Tolleranza


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Riprendiamo il libro di Fernando Savater POLITICA PER UN FIGLIO dove, nel Dizionario del Cittadino, egli esprime (una decina di anni fa, al figlio) il suo punto di vista su un argomento sempre di attualità, ma controverso (a causa delle diverse angolazioni da cui viene ‘visto’);
il mio tentativo è stato di leggerlo estraniandolo da un qualsiasi contesto interpretativo, di non attualizzarlo; una volta assimilato il concetto ho provato poi a sovrapporlo alle varie realtà odierne … il risultato è stato sconfortante.
Personalmente mi ha colpito il concetto della bidirezionalità sulla quale ho riflettuto;
penso che la tolleranza sia opportuna e necessaria (in una convivenza civile) e quindi va offerta ma deve anche essere meritata e ripagata con un atteggiamento riguardoso ed altrettanto tollerante, quindi è assolutamente condizionata dal comportamento della controparte; al primo accenno di bieco opportunismo corredato da menefreghismo, strafottenza, furbizia e maleducazione la mia tolleranza cessa di esistere; essere tolleranti in maniera eccessiva diventa con facilità dabbenaggine, se il rispetto non è reciproco; ovviamente quando cessa di esistere non si tramuta in intolleranza violenta ma sicuramente in indifferenza.
Ovviamente, considerando che nella lingua italiana a volte capita che una parola abbia più di un significato, la tolleranza di cui stiamo parlando non è quella che ha ‘sopportazione’ tra i suoi sinonimi, quella è un’altra cosa.

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TOLLERANZA

“La tolleranza è la predisposizione civica a convivere armoniosamente insieme a persone di credo diverso o persino opposto al nostro, nonché con abitudini sociali o costumi che non condividiamo.

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La tolleranza non è mera indifferenza, ma comporta spesso anche sopportare ciò che non ci piace: naturalmente essere tolleranti non impedisce di formulare critiche ragionate, né obbliga a tacitare il nostro modo di pensare per non ‘ferire’ coloro che la pensano diversamente.
La tolleranza è bidirezionale: in altre parole, il prezzo che si paga a non vietare o impedire il comportamento del prossimo prevede, come contropartita, che questi si rassegni alle obiezioni o alle burle di chi ha preferenze diverse.
Ovviamente, in molti casi la cortesia suggerisce la moderazione, ma è una scelta volontaria, non un obbligo di legge.
Essere tolleranti non richiede di essere universalmente acquiescenti …
Inoltre, ciò che si deve rispettare sono sempre le persone, non le loro opinioni o i loro comportamenti.
E’ naturale che la tolleranza richieda un contesto istituzionale condiviso che deve essere rispettato da tutti: chi lo nega o lo ostacola, sta negando anche il proprio diritto a essere tollerato.
Uno dei pilastri della tolleranza è limitare ciò che la compromette – cioè denunciare sia l’intolleranza sia l’intollerabile – e lottare democraticamente contro di esso.

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Lo scrittore svedese Lars Gustafsson ha ben sintetizzato il concetto:
*La tolleranza dell’intolleranza produce intolleranza*.
E d’altro canto, anche godere dei vantaggi della tolleranza pubblica impone a ciascuno di rinunciare a esercitare forme di intolleranza privata.
L’eccesso di suscettibilità di certo gruppi organizzati in vere e proprie ‘lobbies’ è una nuova forma di intolleranza in nome di una ‘tolleranza’ che non ammette critiche, per esempio, quando si trasformano in ‘fobie’ (islamofobia, cristianofobia, omofobia, e via dicendo), ovvero in una specie di malattia, qualunque commento di disapprovazione rivolto a loro.
Decretare che chi non è d’accordo è una specie di malato sociale è una delle pratiche totalitarie più antiche …

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Essere tolleranti non significa essere deboli, ma, al contrario, abbastanza forti e abbastanza sicuri delle proprie scelte per convivere senza scandali né timori con la diversità, purché questa rispetti la legge (e il patto sociale ndr).
Ciò che è veramente l’opposto della tolleranza è il fanatismo, spesso tipico non già dei più convinti, ma di coloro che pretendono di far tacere i propri dubbi imbavagliando ammanettando gli altri.
Come disse bene Nietzsche, *il fanatismo è l’unica forza di volontà di cui sono capaci i deboli*.
In genere, le società più intolleranti sono quelle che si sgretolano più facilmente non appena, al loro interno, si autorizza l’espressione della dissidenza, che rompe con l’uniformità precostituita.”

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Per un’utopia sostenibile


“Non permettere che i sogni di un mondo perfetto ti distolgano delle rivendicazioni degli uomini che soffrono qui e ora”

Sorgente: Per un’utopia sostenibile – il Tascabile

Alcune affermazioni espresse non le condivido, altre si …  nel complesso argomento ed articolo interessante.