Vita apparente


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Dedicato particolarmente a chi ha una certa età e può meglio immedesimarsi nell’esempio riportato, questo scritto di Fernando Savater (che mi pare interessante) definisce lo stato epidermico della vita che i più confondono con la vita stessa …
la tanto oggi decantata “vita apparente” di cui una delle prerogative principali è proprio “apparire” …

3813

ETICA PER UN FIGLIO è stato il primo libro che ho scritto al computer; un computer che oggi sembra un pezzo da museo.
[…]
La tecnologia che ci circonda è molto diversa rispetto a quella di cui disponevamo vent’anni fa, e questo ha ovviamente avuto degli effetti sulla nostra vita di tutti i giorni.
Quando in un film di quegli anni vediamo il protagonista in stato di alterazione perché deve fare una telefonata urgente e si accorge di essere rimasto senza gettoni, oppure non trova una cabina, oppure la trova ma è occupata da un insopportabile logorroico, a tutti noi viene naturale pensare:
*Ma perché non usa il cellulare?*.
Non riusciamo più a ricordare come erano i tempi in cui bastava una cabina fuori uso per mandare a monte un affare o una relazione personale.
[…]
Tuttavia, sebbene la tecnologia abbia cambiato molti aspetti basilari delle nostre vite, i sentimenti ‘elementari’ (cioè i fondamentali ndr) – l’ambizione, l’amore, la paura etc – sono rimasti inalterati.
In altre parole, le cose secondarie cambiano, quelle essenziali durano: il rispetto, la cortesia, l’idea che il compito degli esseri umani sia quello di rendere felici (ma anche solo interessanti ndr) le vite altrui.

Il primo lirico della letteratura greca: Archiloco

Se adesso dalla porta entrasse un contemporaneo di Archiloco, di Saffo o di un altro poeta greco del settimo secolo avanti Cristo, penserebbe di trovarsi in un sogno o in un incubo, comunque in qualcosa di irreale.
[…]
Ma, non appena cominciassimo a conversare, ci renderemmo conto che i concetti di gelosia, amore, ambizione, paura e morte gli suonerebbero del tutto familiari e non ci sarebbe alcun bisogni di spiegarglieli.

3812

Fu proprio Saffo, che visse nell’isola di Lesbo circa duemilacinquecento anni fa in un mondo radicalmente diverso del nostro a scrivere una breve lirica che recita:
*Tramontata è la luna
E le Pleiadi a mezzo della notte
giovinezza dilegua,
e io nel mio letto resto sola*.
Una poesia che ci parla della solitudine e che potrebbe essere stata scritta da un contemporaneo.
I costumi, la società, la morale (anche le superstizioni… ndr) sono cambiati tantissimo, ma la nostalgia, la gioia di stare accanto alla persona amata sono sentimenti che conosciamo e riconosciamo perfettamente.
Cambia l’epidermide del mondo, ma al di sotto c’è un nucleo che rimane vivo.
L’estetica si occupa di tutto quello che accade in superficie: mode, arte, piaceri passeggeri.
Tutte cose importanti ma che dopo qualche anno cessano di essere attuali.
L’estetica è un archivio, un catalogo, e il segreto è conoscerlo in profondità per potere creare le proprie opere ispirandosi agli artisti del passato.
Insomma, l’estetica tratta di cose che con l’avanzare del tempo evolvono e tramontano, mentre l’etica si occupa di questioni che non scadono, che permangono, che non passano mai del tutto, in ultima analisi restano importanti per gli esseri umani a distanza di secoli.

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Se ancora oggi riceviamo insegnamenti utili dall’ETICA NICOMACHEA di Aristotele, che è in circolazione da circa duemilatrecento anni, è perché tratta di questioni che restano valide e attuali.
Se quel libro continua a porci delle domande, è perché il fondamento e il senso dell’interrogativo etico nel frattempo non è mutato.
E se dovessi spiegare che cosa sono quel ‘fondamento’ e quel ‘senso’, direi che consistono nell’obbligo (morale ndr) di adempiere i nostri doveri nei confronti degli altri esseri umani.
Chi pratica l’etica rinnova la spinta a considerare l’altro come un fine e non come un mero strumento dei nostri appetiti.
Per quanto cambi il contesto esterno, per quanto profondamente possano cambiare i costumi, per quanto la tecnologia possa alterare la nostra percezione dello spazio e portare nelle nostre case fiumi inesauribili di informazioni, per quanto la società di trasformi (in meglio o in peggio non importa) fino a diventare irriconoscibile, il fatto di essere umani ci obbliga a domandarci come dovremmo rapportarci al prossimo.
Perché siamo umani grazie al fatto che altri umani ci donano umanità. E che noi gliela restituiamo.”

§

Diamo per assodato che il concetto di ‘umanità’ si è andato con il tempo sbiadendo, e di molto (guarda caso con la crescita esponenziale della tecnologia).
Cosa facciamo allora ?
Eliminiamo la tecnologia?
Certo che no !
Occorre una svolta epocale e tornare a considerarla non come un ‘fine’ ma come un mezzo.
Fatto questo occorre recuperare ‘quel sapere’, per intenderci, quello socratico del: *Io so di no sapere* che ci fa avanzare, progredire come uomini.
Capisco che questo tragitto è divenuto scosceso ed impervio, costellato di ostacoli …
quali ???
beh … guardarsi intorno ne fa scoprire molti …
politici, media, finanza, soldi e potere ad esempio …
e non basta ‘guardarli’ … occorre ‘vederli’ …

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4 pensieri riguardo “Vita apparente

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