Parole a caso


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Sempre dal libro    IL MATEMATICO IMPERTINENTE
è tratto questo capitolo che si occupa di un argomento …  ‘a caso’     😉     

Capitolo   PAROLE A CASO

“Esistono sequenze veramente ‘casuali’ ?
E, più in generale, esiste il caso ?
Naturalmente, per poter rispondere alla domanda bisogna prima capire cosa significhino ‘caso’ e ‘casualità’: un compito reso arduo dalla pericolosa assonanza di queste parole con altre dal significato apparentemente lontano.
Per caso, ammesso che qualcosa possa essere casuale, ‘caso’ e ‘casualità’ si trasformano infatti, per metatesi, in ‘caos’ e ‘causalità’: due opposti che richiamano, rispettivamente, l’assoluta imperfezione del disordine totale e la totale perfezione dell’ordine assoluto.
[…]
La parola ‘caso’ deriva poi dal latino CASUM, ‘caduta’ o ‘accadimento’, e traduce l’analogo greco Ptòsis: lo stesso significato aveva CADENTIA, ‘cadenza’, che poi divenne ‘cheance’ in francese e ‘chance’ in inglese.
E lo stesso vale per ‘randomness’, che deriva dal francese arcaico ‘randon’: ‘cascata’, ‘impeto’ o ‘precipizio’.

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Insomma il caso è assimilato a eventi come l’inciampo, la scivolata o la caduta, che rompono il naturale discorso della necessità. alla quale il caso si opponeva nel titolo di un bestseller di Jacques Monod  (IL CASO E LA NECESSITA’ ndr).
Sembrerebbe dunque che ‘casualità’ e ‘causalità’ siano due corni di un dilemma, due opposizioni che si inter-definiscono per negazione reciproca.
Ma la supposizione è solo una mancanza di fantasia, analoga alla restrizione a due soli valori della verità (vero/falso) effettuata dalla logica classica.

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Carl Gustav Jung e Wolfang Pauli hanno più inventivamente postulato, nel loro libro SINCRONICITA’, la possibilità di eventi collegati da relazioni non causali e non causali, e John Bell ne ha dimostrato l’esistenza nel mondo quantistico in un famoso teorema, confermato sperimentalmente in una saga descritta da Amir Aczel in ENTANGLEMENT.

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Casualità e causalità non esauriscono dunque lo spettro delle relazioni che si aggirano per il mondo: in altre parole, non sono concetti complementari fra loro.
E che non siano neppure contrapposti, lo dimostra il gran parlare che da qualche decennio si fa di ‘caos deterministico’: di comportamenti, cioè, la cui apparente completa casualità è determinata non tanto dalla mancanza di leggi che li governano, quanto piuttosto dalla loro estrema sensibilità alle condizioni di partenza, che li rendono appunto imprevedibili in un senso più sottile di quello dei sistemi che si evolvono senza leggi apparenti.

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Che, comunque, casualità e causalità non fossero contrapposte, lo si sapeva ormai da alcuni secoli.
Da quando, cioè, la teoria delle probabilità aveva scoperto ossimoriche ‘leggi del caso’ per quei paradigmi di casualità che sono i fenomeni ‘aleatori’: un termine che deriva da ALEA, ‘dadi’, e che si riferisce appunto all’imprevedibilità che ne regola i tiri, quando i dadi non siano truccati”.

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