Dubito ergo …


§

Un filosofo quando cerca di mediare tra scienza e religione rischia di farsi dei nemici in entrambi gli schieramenti;
un rappresentante di questa categoria di pensatori è probabilmente René Descartes, latinizzato in Renatus Cartesius e italianizzato in Renato Cartesio (ritenuto fondatore della matematica e della filosofia moderna).
Forse leggerlo non garantisce delle risposte esaustive ma certamente indica una via per raggiungerle …

3805

Eccovi alcuni stralci dal DISCORSO SUL METODO scritto e pubblicato nel 1637 come appendice e prefazione a tre saggi di argomento scientifico: Dioptrique, Météores, Géométrie.

“Sarei ben lieto di farvi vedere qui tutta la catena delle verità che ho dedotto.
Ma poiché per farlo dovrei ora parlare di diverse questioni che sono tutte controverse fra i dotti (in particolare la teoria copernicana, ancora soggetta a obiezioni, non solo teologiche ndr), con i quali non desidero mettermi in contrasto, credo sia meglio astenermene, dicendo solo in generale quali esse siano, al fine di lasciar giudicare ai più saggi l’opportunità di informarne più dettagliatamente il pubblico.
Sono sempre rimasto fermo nella risoluzione che avevo preso di non supporre nessun altro principio, se non quello di cui mi sono servito, per dimostrare l’esistenza di Dio e dell’anima e di non accogliere nessuna cosa per vera che non mi sembrasse più chiara e più certa delle dimostrazioni finora fatte dai matematici (ribadisce la maggior certezza metafisica nei confronti delle dimostrazioni matematiche ndr).
E nondimeno, oso dire che non solo ho trovato in poco tempo delle soluzioni soddisfacenti riguardo a tutte le principali difficoltà di cui è solita trattare la Filosofia, ma ho anche individuato certe leggi che Dio ha stabilito in modo tale nella natura e delle quali ha impresso nozioni tali nelle nostre anime (cfr. LE MONDE, cap. VII ndt), che non potremmo dubitare, dopo attenta riflessione, che siano esattamente osservate in tutto ciò che è o si fa nel mondo.
Poi, considerando la successione di queste leggi, mi sembra di aver scoperto molte verità più utili e più importanti di tutto quello che avevo appreso in precedenza o anche sperato di apprendere.
[…]

3807

Cartesio alla corte di Svezia

Il mio proposito era di raccogliere tutto ciò che, prima di scriverlo, pensavo di sapere sulle cose materiali.
Tuttavia, proprio come i pittori, non potendo rappresentare ugualmente bene in un quadro, cioè su una superficie piana, tutte le diverse facce di un corpo solido, ne scelgono una delle principali per mettere quella sola verso la luce in modo che, ombreggiando tutte le altre, non le fanno apparire se non per quanto possono essere viste quando si guarda appunto la faccia in luce; così, temendo di non poter includere nel mio discorso tutto quello che avevo in mente, cercai di esporvi con molta ampiezza soltanto ciò che concepivo della luce; poi, in relazione a essa, di aggiungervi qualcosa sul Sole e sulle stelle fisse, poiché la luce da essi proviene quasi interamente; sui cieli, poiché la trasmettono; sui pianeti, sulle comete e sulla terra, poiché la fanno riflettere e in particolare su tutti i corpi che sono sulla terra, a causa del fatto che sono o colorati, o trasparenti, o luminosi; e infine sull’uomo perché ne è lo spettatore.
Anzi, per mettere un po’ in ombra tutte queste cose e potere dire più liberamente quel che ne pensavo, senza essere obbligato a seguire o confutare le opinioni comunemente accolte fra i dotti, decisi di lasciare tutto questo mondo alle loro dispute e di parlare soltanto di quel che accadrebbe in un mondo nuovo.
[…]

3806

Così descrissi, in primo luogo, la rappresentazione di questo nuovo mondo e cercai di rappresentarlo in modo tale che non ci fosse nulla, mi sembra, di più chiaro e intelligibile (è una definizione assimilabile alle geometrie dei solidi, in opposizione alla materia prima aristotelica, indeterminata perché priva di forma ndt), fatta eccezione per quel che già è stato detto di Dio e dell’anima: per questo supposi addirittura espressamente che non ci fosse in essa alcuna di quelle forme e qualità di cui si disputa nelle Scuole (nella fisica cartesiana le qualità diventano sensazioni, derivante dalla interazione tra gli organi di senso e gli oggetti esterni ndt), né in generale alcuna cosa la cui conoscenza non fosse così naturale alle nostre anime da non poter neanche fingere di ignorarla.
Inoltre, feci vedere quali fossero le leggi della natura; e, senza appoggiare le mie ragioni su nessun altro principio diverso dalle infinite perfezioni di Dio (qui in senso spinoziano ndr), cercai di dimostrare tutte quelle su cui si potesse nutrire qualche dubbio e di far vedere che esse sono tali che, anche qualora Dio avesse creato parecchi mondi, non ve ne sarebbe potuto essere alcuno nel quale queste leggi mancassero di essere osservate”.

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