Vuoto (prima parte)


§

3850

Tratto da
I VIZI CAPITALI E I NUOVI VIZI
di Umberto Galimberti
Capitolo VUOTO

“Dedicato ai giovani.
Non a tutti, naturalmente.
E non così tragico come gli altri vizi, perché nel giovane tutto è modificabile.
‘Vuoto’ qui allude al nichilismo giovanile come speranza delusa circa la possibilità di reperire un senso, inerzia in ordine a un produttivo darsi da fare, sovrabbondanza e opulenza come addormentatori sociali, indifferenza di fronte alla gerarchia dei valori, noia, ‘spleen’ senza poesia.
Incomunicabilità, non come fatto fisiologico tra generazioni, ma come presa di posizione.
Un vuoto pieno di rinuncia, assordato solo dalla musica a tutto volume.
Tutti questi fattori scavano un terreno dove prende forma quel genere di solitudine che non è la disperazione che attanaglia quanti un giorno hanno sperato, ma una sorta di assenza di gravità di chi si trova a muoversi nel sociale come in uno spazio in disuso, dove non è il caso di lanciare alcun messaggio, perché non c’è anima viva che lo raccolga, e dove, se si dovesse gridare ‘aiuto’, ciò che ritorna sarebbe solo l’eco del proprio grido.
[…]
Da questo scenario, comune a tutto il mondo giovanile, il vuoto, quando insidioso guadagna spazio sottraendolo ai progetti costruttivi, assume tendenzialmente tre forme:
LA FREDDEZZA RAZIONALE
Ha luogo quando il cuore, un tempo tumultuoso e invocante, si fa piatto, non reattivo, pronto a declinare ora nella depressione ora nella noia.
E quando la tempesta emotiva si abbatte sul cuore, ormai arido perché mai irrigato, si comprime tutto con le difese impenetrabili approntate dalla buona educazione, dalle buone maniere, dal buon allenamento nella palestra gelida della razionalità.
Tutto bene dunque? All’apparenza sì, tutto bene.
A scuola non si va male, col prossimo ci si sa comportare, ci si sa vestire anche bene, con le maschere che si indossano e si sostituiscono l’allenamento è collaudato.
[…]
Finché alla fine tutto esplode, la compressione della razionalità mai diluita nell’emozione, la difesa delle buone maniere che ormai, persino a propria insaputa, fanno tutt’uno con la insincerità, la noia, che come un macigno comprime la vita emotiva, impedendole di entrare in sintonia col mondo, formano quella miscela che sotterra l’Io (o il sé) di questi giovani a cui è stato insegnato tutto, ma non come ‘mettere in contatto’ il cuore con la mente, e la mente con il comportamento, e il comportamento con il riverbero emotivo che gli eventi del mondo incidono nel loro cuore.
Queste ‘connessioni’ che fanno di un uomo un uomo non si sono costituite, e perciò nascono biografie capaci di gesti tra loro e a tal punto slegati da non essere percepiti neppure come propri.
E questo perché il cuore non è in sintonia con il pensiero e il pensiero con il gesto.
[…]
I figli, come gli animali, sentono quando c’è la paura dei genitori per la loro vita, e, quando non c’è sentono il loro sostanziale disinteresse emotivo.
Soli, da piccoli, affidati alla televisione o alle prestazioni mercenarie dell’esercito della baby sitter, questi figli, figli del benessere e della razionalità, crescono con un cuore dapprima tumultuoso che invoca attenzione emotiva, poi, quando questa attenzione non arriva, giocano d’anticipo la delusione e il cinismo per difendersi da una risposta d’amore che sospettano non arriverà mai.”

FINE PRIMA PARTE

§

Voglio sottolineare l’importanza della seconda riga di questo testo, a scanso di equivoci.
ciò non toglie però che l’analisi fornita riguarda un numero troppo elevato di persone che sono effettivamente rispondenti alla descrizione … purtroppo …

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3 pensieri riguardo “Vuoto (prima parte)

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