leggiadre e volubili, ciò fa sgorgare a Zarathustra lacrime e canti.

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Crederei solo a un dio che sapesse danzare.
E quando vidi il mio demonio, lo trovai serio, meticoloso, profondo, solenne: era lo spirito di gravità, a causa sua cadono tutte le cose.
Non con la collera ma con il riso si uccide.
Orsù, uccidiamo lo spirito di gravità!
Ho imparato a camminare: da allora mi lascio correre. Ho imparato a volare: da allora non voglio essere spinto per muovermi.
Ora sono leggero, ora volo, ora mi vedo sotto di me, ora danza un dio attraverso di me.

Così parlò Zarathustra.”

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