la Veracità (parte seconda)


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3 giorni fa ho postato (clicca qui per visualizzarlo) uno stralcio di un capitolo (lungo) tratto dal libro di Kant; eccovene una ulteriore parte.

da   LEZIONI DI ETICA    di Immanuel Kant

Capitolo    DEI DOVERI ETICI VERSO GLI ALTRI, DELLA VERACITA’

3762

“In fatto di moralità noi non possiamo ergerci a giudici degli altri., la natura ci ha tuttavia concesso il diritto di formarci si di essi dei giudizi e ci ha così fatti da dover giudicare noi stessi attenendoci alle valutazione degli altri.
Chi non ne tiene conto è biasimevole e di animo basso.
Nulla accade nel mondo di cui non dobbiamo formarci un’opinione e noi diveniamo peraltro piuttosto sottili quando si tratta di valutare delle azioni.
I migliori amici sono quelli che si giudicano a vicenda con esattezza.
Una franchezza del genere può aver luogo solo tra due amici.
Dovendo esprimere un giudizio su un uomo sorge però un ulteriore problema.
Che cosa dovremmo dire di lui, che è buono o cattivo ?
[…]
Pronunciamo una sentenza ogni volta che, a seconda della sua condotta, riteniamo che un uomo debba essere condannato o assolto.
Per quanto autorizzati ad esprimere un’opinione su di un uomo, non lo siamo tuttavia a frugare dentro di lui.
Ogni essere umano ha il diritto di impedire che un altro frughi e inquisisca sulle sue azioni.
Chi fa questo si arroga un diritto di controllo sulle azioni e le omissioni, che nessuno possiede.
[…]
A parte il fatto che egli prova sempre fastidio per essi, perché anche tra due grandi amici può sempre nascere un sospetto.
Chi però, dando via libera ai suoi appetiti e alle sue inclinazioni, sottrarrà qualcosa a un amico, si terrà con lui, nonostante tutto , assai basso.
[…]
E’ assai brutto tendere agguati e spiare un amico o anche altri, cercando di sorvegliare le loro azioni, per esempio, mediante un domestico, al cui livello si è quindi costretti a scendere, suscitando poi in lui la pretesa di essere trattato sempre come un nostro eguale.
Tutto ciò che è contrario alla schiettezza induce l’uomo a compromettere la sua dignità; per esempio, intraprendere qualcosa di insidioso subdolamente implica l’uso di mezzi che non consentono all’uomo di conservare la sua lealtà e che distruggono qualsiasi forma di società.
Tutto ciò che è furtivo è di gran lunga peggiore della violenza malvagia, dalla quale almeno ci si può guardare, e chi non ha nemmeno il coraggio di manifestare la sua cattiveria non possiede nulla di nobile nel suo carattere.
Chi invece è violento, ma prova vergogna dinanzi a tutto ciò che è meschino, può ancora, se raffrenato, diventare buono.
[…]

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Come non sono autorizzato a spiare gli uomini, così non mi è consentito rinfacciare loro delle mancanze perché, quand’anche pretendessero ciò da me, essi ne prenderebbero coscienza senza mortificarsi.
Essi sanno bene d’aver commesso certe mancanze, solo sperano che gli altri non se ne avvedano; ma se se ne parla loro, capiscono che sono state notate.
Non è dunque esatto affermare che si debbano mostrare agi amici i loro difetti, essendo noi in grado di conoscerli meglio di loro.
Nessuno può conoscere i miei difetti meglio di me, un altro potrà certamente potrà veder bene se sto diritto o vado diritto oppure no: chi mi conoscerà, però, meglio di me, quando soltanto mi verrà il gusto di esaminarmi ?
E’ indiscreto mostrare agli altri le loro mancanze; anche tra amici, se la cosa va oltre il segno, anche l’amicizia non durerà più a lungo.
Si deve essere indulgenti nei confronti dei difetti degli altri, perché essi non pensino di aver perso la nostra considerazione e noi non perdiamo la loro.
Si devono fare presenti agli altri le mancanze commesse, quando si ricopre una posizione di autorità nei loro confronti; allora è consentito dar loro consigli, mettendone in evidenza gli errori.
In tal caso occorre una gentilezza che si distingua per la benignità delle intenzioni e per il rispetto, altrimenti, ove vi sia esclusivamente del malanimo, rimangono operanti solo il biasimo e l’animosità”.

§

Come sempre, la filosofia morale indica la strada…
Peccato che, il più delle volte, si prendano percorsi differenti, soprattutto scorciatoie.
Parole ovviamente provenienti da un tempo ormai lontano ma non per questo hanno perso parte della loro valenza;
disegnano un quadro raffigurante i rapporti tra gli uomini, per come sono e per come dovrebbero preferibilmente essere.

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