una ‘strana’ bellezza


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Nel libro   IL MATEMATICO IMPERTINENTE   c’è un capitolo interessante ed atto a sottolineare la capacità di Odifreddi (grazie alla sua vasta cultura) di ‘spaziare’ e di approcciare ‘a tutto tondo’ temi apparentemente oggi divenuti di ‘secondaria’ importanza, dispersi nella vita routinaria, frenetica e stressata di tutti i giorni.
Eccovelo …

Capitolo   UNA SOLIDA BELLEZZA

“La supposta divisione fra scienza e umanesimo si basa sostanzialmente su una equivoca contrapposizione fra verità e bellezza, frutto di un fraintendimento romantico.
La contrapposizione è stata variamente espressa in alcune dicotomie memorabili: lo spirito di geometria e di finezza dei PENSIERI di Pascal, l’apollineo e il dionisiaco della NASCITA DELLA TRAGEDIA di Nietzsche, l’intelletto e l’intuito dell’ ESTETICA di Croce per arrivare addirittura alla lateralizzazione cerebrale degli emisferi destro e sinistro scoperta da Roger Sperry nel 1981.
Inutile dire che invece verità e bellezza, lungi dall’essere contrapposte, sono in realtà complementari, e possono confluire mirabilmente: non soltanto in senso superficiale, secondo cui la verità ha una sua bellezza e la bellezza una sua verità, ma nel senso profondo che a volte le verità pure ed astratte si rivelano dotate di una bellezza sensibile e concreta.
La testimonianza più sorprendente viene forse dalla matematica, nella quale i criteri estetici sono spesso un’irragionevole ma efficace guida per la ricerca e la scoperta.

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D’altronde che cosa potrebbe soddisfare meglio la definizione di Ezra Pound della grande letteratura come *linguaggio carico di significato al massimo grado*, di un simbolismo altamente rarefatto e capace della massima concisione quale quello matematico?
Lo scienziato teorico, in fondo, non è che un poeta che versifica in un linguaggio formale, e cerca le parole o i simboli ‘giusti’ per piegare la natura e il pensiero alle esigenze espressive della sua arte.
[…]

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Il famoso fisico Paul Dirac, diceva che lo scienziato *dovrebbe essere fortemente influenzato nel suo lavoro da considerazione sulla bellezza della matematica*.
In altre parole, deve essere l’estetica a guidare lo scienziato nella scelta fra formulazioni alternative di una teoria, in base alla supposizione pitagorica che l’armonia del mondo si riflette nella matematica che lo descrive.
La bellezza matematica non si può naturalmente definire, non più di quanto si possa definire la bellezza artistica, e in entrambi i casi *intender non la può chi non la prova*.
Ma chi la prova, cioè i matematici e gli artisti, non ha difficoltà a riconoscerla e apprezzarla.
Né a mostrarla con esempi, che nel caso della matematica possono essere scelti sia nella geometria che nell’aritmetica, cioè nelle scienze che corrispondono ai due ‘a priori’ kantiani dello spazio e del tempo.
[…]

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Benché i greci non avessero gli strumenti algebrici per dimostrarlo, essi intuirono che non tutti i poligoni regolari sono costruibili: ad esempio non lo è quello di sette lati, che frustrò tutti i tentativi dell’antichità, e fu dimostrato di non essere costruibile da Pierre Wantzel nel 1837.

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Da parte sua, invece, Karl Friedrich Gauss costruì nel 1796 il poligono regolare di diciassette lati, e la teoria dei gruppi determinò in maniera completa quali poligoni regolari sono costruibili e quali no.
Purtroppo, la caratterizzazione è troppo complicata per poterla descrivere qui, e costituisce un esempio di ciò che George Bernard Shaw descriveva come *troppo vero per essere bello*.
Viceversa, la caratterizzazione dei solidi regolari (con tutte le sue facce e tutti gli angoli uguali) è un esempio al contrario: quasi *troppo bella per essere vera*.”

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