Fragilità e Civiltà


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Ancora prendiamo spunto da L’UOMO DI VETRO di Vittorino Andreoli con uno stralcio tratto dal Capitolo  FRAGILITA’ E CIVILTA’

“Educare è certamente una delle funzioni più rilevanti nella successione delle generazioni e nel compito che quelle che precedono hanno sulle generazioni che seguono.
Con l’avvento delle psicologie del Novecento è diventata idea basilare che ogni personalità vive conflittualmente e che i conflitti sono alla base della frustrazione, dunque di un malessere che deriva dall’ambivalenza: volere e non potere, co-presenza di sensazioni contrapposte.
La frustrazione è un debito di violenza che prima o dopo si esprimerà contro qualcuno o qualcosa.
Si contrappone alla gratificazione che deriva quando, in mancanza i conflitti, si compie l’azione che si desidera.
Da questo richiamo, dovuto a una scoperta scientifica, e dunque sotto il dominio della ragione e del controllo sperimentale, deriva che si deve contenere al massimo la contrapposizione tra ciò che un figlio vuole fare rispetto a quanto invece desiderano che faccia la madre o il padre, responsabili della sua educazione.

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Un tentativo impossibile proprio perché la visione del mondo varia in rapporto con l’età, alle esperienze che sono talora diversissime in una società più accelerata, che si modifica con una rapidità sorprendente.
Dunque il conflitto generazionale è insanabile, al di là di ogni principio, e ciò significa che l’educazione è sempre frustrazione e genesi obbligata di violenza che le nuove generazioni riverseranno contro i genitori, ma anche contro il loro mondo; e per simmetria anche i padri, che si vedono non rispettati nel loro ruolo e non seguiti nelle loro richieste specifiche, vivranno ferite drammatiche che generano rabbia, che non è altro che l’anticamera della violenza agita.
Di conseguenza educare significa provocare dissidi, conflitti, e avere come esito sicuro la violenza tra generazioni e nel mondo.
Se poi il debito di violenza lo si tiene ‘dentro’, l’accumulo può diventare esplosivo e spostarsi in tempi lontani dalla sua genesi.
[…]

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Il risultato emerso da questa dottrina è chiaro e forse appare persino scontato: è bene rinunciare a educare o almeno rinunciare all’autorità (o autorevolezza?? ndr), fondata sull’esperienza che i padri hanno ma non i figli, per una semplice differenza di età.
L’esperienza del padre, infatti, non può essere caricata di tanto significato, fa parte di una storia personale che non può assurgere a regola.
[…]

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Questa conclusione è stata storicamente applicata e i genitori hanno rinunciato alla loro autorità.
Seguendo gli psicologi non hanno richiesto nulla ai figli e semmai si sono messi nell’atteggiamento del consulente aziendale che, chiamato e sentito un problema, si limita a dare il proprio parere con prudenza per non giocarsi un lavoro di solito ben pagato che verrebbe interrotto se, dato per sicuro un risultato, poi non si mostrasse affatto.
Ecco il padre consulente e non autorevole.
[…]

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Il principio dominante, comunque, è stato quello di non imporsi e questo ha segnato la vittoria e la forza delle psicologie: meglio essere genitori prudenti e non educare affatto.
La certezza delle psicologie (dietro le quali in molti si nascondono ndr) ha generato pedagoghi e professori universitari con tanto di ermellini che hanno contribuito a mettere tutti tranquilli.
[…]
Davanti a questo scenario ci si accorge, sempre scientificamente e con la forza della ragione, che tutto si deve alla rinuncia dell’educazione e al fatto che i giovani hanno bisogno di autorità (autorevolezza) e che, senza, non possono costruire delle direzioni e fare delle scelte.

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Si capisce che quel che si è dato non è libertà e che la libertà si esercita solo dentro le regole (o patto sociale ndr), ma una licenza totale che vuol dire fare quello che si vuole con il beneplacito dei genitori.
Dunque bisogna riprendere a educare, a far esistere padri e madri con autorità, sia pur fondata su elementi positivi e non sul terrore e sulla forza, ma sapendo che è anche utile usare gli imperativi.
Le vecchie certezze si presentano come errori grossolani e si richiede ora la necessità di educare e di farlo urgentemente, in un momento in cui nessuno sa più cosa significhi, poiché da qualche generazione, per tutto il Novecento, non si è applicato questo termine, desueto e con il sapore di qualcosa di sporco e di perverso.
Questa atmosfera dalla famiglia è passata alla scuola che, per limitarsi a dare risposte a domande con il beneficio di inventario. è diventata un luogo di violenza, il suo spazio preferito.”

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Su questo testo mi sento di dover fare una puntualizzazione.
Nessuno credo disconosca l’importanza dell’educazione per la razza umana che, a differenza di tutti gli altri animali, prevede un periodo di dipendenza, apprendimento e maturazione molto lungo (e di gran lunga superiore) per molteplici motivi, non ultimo la scarsezza della ‘quota istintuale’.

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Quello che avete appena terminato di leggere a molti potrà sembrare non rispondente alla realtà conosciuta e/o personale.
Penso anch’io che quello che è stato scritto non possa essere la realtà di tutti (senza nessuno escluso) in quanto (e per loro fortuna) ci sono figli e genitori più che all’altezza.
Credo però che non si possa però neppure dire che è una situazione che riguarda una minoranza; guardandosi intorno ci rendiamo conto che quanto descritto vale sempre per un numero crescente di persone; famiglia e scuola sono molto cambiate e sono lo specchio della società moderna civilizzata (almeno di nome) occidentale che purtroppo ci conferma tale verità.

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eh … la cultura …


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Vale ovviamente per tutti, ma leggendo,
una volta giunto alle ultime 2 righe,
la domanda mi è venuta spontanea …
ma quanto sono colti i nostri politici ???

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la sola immagine è tratta da  Gufi professori, indovini e brontoloni

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Fazio svela il cachet: “Guadagno tanto ma con me la Rai risparmia”


“Il programma costa tutto compreso 450 mila euro a puntata.
La metà di qualunque varietà, molto meno di qualsiasi fiction”

Già … ma quanto ‘vale’ ???

Sorgente:   Fazio svela il cachet: “Guadagno tanto ma con me la Rai risparmia” | QuiFinanza

Non lo scrivo ma il mio commento lo potete immaginare … fate voi