Vuoto (parte seconda)


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Proseguiamo il nostro ‘viaggio’ nel pensiero dell’autore sull’universo dei giovani, in cui ci rappresenta una descrizione (amara) di una parte di loro;
Io lo leggo come una denuncia e non come una semplice constatazione, uno sprone a ricercare delle soluzioni e dei cambiamenti che migliorino l’attuale situazione.
Ovviamente ciò sarebbe fattibile solo nell’ambito di una operazione (e non basterebbe un restyling) che riguardi l’Uomo nella sua interezza e non solo in una parte della sua vita.

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3850

Da I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI
di Umberto Galimberti
eccovi la seconda parte del capitolo
VUOTO
(la prima parte la trovate qui)

“L’OTTIMISMO EGOCENTRICO
Quando l’indifferenza emotiva si coniuga col fatalismo connesso al concetto di destino (sono fatto così), il vuoto si esprime in quell’ottimismo egocentrico di cui parla il sociologo Falko Blask, nel suo ‘Q come caos’ (1996).
*Meglio esagitati ma attivi, che sprofondati in un mare di tristezza meditativa, perché se la vita è uno stupido scherzo, dovremmo almeno poterci ridere sopra*.
Portando alle estreme conseguenze il principio di non dover mai chiedere il permesso a nessuno, gli ottimisti egocentrici non chiedono più nulla nemmeno a se stessi, e si dedicano totalmente al compito di inventare nuove regole del gioco laddove grava la routine.

4359

Inscenano in questo modo tutta la loro vita come un esperimento sociale dall’esito incerto e vanno su di giri al semplice e esaltante pensiero che ciascuno nella propria vita va in diretta ventiquattro ore su ventiquattro.
Il loro modo di relazionarsi alla vita prevede infatti che si agisca come virtuosi dell’irresponsabilità, sena nessun riguardo per la propria storia personale, senza rispettare impegni e senza temere le eventuali conseguenze del proprio agire, dal momento che tutte le scelte sono disponibili e quelle effettuate tutte revocabili.
Dalla perdita di identità, che si costruisce solo con la consequenzialità delle nostre azioni e con l’irrevocabilità delle scelte, nasce quel frazionamento psichico, dove l’identità vive nel gesto misurato non sulla scala del bene e del male, di cui non si distingue più il confine, ma sulla scala della noia e dell’eccitazione, della ripetizione e della novità.
Nell’esperienza ormai assaporata da questi giovani circa la loro non incidenza, neppur minima, nel cambiare le regole di una società tecnologicamente ed economicamente, ma non politicamente o moralmente ordinata, ognuno va alla ricerca della nicchia adeguata dove poter mettere in scena la propria disarticolata avventura, che appare naturalmente come un’esplorazione delle sconosciute possibilità dell’esistenza.
[…]

4358

L’INERZIA CONFORMISTA
Tra le forme del vuoto, è la più diffusa.
Essa è caratterizzata da quella ‘rassegnazione contenuta’ così ben descritta da una ricerca dell’Eurisko, là dove si parla della ‘tipologia degli abbastanza’ con riferimento a quei giovani che vanno abbastanza d’accordo con i loro genitori, i quali concedono loro abbastanza libertà.
Hanno abbastanza voglia di diventare adulti, ma non troppo in fretta.
Nessun progetto per il futuro anche perché non ci sono abbastanza opportunità, nessun ideale da realizzare anche perché non ce ne sono di abbastanza coinvolgenti.
Sono giovani che si riconoscono per il loro basso livello di auto-considerazione, per loro sensibilità gracile, introversa, indolente, per la loro inerzia provocata da un’eccessiva esposizione agli influssi della televisione e di Internet.
Un’unica preoccupazione: procurarsi un’incredibile quantità di tempo libero per assaporare fino in fondo l’assoluta insignificanza del proprio peso epocale.
[…]
Il tutto condito con un acritico consumismo, reso possibile da un’inedita disponibilità economica che, per disinteresse o per snobismo. questo giovani neppure utilizzano, perché le cose sono a disposizione prima ancora di averle desiderate.
E così, a questo tipo di giovani viene attribuita una valenza di ‘mercato’ prima ancora che di identità.
Su di essa si buttano le nuove aree di profitto che hanno fatto (cinicamente ndr) proprie le istanze stilistiche, comportamentali ed espressive tipiche della loro condizione psichica che la pubblicità, la produzione dell’abbigliamento, le agenzie di viaggio e l’industria del divertimento hanno decodificato molto meglio di quanto non abbiano fatto le statistiche sociologiche, le analisi psicologiche del profondo, la cultura devitalizzata della scuola, dove molti insegnanti non avvertono alcuna corrispondenza tra quanto si apprende in classe e quanto si intravede dalla finestra.
E che c’è fuori da quella finestra?
[…]

4356

*Al di là dei vetri c’è l’America, la cui scoperta è questione di mesi per qualsiasi ragazzino del pianeta.
Il tempo di essere svezzato, di appropriarsi delle categorie del discernimento e l’America diventa uno stato mentale*.
(cfr: GLI SPRECATI – I turbamenti della nuova gioventù – 1995 – di Stefano Pistolini)
A questo punto incomincia quell’emigrazione verso il modello americano da parte di legioni di adolescenti e ventenni che porta a quelle ‘omologazione planetaria’ che Pier Paolo Pasolini (rimasto inascoltato, ndr) denunciava come il rischio maggiore
per le generazioni future le quali, deprivate dalle specificità locali ormai umiliate, sarebbero rapidamente entrate in crisi di identità.
[…]
In questo modo tra i quindici e i venticinque anni, quando massima è la forza biologica, emotiva e intellettuale, molti giovani vivono parcheggiati in quella terra di nessuno dove la famiglia non svolge più alcuna funzione e la società nessun richiamo, dove il tempo è vuoto, l’identità non trova alcun riscontro, il senso di sé si smarrisce, l’autostima deperisce.
Ma che ne è di una società che fa a meno dei suoi giovani?
E’ solo una faccenda di spreco di energie o il primo sintomo della sua dissoluzione?
Forse l’Occidente non sparirà per l’inarrestabilità dei processi migratori, contro cui tutti urlano, ma per non aver dato senso e identità, e quindi aver sprecato le proprie giovani generazioni.”

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