“D” come Disciplina


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Ormai   SFAMIGLIA   del solito e sfruttatissimo Paolo Crepet lo sto inflazionando; ma siccome in fondo condivide le sue esperienze e osservazioni professionali (cioè ‘sul campo’) penso sia anche interessante leggerlo.

stavolta dal capitolo   D come DISCIPLINA

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“Una nuvola magnetica aleggia sulle vecchie doghe di noce del conservatorio Rimskij-Korsakov di San Pietroburgo: il suo nome è Tamara Novichenko ed è una signora senza tempo, capelli bianchi, bizzarri completi di velluto e scialli orientali su un corpo ancora disegnato e bello.
E’ stata amata e temuta da generazioni di cantanti lirici, maestra in quella scuola di eccellenza, incarnazione di limpida autorevolezza e assoluta professionalità.
Per cantare occorre imparare e lei lo insegna attraverso uno dei più vecchi giochi per bambini: le bolle di sapone.

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Dalla traiettoria impressa a quelle lievi sfere iridescenti il cantante può valutare il corretto uso della propria postura e del mantice polmonare.
Occorre passare ore a esercitarsi in questo gioco, se si vuole proseguire nell’apprendimento.
Tamara sa che per scoprire un talento bisogna che il maestro sia illuminato e stravagante (extra-vagante, ovvero non rigido, non dogmatico, non fisso nei pregiudizi); sa che una stella può nascere soltanto dalla combinazione tra predisposizione innata e disciplina granitica.
Quando le chiedono cosa sia l’eccellenza, risponde:
*Un meraviglioso miscuglio fra dono naturale, volontà di ferro e straordinaria capacità di adattamento all’insegnamento più rigoroso*.

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*Amo parole trite, che pur nessuno osa*, scriveva Umberto Saba.
Quanto basterebbe poco per far comprendere l’inganno a quegli adolescenti (anche a quelli che per età dovrebbero essere ‘adulti’, ma non ce l’hanno fatta ndr), che da anni decretano il successo di penosi programmi televisivi: successo celebrità fondati e dignitosi non arrivano dopo qualche mese passati ad ancheggiare davanti a una telecamera.
L’eccellenza (quando arriva e se arriva) è frutto di un lavoro lungo e faticoso.
Occorrerebbe insegnar loro a diffidare di cattivi maestri che accendono le luci della ribalta su di loro anche se non hanno dimostrato alcuna abilità, a chiedersi perché lo facciano.
Quanti sono in questa nostra comunità i maestri come Tamara che inseguono tra i giovani la possibilità dell’eccellenza?
Li cerchiamo, li chiediamo o ci accontentiamo di una mediocrità che evita la fatica (ma anche la gioia, l’orgoglio) di insegnare e imparare, di essere e non di apparire per un lampo?

Rudolf Nureyev, la stella, il mito, non è uscito da una trasmissione televisiva. Assieme a Vaclav Nizinskij e Michail Barisnikov, è stato forse il più grande ballerino del secolo scorso.

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A diciassette anni è una stella del mitico teatro Kirov di Leningrado; a ventuno, dopo un’esibizione a Parigi, decide di non tornare più nel suo paese (le autorità staliniste gli avevano già negato più volte il permesso di espatrio).
Rimane senza contatti e senza valigie, con addosso soltanto l’arte sublime costruita con infinito sudore: il mondo sarà la ribalta per il resto della sua troppo breve esistenza.
Cosa direbbero Rudolf o Vaclav se potessero assistere a una puntata di Amici o X Factor?
Di sicuro riderebbero di noi.
Quando m’incontro con i ragazzi delle scuole medie superiori per parlare di vita (argomento scottante, all’inizio rimangono sbigottiti), chiedo sempre se ritengono che l’esistenza sia una corsa sui cento metri o una maratona. Perplessi, scelgono la seconda metafora (farebbero lo stesso i loro insegnanti, i loro genitori?).

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E quali le qualità per portare a termine una maratona?
Furbizia? Disinibizione? L’accettare qualsiasi compromesso? Fidanzarsi con un calciatore o una velina?
Tamara direbbe che nulla di tutto ciò è utile, ma dannoso e controproducente.
Vanno in onda a migliaia le ore di programmi televisivi che non citano mai volontà né rigoroso, lungo apprendimento.
Perché si è consentito e si consente che ‘disciplina’ (similmente a ‘responsabilità’) sia diventata per i più giovani (ma non solo ndr) una parola morta?
Sono i tempi televisivi a dettare le regole, Il rischio di ingannare i nostri ragazzi salva i budget aziendali.”

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